Ferdinando Imposimato

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LA LEGALITA' FONDAMENTO DELLA DEMOCRAZIA
di Ferdinando Imposimato del 9 maggio 2014

Il tema è di enorme rilevanza politica e sociale e di grande complessità Alla domanda dobbiamo rispettare le leggi ? La risposta immediata è si, se si tratta di leggi emanate nell'interesse generale della collettività. Ricordiamo la massima di Cicerone “omnes legum servi sumus ut liberi esse possimus” siamo tutti servi delle leggi per essere uomini liberi.
Il punto essenziale è questo: siamo liberi quando obbediamo a leggi, fatte nell'interesse comune e non per favorire una persona o un gruppo . La libertà politica è libertà nella legge e mediante leggi. In Italia , per arrivare ad un sistema giuridico che vincolasse il potere politico, fu necessaria la Costituzione repubblicana, che affermò lo stato di diritto.
Kelsen notava “una democrazia «senza quella autolimitazione che rappresenta il principio di legalità, si autodistrugge».
Rousseau disse che la nostra libertà «è fondata dalla legge e nella legge», intesa come Costituzione democratica. Là dove viene meno il vigore della Costituzione e l’autorità dei suoi difensori , non vi può essere né sicurezza né libertà per nessuno. E Rousseau aggiunse : «La libertà segue sempre la sorte delle leggi, essa regna e perisce con queste; nulla mi è noto con maggiore certezza». Sulla stessa linea è Aristotele che raccomandava il governo della legge: è preferibile che governi la legge, gli uomini che governano devono essere subordinati alle leggi, che devono essere imparziali .
Complementare alla legge è la giustizia , pilastro dello Stato. Secondo il padre delle economia classica Adam Smith, “nessuna società può esistere senza la giustizia, intesa come applicazione della legge positiva. La beneficenza – dice Smith - è meno essenziale della giustizia alla esistenza della società”.

«La società può esistere senza beneficenza, pur non nello stato più confortevole: ma il prevalere dell’ingiustizia la distrugge totalmente».

Tutte queste persone nell'affermare la sovranità della legge pensavano a leggi che fossero in armonia con i diritti inviolabili dell'uomo; diritto alla vita, alla salute, alla libertà, al lavoro dignitoso, alla dignità, alla istruzione pubblica, alla giustizia, alla sicurezza, all'ambiente . Il problema si pone quando le leggi non sono emanate nell'interesse generale ma per favorire una o più persone o gruppi. E si pone il problema di eliminare quelle leggi non leggi, non essendo generali e astratte, ma che violano i diritti inviolabili dell'uomo .
In questo caso il mezzo per contestare leggi ingiuste é fondamentale: è possibile farlo con la disobbedienza civile?

In questo caso si; la disobbedienza è il primo strumento cui fare ricorso per avere una legge giusta.
Occorre partire dalla necessità delle lotte sociali per la tutela dei diritti inviolabili garantiti dalla Costituzione agli artt 1, 2 e 3. Anche se occorre evitare azioni che pongono in contrasto con il codice penale.

Tuttavia occorre anche riconoscere che per molti dei reati commessi durante le lotte sociali, il codice prevede talvolta figure introdotte dal fascismo nel 1930, e pene sproporzionate rispetto ai beni tutelati..
Si tratta di reati che fanno parte di un codice penale figlio del fascismo. Un codice che da 84 anni è rimasto quello che era. Mentre occorreva ancorarlo ai principi solidaristico sociali sanciti dalla Costituzione. Oggi è tempo di adeguare le varie fattispecie di reati alle nuove realtà e le sanzioni a nuove esigenze di risocializzazione . Seguendo quell’orientamento della dottrina prevalente ( Mantovano ) e della giurisprudenza più avanzata secondo il quale il diritto penale, il carcere, la pena devono essere l’estrema ratio nel sanzionare nuove forme di agire sociale. Il sistema penale vigente va dunque depurato da quei delitti di pura creazione politica che tendono a colpire le lotte sociali e va riformato nella entità delle pene . che devono essere ridotte per alcuni reati e aumentate per altri.

Occorre adeguare le scriminanti alla nuova realtà sociale, ed escludere dall’area della rilevanza penale comportamenti che pur costituendo formalmente reati, presentano una carica di offensività così esigua da non giustificare il ricorso alla pena ed alla detenzione.
Tanto più in un momento storico in cui pericolosi bancarottieri, falsari e truffatori , responsabili della sparizione di miliardi di euro in danno di migliaia di piccoli risparmiatori, sono soggetti ad un regime sanzionatorio molto più mite.

E leggi ad personam riducono le pene per impedire gli arresti e favorire la prescrizione dei loro crimini.
Occorre riformare il diritto penale del privilegio , tipico di una società strutturata su profonde discriminazioni, proiettato nella difesa delle parti economicamente più forti a danno della parte più debole, e perciò a garantire la uguaglianza più tra eguali che tra diseguali.

Per fare venire alla luce un diritto penale della libertà e dei diritti umani, che in un’equilibrata sintesi della sfera sociale e della libertà, da un lato tuteli i diritti fondamentali dei cittadini, dall’altro gli interessi della collettività e le istituzioni democratiche contro le aggressioni di chiunque.

#ferdinandoimposimatolegalitacostituzione
#imposimatoleggiadpersonam
#imposimatocostituzionedemocrazia
#imposimatodifesadirittifondamentali
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LA LEGALITA FONDAMENTO DELLA DEMOCRAZIA
di Ferdinando Imposimato del 9 maggio 2014

Il tema è di enorme rilevanza politica e sociale e di grande complessità Alla domanda dobbiamo rispettare le leggi ? La risposta immediata è si, se si tratta di leggi emanate nellinteresse generale della collettività. Ricordiamo la massima di Cicerone “omnes legum servi sumus ut liberi esse possimus” siamo tutti servi delle leggi per essere uomini liberi.
Il punto essenziale è questo: siamo liberi quando obbediamo a leggi, fatte nellinteresse comune e non per favorire una persona o un gruppo . La libertà politica è libertà nella legge e mediante leggi. In Italia , per arrivare ad un sistema giuridico che vincolasse il potere politico, fu necessaria la Costituzione repubblicana, che affermò lo stato di diritto.
Kelsen notava “una democrazia «senza quella autolimitazione che rappresenta il principio di legalità, si autodistrugge».
Rousseau disse che la nostra libertà «è fondata dalla legge e nella legge», intesa come Costituzione democratica. Là dove viene meno il vigore della Costituzione e l’autorità dei suoi difensori , non vi può essere né sicurezza né libertà per nessuno. E Rousseau aggiunse : «La libertà segue sempre la sorte delle leggi, essa regna e perisce con queste; nulla mi è noto con maggiore certezza». Sulla stessa linea è Aristotele che raccomandava il governo della legge: è preferibile che governi la legge, gli uomini che governano devono essere subordinati alle leggi, che devono essere imparziali .
Complementare alla legge è la giustizia , pilastro dello Stato. Secondo il padre delle economia classica Adam Smith, “nessuna società può esistere senza la giustizia, intesa come applicazione della legge positiva. La beneficenza – dice Smith - è meno essenziale della giustizia alla esistenza della società”.

«La società può esistere senza beneficenza, pur non nello stato più confortevole: ma il prevalere dell’ingiustizia la distrugge totalmente».

Tutte queste persone nellaffermare la sovranità della legge pensavano a leggi che fossero in armonia con i diritti inviolabili delluomo; diritto alla vita, alla salute, alla libertà, al lavoro dignitoso, alla dignità, alla istruzione pubblica, alla giustizia, alla sicurezza, allambiente . Il problema si pone quando le leggi non sono emanate nellinteresse generale ma per favorire una o più persone o gruppi. E si pone il problema di eliminare quelle leggi non leggi, non essendo generali e astratte, ma che violano i diritti inviolabili delluomo .
In questo caso il mezzo per contestare leggi ingiuste é fondamentale: è possibile farlo con la disobbedienza civile?

In questo caso si; la disobbedienza è il primo strumento cui fare ricorso per avere una legge giusta.
Occorre partire dalla necessità delle lotte sociali per la tutela dei diritti inviolabili garantiti dalla Costituzione agli artt 1, 2 e 3. Anche se occorre evitare azioni che pongono in contrasto con il codice penale.

Tuttavia occorre anche riconoscere che per molti dei reati commessi durante le lotte sociali, il codice prevede talvolta figure introdotte dal fascismo nel 1930, e pene sproporzionate rispetto ai beni tutelati..
Si tratta di reati che fanno parte di un codice penale figlio del fascismo. Un codice che da 84 anni è rimasto quello che era. Mentre occorreva ancorarlo ai principi solidaristico sociali sanciti dalla Costituzione. Oggi è tempo di adeguare le varie fattispecie di reati alle nuove realtà e le sanzioni a nuove esigenze di risocializzazione . Seguendo quell’orientamento della dottrina prevalente ( Mantovano ) e della giurisprudenza più avanzata secondo il quale il diritto penale, il carcere, la pena devono essere l’estrema ratio nel sanzionare nuove forme di agire sociale. Il sistema penale vigente va dunque depurato da quei delitti di pura creazione politica che tendono a colpire le lotte sociali e va riformato nella entità delle pene . che devono essere ridotte per alcuni reati e aumentate per altri.

Occorre adeguare le scriminanti alla nuova realtà sociale, ed escludere dall’area della rilevanza penale comportamenti che pur costituendo formalmente reati, presentano una carica di offensività così esigua da non giustificare il ricorso alla pena ed alla detenzione.
Tanto più in un momento storico in cui pericolosi bancarottieri, falsari e truffatori , responsabili della sparizione di miliardi di euro in danno di migliaia di piccoli risparmiatori, sono soggetti ad un regime sanzionatorio molto più mite.

E leggi ad personam riducono le pene per impedire gli arresti e favorire la prescrizione dei loro crimini.
Occorre riformare il diritto penale del privilegio , tipico di una società strutturata su profonde discriminazioni, proiettato nella difesa delle parti economicamente più forti a danno della parte più debole, e perciò a garantire la uguaglianza più tra eguali che tra diseguali.

Per fare venire alla luce un diritto penale della libertà e dei diritti umani, che in un’equilibrata sintesi della sfera sociale e della libertà, da un lato tuteli i diritti fondamentali dei cittadini, dall’altro gli interessi della collettività e le istituzioni democratiche contro le aggressioni di chiunque.

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#imposimatoleggiadpersonam
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Vi ringraziamo

Grazie

Grande sempre

Manchi tantissimo...

Un grande !!!Tutte le volte che lo ascoltavo ( convegni,incontri e momenti vari) restavo estasiato dalla Sua Profonda Cultura e dalla bontà delle analisi. Che tristezza non poterlo ascoltare più.🙏

Un abbraccio, dovunque sia.

Grande Giudice Imposimato ❤

Grazie x quello che avete fatto x tutti noi.

CHISSÀ COSA AVREBBE DETTO IMPOSIMATO...CERTO CHE È STRANO IL FATTO CHE STO GOVERNO METTE A CAPO DELLA SIN...UN FEDELISSIMO DI SALVINI...DOVE SI GESTISCONO DECINE DI MILIARDI DI EURO PUBBLICI...E LASCIA..SPAZIO...PER DIRIGERE...L'AGEA...LA QUALE È LA MAGGIORE AZIONISTA..DELLA STESSA SIN .!! ..E CHI SARÀ MAI...QUESTO FOLLE...CHE SI CANDIDERÀ...???... BEEE..VISTA QUELLA MEZZA SENTENZA SULLE QUOTE LATTE...MANTILE...POTREBBE ESSERE UNO DEI PAPABILI..NOO..??...O MAGARI QUALCHE FEDELISSIMO DEL PARTITO DEGLI ONESTI...??....PERCHÉ PRIMA ERA PRESTOOOOO....AOOO...E DAIII..MA SE C'ERA IL CONTRATTO...MA CHE SCHERZIAMOOO terraevita.edagricole.it/economia-e-politica-agricola/aaa-direttore-generale-agea-cercasi/amp/

Partiti e movimenti non ne vogliono sapere della LEGALITÀ VIOLANO IN CONTINUAZIONE LA COSTITUZIONE REPUBBLICANA ITALIANA SEBBENE CHE HANNO GIURATO DI ESSERE FEDELI

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3 weeks ago

Ferdinando Imposimato

Il Presidente Ferdinando Imposimato ha contribuito in forma decisa e audace alla riforme più importanti del nostro paese. Pertanto continuiamo a riproporre su questa pagina - l'unica ufficiale - attraverso suoi scritti o sue interviste che stiamo recuperando nell'immenso archivio.
Nel ricordo del Giudice Ferdinando Imposimato che si è battuto contro terrorismo, mafia, sequestri, ed ha denunciato facendo conoscere al pubblico i misfatti dell'organizzazione militare segreta Gladio e del gruppo finanziario e di potere Bilderberg.
Le collaborazioni con i giudici D'Ambrosio, Caselli, Falcone, Borsellino, Tescaroli, Pignatone, Di Matteo, Tartaglia e molti altri , hanno contribuito a non far mai spegnere la speranza per gli italiani di abbracciare un giorno la verità.
Lotta alla corruzione e al conflitto d'interesse sono ancora da completare e desideriamo farlo con voi.

Ringraziamo tutti coloro che ci seguono e che inviteranno i loro amici a farlo, direttamente da questa pagina, cliccando su invita un amico, e ponendo il loro mi piace.

#ferdinandoimposimato #giudicepresidenteonorariocortecassazioneimposimato
#lottaallacorruzione #noalsegretodistato #eticapoliticamorale #difesadellaCostituzione
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Immenso!!!

L'ho conosciuto, votato, invitato al comune del mio Paese, Dragoni! Venne e raccolse molto seguito! Fui onorato della sua amicizia. Lo ricordo spesso, con tanta stima!

Che Bella Persona che ho incontrato nella mia vita !!! 🌅🙏

Vi ringraziamo per quello che continuate a fare. Il suo punto di vista come i suoi studi ci sono di grande conforto

GRANDE Persona

Ferdinando Imposimato, un grande uomo. Una grande persona.

Grazie!

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Da un brano tratto da una intervista rilasciata dall'allora Senatore F. imposimato.

Il 2 maggio 1991 presentai un'interpellanza dettagliata, firmata da me, dal futuro presidente della Commisione stragi Giovanni Pellegrino e dalla Senatrice Giglia Tedesco Tatò. Destinatari erano il Presidente del Consiglio Andreotti, i Ministri della Difesa Rognoni e della Giustizia Martelli.
Nel documento spiegai: " dagli atti processuali relativi ai procedimenti per le stragi di Piazza Fontana (1969), di Peteano (1972) della Questura di Milano (maggio 1973) di Piazza della Loggia a Brescia (maggio 1974), dell'Italicus (agosto 1974) e della Stazione di Bologna (2 agosto 1980) e dai processi per il Golpe Borghese (1970), ... , si è profilata l'esistenza di un'organizzazione con fini antidemocratici, che si sviluppava su un duplice livello, uno occulto e clandestino, di cui facevano parte stragisti, elementi della criminalità organizzata, terroristi neri e affiliati alla loggia massonica P2 ; l'altro palese costituito da elementi deviati di apparati dello Stato, appartenenti alle Forze Armate, ai servizi segreti e all'ufficio affari riservati (del Viminale): tale struttura si identificava in Gladio.

Cossiga fece una specie di autodifesa preventiva aggiungendo, ad evitare lo smantellamento di Gladio <<Il comunismo in Italia non è affatto crollato >> <<per il carattere particolare delle sue radici....la sua influenza nella vita politica culturale ed ideologica è ancora enorme>>.
In realtà in una sua biografia Cossiga si smentì affermando che i gladiatori erano oltre 1200.
Dicendo che il comunismo in Italia era sopravvissuto alla caduta del Muro di Berlino (1989), Cossiga lanciò un preciso messaggio ai gladiatori: la lotta di Gladio, contro i sospettati di filocomunismo deve proseguire anche dopo il crollo del muro.
In realtà Gladio avrebbe partecipato alle stragi contro il magistrato Palermo, dell'Addaura, di Capaci e di via D'Amelio.

Secondo alcuni appartenenti alla organizzazione occulta Gladio, tra le stragi attribuibili a tale struttura , rientrerebbero quella di Piazza Fontana, di via Fatebenefratelli a Milano, di Peteano, di Piazza della Loggia, e della stazione di Bologna, accomunate dalla finalità di innescare una risposta popolare di rabbia da utilizzare per una successiva repressione.
La implicazione nella strategia della tensione di elementi deviati degli apparati di sicurezza era dimostrata dalla condanna definitiva dei vertici del SID, come il generale Maletti e il capitano Labruna, per avere aiutato esponenti del terrorismo stragista a sottrarsi alle indagini dell'autorità giudiziaria sulla strage di Piazza Fontana; dalla condanna dei capi del SISMI generale Musumeci e col. Belmonte per episodi di depistaggio della magistratura bolognese durante l'istruttoria per la strage di Bologna; dalla incriminazione dei capi del SID e del SISMI, come Miceli e Santovito, istituzionalmente ai vertici dell'operazione StayBehind ;
la scoperta dell'organizzazione Gladio era una conferma delle serietà delle dichiarazioni rese da Vinciguerra e da altri terroristi.

Al termine della interpellanza chiesi una perizia tecnica, per accertare la provenienza dell'esplosivo T4 e delle armi usate nelle stragi impunite, da parte dell'autorità politica ( ad esempio dalla commissione stragi), o dall'autorità di controllo dei servizi segreti, per la quale non esiste alcun vincolo di segreto di Stato.
Infine misi in evidenza che in quasi tutte le stragi nere sarebbe stato usato esplosivo avente la stessa natura di quello facente parte dei depositi di armi ed esplosivi a disposizione della Gladio. ---

A questa interpellanza , il capo del Governo e i due Ministri non diedero mai alcuna risposta , dimostrando implicitamente la fondatezza delle domande e la impossibilità per le istituzioni di sicurezza e i loro controllori politici, di sostenere la legalità di Gladio, e di volere mantenere un silenzio omertoso, preludio di altre stragi, che sarebbero state commesse dopo un anno dalla Interpellanza, per eliminare Falcone , Borsellino e gli uomini e le donne della scorta. ù
Anche il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga tacque: era un vertice di Gladio.
A rispondere doveva essere proprio quel Presidente Andreotti, che dalle stragi aveva tratto sempre benefici politici, vedendo la fine politica , e non solo politica, di tutti i suoi avversari di partito, Fanfani, Rumor e Moro.
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Da un brano tratto da una intervista rilasciata dallallora Senatore F. imposimato.

Il 2 maggio 1991 presentai uninterpellanza dettagliata, firmata da me, dal futuro presidente della Commisione stragi Giovanni Pellegrino e dalla Senatrice Giglia Tedesco Tatò. Destinatari erano il Presidente del Consiglio Andreotti, i Ministri della Difesa Rognoni e della Giustizia Martelli.
Nel documento spiegai:  dagli atti processuali relativi ai procedimenti per le stragi di Piazza Fontana (1969), di Peteano (1972) della Questura di Milano (maggio 1973) di Piazza della Loggia a Brescia (maggio 1974), dellItalicus (agosto 1974) e della Stazione di Bologna (2 agosto 1980) e dai processi per il Golpe Borghese (1970), ... , si è profilata lesistenza di unorganizzazione con fini antidemocratici, che si sviluppava su un duplice livello, uno occulto e clandestino, di cui facevano parte stragisti, elementi della criminalità organizzata, terroristi neri e affiliati alla loggia massonica P2 ; laltro palese costituito da elementi deviati di apparati dello Stato, appartenenti alle Forze Armate, ai servizi segreti e allufficio affari riservati (del Viminale): tale struttura si identificava in Gladio.

Cossiga fece una specie di autodifesa preventiva aggiungendo, ad evitare lo smantellamento di Gladio  .
In realtà in una sua biografia Cossiga si smentì affermando che i gladiatori erano oltre 1200.
Dicendo che il comunismo in Italia era sopravvissuto alla caduta del Muro di Berlino (1989), Cossiga lanciò un preciso messaggio ai gladiatori: la lotta di Gladio, contro i sospettati di filocomunismo deve proseguire anche dopo il crollo del muro.
In realtà Gladio avrebbe partecipato alle stragi contro il magistrato Palermo, dellAddaura, di Capaci e di via DAmelio.

Secondo alcuni appartenenti alla organizzazione occulta Gladio, tra le stragi attribuibili a tale struttura , rientrerebbero quella di Piazza Fontana, di via Fatebenefratelli a Milano, di Peteano, di Piazza della Loggia, e della stazione di Bologna, accomunate dalla finalità di innescare una risposta popolare di rabbia da utilizzare per una successiva repressione.
La implicazione nella strategia della tensione di elementi deviati degli apparati di sicurezza era dimostrata dalla condanna definitiva dei vertici del SID, come il generale Maletti e il capitano Labruna, per avere aiutato esponenti del terrorismo stragista a sottrarsi alle indagini dellautorità giudiziaria sulla strage di Piazza Fontana; dalla condanna dei capi del SISMI generale Musumeci e col. Belmonte per episodi di depistaggio della magistratura bolognese durante listruttoria per la strage di Bologna; dalla incriminazione dei capi del SID e del SISMI, come Miceli e Santovito, istituzionalmente ai vertici delloperazione StayBehind ;
la scoperta dellorganizzazione Gladio era una conferma delle serietà delle dichiarazioni rese da Vinciguerra e da altri terroristi.

Al termine della interpellanza chiesi una perizia tecnica, per accertare la provenienza dellesplosivo T4 e delle armi usate nelle stragi impunite, da parte dellautorità politica ( ad esempio dalla commissione stragi), o dallautorità di controllo dei servizi segreti, per la quale non esiste alcun vincolo di segreto di Stato.
Infine misi in evidenza che in quasi tutte le stragi nere sarebbe stato usato esplosivo avente la stessa natura di quello facente parte dei depositi di armi ed esplosivi a disposizione della Gladio. ---

A questa interpellanza , il capo del Governo e i due Ministri non diedero mai alcuna risposta , dimostrando implicitamente la fondatezza delle domande e la impossibilità per le istituzioni di sicurezza e i loro controllori politici, di sostenere la legalità di Gladio, e di volere mantenere un silenzio omertoso, preludio di altre stragi, che sarebbero state commesse dopo un anno dalla Interpellanza, per eliminare Falcone , Borsellino e gli uomini e le donne della scorta. ù
Anche il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga tacque: era un vertice di Gladio.
A rispondere doveva essere proprio quel Presidente Andreotti, che dalle stragi aveva tratto sempre benefici politici, vedendo la fine politica , e non solo politica, di tutti i suoi avversari di partito, Fanfani, Rumor e Moro.

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Grazie a tutti . La moglie Anna Maria

Grandissimo Uomo e Grande Presidente !!! Mi manca tanto !😞🙏

Una grande perdita,uomini come Lei dovrebbero essere immortali.❤

Ho avuto l'Onore di conoscere il Giudice Ferdinando Imposimato. Mi inchino a Lui e a tutto il lavoro svolto.

Grandissimo magistrato....onore e grande rispetto . .grande verita'nelle sue parole..🌿🌹🌺🍁🌹🌸🌹🍁🌹🌹🌿

Camminerà per sempre con le nostre gambe !

...a tutti i zorro e buonisti dall’altra ...!!!

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La corruzione dilaga a dismisura. A scapito di milioni di cittadini e soprattutto dei lavoratori, privati di risorse essenziali per la loro sopravvivenza.

La Corte dei Conti denunciò già nel 2009 un aumento della corruzione vertiginoso.
Le Regioni che " brillano " maggiormente tutt'oggi per questo fenomeno sono Lombardia, Sicilia, Lazio, Campania e Puglia.

In materia di mazzette è pienamente rispettata la par condicio tra maggioranza ed opposizione. La corruzione è trasversale. Ovunque viene premiato lo sperpero del pubblico denaro e non il rigore. Solo che oggi la corruzione ha trovato forme più sofisticate. Spesso coperta da leggi come quella sulla SPA protezione civile. In questo fenomeno si inserisce la mancanza di controlli degli organismi che tale funzione dovrebbero svolgere. E nei quali dovrebbero operare arbitri imparziali ed invece sono presenti personaggi che si trovano in una posizione di conflitto di interessi. Come un magistrato che si occupava di reati contro la P.A. oppure magistrati della Corte dei Conti di nomina politica, legati per amicizia o convenienza ad alcuni dei responsabili dello scandalo, con un palese conflitto di interessi.

Tutti controllori amici dei controllati. Ed è proprio questo un altro anello debole della nuova tangentopoli: la mancata disciplina del conflitto come delitto autonomo, dopo la depenalizzazione dell’interesse privato in atti di ufficio (ex art 324 CP) avvenuta improvvisamente nel 1990, e che ha consentito il prosperare di vecchie e nuove forme di criminalità che vanno sotto il nome di “ colletti bianchi” . Ecco da questo bisogna partire per capire ciò che sta accadendo.

Oggi gli strumenti di corruzione sono gli enti pubblici diventati SPA, come in passato lo furono l'Alta velocità e l'ANAS : il pretesto fu la maggiore efficienza delle società private rispetto agli enti pubblici.

In realtà non è così: si vuole sfuggire al controllo della magistratura ordinaria e della Corte dei Conti, eliminando i presupposti dei delitti contro la PA. E si vuole dare gli appalti a imprese amiche. E così la Protezione Civile, un enorme carrozzone per finanziarie le imprese amiche della maggioranza, doveva consentire la scelta delle società di costruzione senza controlli pubblici. (...)

E' bene rinfrescare la memoria corta di molti italiani, riandando con il pensiero alla falsa privatizzazione dell’Alta Velocità. Per la quale nel giro di alcuni anni i costi lievitarono salendo alle stelle: all'inizio dei lavori si fece un preventivo di 26.180 miliardi di lire. Poi, nell’aprile del 1998, si dava un costo di 34.000 miliardi. Una stima del costo complessivo del progetto AV fatta dalla società Quasco di Bologna dell’ingegnere Ivan Cicconi portava il costo complessivo dell’Alta Velocità a 140.000 miliardi. Ben cinque volte più di quello previsto.

Un altro aspetto della grande menzogna era nella falsa natura privatistica dell’operazione.
Nell’agosto del 1991 e per sette anni, diversi Ministri dei Trasporti e Presidenti del Consiglio, del centro destra e del Centro sinistra, oltre che l’AD delle Ferrovie dello Stato presentarono questo progetto come un progetto finanziato al 60% con capitale privato, e realizzato dalla TAV Spa presentata come società a maggioranza privata.

Tali affermazioni sono servite a convincere la pubblica opinione ignara e ingenua ad accettare come necessari gli ingenti stanziamenti pubblici, che sarebbero stati , secondo i grandi truffatori che avevano ideato il progetto, complementari ai soldi privati. La verità era ben diversa il finanziamento privato non c’era mai stato.

Erano due menzogne che spinsero molti a denunciare il meccanismo contrattuale della TAV come “una truffa ai danni dello Stato”.

Nessuno mai dei Ministri e dei Capi di Governo che avevano promosso e avallato quella scelleratezza smentì i denuncianti.

In definitiva si trattava di una truffa ai danni dei cittadini, i contribuenti italiani che pagando le tasse, permettevano al Tesoro di fare fronte agli impegni. E questo non solo perché i privati non avevano versato una lira pur realizzando immensi guadagni, ma perché queste menzogne consentirono alla TAV Spa di affidare a trattativa privata la realizzazione delle tratte e la fornitura del materiale rotabile senza nessuna gara, con appalti che andarono a imprese di camorra e mafia.

E per questo caddero Giovanni Falcone e Paolo Borsellino; stavano scoperchiando la pentola con la scoperta di alleanze tra imprese dello stato e mafia.

Oggi è stato l’intervento rapido, esemplare e competente della magistratura di Firenze a fare esplodere il bubbone. Quella stessa magistratura che, sottoposta da anni agli attacchi forsennati del Governo, è oggi l’unica funzione pubblica italiana che tiene alto il prestigio del Paese e invece si vorrebbe delegittimare con una inchiesta.

di Ferdinando Imposimato [20/02/2010]
#stopcorruzione #ferdinandoimposimato #tavaltavelocita #ivancicconi #idrafirenzeassociazione #notavnotap
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La corruzione dilaga a dismisura. A scapito di milioni di cittadini e soprattutto dei lavoratori, privati di risorse essenziali per la loro sopravvivenza.

La Corte dei Conti denunciò già nel 2009 un aumento della corruzione vertiginoso. 
Le Regioni che  brillano  maggiormente tuttoggi per questo fenomeno sono Lombardia, Sicilia, Lazio, Campania e Puglia.

In materia di mazzette è pienamente rispettata la par condicio tra maggioranza ed opposizione. La corruzione è trasversale. Ovunque viene premiato lo sperpero del pubblico denaro e non il rigore. Solo che oggi la corruzione ha trovato forme più sofisticate. Spesso coperta da leggi come quella sulla SPA protezione civile. In questo fenomeno si inserisce la mancanza di controlli degli organismi che tale funzione dovrebbero svolgere. E nei quali dovrebbero operare arbitri imparziali ed invece sono presenti personaggi che si trovano in una posizione di conflitto di interessi. Come un magistrato che si occupava di reati contro la P.A. oppure magistrati della Corte dei Conti di nomina politica, legati per amicizia o convenienza ad alcuni dei responsabili dello scandalo, con un palese conflitto di interessi.

Tutti controllori amici dei controllati. Ed è proprio questo un altro anello debole della nuova tangentopoli: la mancata disciplina del conflitto come delitto autonomo, dopo la depenalizzazione dell’interesse privato in atti di ufficio (ex art 324 CP) avvenuta improvvisamente nel 1990, e che ha consentito il prosperare di vecchie e nuove forme di criminalità che vanno sotto il nome di “ colletti bianchi” . Ecco da questo bisogna partire per capire ciò che sta accadendo.

Oggi gli strumenti di corruzione sono gli enti pubblici diventati SPA, come in passato lo furono lAlta velocità e lANAS : il pretesto fu la maggiore efficienza delle società private rispetto agli enti pubblici.

In realtà non è così: si vuole sfuggire al controllo della magistratura ordinaria e della Corte dei Conti, eliminando i presupposti dei delitti contro la PA. E si vuole dare gli appalti a imprese amiche. E così la Protezione Civile, un enorme carrozzone per finanziarie le imprese amiche della maggioranza, doveva consentire la scelta delle società di costruzione senza controlli pubblici.   (...)

E bene rinfrescare la memoria corta di molti italiani, riandando con il pensiero alla falsa privatizzazione dell’Alta Velocità. Per la quale nel giro di alcuni anni i costi lievitarono salendo alle stelle: allinizio dei lavori si fece un preventivo di 26.180 miliardi di lire. Poi, nell’aprile del 1998, si dava un costo di 34.000 miliardi. Una stima del costo complessivo del progetto AV fatta dalla società Quasco di Bologna dell’ingegnere Ivan Cicconi portava il costo complessivo dell’Alta Velocità a 140.000 miliardi. Ben cinque volte più di quello previsto.

Un altro aspetto della grande menzogna era nella falsa natura privatistica dell’operazione. 
Nell’agosto del 1991 e per sette anni, diversi Ministri dei Trasporti e Presidenti del Consiglio, del centro destra e del Centro sinistra, oltre che l’AD delle Ferrovie dello Stato presentarono questo progetto come un progetto finanziato al 60% con capitale privato, e realizzato dalla TAV Spa presentata come società a maggioranza privata.

Tali affermazioni sono servite a convincere la pubblica opinione ignara e ingenua ad accettare come necessari gli ingenti stanziamenti pubblici, che sarebbero stati , secondo i grandi truffatori che avevano ideato il progetto, complementari ai soldi privati. La verità era ben diversa il finanziamento privato non c’era mai stato.

Erano due menzogne che spinsero molti a denunciare il meccanismo contrattuale della TAV come “una truffa ai danni dello Stato”.

Nessuno mai dei Ministri e dei Capi di Governo che avevano promosso e avallato quella scelleratezza smentì i denuncianti.

In definitiva si trattava di una truffa ai danni dei cittadini, i contribuenti italiani che pagando le tasse, permettevano al Tesoro di fare fronte agli impegni. E questo non solo perché i privati non avevano versato una lira pur realizzando immensi guadagni, ma perché queste menzogne consentirono alla TAV Spa di affidare a trattativa privata la realizzazione delle tratte e la fornitura del materiale rotabile senza nessuna gara, con appalti che andarono a imprese di camorra e mafia.

E per questo caddero Giovanni Falcone e Paolo Borsellino; stavano scoperchiando la pentola con la scoperta di alleanze tra imprese dello stato e mafia.

Oggi è stato l’intervento rapido, esemplare e competente della magistratura di Firenze a fare esplodere il bubbone. Quella stessa magistratura che, sottoposta da anni agli attacchi forsennati del Governo, è oggi l’unica funzione pubblica italiana che tiene alto il prestigio del Paese e invece si vorrebbe delegittimare con una inchiesta. 

di Ferdinando Imposimato [20/02/2010]
#stopcorruzione #ferdinandoimposimato #tavaltavelocita #ivancicconi #idrafirenzeassociazione #notavnotap

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Ho avuto il grande onore di ricevere in dono questo libro dal nostro amato Presidente Ferdinando Imposimato. Lo consiglio vivamente a tutti.

Diciamo pure che 4 palle eoliche non valgono km di tralicci giusto matematici? 😜

Che vergogna 🤬🤬😱

..ma nel 2009 era presto ancora non si era formata la nuova classe politica..!!..leggo.. "tutti controllori amici dei controllati"...mi sembra di ricordare che anche nel mondo dei finanziamenti europei in agricoltura dove si gestiscono decine di miliardi di euro pubblici..e ci si ingrassa non solo la vera mafia c'è questa situazione cronica e imbarazzante..ma nessuno si è mai degnato neanche di rappresentarlo..ripeto..neanche a parlarne....e perché ovviamente è una garanzia di affidabilità....e ma se c'era il contratto e poi si doveva forma la nuova classe politica.. ovvio..!

Sono nettamente contrario all'Europa dei banchieri e all'Europa delle nazioni che ha portato a due guerre mondiali e ritengo che in questa direzione vada anche la Costituzione che all'art 11 afferma :<<l'Italia consente , in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni della sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni, promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo>>.
Questa Europa è da criticare aspramente e correggere, ma bisogna agire per correggerla e farne l'Europa dei cittadini che deve svolgere un ruolo cruciale per la difesa della pace, presupposto dello sviluppo e della convivenza tra i popoli, e, per la tutela dell'ambiente, come previsto dall'art. 9 c.2 della Costituzione, tanto abusato da gruppi di potere economico per i cittadini che verranno.
#ferdinandoimposimato
Post del maggio 2013
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Sono nettamente contrario allEuropa  dei banchieri e allEuropa delle nazioni che ha portato a due guerre mondiali  e ritengo che in questa direzione vada anche la Costituzione  che allart 11  afferma :. 
Questa Europa è da criticare aspramente e correggere, ma bisogna agire per correggerla e farne lEuropa dei cittadini che deve svolgere un ruolo cruciale per la difesa della pace, presupposto dello sviluppo e della convivenza tra i popoli, e, per la tutela dellambiente, come previsto dallart. 9 c.2 della Costituzione, tanto abusato da gruppi di potere economico per i cittadini che verranno.
#ferdinandoimposimato 
Post del maggio 2013

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Condivido in toto.

Grande

Il 9 maggio del ’78 – 41 anni fa – la mafia uccideva Peppino Impastato.
Le parole pesanti come il piombo del fratello Giovanni:
“La mafia non è l’anti-stato, è proprio nel cuore delle istituzioni”
Il Giudice Imposimato fino all'ultimo ricercava la verità sulle uccisioni delle vittime di mafia non ancora oggi del tutto chiarite.
Il ricordo di Peppino Impastato è vivo , qui la mafia HA PERSO
#peppinoimpastatoferdinandoimposimato
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Il 9 maggio del ’78 – 41 anni fa – la mafia uccideva Peppino Impastato. 
Le parole pesanti come il piombo del fratello Giovanni: 
“La mafia non è l’anti-stato, è proprio nel cuore delle istituzioni”
Il Giudice Imposimato fino allultimo ricercava la verità sulle uccisioni delle vittime di mafia non ancora oggi del tutto chiarite.
Il ricordo di Peppino Impastato è vivo , qui la mafia HA PERSO 
#peppinoimpastatoferdinandoimposimato

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In the U.S. the mafia is glamorized.

NON TI HANNO UCCISO..HANNO AMPLIATO LA TUA VOCE E IL TEMPO ANCORA E SEMPRE LA PORTA NELLA STORIA DEL BENE CONTRO I SOPRUSI.

Non lo dimentichiamo Peppino

sempre nel nostro <3

Sempre nel mio ❣

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Quelli che potevano salvare Aldo Moro e non lo fecero, non vogliono riconoscere il luogo del martirio del più grande statista italiano, quella prigione che io scoprii 32 anni fa.
In quel luogo deve essere ricordato Aldo Moro e non a via Caetani ove fu portato dopo il suo assassinio in via Montalcini 8. Per rifondare l'Italia occorre rifondare la verità.

Ricordate che Aldo Moro è il maggiore artefice della nostra bella Costituzione e che è morto per difendere quei valori sulla dignità del lavoro, i diritti inviolabili all'eguaglianza e alla pari opportunità tra uomini e donne e a difesa della democrazia e della pace , essendo stato ucciso per volontà di quei politici oggi esaltati come uomini rispettabili.

post del 9 maggio 2012

Ferdinando Imposimato
Quelli che potevano salvare Aldo Moro e non lo fecero, non vogliono riconoscere il luogo del martirio del più grande statista italiano, quella prigione che io scoprii 32 anni fa.
In quel luogo deve essere ricordato Aldo Moro e non a via Caetani ove fu portato dopo il suo assassinio in via Montalcini 8. Per rifondare l'Italia occorre rifondare la verità.
Ricordate che Aldo Moro è il maggiore artefice della nostra bella Costituzione e che è morto per difendere quei valori sulla dignità del lavoro, i diritti inviolabili all'eguaglianza e alla pari opportunità tra uomini e donne e a difesa della democrazia e della pace , essendo stato ucciso per volontà di quei politici oggi esaltati come uomini rispettabili.
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E' l'anniversario della morte di Aldo Moro. E' anche Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale e delle stragi, istituito con la legge 4 maggio 2007 n° 56. Ci riuniamo alle ore 21, presso il piccolo monumento posto sul luogo dell'agguato e dell'uccisione dei cinque Carabinieri.

Per sempre nel mio 💕

Cossiga e Andreotti......complici del sistema perverso che ha ucciso Moro......

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2 months ago

Ferdinando Imposimato

《 Cari amici , senza memoria non c'è futuro : la Resistenza, come tante volte è stato ricordato, non ebbe solo un significato di lotta partigiana, non fu solo, con la partecipazione alla guerra di liberazione,
una mobilitazione di popolo insorto per riscattarsi dalla oppressione straniera e interna;
ma ebbe un più lungimirante e continuativo significato di formazione della coscienza civile e di costruzione di una Costituzione democratica.
Dopo un ventennio di dittatura, i sudditi sentirono il bisogno di ridiventare cittadini: il dovere civico di riappropriarsi del loro destino.
E nacque la Costituzione Repubblicana entrata in vigore il 1 gennaio 1948, riconoscendo , per la prima volta alle donne, il più importante diritto poltico dei cittadini: il diritto di voto . Fino ad allora, le donne, pur essendo la maggioranza degli italiani, erano state escluse dal voto.

Tuttavia rimase in vita il codice penale del 1930, forte coi deboli e debole coi forti, i corrotti , i peculatori, e dissipatori del denaro pubblico. Rimase in vita il diritto penale dell'oppressione ( Ferrando Mantovani), il diritto che sembrava <<pianificato per rovinare i cittadini>> ( Voltaire), e come strumento di difesa della verità di Stato e di conservazione del potere.

Ma era anche il diritto penale del privilegio, in una società che proclamava la libertà individuale senza realizzare le promesse economico sociali volute dalla Costituzione, proclamando l'eguaglianza di fronte alla legge ma non attuando l'eguaglianza dei diritti al lavoro, alla salute, alla vita, al sapere, alla dignità, all'ambiente, con una insopportabile contraddizione tra il programma della Costituzione e le leggi che la violavano e la violano sistematicamente, per dare vantaggi ai predoni del territorio, ai gangester dell'alta finanza, agli assertori del profitto a scapito dei non abbienti.

Ebbene oggi riaffermiamo l'impegno a batterci per attuare la Costituzione nata dalla lotta di liberazione e fare in modo da ridurre le diseguaglianze sociali e ridare dignità ai lavoratori, agli insegnanti, ai pensionati, ai disoccupati, ai giovani, ai braccianti , alle forze dell'ordine, ai portatori di handicap, ai senza casa , agli sfruttati.
Chiediamo una revisione della Costituzione che consenta un controllo preventivo delle leggi, molte delle quali illegittime , come quelle che hanno legittimato grandi opere inutili e dispersive di ingenti risorse. E chiediamo una politica di difesa del lavoro, pilastro della Nazione, seguendo la strategia meno lavoro a tutti , più lavoro e tutti... 》
Felice festa di Liberazione a tutti gli Italiani

#ferdinandoimposimatoliberazioneitaliavirtuosa #imposimato25aprile #imposimato25aprileliberazione
#Professioneinsegnante #libertadirittieguaglianzacostituzionedemocrazia #democrazialiberta
#governo
#Italia #Ansa
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《 Cari amici ,  senza memoria non cè futuro : la Resistenza, come tante volte è stato ricordato,  non ebbe solo un significato di lotta partigiana,  non fu solo,  con la partecipazione  alla guerra di liberazione,
 una mobilitazione di popolo  insorto  per riscattarsi dalla  oppressione straniera e interna; 
ma ebbe un più lungimirante e continuativo significato di  formazione della coscienza civile e di costruzione di una Costituzione democratica. 
Dopo un ventennio di dittatura, i sudditi sentirono il bisogno di  ridiventare cittadini: il dovere civico di riappropriarsi  del loro destino. 
E  nacque la Costituzione Repubblicana  entrata in vigore il 1 gennaio 1948,  riconoscendo , per la prima volta alle donne, il più importante diritto poltico dei cittadini: il diritto di voto . Fino ad allora, le donne, pur essendo la maggioranza degli italiani, erano state escluse dal voto.

Tuttavia rimase in vita il codice penale del 1930, forte coi deboli e debole coi forti, i corrotti , i peculatori, e dissipatori del denaro pubblico. Rimase in vita il diritto penale delloppressione ( Ferrando Mantovani), il diritto che sembrava  ( Voltaire), e come strumento  di difesa della verità di Stato e di conservazione del potere.   

Ma era anche il diritto penale del privilegio, in una società che proclamava la libertà individuale senza realizzare le promesse economico sociali volute dalla Costituzione, proclamando leguaglianza di fronte alla legge  ma non attuando  leguaglianza dei diritti al lavoro, alla salute, alla vita, al sapere, alla dignità, allambiente, con una insopportabile contraddizione tra il programma della Costituzione e le leggi che la violavano e la violano  sistematicamente, per dare vantaggi ai predoni del territorio, ai gangester dellalta finanza, agli assertori del profitto a scapito dei non abbienti. 

Ebbene oggi  riaffermiamo  limpegno a  batterci per attuare la Costituzione nata dalla lotta di liberazione e  fare in modo da ridurre le diseguaglianze sociali  e  ridare dignità ai lavoratori, agli insegnanti, ai pensionati, ai  disoccupati, ai giovani,  ai braccianti , alle forze dellordine, ai portatori di handicap, ai senza casa , agli sfruttati. 
Chiediamo  una revisione della Costituzione che  consenta un controllo preventivo delle leggi, molte delle quali illegittime , come quelle che hanno legittimato grandi opere inutili e dispersive di  ingenti risorse. E chiediamo una politica di difesa del lavoro, pilastro della Nazione, seguendo la strategia meno lavoro a tutti , più lavoro e tutti...  》 
    Felice festa di Liberazione a tutti gli Italiani 

#ferdinandoimposimatoliberazioneitaliavirtuosa #imposimato25aprile #imposimato25aprileliberazione
#Professioneinsegnante  #libertadirittieguaglianzacostituzionedemocrazia #democrazialiberta
#governo
#Italia   #Ansa

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E l'attuale ministro dell'interno, Salvini, ha avuto il coraggio di ammettere di non festeggiare questa ricorrenza perchè la considera un derby tra fascisti e comunisti. 🙄

Ancora grazie a quegli Eroi.

Il " Giudice " sempre vive le sue parole -

Ricordiamoci di ringraziare anche il sacrificio di migliaia di ragazzi angloamericani, senza i quali non ci sarebbe stata liberazione. Così, per rendere merito alla verità storica.

Oggi nessuna condivisione con chi per ordine delle banche ha tentato di stravolgere la Costituzione in senso autoritario per mezzo di un referendum costituzionale.

Grandissimo Presidente.

Diciamo che del 20ennio è rimasta anche la rete stradale e autostradale (seconda solo all'America come storicità), moltissime scuole ed università, le case popolari, le bonifiche, molti centri storici, Cinecittà a Roma, etc.etc.etc......

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2 months ago

Ferdinando Imposimato

Tucidide afferma che realizzando il bene collettivo, si realizza anche il bene individuale.
Ma se i governanti pensano solo al loro bene individuale e a quello dei loro amici, mentre il bene collettivo viene trascurato, essi stessi governanti saranno danneggiati, poichè la società si disgrega e gli stessi governanti saranno travolti.
[Post del 2011 su questa stessa pagina]
La foto qui sotto rappresenta dei cittadini in lotta per il bene collettivo.
Su questa stessa pagina trovate molti altri temi, ma quello che sta accadendo in Puglia contro la tutela ambientale è gravissimo. Non è solo TAP ma anche la questione Xylella . Non ignoratelo, la Puglia, il Salento, come Anzio, come Magliano Romano, sono patrimonio di tutti gli italiani.
Nel rispetto dell'art.9 della Costituzione della Repubblica italiana
Grazie e serena Pasquetta a tutti
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Tucidide afferma che realizzando il bene collettivo, si realizza anche il bene individuale. 
Ma se i governanti pensano solo al loro bene individuale e a quello dei loro amici, mentre il bene collettivo viene trascurato, essi stessi governanti saranno danneggiati, poichè la società si disgrega e gli stessi governanti saranno travolti.
[Post del 2011 su questa stessa pagina]
La foto qui sotto rappresenta dei cittadini in lotta per il bene collettivo. 
Su questa stessa pagina trovate molti altri temi, ma quello che sta accadendo in Puglia contro la tutela ambientale è gravissimo. Non è solo TAP ma anche la questione Xylella . Non ignoratelo,  la Puglia, il Salento, come Anzio, come Magliano Romano, sono patrimonio di tutti gli italiani.
Nel rispetto dellart.9 della Costituzione della Repubblica italiana 
Grazie e serena Pasquetta a tutti

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Continuate a lottare con gli strumenti che la Costituzione democratica italiana ci mette a disposizione

CHISSÀ COSA AVREBBE MAI DETTO FERDINANDO IMPOSIMATO VISTO .. CHE DOPO QUATTRO ANNI SENZA NESSUN VINCITORE DI GARA..HANNO RIASSEGNATO AI SOLITI NOTI..I SOLITI APPALTI..DOVE SI GESTISCONO OLTRE 50 MILIARDI DI EURO PUBBLICI DEI FINANZIARI EUROPEI IN AGRICOLTURA.. ED È DI DOMINIO PUBBLICO CHE CI SI INGRASSA NON SOLO LA VERA MAFIA..PER NON PARLARE DEGLI IMBARAZZANTI E CRONICI CONFLITTI D'INTERESSE..E IL PARTITO DEGLI ONESTI...MUTO..!!...VISTO CHE FINO A IERI AVETE RIPORTATO MEZZE VERITA' IN QUINTA PAGINA..E AVETE RICORDATO LE SCADENZE DEI CONTRATTI...PERCHÉ PRIMA ERA PRESTO...ANCORA NON SI ERA FORMATA LA NUOVA CLASSE POLITICA... www.agricolae.eu/consip-sian-aggiudicato-lotto-2-ad-almaviva-180-

Protest is a right of all citizens!

Infatti Sara Cunial il 17 aprile è stata espulsa dal Mo'-vi-mento: Evidentemente di chi è rimasto coerente con le promesse pre-elettorali che dovevano tutelare il bene della collettività, ora può essere congedato.

In primis dobbiamo assolutamente fare un serio esame di coscienza (mettendo tutto il tempo che necessita); I gestori della "cosa pubblica", altro non sono che, la nostra quintessenza: noi siamo canaglie, chi tiene lo scettro del potere è canaglia. Il male è dentro di noi, noi siamo la causa, non dobbiamo cercarla altrove.

Proverbio popolare " Ci sputa an cielu an facce li cade " prima o poi il male si ritorce contro

Intanto, l'on. Sara Cunial è stata espulsa dal m5s.

Mo vi mento dove sei?

Sì, gli stessi governanti saranno travolti. Ma non prima di aver fatto man bassa del bene collettivo, caro Tucidide...

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2 months ago

Ferdinando Imposimato

Il diritto alla casa è secondo la corte costituzionale un diritto inviolabile dell'uomo al quale dovrebbe provvedere lo stato . Se un lavoratore costruisce una casa, essendone privo, fa valere un suo diritto, essendo lo stato inadempiente.

É la speculazione selvaggia che dev'essere combattuta.

Post del 14.08.2017
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"La Costituzione non esiste piu'". Costruirsi una casa sarebbe un diritto? ahahaha Provi a costruirsi una casa e vede cosa succede!manco si puo' costruire un box in giardino.Qui l'unico diritto è quello di espatriare...per ora. Per il resto nel parlamento ci sono solo anime morte. "Il potere non è nel parlamento. Il potere è altrove""https://www.youtube.com/watch?v=wjYGg71PW3Y

Uno cordata condotta con la collaborazione di magistratura e agenzie immobiliari ....uno siacallaggio legalizzato che dimezzando, quando va bene, il valore degli immobili permette speculazioni selvagge sulla pelle di povera gente .

2 months ago

Ferdinando Imposimato

Tanti auguri Presidente Ferdinando Imposimato
Sempre con noi
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Tanti auguri Presidente Ferdinando Imposimato 
                                                 Sempre con noi

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Un Grande Uomo, Un Grande Presidente ! Lo pensò sempre. Mi manca tanto.💐🙏

Io lo ricorderò sempre se anche solo una parte delle persone fosse stata come lui l’Italia ora era a testa alta , i valori di quest’uomo non si ritrovano più purtroppo è da lì la decadenza di un popolo, grazie grande Imposimato sempre nel mio cuore e in quello della mia famiglia

💝

Sempre nel cuore !!!

Auguri Presidente ovunque Lei sia!!!

L'uomo passa ma la Sua grandezza è sempre presente.

Grande uomo! Riposa in pace amico mio.😥😥🤗

più passa il tempo e più mi convinco che nel NS Paese gli unici magistrati onesti sono andati tutti in paradiso... Perché era presto..si doveva forma la nuova classe politica

Sempre nel cuore

❤️🙏🏽Uomo straordinario un grande esempio per tutti noi grazie❤️🙏🏽

❤️

Grande!

Se ci fossero ancora uomini giusti come Lui a questo mondo si starebbe meglio, non perdiamone la memoria!!!Auguri Presidente❤️🌈

Vorrei vivere in un regno fatato dove le persone che abbiamo amato potessero tornare ad abbracciarci ed a guidarci. 🙏 Abbraccio lei con affetto, signora Imposimato.

Sempre nel cuore

Sempre nel mio cuore. Grazie Signora per tenere questa Sua pagina. AUGURI Presidente !

Auguri🍀

Auguri🌷

Il popolo si ricorda tutti i giorni di loro...cosa che nn fa il governo.. loro li ricordano solo il giorno delle stragi x lavarsi le coscienze sporche..🌺🤗❤

Grandissimo Uomo, per sempre vivo nel ricordo🌹

Giá un anno 😢 ci manchi grande Uomo ma le tue idee restano per sempre ❤️

Non ti dimenticheremo mai, ovunque tu sia Auguri

Ovunque tu sia Auguri Presidente a noi manchi

Era bello leggerlo....

Mi manchi tantissimo!😊

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2 months ago

Ferdinando Imposimato

Proseguono gli incontri a cui il Giudice Ferdinando Imposimato partecipava con il suo staff nelle scuole di tutta Italia In difesa della Costituzione con Ferdinando Imposimato
La memoria, il sacrificio, la patria, la libertà , la democrazia
La bellezza della nostra Costituzione, la sua utilità insegnata ai bambini

Foto tratta da Istituto Comprensivo Corrado Melone di Ladispoli (Rm)
#costituzioneitaliana #democraziaerepubblica #imposimatocostituzionedemocraziaeguaglianzasolidarieta
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Proseguono gli incontri a cui il Giudice Ferdinando Imposimato partecipava con il suo staff nelle scuole di tutta Italia  In difesa della Costituzione con Ferdinando Imposimato
La memoria, il sacrificio, la patria, la libertà , la democrazia 
La bellezza della nostra Costituzione, la sua utilità insegnata ai bambini

Foto tratta da Istituto Comprensivo Corrado Melone di Ladispoli (Rm) 
#costituzioneitaliana #democraziaerepubblica #imposimatocostituzionedemocraziaeguaglianzasolidarieta

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Il disegno è di una bambina di 9 anni che frequenta la terza elementare

Gia', RISPETTO verso l'altro, rispetto verso le opinioni altrui, rispetto verso l'ambiente..Quanto sarebbe migliore la ns società e il Mondo in generale se la parola RISPETTO fosse applicata!....

Si sta perdendo tutto ormai, anzi si e'gia' perso, e non la vedo per niente facile recuperare. Purtroppo lo dico con grande dispiacere e dolore specialmente per i miei nipotini.

libertà di esprimere le proprie opinioni ...ma SEMPRE nel rispetto delle leggi e regole altrimenti si chiama ANARCHIA.

2 months ago

Ferdinando Imposimato

Il libro La Repubblica delle Stragi Impunite
scritto nel ed edito da ControCorrente © 2012 Newton Compton editori s.r.l.
venne dedicato dal Giudice Ferdinando Imposimato, che ne fu l'autore,
al Giudice Antonino Scopelliti
« magistrato imparziale e coraggioso, caduto in difesa della legalità repubblicana »

LA REPUBBLICA DELLE STRAGI IMPUNITE vuole provare – senza arroganza e con grande umiltà – a dare una risposta ad alcuni interrogativi cruciali sulle stragi senza colpevoli che hanno insanguinato il nostro Paese
per quasi cinquant’anni. Stragi indiscriminate che hanno scandito la vita dell’Italia repubblicana: Portella della Ginestra (mag-gio 1947), Piazza Fontana (dicembre 1969), Piazza della Loggia (maggio 1974), treno Italicus (agosto 1974), Via Fani (marzo 1978), Stazione di Bologna (agosto 1980), l’Addaura (giugno 1989), Capaci (maggio 1992) Via D’Amelio (luglio 1992). Eccidi sanguinosi, oltretutto inframmezzati da una miriade di delitti intermedi che hanno colpito centinaia di uomini fedeli alle istituzioni – poliziotti, carabinieri, guardie di finanza, agenti di custodia, magistrati – senza che mandanti, organizzatori ed esecutori siano mai stati condannati. Le vittime di tutti questi attentati e i cittadini offesi dall’impunità dei loro responsabili attendono ancora giustizia.
Si è trattato di delitti dovuti all’azione di banditi, terroristi e
mafiosi opposti allo Stato, che seguivano un vantaggio personale ricorrendo alla violenza? Oppure quelle organizzazioni criminali hanno operato al servizio di interessi politici per imporre un potere contro le regole di una corretta dialettica democratica?
E i cosiddetti “servizi segreti deviati” – nell’inquinare prove e indizi, nell’occultare e falsificare documenti, nel distruggere testimonianze e confessioni, nell’aiutare i colpevoli a sottrarsi alla legge (offrendo loro rifugio e protezione in Italia e all’estero), nell’ostacolare gli inquirenti nella ricerca della verità agirono per interessi corporativi o per quelli di entità politiche?
E l’impunità degli assassini e dei loro mandanti è stata e può essere ancora oggi causa del ripetersi di stragi e delitti indiscriminati?
E la permanenza o l’ascesa ai vertici delle istituzioni di governanti, decisi a conservare il potere con ogni mezzo, inclusi i più atroci, ha dato origine a una sorta di democrazia criminale, fondata sulla violenza e non sulla libertà dei cittadini? O si è trattato, piuttosto, di episodi e gruppi isolati senza legami con politica e istituzioni?
Purtroppo, la storia giudiziaria dei peggiori atti terroristici
del nostro Paese è alquanto desolante.

Un fatto, però, è certo: negli anni seguenti all’eccidio di
Piazza Fontana – non a caso definito «la madre di tutte le stragi» per il suo carattere di spartiacque nella nostra storia nazionale – l’Italia sprofondò in un mare di illegalità, di corruzione, di terrorismo e criminalità organizzata, in cui fare giustizia e ripristinare l’imperio della legge divenne praticamente impossibile.
Ciò nonostante, è un dovere morale, oltre che una necessità storica e politica, ristabilire la verità di fronte a un fenomeno che non è stato solo terrorismo o eversione, ma ha riguardato la gestione del potere e il modo stesso di intendere politica e democrazia.
Ecco perché il punto di partenza della nostra analisi saranno proprio i fatti del 12 dicembre 1969, in cui vennero coinvolti diversi soggetti, interni ed esterni al Paese, in una congiura che apparentemente tendeva a un colpo di Stato e ad attentare alla democrazia parlamentare.
Certamente quell’episodio rappresenta lo snodo cruciale della lunga stagione delle stragi impunite perché, come vedremo, vi svolsero un ruolo di propulsione e di raccordo la massoneria americana e italiana, che prima e dopo la nascita della Repubblica agirono per influire sugli assetti governativi e persino sulla scelta dei primi capi di Stato.

Una condizione che si ripresenterà ovviamente nel corso degli anni, se i giudici che si occuparono della strage della Stazione di Bologna sottolinearono la «centralità della figura di Licio Gelli» come elemento di raccordo tra politici, mafiosi, terroristi e poteri occulti dalla sua sede all’Excelsior di Roma, nei pressi dell’ambasciata americana.
Quei magistrati scrissero che, nell’alleanza di
militari e civili volta al condizionamento degli equilibri politici del Paese e al consolidamento di forze ostili alla democrazia, attraverso la gestione della violenza neofascista, Gelli usò «un sistema di potere parallelo e surrettizio attraverso la LOGGIA P 2 di cui era dominatore incontrastato».
Egli coordinò, dietro le quinte, «il processo di progressiva infiltrazione nei gangli vitali delle istituzioni», diventando il vero «dominus degli apparati di sicurezza, da considerare parte integrante dell’alleanza eversiva»,
che «assicurava le necessarie coperture a determinati ambienti del terrorismo nero»

Come avremo modo di spiegare, tali forze necessitavano di coperture politiche. Ad esempio, Francesco Cossiga, sottosegretario alla Difesa all’epoca della strage, racconterà nel suo libro-testamento che la loggia massonica P 2 era stata inventata dagli Stati Uniti e che, quando gli americani videro che i comunisti si stavano avvicinando troppo all’area del potere,
la resero un’associazione iperatlantista:
«Aderire alla P 2 è stato solo un modo di avere buoni rapporti con gli usa , i quali incaricarono Gelli di
organizzare la cosa, col fine di avere in Italia un ultimo baluardo di democrazia, qualora la situazione fosse precipitata»
E per dare un’idea del potere raggiunto dal Gran Maestro, Cossiga nel memoriale racconta un aneddoto:
Siamo alla fine degli anni Sessanta, ai piedi di una scaletta dell’aereo atterrato da Washington sostano due macchine. La prima è quella dei funzionari dell’Ambasciata. Della seconda non si sa nulla. Martin
(ambasciatore americano, n.d.a.) sbarca dall’aereo, saluta gli uomini dell’ambasciata e si dirige verso la Mercedes. Ne scende un uomo di bassa statura che l’ambasciatore abbraccia fraternamente e col quale si
accomoda sul sedile posteriore.
Quell’uomo era Gelli.
Altra questione che verrà messa a fuoco nel libro è il ruolo di Ordine Nuovo, associazione eversiva di destra che, dopo avere subìto una dura condanna penale dei suoi vertici da parte del tribunale di Roma e lo scioglimento per decreto ministeriale, ebbe l’ardire di uccidere il magistrato Vittorio Occorsio.

E di sfidare la legge con un delirante volantino di rivendicazione dell’assassinio, forte dell’appoggio dei servizi segreti e di parte delle istituzioni. In quest’ottica, una questione fondamentale del libro sarà il ruolo della magistratura giudicante, accusata negli anni dagli
stessi inquirenti di avere assolto terroristi e stragisti che pure avevano reso confessioni circostanziate ed erano raggiunti da prove oggettive, per gli eccidi e i piani golpisti dei primi anni Settanta. A quei progetti, la strage di Piazza Fontana sarebbe stata funzionale. Eppure, già nel 1985 i processi di appello a Bari e a Venezia sulle stragi di Piazza Fontana e Piazza della Loggia si conclusero con assoluzioni per insufficienza di prove.
«Questi deludenti esiti processuali», scrisse il giudice Vittorio Borraccetti, «con l’altra incredibile assoluzione della Corte di Appello di Roma perché il fatto non sussiste, degli imputati del cosiddetto golpe Borghese, mantengono nell’oscurità questi gravi delitti, i cui autori, mandanti, esecutori e protettori, usufruendo di una
impunità che dura da anni, continuano a minacciare la democrazia e la convivenza civile, la vita dei cittadini»
In questa indagine la prudenza è fondamentale.

Occorre evitare, infatti, di passare da una verità di comodo o carente a una verità poco dimostrata, specie rispetto a episodi di terrorismo e di eversione che appaiono talvolta di matrice incerta.
Ma occorre anche evitare l’errore opposto: quello di pretendere prove assolute, granitiche, matematiche per dimostrare un fatto.

La verità storica non è mai agevole, non è schematica, e non è sempre “coerente”. E, allo stesso modo, non è facile da scoprire, perché la vita, gli uomini e i loro piani sono spesso complicati. Esistono verità incredibili secondo la logica comune, ma non per questo irreali. Certo, non possiamo accontentarci di opinioni o
di teoremi astratti, però neppure chiudere gli occhi di fronte a prove e indizi che, benché evidenti, sono stati stravolti, manipolati, omessi, taciuti o ignorati.

#larepubblicadellestragiimpuniteimposimato
#veritastoricaveritaprocessuale
#lerroregiudiziario
#sandroprovvisionatoferdinandoimposimato
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Il libro La Repubblica delle Stragi Impunite
scritto nel   ed edito da ControCorrente © 2012 Newton Compton editori s.r.l. 
venne dedicato dal Giudice Ferdinando Imposimato, che ne fu lautore, 
al Giudice Antonino Scopelliti
« magistrato imparziale e coraggioso, caduto in difesa della legalità repubblicana »

LA REPUBBLICA DELLE STRAGI IMPUNITE vuole provare – senza arroganza e con grande umiltà – a dare una risposta ad alcuni interrogativi cruciali sulle stragi senza colpevoli che hanno insanguinato il nostro Paese
per quasi cinquant’anni. Stragi indiscriminate che hanno scandito la vita dell’Italia repubblicana: Portella della Ginestra (mag-gio 1947), Piazza Fontana (dicembre 1969), Piazza della Loggia (maggio 1974), treno Italicus (agosto 1974), Via Fani (marzo 1978), Stazione di Bologna (agosto 1980), l’Addaura (giugno 1989), Capaci (maggio 1992) Via D’Amelio (luglio 1992). Eccidi sanguinosi, oltretutto inframmezzati da una miriade di delitti intermedi che hanno colpito centinaia di uomini fedeli alle istituzioni – poliziotti, carabinieri, guardie di finanza, agenti di custodia, magistrati – senza che mandanti, organizzatori ed esecutori siano mai stati condannati. Le vittime di tutti questi attentati e i cittadini offesi dall’impunità dei loro responsabili attendono ancora giustizia.
Si è trattato di delitti dovuti all’azione di banditi, terroristi e
mafiosi opposti allo Stato, che seguivano un vantaggio personale ricorrendo alla violenza? Oppure quelle organizzazioni criminali hanno operato al servizio di interessi politici per imporre un potere contro le regole di una corretta dialettica democratica?
E i cosiddetti “servizi segreti deviati” – nell’inquinare prove e indizi, nell’occultare e falsificare documenti, nel distruggere testimonianze e confessioni, nell’aiutare i colpevoli a sottrarsi alla legge (offrendo loro rifugio e protezione in Italia e all’estero), nell’ostacolare gli inquirenti nella ricerca della verità agirono per interessi corporativi o per quelli di entità politiche? 
E l’impunità degli assassini e dei loro mandanti è stata e può essere ancora oggi causa del ripetersi di stragi e delitti indiscriminati?
E la permanenza o l’ascesa ai vertici delle istituzioni di governanti, decisi a conservare il potere con ogni mezzo, inclusi i più atroci, ha dato origine a una sorta di democrazia criminale, fondata sulla violenza e non sulla libertà dei cittadini? O si è trattato, piuttosto, di episodi e gruppi isolati senza legami con politica e istituzioni?
Purtroppo, la storia giudiziaria dei peggiori atti terroristici
del nostro Paese è alquanto desolante.

Un fatto, però, è certo: negli anni seguenti all’eccidio di
Piazza Fontana – non a caso definito «la madre di tutte le stragi»  per il suo carattere di spartiacque nella nostra storia nazionale – l’Italia sprofondò in un mare di illegalità, di corruzione, di terrorismo e criminalità organizzata, in cui fare giustizia e ripristinare l’imperio della legge divenne praticamente impossibile.
Ciò nonostante, è un dovere morale, oltre che una necessità storica e politica, ristabilire la verità di fronte a un fenomeno che non è stato solo terrorismo o eversione, ma ha riguardato la gestione del potere e il modo stesso di intendere politica e democrazia.
Ecco perché il punto di partenza della nostra analisi saranno proprio i fatti del 12 dicembre 1969, in cui vennero coinvolti diversi soggetti, interni ed esterni al Paese, in una congiura che apparentemente tendeva a un colpo di Stato e ad attentare alla democrazia parlamentare. 
Certamente quell’episodio rappresenta lo snodo cruciale della lunga stagione delle stragi impunite perché, come vedremo, vi svolsero un ruolo di propulsione e di raccordo la massoneria americana e italiana, che prima e dopo la nascita della Repubblica agirono per influire sugli assetti governativi e persino sulla scelta dei primi capi di Stato. 

Una condizione che si ripresenterà ovviamente nel corso degli anni, se i giudici che si occuparono della strage della Stazione di Bologna sottolinearono la «centralità della figura di Licio Gelli» come elemento di raccordo tra politici, mafiosi, terroristi e poteri occulti dalla sua sede all’Excelsior di Roma, nei pressi dell’ambasciata americana. 
Quei magistrati scrissero che, nell’alleanza di
militari e civili volta al condizionamento degli equilibri politici  del Paese e al consolidamento di forze ostili alla democrazia, attraverso la gestione della violenza neofascista,   Gelli    usò «un sistema di potere parallelo e surrettizio attraverso la LOGGIA P 2    di cui era dominatore incontrastato». 
Egli coordinò, dietro le quinte, «il processo di progressiva infiltrazione nei gangli vitali delle istituzioni», diventando il vero «dominus degli apparati di sicurezza, da considerare parte integrante dell’alleanza eversiva»,
che «assicurava le necessarie coperture a determinati ambienti del terrorismo nero» 

Come avremo modo di spiegare, tali forze necessitavano di coperture politiche. Ad esempio, Francesco Cossiga, sottosegretario alla Difesa all’epoca della strage, racconterà nel suo libro-testamento che la loggia massonica P 2 era stata inventata dagli Stati Uniti e che, quando gli americani videro che i comunisti si stavano avvicinando troppo all’area del potere,
la resero un’associazione iperatlantista: 
«Aderire alla P 2 è stato solo un modo di avere buoni rapporti con gli usa , i quali incaricarono Gelli di
organizzare la cosa, col fine di avere in Italia un ultimo baluardo di democrazia, qualora la situazione fosse precipitata» 
E per dare un’idea del potere raggiunto dal Gran Maestro, Cossiga nel memoriale racconta un aneddoto:
Siamo alla fine degli anni Sessanta, ai piedi di una scaletta dell’aereo atterrato da Washington sostano due macchine. La prima è quella dei funzionari dell’Ambasciata. Della seconda non si sa nulla. Martin
(ambasciatore americano, n.d.a.) sbarca dall’aereo, saluta gli uomini dell’ambasciata e si dirige verso la Mercedes. Ne scende un uomo di bassa statura che l’ambasciatore abbraccia fraternamente e col quale si
accomoda sul sedile posteriore. 
Quell’uomo era Gelli. 
Altra questione che verrà messa a fuoco nel libro è il ruolo di Ordine Nuovo, associazione eversiva di destra che, dopo avere subìto una dura condanna penale dei suoi vertici da parte del tribunale di Roma e lo scioglimento per decreto ministeriale, ebbe l’ardire di uccidere il magistrato Vittorio Occorsio. 

E di sfidare la legge con un delirante volantino di rivendicazione dell’assassinio, forte dell’appoggio dei servizi segreti e di parte delle istituzioni. In quest’ottica, una questione fondamentale del libro sarà il ruolo della magistratura giudicante, accusata negli anni dagli
stessi inquirenti di avere assolto terroristi e stragisti che pure avevano reso confessioni circostanziate ed erano raggiunti da prove oggettive, per gli eccidi e i piani golpisti dei primi anni Settanta. A quei progetti, la strage di Piazza Fontana sarebbe stata funzionale. Eppure, già nel 1985 i processi di appello a Bari e a Venezia sulle stragi di Piazza Fontana e Piazza della Loggia si conclusero con assoluzioni per insufficienza di prove. 
«Questi deludenti esiti processuali», scrisse il giudice Vittorio Borraccetti, «con l’altra incredibile assoluzione della Corte di Appello di Roma perché il fatto non sussiste, degli imputati del cosiddetto golpe Borghese, mantengono nell’oscurità questi gravi delitti, i cui autori, mandanti, esecutori e protettori, usufruendo di una
impunità che dura da anni, continuano a minacciare la democrazia e la convivenza civile, la vita dei cittadini» 
In questa indagine la prudenza è fondamentale. 

Occorre evitare, infatti, di passare da una verità di comodo o carente a una verità poco dimostrata, specie rispetto a episodi di terrorismo e di eversione che appaiono talvolta di matrice incerta. 
Ma occorre anche evitare l’errore opposto: quello di pretendere prove assolute, granitiche, matematiche per dimostrare un fatto. 

La verità storica non è mai agevole, non è schematica, e non è sempre “coerente”. E, allo stesso modo, non è facile da scoprire, perché la vita, gli uomini e i loro piani sono spesso complicati. Esistono verità incredibili secondo la logica comune, ma non per questo irreali. Certo, non possiamo accontentarci di opinioni o
di teoremi astratti, però neppure chiudere gli occhi di fronte a prove e indizi che, benché evidenti, sono stati stravolti, manipolati, omessi, taciuti o ignorati.

#larepubblicadellestragiimpuniteimposimato
#veritastoricaveritaprocessuale
#lerroregiudiziario
#sandroprovvisionatoferdinandoimposimato

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Un incontro eccezionale con l'allora Magistrato Cafiero De Raho

Grazie a tutti

Ci manca Ferdinando Imposimato. Un grande uomo onesto

Chissà cosa avrebbe detto Ferdinando Imposimato...MA QUESTI SO FENOMENI..PROPRIO..HANNO GESTITO MILIARDI DI EURO PUBBLICI...SENZA AVER VINTO..NESSUNA GARA PUBBLICA PER ALTRI 4 ANNI...MO..ZITTI ZITTI ..SE ALLUNGANO PER ALTRI MESI LA GESTIONE...E CHE NON VOI ASPETTA UN MESE..SE QUALCUNO VUOL FAR RICORSO...??..E CHE NON JE VUOI DA ALTRI TRE MESI PER FA L'AFFIANCAMENTO...??...AOOO..A CAPITA'..MA COME MAI NESSUNO...RIPORTA CHI SONO STI VINCITORI...??..AMIKIIII ...DICO GIUSTO...??....E IL PARTITO DEGLI ONESTI...MUTOOO..!! www.agricolae.eu/sian-aggiudicazione-bandi-verso-tre-mesi-affiancamento-uscente-ed-entrante/

Che Grande Uomo e che Grande Presidente!!! Ci manca tanto.😔🙏

Difficile da trovare questo libro.. Tutti dovrebbero leggerlo.

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3 months ago

Ferdinando Imposimato

Il lavoro è risorsa primaria per lo sviluppo, la ricchezza più grande dell'Italia e
la sua tutela interessa tutti.
Compito della Repubblica è creare le condizioni per rendere effettivo tale diritto in modo che ogni lavoratore abbia un salario che lo liberi dal bisogno e gli consenta di dedicarsi al proprio miglioramento per esercitare meglio i diritti politici.
Il liberismo selvaggio ed egoista è la vera causa della crisi dell'Italia e d'accordo con UE.
Ma il lavoro è un diritto sociale non una merce.
Bisogna puntare invece su riduzione delle tasse sul lavoro, per un salario migliore e aiuto alle piccole e medie imprese. Poche persone, perseguendo il profitto come unico obiettivo, producono una crescente distruzione del lavoro e dei diritti dei lavoratori e molti disoccupati.
E privilegiano in modo abnorme finanzieri, politici e affaristi i cui interessi sono guidati dal più spregevole machiavellismo.
Il progresso tecnologico deve produrre una riduzione della fatica e una più larga diffusione del lavoro per tutti, con maggiore possibilità per i lavoratori di esercitare i fondamentali diritti politici e sociali.
( post del 13 agosto 2014 sulla pagina ItaliaVirtuosa )
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Il lavoro è risorsa primaria per lo sviluppo, la ricchezza più grande dellItalia e
 la sua tutela interessa tutti. 
Compito della Repubblica è creare le condizioni per rendere effettivo tale diritto in modo che ogni lavoratore abbia un salario che lo liberi dal bisogno e gli consenta di dedicarsi al proprio miglioramento per esercitare meglio i diritti politici. 
Il liberismo selvaggio ed egoista è la vera causa della crisi dellItalia e daccordo con UE.
Ma il lavoro è un diritto sociale non una merce. 
Bisogna puntare invece su riduzione delle tasse sul lavoro, per un salario migliore e aiuto alle piccole e medie imprese. Poche persone, perseguendo il profitto come unico obiettivo, producono una crescente distruzione del lavoro e dei diritti dei lavoratori e molti disoccupati. 
E privilegiano in modo abnorme finanzieri, politici e affaristi i cui interessi sono guidati dal più spregevole machiavellismo. 
Il progresso tecnologico deve produrre una riduzione della fatica e una più larga diffusione del lavoro per tutti, con maggiore possibilità per i lavoratori di esercitare i fondamentali diritti politici e sociali. 
( post del 13 agosto 2014 sulla pagina ItaliaVirtuosa )

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quanta saggezza...

Ammirazione infinita per un grande uomo..!!

...MI DOMANDO MA È POSSIBILE CHE IN QUESTO PAESE..CHI HA FUNZIONI PUBBLICHE DEBBA FARE ASSOCIAZIONI..O CHISSÀ CHE PER TUTELARE GLI INTERESSI PUBBLICI..??..

quanta saggezza...

Cose ovvie e giuste di facile comprensione per tutti all i fuori che per i politici

Grandissimo uomo. Coerente, rivoluzionario, coraggioso. non ha mai perso il suo entusiasmo e la sua fiducia in un miglioramento radicale della società e della politica

Hanno venduto pure la tutela giurisdizionale del giudice amministrativo che si fa pagare con convenzioni di consulenza da famosi datori di lavoro... un bel po' disorganizzati

ehh controllare certe bollette dove non ti lasciano mangiare ma bensi pagar sempre, stando zitto!

quanta saggezza...

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3 months ago

Ferdinando Imposimato

[post del 28.11.2013 su questa pagina]
Ed ecco il suo pensiero sulla TAV che vi rinnoviamo

Il Governo non ha toccato i privilegi della casta politica a cominciare dal Quirinale, dal Senato , dalla Camera,
cui bisogna aggiungere
le società pubblico/private che sono la fonte principale di sperpero del denaro pubblico, come la spa TAV, che dovrebbe spendere 27 miliardi di euro, mentre il costo effettivo sarebbe di tre miliardi di euro.
La TAV serve come sempre a finanziare politici e società di mediazione che controllano i giornali. Per cui lo scandalo è sotto controllo.

www.youtube.com/watch?v=NpS8acymTQg&fbclid=IwAR1prlGhWG81j6pTTlUS4OStg4fi87ss5Pxi83EM79nOou--3Fm3...
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Il grande Presidente vedeva molto chiaro e non le mandava a dire. Quanto ci manca......

Grande UOMO e Grande Presidente !!! Ci manca tanto.👋👋🙏

Grande Uomo.

3 months ago

Ferdinando Imposimato

I 55 giorni che hanno cambiato l'Italia
Estratto dal libro di Ferdinando Imposimato

Devo ammettere che, dopo le prime tre istruttorie da me concluse con il rinvio a giudizio di cinquanta uomini delle BR, ero convinto di avere raggiunto una verità storica completa: le Brigate Rosse, animate da spirito rivoluzionario, avevano portato l’attacco al cuore dello Stato impersonato dal presidente della DC Aldo Moro.

Con il mio lavoro, ritenevo di avere identificato esecutori, organizzatori e mandanti. Per trent’anni ho creduto all’esclusiva responsabilità delle BR, alla necessità giuridica e morale della linea della fermezza imposta dal governo contro i ricatti dei brigatisti, all’inevitabilità del rifiuto netto di qualunque richiesta dei terroristi alle istituzioni. Nello stesso tempo, ho condannato nel mio animo la pretesa di Moro di un qualunque cedimento dello Stato, dovuta alla fragilità psicologica e fisica di Moro e alla sua pavidità di fronte alla morte.

Non c’era altro modo di salvare la supremazia dello Stato e la stessa democrazia, messe in pericolo dall’attacco brigatista, che quello di tenere un atteggiamento fermo verso gli assassini di tanti innocenti, tra cui carabinieri, polizia e magistrati. Come si poteva pensare di trattare con coloro che volevano, con la violenza delle armi, stravolgere l’assetto delle istituzioni?

Ma il mio giudizio sullo statista DC era del tutto errato.

Tuttavia non ho difficoltà a riconoscere che io stesso nutrivo un risentimento verso Moro, “reo” di avere dimenticato nelle lettere dal carcere il sacrificio degli uomini della scorta, e approvavo la scelta durissima, ma necessaria, di non scendere a patti con i suoi rapitori. La conseguenza cui giunsi con la maggioranza degli ignari italiani fu che tra la vita dell’ostaggio e la salvezza della patria e della legalità, bisognava optare per quest’ultima, sacrificando lo statista democristiano.

La tragedia di questa storia è che ancora oggi la stragrande maggioranza degli italiani crede che il governo abbia fatto bene a seguire la linea dell’intransigenza verso i terroristi, che io stesso ho ritenuto fosse stata seguita per difendere la democrazia.

Del resto, la linea della fermezza era da me applicata con la massima determinazione nelle istruttorie, affidatemi in qualità di giudice istruttore, sui sequestri commessi dal crimine organizzato. Nei 55 giorni di prigionia dello statista democristiano, prima di essere incaricato della istruttoria Moro – cosa che avvenne stranamente pochissimo tempo dopo la sua morte – mi stavo occupando di casi di sequestri della delinquenza comune, ed ero intervenuto con ogni mezzo per impedire il cedimento delle famiglie ai ricatti dei rapitori e vietare con mano ferma i pagamenti che i parenti volevano effettuare per salvare la vita degli ostaggi.
La legge, infatti, consentiva al giudice istruttore, in caso di sequestro di persona in corso d’opera, di ordinare alla polizia giudiziaria di fare uso delle armi contro i criminali, per impedire che un reato gravissimo, come il rapimento, venisse “portato a ulteriori conseguenze”, con la riscossione del denaro da parte dei banditi.
Certo, avevo calcolato anche il pericolo per gli ostaggi che avrebbero potuto subire ritorsioni, ma decisi che lo stare a guardare sarebbe stato molto peggio per le vittime. Nonostante il pagamento dei riscatti, molto spesso i criminali reagivano con crudeltà, uccidendo alcuni rapiti.

In quel periodo, ad esempio, subito dopo il pagamento di ingenti somme di denaro, erano stati assassinati con inaudita ferocia il duca Massimiliano Grazioli a Roma e il produttore cinematografico Maleno Malenotti a Volterra, e i loro corpi non erano stati mai più trovati. Furono in molti a criticarmi per la mia temerarietà, ma ero convinto che non avevo scelte: e vinsi anche i dubbi di uomini delle forze dell’ordine che temevano di subire critiche o accuse seguendo questa linea, che io definii linea dell’intervento armato sui banditi.

Ma questa scelta mi procurò grandi successi e soprattutto la liberazione di molti ostaggi senza che fosse pagato il riscatto. E per questo, sia i carabinieri che gli uomini della polizia mi furono grati. Tre ostaggi furono liberati proprio durante i 55 giorni del sequestro Moro, altri dopo quella vicenda.
Questa mia scelta era stata apprezzata dall’allora ministro dell’Interno Cossiga, il quale, con mia grande sorpresa, mi aveva telefonato per congratularsi. Conviene precisare che la decisione di intervenire o meno con un blitz durante un rapimento non era mai stata presa, in altri casi di sequestri, dal ministro dell’Interno, poiché questi non aveva poteri in tal senso, ma, in base alla legge, dal giudice istruttore, sentito il PM.

Nel caso specifico di Moro pensai, non avendo conoscenza degli atti, che una diversa strategia sarebbe potuta dipendere dal fatto che lo Stato ignorava il luogo dove lo statista era tenuto prigioniero; una circostanza che, però, comincerà a essere messa in discussione col passare degli anni: prima salterà fuori la testimonianza degli inquilini di via Montalcini – ove era la sola e unica prigione in cui venne tenuto Moro – secondo cui alcuni agenti dell’UCIGoS erano lì sopraggiunti subito dopo la morte dello statista; e poi, una volta scoperto il carcere, le forze dell’ordine non intervennero immediatamente per arrestare i terroristi Gallinari, Moretti e Braghetti.
Fu allora che in me aveva cominciato a farsi largo il dubbio: forse nella vicenda, come in altri episodi della cosiddetta “strategia della tensione”, non avevano agito solo i terroristi, forse era stata attuata una massiccia opera di depistaggio e di sistematica intimidazione verso chi sapeva la verità…
#aldomoroi55giornichehannocambiatolitaliaimposimato
#ferdinandoimposimato

(per gentile concessione di Newton Compton editore)
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I 55 giorni che hanno cambiato lItalia
Estratto dal libro di Ferdinando Imposimato

Devo ammettere che, dopo le prime tre istruttorie da me concluse con il rinvio a giudizio di cinquanta uomini delle BR, ero convinto di avere raggiunto una verità storica completa: le Brigate Rosse, animate da spirito rivoluzionario, avevano portato l’attacco al cuore dello Stato impersonato dal presidente della DC Aldo Moro. 

Con il mio lavoro, ritenevo di avere identificato esecutori, organizzatori e mandanti. Per trent’anni ho creduto all’esclusiva responsabilità delle BR, alla necessità giuridica e morale della linea della fermezza imposta dal governo contro i ricatti dei brigatisti, all’inevitabilità del rifiuto netto di qualunque richiesta dei terroristi alle istituzioni. Nello stesso tempo, ho condannato nel mio animo la pretesa di Moro di un qualunque cedimento dello Stato, dovuta alla fragilità psicologica e fisica di Moro e alla sua pavidità di fronte alla morte.

Non c’era altro modo di salvare la supremazia dello Stato e la stessa democrazia, messe in pericolo dall’attacco brigatista, che quello di tenere un atteggiamento fermo verso gli assassini di tanti innocenti, tra cui carabinieri, polizia e magistrati. Come si poteva pensare di trattare con coloro che volevano, con la violenza delle armi, stravolgere l’assetto delle istituzioni? 

Ma il mio giudizio sullo statista DC era del tutto errato. 

Tuttavia non ho difficoltà a riconoscere che io stesso nutrivo un risentimento verso Moro, “reo” di avere dimenticato nelle lettere dal carcere il sacrificio degli uomini della scorta, e approvavo la scelta durissima, ma necessaria, di non scendere a patti con i suoi rapitori. La conseguenza cui giunsi con la maggioranza degli ignari italiani fu che tra la vita dell’ostaggio e la salvezza della patria e della legalità, bisognava optare per quest’ultima, sacrificando lo statista democristiano.

La tragedia di questa storia è che ancora oggi la stragrande maggioranza degli italiani crede che il governo abbia fatto bene a seguire la linea dell’intransigenza verso i terroristi, che io stesso ho ritenuto fosse stata seguita per difendere la democrazia. 

Del resto, la linea della fermezza era da me applicata con la massima determinazione nelle istruttorie, affidatemi in qualità di giudice istruttore, sui sequestri commessi dal crimine organizzato. Nei 55 giorni di prigionia dello statista democristiano, prima di essere incaricato della istruttoria Moro – cosa che avvenne stranamente pochissimo tempo dopo la sua morte – mi stavo occupando di casi di sequestri della delinquenza comune, ed ero intervenuto con ogni mezzo per impedire il cedimento delle famiglie ai ricatti dei rapitori e vietare con mano ferma i pagamenti che i parenti volevano effettuare per salvare la vita degli ostaggi. 
La legge, infatti, consentiva al giudice istruttore, in caso di sequestro di persona in corso d’opera, di ordinare alla polizia giudiziaria di fare uso delle armi contro i criminali, per impedire che un reato gravissimo, come il rapimento, venisse “portato a ulteriori conseguenze”, con la riscossione del denaro da parte dei banditi.
Certo, avevo calcolato anche il pericolo per gli ostaggi che avrebbero potuto subire ritorsioni, ma decisi che lo stare a guardare sarebbe stato molto peggio per le vittime. Nonostante il pagamento dei riscatti, molto spesso i criminali reagivano con crudeltà, uccidendo alcuni rapiti.

In quel periodo, ad esempio, subito dopo il pagamento di ingenti somme di denaro, erano stati assassinati con inaudita ferocia il duca Massimiliano Grazioli a Roma e il produttore cinematografico Maleno Malenotti a Volterra, e i loro corpi non erano stati mai più trovati. Furono in molti a criticarmi per la mia temerarietà, ma ero convinto che non avevo scelte: e vinsi anche i dubbi di uomini delle forze dell’ordine che temevano di subire critiche o accuse seguendo questa linea, che io definii linea dell’intervento armato sui banditi. 

Ma questa scelta mi procurò grandi successi e soprattutto la liberazione di molti ostaggi senza che fosse pagato il riscatto. E per questo, sia i carabinieri che gli uomini della polizia mi furono grati. Tre ostaggi furono liberati proprio durante i 55 giorni del sequestro Moro, altri dopo quella vicenda.
Questa mia scelta era stata apprezzata dall’allora ministro dell’Interno Cossiga, il quale, con mia grande sorpresa, mi aveva telefonato per congratularsi. Conviene precisare che la decisione di intervenire o meno con un blitz durante un rapimento non era mai stata presa, in altri casi di sequestri, dal ministro dell’Interno, poiché questi non aveva poteri in tal senso, ma, in base alla legge, dal giudice istruttore, sentito il PM. 

Nel caso specifico di Moro pensai, non avendo conoscenza degli atti, che una diversa strategia sarebbe potuta dipendere dal fatto che lo Stato ignorava il luogo dove lo statista era tenuto prigioniero; una circostanza che, però, comincerà a essere messa in discussione col passare degli anni: prima salterà fuori la testimonianza degli inquilini di via Montalcini – ove era la sola e unica prigione in cui venne tenuto Moro – secondo cui alcuni agenti dell’UCIGoS erano lì sopraggiunti subito dopo la morte dello statista; e poi, una volta scoperto il carcere, le forze dell’ordine non intervennero immediatamente per arrestare i terroristi Gallinari, Moretti e Braghetti. 
Fu allora che in me aveva cominciato a farsi largo il dubbio: forse nella vicenda, come in altri episodi della cosiddetta “strategia della tensione”, non avevano agito solo i terroristi, forse era stata attuata una massiccia opera di depistaggio e di sistematica intimidazione verso chi sapeva la verità…
#aldomoroi55giornichehannocambiatolitaliaimposimato
#ferdinandoimposimato

(per gentile concessione di Newton Compton editore)

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Io lo ho letto attentamente. Vediamo come lavoravano i vari servizi segreti. Che venivano gestiti da Roma e dal gobetto

I'm still trying to find out if the publisher can translate this to English.

Questo è il libro che in un paese civile dovrebbero leggere tutti, a partire dalle scuole medie in poi. Ma ciò non accadrà mai xche tutti capirebbero il perché Dell attuale situazione in Italia. Fatelo voi con i vostri figli, un capitolo a settimana così vivremo in un paese migliore.

<-------------

Hanno cambiato in peggio l'Italia. Mascalzoni disonesti Lucrosi bugiardi infamiiiiii, quelli si che hanno proliferato.

Più che cambiare l’Italia hanno aiutato a farla rimanere la stessa merda

Poco prima di essere rapito Moro andò a trovare Padre PIo il quale gli disse: "Moro, Moro... ricordati che devi morire..."

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3 months ago

Ferdinando Imposimato

[post del 28.11.2013 su questa pagina]
Ed ecco il suo pensiero sulla TAV che vi rinnoviamo

Il Governo non ha toccato i privilegi della casta politica a cominciare dal Quirinale, dal Senato , dalla Camera,
cui bisogna aggiungere
le società pubblico/private che sono la fonte principale di sperpero del denaro pubblico, come la spa TAV, che dovrebbe spendere 27 miliardi di euro, mentre il costo effettivo sarebbe di tre miliardi di euro.
La TAV serve come sempre a finanziare politici e società di mediazione che controllano i giornali. Per cui lo scandalo è sotto controllo.

www.youtube.com/watch?v=NpS8acymTQg&fbclid=IwAR1prlGhWG81j6pTTlUS4OStg4fi87ss5Pxi83EM79nOou--3Fm3...Il giudice Ferdinando Imposimato, magistrato ed ex senatore della commissione antimafia, ci parla del suo libro "Corruzione ad alta velocità" e delle implica...
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Il libro nero dell’Alta velocità di Ivan Cicconi grazie sempre del contributo sulla Tav che ha offerto con il suo grande ed attento lavoro. La segreteria

Condividete se lo desiderate avendo cura di copiare prima la descrizione in quanto si riferisce ad un post del 2013, ma di estremo interesse per tutti vista l'attualità del tema. Saluti cordiali

QUESTA È L'ENNESIMA PROVA CHE IL PARTITO DEGLI ONESTI È STATO ED È TUTTORA LO STRUMENTO NON SOLO DELLA VECCHIA CLASSE POLITICA... PER DISTRARRE IL POPOLO SOVRANO...NEL FRATTEMPO C'E' CHI SI IMPICCA E CHI FA CARRIERA...O MAL CHE VA SE NE TORNA A CASA CON UN BEL GRUZZOLETTO E QUALCHE BUON AMICO....GRIDANDO..ONESTÀ...ONESTÀ...UNA SOCIETÀ DEL GRUPPO PRIVATO DELLA SIN SPA...DOVE SI GESTISCONO OLTRE 50 MILIARDI DI EURO PUBBLICI..DOVE PERSISTONO DA ANNI NON POCHI CONFLITTI D'INTERESSE..PER NON PARLARE DELLE PARENTOPOLI...E DEI SOLDONI CHE TROPPO SPESSO VANNO IN MANO ALLA VERA MAFIA...HA PORTATO ANNI FA IN TRIBUNALE AGRICOLAE..UN'AGENZIA DI STAMPA LA QUALE HA DOCUMENTATO CERTE COSE RELATIVE ALLA GESTIONE PUBBLICA..DEI FINANZIAMENTI EUROPEI IN AGRICOLTURA...E IL PARTITO DEGLI ONESTI...CHE VA IN PIAZZA A GRIDARE ONESTÀ ONESTÀ E IL SILENZIO È MAFIA....MUTO..MEJO RIPORTA' MEZZE VERITÀ IN QUINTA PAGINA RICORDANDO LE SCADENZE DEI CONTRATTI SE DOVESSE STRANI' QUALCUNO... www.agricolae.eu/agea-almaviva-condannata-pagare-spese-legali-vs-agricolae-stampa-svolge-ruolo-in...

La voce della verita', della esperienza,della professionalita', della battaglia al malaffare dei delinquenti e dei politici, vecchi e nuovi, collusi con la mafia e la Massoneria, insita in ogni istituzione Il silenzio della morte, non prevarra' sul tuo alto pensiero, grazie a tua moglie, e ai suoi cari, questo seguiterà, ad allertarci, a difenderci da questi mali endemici, mettendoci a difesa della della democrazia, nata dalla costituzione, che e' il cuore della prima

..CHISSA' COSA AVREBBE DETTO Ferdinando Imposimato DEL SILENZIO DEGLI ONESTI...VISTO CHE LA MAGISTRATURA..HA...FINALMENTE...PRESO..ATTO...DI CERTE VERGOGNOSE REALTA'..OSEREI DIRE CRIMINALI...RELATIVAMENTE AL MONDO DELLE QUOTE LATTE...A GIA'...MA ERA PRESTO..ANCORA NON SI ERA FORMATA LA NUOVA CLASSE POLITICA..E POI..SIAMO SEMPRE IN PROSSIMITA' DI QUALCHE ELEZIONE...C'E' SEMPRE TEMPO...ANCHE SE POI...CON TUTTI I GRADI DI GIUDIZIO...CON TUTTI I SOLDARELLI CHE CERTI CRIMINALI SI SARANNO MESSI DA PARTE ED I NON POCHI AMICI CHE NEGLI ANNI HANNO BEN SISTEMATO...POSSONO STA TUTTI SERENI...https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1480347012101859&set=p.1480347012101859&type=3&theater

..SE PER CASO...DA QUESTE PARTI CI DOVESSE PASSARE ANCHE PER SBAGLIO...QUALCUNO...IN DIVISA...O QUALCHE MAGISTRATO...CHE VUOL CHIARIRE CON IL SOTTOSCRITTO E CERTI PERONAGGI..DI AGEA E DINTORNI...QUANTO RIPORTATO IN QUESTO COMMENTO FATTO SULLA PAGINA UFFICIALE DELL'ARMA DEI Carabinieri...COME SEMPRE SONO SEMPRE A DISPOSIZIONE...POI VEDIAMO CHI E' IL PAZZO E CHI E' IL MAFIOSO...https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1480507458752481&set=a.118682184935022&type=3&theater

Fa riflettere don Milani, 1965, abbiamo raggiunto un reale bipolarismo in Italia, che si suddivide in oppressi e oppressori. Da che parte stare? Una domanda seria, per chi ha ancora onestà intellettuale e coscienza. Una domanda che pone un altro binomio, folla o Popolo...? Chissà. Grazie.

Questo video lo girai e montai con il mio amico Riccardo tanti anni fa. Per me è una pietra miliare, la conferma di ciò che già sapevamo ma che mancava ancora di un mezzo per essere diffuso in modo capillare. Un grande abbraccio a Ferdinando che ci guarda da lassù.

CHISSA' IMPOSIMATO..COSA AVREBBE DETTO DI QUESTO ...E IL PARTITO DEGLI ONESTI... MUTO...!!...http://www.consip.it/media/news-e-comunicati/nota-stampa-sulla-gara-sian

Tutte le volte che guardo questo video mi viene la pelle d'oca e mi domando: che Paese siamo? Il video (video, si fa per dire...) "saluta andonio", ha catturato milioni di visualizzazioni (non so precisamente quante, non voglio guardarci...) e questo soltanto 30 mila? Non solo, non tutti quelli con cui l'ho condiviso si sono scandalizzati... Siamo davvero quello che diceva Orwell, evidentemente.

DA SENTIREEEEEE PRIMA DI DIRE SI ALLA TAV..

Quanto ci manca il Presidente !!!👋👋🙏

UN GRANDE !!❤❤❤❤❤

LA PAPPATORIA! ECCO COME LA VEDEVA UN UOMO DI CENTROSINISTRA DI UN TEMPO.

Una persona speciale, un grande...in tutti i sensi

Recuperiamo i costi dei soldi pubblici persi dagli italiani in corruzione sulla TAV e investiamoli per il dissesto idrogeologico

Lo condivido

W il tav

Ennesima dimostrazione che il partito degli onesti è stato ed è tuttora lo strumento non solo della vecchia classe politica per distrarre il popolo sovrano.. Lasciando tempo e modo di sistemare amici compari e servi svuotando le casse non solo pubbliche..nel frattempo c'è chi si impicca e chi fa carriera o male che va se ne torna a casa con un bel gruzzoletto e qualche buon amico gridando ONESTÀ ONESTÀ

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4 months ago

Ferdinando Imposimato

Le recenti dichiarazioni rese dal Dr. R. Cantone sulla proposta di riforma di #autonomiadifferenziata di tre regioni ( e di altre che si sono accodate ) sono del tutto esplicative sulla gravità della nuova formulazione legislativa che comporterebbe ulteriore incertezza normativa e amplificherebbe il divario fra nord e sud.
E' quindi del tutto condivisibile.
Cantone afferma che: « l'attribuzione di ulteriori competenze a Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, a cui dovrebbe aggiungersi anche il mantenimento in loco di gran parte (fino al 90% dei proventi) della tassazione possa mettere a repentaglio l'unità nazionale ed il principio di solidarietà sancito dalla Costituzione. Insomma a poco meno di vent'anni dall'entrata in vigore di una delle riforme più discusse della storia repubblicana quella del Titolo V della Costituzione che nel 2001 attribuì alle regioni significativi poteri rischia di produrre uno dei suoi effetti più deleteri » innescata dalla proposta di legge n. 5830 D'Alema il 18/03/1999 intitolata Ordinamento Federale d.Repubblica.

Anche la posizione degli studenti scesi in 50 piazze italiane ci trova ad affiancarli, per ribadire le carenze e le criticità della scuola pubblica - già messa a dura prova dalla precedente riforma della cd. buona scuola - ed oggi suscettibile di ulteriore peggioramento per la differenziazione delle disposizioni di studio e di organizzazione scolastica.
Gli studenti sostengono che: « oggi la generazione controcorrente scende nelle piazze del Paese contro la riforma antidemocratica dell'esame di stato e il progetto di autonomia differenziata della Lega: si annunciano grandi mobilitazioni in tutta la primavera . Saremo una costante spina nel fianco contro l'ennesimo governo che vuole distruggere il sistema nazionale di diritto allo studio»

Non possiamo tralasciare di constatare che i primi 18 anni di riforma del #TitoloV non sembrano aver reso i risultati auspicati, né in termini di responsabilizzazione finanziaria del governo del territorio, né tanto meno in termini di riduzione e di maggiore efficacia ed efficienza della spesa.
L'autonomia regionale, conferita nel 2001 per adeguare più facilmente in modo congruo l'attività legislativa, amministrativa e finanziaria ai peculiari bisogni emergenti in seno alla comunità, ha determinato effetti distorsivi nel sistema federalistico.

Innumerevoli i casi di sperpero del denaro pubblico e di commissione di reati ad opera di coloro che hanno agito per le istituzioni in quanto l'autonomia è stata strumentalizzata spesso per sostenere gli interessi propri della classe dirigente a discapito di quelli, per nulla coincidenti, dei cittadini.

Si deve respingere una riforma antidemocratica e considerare le conseguenze deleterie della classificazione delle regioni in tre fasce : statuto speciale, autonomia differenziata e ordinaria , dividendo i cittadini anch'essi in A, B, e C con differente ampiezza di diritti, e, con limitazioni importanti sui diritti inviolabili previsti dai primi articoli della #Costituzione.
Anna Maria Giorgione
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Le recenti dichiarazioni rese dal Dr. R. Cantone sulla proposta di riforma di #autonomiadifferenziata di tre regioni ( e di altre che si sono accodate ) sono del tutto esplicative sulla gravità della nuova formulazione legislativa che comporterebbe ulteriore incertezza normativa e amplificherebbe il divario fra nord e sud.
E quindi del tutto condivisibile.
Cantone afferma che: « lattribuzione di ulteriori competenze a Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, a cui dovrebbe aggiungersi anche il mantenimento in loco di gran parte (fino al 90% dei proventi) della tassazione possa mettere a repentaglio lunità nazionale ed il principio di solidarietà sancito dalla Costituzione. Insomma a poco meno di ventanni dallentrata in vigore di una delle riforme più discusse della storia repubblicana quella del Titolo V della Costituzione che nel 2001 attribuì alle regioni significativi poteri rischia di produrre uno dei suoi effetti più deleteri » innescata dalla proposta di legge n. 5830 DAlema il 18/03/1999 intitolata Ordinamento Federale d.Repubblica.

Anche la posizione degli studenti scesi in 50 piazze italiane ci trova ad affiancarli, per ribadire le carenze e le criticità della scuola pubblica - già messa a dura prova dalla precedente riforma della cd. buona scuola -  ed oggi  suscettibile di ulteriore peggioramento per la differenziazione delle disposizioni di studio e di organizzazione scolastica. 
Gli studenti sostengono che: « oggi la generazione controcorrente scende nelle piazze del Paese contro la riforma antidemocratica dellesame di stato e il progetto di autonomia differenziata della Lega: si annunciano grandi mobilitazioni in tutta la primavera . Saremo una costante spina nel fianco contro lennesimo governo che vuole distruggere il sistema nazionale di diritto allo studio»

Non possiamo tralasciare di constatare che i primi 18 anni di riforma del #TitoloV non sembrano aver reso i risultati auspicati, né in termini di responsabilizzazione finanziaria del governo del territorio, né tanto meno in termini di riduzione e di maggiore efficacia ed efficienza della spesa.
Lautonomia regionale, conferita nel 2001 per adeguare più facilmente in modo congruo lattività legislativa, amministrativa e finanziaria ai peculiari bisogni emergenti in seno alla comunità, ha determinato effetti distorsivi nel sistema federalistico. 

Innumerevoli i casi di sperpero del denaro pubblico e di commissione di reati ad opera di coloro che hanno agito per le istituzioni in quanto lautonomia è stata strumentalizzata spesso per sostenere gli interessi propri della classe dirigente a discapito di quelli, per nulla coincidenti, dei cittadini. 

Si deve respingere una riforma antidemocratica e considerare le conseguenze deleterie della classificazione delle regioni in tre fasce : statuto speciale, autonomia differenziata e ordinaria , dividendo i cittadini anchessi in A, B, e C con differente ampiezza di diritti, e, con limitazioni importanti sui diritti inviolabili previsti dai primi articoli della #Costituzione.
Anna Maria Giorgione

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L'autonomia differenziata proposta per Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna altro non e' che il primo passo verso il progetto, mai accantonato, della vecchia Lega nord di attuare la secessione delle regioni piu' ricche dal Mezzogiorno d'Italia.A quel furbetto di Salvini il giochetto sta riuscendo. Prima ha tolto il termine nord dal nome del suo partito. Poi, ha fatto leva sui reali problemi dell' immigrazione e della delinquenza organizzata, lasciati marcire colpevolmente dai precedenti governi. Quindi ha messo in campo una narrazione che ha fatto presa su tanti meridionali smemorati. E I consensi alla Lega sono arrivati a catinelle. Tanto che, nonostante abbia preso meno voti dei 5s, e' lui che comanda.I suoi alleati di governo vanno al traino e pur di non perdere la poltrona, si stanno vendendo l'anima. Con l'autonomia differenziata, concretamente, le tre regioni in questione tratterranno nelle loro casse fino al 90% delle imposte che dovrebbero invece versare allo Stato per garantire I vari servizi pubblici su tutto il territorio nazionale e provvedere cosi' ad attenuare le disparita' storiche tra nord e sud. Certo, molto resta da fare per liberare il sud dalle molte, troppe, gabbie che condizionano pesantemente il suo sviluppo: mafie, corruzione, mancanza di infrastrutture, classe dirigente che pensa soprattutto ai suoi interessi.etc. La Lega dice di volersene occupare, ma intanto realizza l'autonomia differenziata per le regioni piu' ricche d'Italia, serbatoi tradizionali di voti per la Lega. E' lecito pensare che alla fine della fiera, ci troveremo un' Italia ancora formalmente unita, ma concretamente spaccata in due a causa dell'egoismo nordista e della inadeguatezza della classe politica meridionale.

la concessione dell'autonomia regionale Va rivista . Chi vuole trarne solo benefici si accollasse anche qualche ministero. Costi e personale. utilizzando solo una mano quella che prende non vi è alcuna possibilità. Le mani sono due . entrambe danno entrambe prendono

bisognerebbe partire dalla modifica del titolo V e dall'abrogazione degli statuti speciali che hanno terminato il loro percorso storico

4 months ago

Ferdinando Imposimato

Particolarmente pericolosa appare la riforma sulla Autonomia di alcune regioni italiane che occorre tutti quanti monitorare, valutare e contrastare – COSTITUZIONE ALLA MANO – considerata la gravità di tale riforma che altera l'equiparazione delle regioni a statuto ordinario (art. 120 C) e della democrazia del Paese.

Occorre agire per il ripristino del Titolo V della Costituzione nella formulazione precedente alla riforma varata dalla legge Costituzionale del 18 ottobre 2001 n.3, innescata dalla proposta di legge n. 5830 D'Alema il 18/03/1999 intitolata Ordinamento Federale d.Repubblica.

Molti , troppi dirompenti episodi sono intervenuti in questi ultimi tempi a dimostrare come l'autonomia sia stata intesa da coloro che impersonano le istituzioni come lo strumento NON al servizio del cittadino, per curarne da vicino i bisogni, bensì per affermare e sostenere i propri interessi non coincidenti affatto con quelli della collettività, già stremata da una profonda crisi economica ma purtroppo ancora acquiescente.
L'autonomia è stata riconosciuta per “servire” e invece, di essa , ci si è serviti per ottenere anche profitti illeciti.

La nostra Costituzione all'articolo 5 sancisce che « La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali … » che sono soggetti tramite i quali si realizza un pieno pluralismo istituzionale in ambiti territoriali ristretti. Ovvero, deve essere soltanto uno strumento per l'ottimale appagamento dei bisogni della collettività.

Innanzitutto dobbiamo ricordare che esistono, come è ben noto, le Regioni a Statuto Speciale:
Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna. Esse hanno uno statuto particolare e ricevono dei fondi eccezionali da parte dello Stato e spesso non li gestiscono in modo appropriato.
Non si può dimenticare in proposito che troppi sono stati gli scandali relativi a mala-gestio , corruzione e dilatazione dei costi delle grandi opere pubbliche, e, sperpero dei benefici attribuiti agli organi legislativi e dirigenti di ciascuna regione.
La riforma del titolo V avvenuta con Legge Costituzionale n. 3 del 2001 ha purtroppo già comportato un ampio spostamento di competenze dallo Stato Centrale alle Regioni sia dal punto di vista legislativo che amministrativo. La predetta riforma sganciò le Regioni dai controlli centrali permettendo che l'autonomia fosse intesa come potere in sé, e non come potere per il bene collettivo.

La Lega ora insiste in Parlamento per l'approvazione di una Legge rafforzata al fine di attribuire un'autonomia differenziata a Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna . Ciò ha già determinato la reazione dei sindacati della scuola e della Federazione nazionale ordine dei medici . In effetti tale richiesta costituirebbe una gravissima lesione dei principi di solidarietà e di eguaglianza e degli ambiti della salute e dell'istruzione sanciti dalla Carta Costituzionale negli articoli 32-33 e 34 . I governatori di Veneto e Lombardia, Zaia e Maroni, vorrebbero dare un taglio netto all'attuale sistema fiscale, trattenendo gran parte delle imposte che oggi si indirizzano verso lo Stato centrale.
Già oggi, tutte le regioni italiane a statuto ordinario godono di una certa autonomia finanziaria, avendo il potere di trattenere per sé il gettito dell'Irap, l'addizionale Irpef di loro competenza, le imposte automobilistiche, una parte delle accise sul gas e i carburanti, oltre ad altri tributi minori.

Con le somme incassate attraverso il fisco, le giunte regionali finanziano una serie di attività, in primis l'assistenza sanitaria nelle Asl e negli ospedali pubblici.

Questa ulteriore riforma ad impronta federalista non solo modificherebbe l'organizzazione politica dello Stato, ma violerebbe i principi di solidarietà (art. 2), unità , indivisibilità (art. 5), e l'equilibrio dei poteri immodificabili. Senza tralasciare che il settore dell'istruzione è il collante culturale dell'Unità della Repubblica (art. 5 ).

Questa è una riforma che attacca lo stato democratico che stanno cercando di far passare sotto tono. Molto semplicemente vorrebbero determinare una “ graduazione “ delle Regioni in tre fasce :
Statuto speciale, autonomia differenziata e ordinaria.
Di conseguenza a seguito di questa ingiusta riforma anche i cittadini verrebbero classificati in A, B, e C con differente ampiezza di diritti, e, con limitazioni importanti.

Questo processo riformatore si sviluppa il 28 febbraio 2018, solo 4 giorni prima delle elezioni nazionali che hanno visto il capovolgersi della situazione politica : il Governo all'epoca in carica (P.D. - Gentiloni) sottoscrisse con le regioni interessate tre distinti accordi preliminari che individuavano i principi generali, la metodologia e un (primo) elenco di materie in vista della definizione dell'intesa.

E' a mio avviso una trappola per molti ignari cittadini e parlamentari.
Si tratta di uno strappo costituzionale.
Anna Maria Giorgione

#ferdinandoimposimatoautonomielocali
#rispettoprincipifondamentalicostituzione
#solidarietaeguaglianzaindivisibilita
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Particolarmente pericolosa appare la riforma sulla Autonomia di alcune regioni italiane che occorre tutti quanti monitorare, valutare e contrastare – COSTITUZIONE ALLA MANO – considerata la gravità di tale riforma che altera lequiparazione delle regioni a statuto ordinario (art. 120 C) e della democrazia del Paese.

Occorre agire per il ripristino del Titolo V della Costituzione nella formulazione precedente alla riforma varata dalla legge Costituzionale del 18 ottobre 2001 n.3, innescata dalla proposta di legge n. 5830 DAlema il 18/03/1999 intitolata Ordinamento Federale d.Repubblica.
  
Molti , troppi dirompenti episodi sono intervenuti in questi ultimi tempi a dimostrare come lautonomia sia stata intesa da coloro che impersonano le istituzioni come lo strumento NON al servizio del cittadino, per curarne da vicino i bisogni, bensì per affermare e sostenere i propri interessi non coincidenti affatto con quelli della collettività, già stremata da una profonda crisi economica ma purtroppo ancora acquiescente.
Lautonomia è stata riconosciuta per “servire” e invece, di essa , ci si è serviti per ottenere anche profitti illeciti.

La nostra Costituzione allarticolo 5 sancisce che « La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali … » che sono soggetti tramite i quali si realizza un pieno pluralismo istituzionale in ambiti territoriali ristretti. Ovvero, deve essere soltanto uno strumento per lottimale appagamento dei bisogni della collettività.

Innanzitutto dobbiamo ricordare che esistono, come è ben noto, le Regioni a Statuto Speciale:
Valle dAosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna. Esse hanno uno statuto particolare e ricevono dei fondi eccezionali da parte dello Stato e spesso non li gestiscono in modo appropriato.  
Non si può dimenticare in proposito che troppi sono stati gli scandali relativi a mala-gestio , corruzione e dilatazione dei costi delle grandi opere pubbliche, e, sperpero dei benefici attribuiti agli organi legislativi e dirigenti di ciascuna regione.
La riforma del titolo V avvenuta con Legge Costituzionale n. 3 del 2001 ha purtroppo già comportato un ampio spostamento di competenze dallo Stato Centrale alle Regioni sia dal punto di vista legislativo che amministrativo. La predetta riforma sganciò le Regioni dai controlli centrali permettendo che lautonomia fosse intesa come potere in sé, e non come potere per il bene collettivo.

La Lega ora insiste in Parlamento per lapprovazione di una Legge rafforzata al fine di attribuire unautonomia differenziata a Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna . Ciò ha già determinato la reazione dei sindacati della scuola e della Federazione nazionale ordine dei medici . In effetti tale richiesta costituirebbe una gravissima lesione dei principi di solidarietà e di eguaglianza e degli ambiti della salute e dellistruzione sanciti dalla Carta Costituzionale negli articoli 32-33 e 34 .  I governatori di Veneto e Lombardia, Zaia e Maroni, vorrebbero dare un taglio netto allattuale sistema fiscale, trattenendo gran parte delle imposte che oggi si indirizzano verso lo Stato centrale.  
Già oggi, tutte le regioni italiane a statuto ordinario godono di una certa autonomia finanziaria, avendo il potere di trattenere per sé il gettito dellIrap, laddizionale Irpef di loro competenza, le imposte automobilistiche, una parte delle accise sul gas e i carburanti, oltre ad altri tributi minori. 

Con le somme incassate attraverso il fisco, le giunte regionali finanziano una serie di attività, in primis lassistenza sanitaria nelle Asl e negli ospedali pubblici.

Questa ulteriore riforma ad impronta federalista non solo modificherebbe lorganizzazione politica dello Stato, ma violerebbe i principi di solidarietà (art. 2), unità , indivisibilità (art. 5), e lequilibrio dei poteri  immodificabili. Senza tralasciare che il settore dellistruzione è il collante culturale dellUnità della Repubblica (art. 5 ).

Questa è una riforma che attacca lo stato democratico che stanno cercando di far passare sotto tono.  Molto semplicemente vorrebbero determinare una “ graduazione “ delle Regioni in tre fasce : 
Statuto speciale, autonomia differenziata e ordinaria.  
Di conseguenza a seguito di questa ingiusta riforma anche i cittadini verrebbero classificati in A, B, e C con differente ampiezza di diritti, e, con limitazioni importanti.  

Questo processo riformatore si sviluppa il 28 febbraio 2018, solo 4 giorni prima delle elezioni nazionali che hanno visto il capovolgersi della situazione politica : il Governo allepoca in carica (P.D. - Gentiloni) sottoscrisse con le regioni interessate tre distinti accordi preliminari che individuavano i principi generali, la metodologia e un (primo) elenco di materie in vista della definizione dellintesa. 

E a mio avviso una trappola per molti ignari cittadini e parlamentari.
Si tratta di uno strappo costituzionale.  
Anna Maria Giorgione

#ferdinandoimposimatoautonomielocali
#rispettoprincipifondamentalicostituzione
#solidarietaeguaglianzaindivisibilita

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A chi dice che le Regioni Autonome dovrebbero essere eliminate dico,venissero pure in Sardegna,in pieno Mediterraneo,senza continuità territoriale. Dove per muoversi verso la penisola,casa nostra...bisogna fare un prestito per poter pagare il biglietto...

GARIBALDI SI É FATTO AMMAZZARE PER UNIRE L'ITALIA ( E QUESTE ZOZZE REGIONI DI NUOVO LA VONNO DIVIDE )

Le regioni con autonomia sono le più povere perché ci fregano tutto si alzano gli stipendi le pensioni i privilegi insomma decidono tutto loro e alla fine al popolo non gli rimane che piangere come musumeci vuole aumentarsi lo stipendio prima di finire i suoi 5 anni si ritroverà un bel gruzzoletto in banca no alle regioni con autonomia anche se io sono di una regione così basta si stanno mangiando tutto basta lo stato deve intervenire

Esatto

bisogna stare attenti quello che succedeva alla Regione Lazio ci dovrebbe insegnare qualcosa!

Questa spinta verso le autonomie sembra una secessione mascherata x confondere gli italiani. Bisogna contrastarla con i voti non cadiamo nella trappola di salvini che non ha mai eliminato l' articolo 1 dello statuto della lega, che insegue il progetto originario o sbaglio? L' Italia va migliorata non distrutta. Dopo le autonomie delle regioni si presenteranno con le autonomie delle città più ricche e così via così torniamo ai tempi di Venezia, Genova Pisa etcccc.... W l'Italia unita.

E' la CARTA DEI MAGNA MAGNA

Quanto ci manca !!!😪🙏

Con una classe politica prevalentemente marcia, autonomia significherebbe legalizzare il malgoverno, per non dire peggio.

VOGLIONO LE AUTOMOMIE PER RUBARE INDISTURBATI

ABOLIZIONE DELLE AUTONOMIE . Altro che istituirne di nuove !!!

Non esiste autonomia perché c'è troppo razzismo il nord verso il sud e sempre stato così per me è da escludere perché conosciamo bene la lega

Le Autonomie speciali vanno eliminate e subito

Il modo in quale si gestisce autonomia è ingiusto (vedere come stanno Sicilia e Sardegna, nonostante l'autonomia...) non si utilizzano i soldi per il popolo, per sviluppare i trasporti, il territorio, ma per i politici...

grazie... giudice riposa in pace

La costituzione, è lettera morta, non ha alcun effetto per quello che riguarda i diritti del cosidetto popolo sovrano. Ma vuane invocata e impugnata ogni qualvolta si toccano i privilegi dei cosidetti onorevoli.

No all'autonomia e no anche allo statuto speciale , venute meno le ragioni che l'hanno determinato e considerati gli sprechi e gli scandali anche in piccole regioni come la val d'Aosta.

Grande dott. Ferdinando Imposimato!su parecchie tematiche mi sarebbe piaciuto averla tra di noi adesso! Peccato.

Sono sempre stata contraria a qualsiasi spezzettamento del Paese. Le Regioni a statuto speciale insegnano!

Per me che sono nata in una regione autonoma vi dico che i politici più sono vicini e più il popolo vede come spende i soldi meglio è, se la gente non vede servizi cambia .

Io non sono d'accordo x l'autonomia delle regioni. Perché non tutti sono buoni gestori, ho buoni economi. X non parlare della politica ladra. Cosi invece di FARE x gli ospedali, scuole, ecc..ecc.... se li dividono tra di loro.... COM'È LA NATURA DI CHI RUBA!!!

Imposimato si trova sotto terra

Vivi perchè i tuoi pensieri sono sempre attuali..ancorché ripresi dalla sig.ra Giorgione

L'Italia non è un paese per autonomie

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4 months ago

Ferdinando Imposimato

Sulla #TAV riproponiamo questo intervento del 13.06.2007

« Il giudice Ferdinando Imposimato, magistrato ed ex senatore della commissione antimafia, ci parla del suo libro "Corruzione ad alta velocità" e delle implicazioni del TAV con politici, grandi imprese, giornalisti e criminalità organizzata. » #NOTAV #corruzionetav #sperperodenaropubblicotav

Il libro « Corruzione ad Alta Velocità » è stato scritto nel novembre 1999 ovvero quasi 20 anni fa

www.youtube.com/watch?v=-asp6Gjqpl8youtube.com
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I'm still waiting to see if they can translate it.

Miss you

Fanno i finti tonti, la Lega è più di 20 anni che zompa nella politica, basta vedere gli alleati naturali?? Adesso la Mummia si sta mettendo in mostra , non gli sembra vero che col suo pupillo si ricicla a salvatore della patria. Chi fa più pena politicamente, sono i suoi sgherri da strapazzo, più guitti che politicanti, sono alla mensa del benessere del condannato x evasione fiscale. Ma come fanno a votarlo??? A parte i suoi impiegati chiaro!! Italiani, per colpa di pochi papponi siamo arrivati ad avere la Merd fino agli occhi. Adesso che si potrebbe cambiare... Questi stanno facendo casino con i magliari rossi.. .

4 months ago

Ferdinando Imposimato

L'11 maggio 2017 si teneva a Piazza Montecitorio una riunione di un gruppo di attiviste " Opzione Donna Proroga 2018 " , " Movimento Opzione Donna ", " Lavoratori precari uniti a tutela dei propri diritti "
cui partecipava il Giudice Ferdinando Imposimato.

Le donne chiedevano il prolungamento della Opzione Donna . L’opzione donna è una possibilità per le lavoratrici di pubblico e privato di andare in pensione anticipata a patto di accettare un assegno calcolato interamente su sistema contributivo. È un’opzione introdotta dalla L. n° 243/04, ripresa successivamente con la Riforma Pensioni del 2011 e prorogata dalla Legge di Bilancio 2017 prima e da quella 2019 poi.

Avvalendosi di questa opportunità le donne possono oggi andare in pensione a 58 anni (59 se autonome) se hanno raggiunto i 35 anni di contributi al 31/12/2018.
Possono aderire tutte le lavoratrici iscritte all’assicurazione generale obbligatoria, a fondi sostitutivi o esclusivi che siano in possesso di contributi alla data del 31 Dicembre 1995.

Nella nuova Legge di bilancio per i cittadini aventi titolo c’è anche Opzione Donna 2019, finalmente, dopo alcuni anni di attesa.
È infatti ufficiale: la sua proroga è stata inserita nella Manovra.

Grazie ad Anna per averci inviato il ricordo della partecipazione alla manifestazione ed un suo pensiero.

#cittadinanzaattiva #opzionedonnaproroga2018 #ferdinandoimposimatoopzionedonnaproroga
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L11 maggio 2017 si teneva a Piazza Montecitorio una riunione di un gruppo di attiviste  Opzione Donna Proroga 2018  ,  Movimento Opzione Donna ,  Lavoratori precari uniti a tutela dei propri diritti 
cui partecipava il Giudice Ferdinando Imposimato.

Le donne chiedevano il prolungamento della Opzione Donna . L’opzione donna è una possibilità per le lavoratrici di pubblico e privato di andare in pensione anticipata a patto di accettare un assegno calcolato interamente su sistema contributivo. È un’opzione introdotta dalla L. n° 243/04, ripresa successivamente con la Riforma Pensioni del 2011 e prorogata dalla Legge di Bilancio 2017 prima e da quella 2019 poi.

Avvalendosi di questa opportunità le donne possono oggi andare in pensione a 58 anni (59 se autonome) se hanno raggiunto i 35 anni di contributi al 31/12/2018.
Possono aderire tutte le lavoratrici iscritte all’assicurazione generale obbligatoria, a fondi sostitutivi o esclusivi che siano in possesso di contributi alla data del 31 Dicembre 1995. 

Nella nuova Legge di bilancio per i cittadini aventi titolo c’è anche Opzione Donna 2019, finalmente, dopo alcuni anni di attesa. 
È infatti ufficiale: la sua proroga è stata inserita nella Manovra.

Grazie ad Anna per averci inviato il ricordo della partecipazione alla manifestazione ed un suo pensiero.

#cittadinanzaattiva  #opzionedonnaproroga2018 #ferdinandoimposimatoopzionedonnaproroga

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Una grande giornata dove ho potuto stringere la mano al Giudice Imposimato, figura di alto spessore morale che non dimenticheremo.

Rimarrà sempre nel nostro cuore...un uomo di grande dignità e onestà...indimenticabile! ❤

Giornata memorabile in cui ho avuto l'onore di conoscere di persona e stringere la mano al Giudice Imposimato, un Grande Uomo che ha appoggiato e fatta sua la nostra battaglia per la proroga opzione donna, sempre nel suo spiccato stile di vita ...essere al fianco delle persone per difendere i loro diritti...confesso che mi dispiace molto che non possa gioire insieme a noi... ma sono sicura che da lassù lo sta facendo magari insieme al mio papà che tanto lo stimava e conosceva da tanto tempo! Grazie Grande Uomo❤️

Grande Presidente Imposimato, purtroppo oggi non vedo nessuno in grado di colmare il vuoto lasciato.

4 months ago

Ferdinando Imposimato

LE MILLE ANIME DEI SEQUESTRI
Intervista a Ferdinando Imposimato
(terza e penultima parte dell'intervista)

« .... Nei sequestri di persona a scopo di estorsione, il margine di attesa aveva la durata di qualche mese.
Nel caso dei rapimenti Orlandi e Gregori
l’attesa è diventata incalcolabile: più di trent’anni. Qual è la sua idea a riguardo?
Nel caso di #EmanuelaOrlandi, in realtà l’attesa è stata duplice, perché, in un primo momento, i rapitori si misero in contatto direttamente con la famiglia, facendo credere che Emanuela si fosse allontanata volontariamente; e la famiglia non avvertì subito la Polizia.
Così trascorsero ben quindici giorni: il che non fu casuale, naturalmente. Anche questa attesa e questo margine di tempo fu ben calcolato dai rapitori per consentire ai propri complici di condurre la ragazza fuori dall’Italia.
Secondo le mie ricostruzioni, infatti, fu trasferita in Germania, dove si trovavano alcune basi dei Lupi grigi, utilizzando, con molta probabilità, un tir diplomatico: i Servizi ne utilizzavano di frequente per oltrepassare le frontiere. Dopodiché, trascorsi venti giorni, quando ormai Emanuela era al sicuro, i sequestratori uscirono allo scoperto e passarono ai messaggi ricattatori e alle minacce.

Solo allora emerse, finalmente, la verità: Emanuela non si
era allontanata spontaneamente, ma era stata vittima di un rapimento.
Quindi, un’attesa in due tempi.
Sì, ma non solo; perché a questo punto, dopo un mese dalla scomparsa di Emanuela, la famiglia fu completamente isolata. Le richieste ricattatorie venivano comunicate tramite intermediari designati [come l’avvocato Egidio o gli #agentideiServizi che si insediarono a casa degli Orlandi, nda] o telefonando alla linea attivata in Vaticano, collegata direttamente con il segretario di Stato monsignor #AgostinoCasaroli.

E la famiglia, ovviamente, non aveva alcuna voce in capitolo: ai rapitori non interessava assolutamente intrattenere rapporti con essa, per quanto paradossale e cinico possa sembrare. E quando gli Orlandi offrirono un
riscatto di un miliardo di lire, prima, e di due miliardi dopo, quel denaro fu rifiutato su due piedi. Lo dissero chiaramente: a loro non interessava. Quello che contava era lo scambio tra #AliAgca ed Emanuela.
Così sia per i familiari che per gli uomini delle forze dell’ordine e delle istituzioni l’attesa divenne più aspra?
Più aspra e anche molto più difficoltosa. Con il sostituto procuratore della Repubblica di Roma, #DomenicoSica, cercammo di venire a conoscenza, tramite Casaroli, dell’identità dei telefonisti: infatti, non potevamo mettere sotto controllo un’utenza telefonica della Città del Vaticano, in quanto extraterritoriale.
Fu allora che ci accorgemmo che i rapitori venivano informati in tempo reale su quanto accadeva all’interno del Vaticano. In quel frangente, infatti, si registrò l’episodio, ormai noto, della chiamata disertata, con i rapitori che diedero un appuntamento telefonico a Casaroli ma, vista la presenza di Sica negli appartamenti del cardinale, non chiamarono e, il giorno seguente, intimarono allo stesso Casaroli di non permettere un’altra volta, a persone esterne, di assistere alla chiamata: insomma, sapevano già tutto.

E in tutto questo, la famiglia Orlandi come viveva la sua attesa?
La famiglia era assolutamente esclusa e tenuta completamente al di fuori di tutto. Erano impotenti e ben presto capirono, e dovettero convincersene, che quello era un caso di terrorismo internazionale: né rapimento a sfondo sessuale né per estorsione.
Gli Orlandi dovettero subire la solitudine di questa consapevolezza.

Del resto, è assolutamente evidente che si sia trattato unicamente di un affaire internazionale e che tutta la storia della Banda della Magliana, dei supertestimoni eccetera è solo una balla: i rapitori rifiutarono due
miliardi di lire. Basta questo a dimostrarlo.

Poco prima del rapimento Orlandi scomparve anche Mirella Gregori. #mirellagregorisequestroorlandi
Quanto fu diversa l’attesa in questo caso?
Per lei la questione fu ben diversa: nel senso che venne rapita e poi, per due mesi, non si fece vivo nessuno. E questo fu voluto, perché l’intenzione era quella di rapire, di lì a breve, un’altra ragazza, e solo con quel prolungato silenzio i rapitori avrebbero evitato di mettere in guardia le forze dell’ordine e l’opinione pubblica. La Gregori fu rapita a maggio e solo dopo un mese dal rapimento di Emanuela Orlandi, a giugno, i responsabili rivendicarono entrambi i sequestri. Per questo, l’attesa dei Gregori fu letteralmente lunghissima. I familiari non sapevano nul-
la, erano disperati: la loro attesa fu terribile e di totale silenzio.

Lei ipotizza un destino diverso per le due ragazze: perché?
Mirella Gregori, con molte probabilità, è stata uccisa: per lei la possibilità di ricatto era ridotta al minimo e il suo ruolo, nei confronti del Papa, non era tanto importante come quello di Emanuela Orlandi. L’opinione pubblica fu meno impressionata dalla figura di Mirella Gregori. È
vero, indubbiamente c’era una preoccupazione collettiva: anche il Presidente della Repubblica nutriva timori per la sua sorte, però Mirella non era cittadina vaticana, e già questo divaricava di molto i due piani e lo scarto di interesse nei suoi confronti rispetto a quello per Emanuela.
E poi, la Gregori era stata ingannata da un giovane della vigilanza vaticana che, con la scusa di uno pseudo corteggiamento, si era conquistato la sua fiducia; ma Mirella l’aveva pur visto in faccia, sapeva chi fosse e, quindi, era diventata una testimone pericolosa.

Diversa è la situazione per Emanuela Orlandi: credo sia ancora viva perché, come ho detto, fu portata via, fu nascosta all’estero, fu messa al sicuro. Inoltre, numerosi testimoni hanno dichiarato di averla vista viva; e da questi, che reputo per gran parte attendibili, sappiamo che è stata la compagna di uno dei suoi rapitori o di un #Lupogrigio.
Quali elementi supportano la sua convinzione?
Per capire se Emanuela sia ancora viva occorre sapere perché è scomparsa. Ho già parlato delle rivelazioni del colonnello della #Stasi #Bohnsack sia nel libro Vaticano, un affare di Stato, sia nel libro Attentato al Papa scritto con Sandro Provvisionato. Il giudice Ilario Martella, che ha istruito il processo per l’attentato al Papa e inizialmente quello per la vicenda Orlandi, e che ricevette terribili minacce di morte, mi ha scritto, in un messaggio, il 23 giugno 2013: «Concordo pienamente con le tue va-
lutazioni sugli ultimi risvolti del caso Orlandi». Queste valutazioni riguardavano la matrice terroristica del caso Orlandi. In altre parole, Emanuela è stata oggetto di un ricatto non contro la famiglia ma contro il #PapaGiovanniPaoloII e il #Vaticano. L’intervista del colonnello Günter Bohnsack a me rilasciata nel 2006 all’hotel Mercure di Berlino, in presenza dell’avvocato Gennaro Sposato, conoscitore della lingua tedesca,
e i documenti che ne provano la veridicità, sono la dimostrazione inequivocabile della responsabilità nell’organizzazione del rapimento di Emanuela Orlandi dei servizi segreti del Kgb, della Stasi, la polizia se-
greta della Germania Orientale, e del Durzavna Sigurnost, il servizio bulgaro.

Quei servizi segreti parteciparono sicuramente alla ideazione e redazione dei messaggi di rivendicazione e di ricatto, diretti al Papa Giovanni Paolo II. Tali messaggi avevano tutti ad oggetto la liberazione di Ali Ag ̆ca, anche per mezzo della grazia che doveva essere concessa dal
Presidente Sandro #Pertini, in cambio di quella di Emanuela.
Cosa ha affermato Bohnsack?
Ha ammesso, anche con risposte manoscritte a precise domande, di avere, quale uomo della Stasi, materialmente vergato molti di quei messaggi che rivendicano il rapimento, usando le sigle più fantasiose, e che avevano sempre la matrice Kgb, Stasi e Ds. Io gli ho mostrato, nel corso dei diversi incontri a Berlino, i vari comunicati ricattatori, ed egli ha indicato coloro che parteciparono alla redazione dei documenti fornendo
a lui i contenuti.
Ha precisato, in un’ultima intervista rilasciata a me nel 2008, che il capo della struttura era a Mosca, maggiore generale Ivanov, e questa è una novità importantissima; ma i referenti russi del Kgb erano a Berlino. L’Ivanov in questione era Boris Semënovicˇ Ivanov, ufficiale superiore del primo direttorato centrale del #Kgb, si occupava delle operazioni estere, e addestrava sicari e sequestratori.
La prima ricostruzione dei vari comunicati, con richiesta di scambio Emanuela-Ag ̆ca, è quella fatta da Bohnsack in risposta alle domande del 20 maggio 2002 che gli inviai via email. Le risposte sono in lingua
tedesca, scritte a mano, tradotte dalla brava interprete Deborah Munaron. Tali dichiarazioni furono in seguito più volte confermate e ampliate. Fin dalla prima volta Bohnsack mi disse senza indugi che il rapimento di Emanuela Orlandi era stato un «political affair», cioè un sequestro con finalità di terrorismo politico, come riferisco in Vaticano, un affare di Stato, cosa da lui mai smentita in seguito. Tale circostanza venne confermata, in via indiretta, attraverso l’ammissione di essere stato l’autore di messaggi riferibili ai rapitori di Emanuela. I colloqui tra me e Bohnsack, è bene ripeterlo, avvennero in più riprese nella ex Berlino Est:
una prima volta nel 1999 nella sua abitazione, in presenza del bravissimo giornalista di inchiesta della Rai italiana, Paolo Di Giannantonio. I colloqui proseguirono poi tra il 2002 e il 2008 in alcuni esercizi pubblici di Berlino.
--------- segue quarta ed ultima parte asap ---------
tratto dal libro
#STORIE SOSPESE della Criminologa
dr.ssa Isabella Pascucci , allieva del Giudice
- terza e penultima parte dell'intervista: la prima pubblicata su questa pagina il 12 gennaio, la seconda il 16 gennaio -

Per gentile concessione dell'autore che ringraziamo
#isabellapascuccistoriesospese
#isabellapascuccistoriesospeseintervistagiudiceimposimato
#sequestridipersonagiudiceimposimato
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LE MILLE ANIME DEI SEQUESTRI
Intervista a Ferdinando Imposimato   
(terza e penultima parte dellintervista)

« .... Nei sequestri di persona a scopo di estorsione, il margine di attesa aveva la durata di qualche mese. 
Nel caso dei rapimenti Orlandi e Gregori
l’attesa è diventata incalcolabile: più di trent’anni. Qual è la sua idea a riguardo?
Nel caso di #EmanuelaOrlandi, in realtà l’attesa è stata duplice, perché, in un primo momento, i rapitori si misero in contatto direttamente con la famiglia, facendo credere che Emanuela si fosse allontanata volontariamente; e la famiglia non avvertì subito la Polizia. 
Così trascorsero ben quindici giorni: il che non fu casuale, naturalmente. Anche questa attesa e questo margine di tempo fu ben calcolato dai rapitori per consentire ai propri complici di condurre la ragazza fuori dall’Italia.
Secondo le mie ricostruzioni, infatti, fu trasferita in Germania, dove si trovavano alcune basi dei Lupi grigi, utilizzando, con molta probabilità, un tir diplomatico: i Servizi ne utilizzavano di frequente per oltrepassare le frontiere.   Dopodiché, trascorsi venti giorni, quando ormai Emanuela era al sicuro, i sequestratori uscirono allo scoperto e passarono ai messaggi ricattatori e alle minacce. 

Solo allora emerse, finalmente, la verità: Emanuela non si
era allontanata spontaneamente, ma era stata vittima di un rapimento.
Quindi, un’attesa in due tempi.
Sì, ma non solo; perché a questo punto, dopo un mese dalla scomparsa di Emanuela, la famiglia fu completamente isolata. Le richieste ricattatorie venivano comunicate tramite intermediari designati [come l’avvocato Egidio o gli #agentideiServizi che si insediarono a casa degli Orlandi, nda] o telefonando alla linea attivata in Vaticano, collegata direttamente con il segretario di Stato monsignor #AgostinoCasaroli. 

E la famiglia, ovviamente, non aveva alcuna voce in capitolo: ai rapitori non interessava assolutamente intrattenere rapporti con essa, per quanto paradossale e cinico possa sembrare. E quando gli Orlandi offrirono un
riscatto di un miliardo di lire, prima, e di due miliardi dopo, quel denaro fu rifiutato su due piedi. Lo dissero chiaramente: a loro non interessava. Quello che contava era lo scambio tra #AliAgca ed Emanuela.
Così sia per i familiari che per gli uomini delle forze dell’ordine e delle istituzioni l’attesa divenne più aspra?
Più aspra e anche molto più difficoltosa. Con il sostituto procuratore della Repubblica di Roma, #DomenicoSica, cercammo di venire a conoscenza, tramite Casaroli, dell’identità dei telefonisti: infatti, non potevamo mettere sotto controllo un’utenza telefonica della Città del Vaticano, in quanto extraterritoriale. 
Fu allora che ci accorgemmo che i rapitori venivano informati in tempo reale su quanto accadeva all’interno del Vaticano. In quel frangente, infatti, si registrò l’episodio, ormai noto, della chiamata disertata, con i rapitori che diedero un appuntamento telefonico a Casaroli ma, vista la presenza di Sica negli appartamenti del cardinale, non chiamarono e, il giorno seguente, intimarono allo stesso Casaroli di non permettere un’altra volta, a persone esterne, di assistere alla chiamata: insomma, sapevano già tutto.

E in tutto questo, la famiglia Orlandi come viveva la sua attesa?
La famiglia era assolutamente esclusa e tenuta completamente al di fuori di tutto. Erano impotenti e ben presto capirono, e dovettero convincersene, che quello era un caso di terrorismo internazionale: né rapimento a sfondo sessuale né per estorsione. 
Gli Orlandi dovettero subire la solitudine di questa consapevolezza.

Del resto, è assolutamente evidente che si sia trattato unicamente di un affaire internazionale e che tutta la storia della Banda della Magliana, dei supertestimoni eccetera è solo una balla: i rapitori rifiutarono due
miliardi di lire. Basta questo a dimostrarlo.

Poco prima del rapimento Orlandi scomparve anche Mirella Gregori.  #mirellagregorisequestroorlandi
Quanto fu diversa l’attesa in questo caso?
Per lei la questione fu ben diversa: nel senso che venne rapita e poi, per due mesi, non si fece vivo nessuno. E questo fu voluto, perché l’intenzione era quella di rapire, di lì a breve, un’altra ragazza, e solo con quel prolungato silenzio i rapitori avrebbero evitato di mettere in guardia le forze dell’ordine e l’opinione pubblica. La Gregori fu rapita a maggio e solo dopo un mese dal rapimento di Emanuela Orlandi, a giugno, i responsabili rivendicarono entrambi i sequestri. Per questo, l’attesa dei Gregori fu letteralmente lunghissima. I familiari non sapevano nul-
la, erano disperati: la loro attesa fu terribile e di totale silenzio.

Lei ipotizza un destino diverso per le due ragazze: perché?
Mirella Gregori, con molte probabilità, è stata uccisa: per lei la possibilità di ricatto era ridotta al minimo e il suo ruolo, nei confronti del Papa, non era tanto importante come quello di Emanuela Orlandi. L’opinione pubblica fu meno impressionata dalla figura di Mirella Gregori. È
vero, indubbiamente c’era una preoccupazione collettiva: anche il Presidente della Repubblica nutriva timori per la sua sorte, però Mirella non era cittadina vaticana, e già questo divaricava di molto i due piani e lo scarto di interesse nei suoi confronti rispetto a quello per Emanuela.
E poi, la Gregori era stata ingannata da un giovane della vigilanza vaticana che, con la scusa di uno pseudo corteggiamento, si era conquistato la sua fiducia; ma Mirella l’aveva pur visto in faccia, sapeva chi fosse e, quindi, era diventata una testimone pericolosa.

Diversa è la situazione per Emanuela Orlandi: credo sia ancora viva perché, come ho detto, fu portata via, fu nascosta all’estero, fu messa al sicuro. Inoltre, numerosi testimoni hanno dichiarato di averla vista viva; e da questi, che reputo per gran parte attendibili, sappiamo che è stata la compagna di uno dei suoi rapitori o di un #Lupogrigio.
Quali elementi supportano la sua convinzione?
Per capire se Emanuela sia ancora viva occorre sapere perché è scomparsa. Ho già parlato delle rivelazioni del colonnello della #Stasi #Bohnsack sia nel libro Vaticano, un affare di Stato, sia nel libro Attentato al Papa scritto con Sandro Provvisionato. Il giudice Ilario Martella, che ha istruito il processo per l’attentato al Papa e inizialmente quello per la vicenda Orlandi, e che ricevette terribili minacce di morte, mi ha scritto, in un messaggio, il 23 giugno 2013: «Concordo pienamente con le tue va-
lutazioni sugli ultimi risvolti del caso Orlandi». Queste valutazioni riguardavano la matrice terroristica del caso Orlandi. In altre parole, Emanuela è stata oggetto di un ricatto non contro la famiglia ma contro il #PapaGiovanniPaoloII e il #Vaticano. L’intervista del colonnello Günter Bohnsack a me rilasciata nel 2006 all’hotel Mercure di Berlino, in presenza dell’avvocato Gennaro Sposato, conoscitore della lingua tedesca,
e i documenti che ne provano la veridicità, sono la dimostrazione inequivocabile della responsabilità nell’organizzazione del rapimento di Emanuela Orlandi dei servizi segreti del Kgb, della Stasi, la polizia se-
greta della Germania Orientale, e del Durzavna Sigurnost, il servizio bulgaro. 

Quei servizi segreti parteciparono sicuramente alla ideazione e redazione dei messaggi di rivendicazione e di ricatto, diretti al Papa Giovanni Paolo II. Tali messaggi avevano tutti ad oggetto la liberazione di Ali Ag ̆ca, anche per mezzo della grazia che doveva essere concessa dal
Presidente Sandro #Pertini, in cambio di quella di Emanuela.
Cosa ha affermato Bohnsack?
Ha ammesso, anche con risposte manoscritte a precise domande, di avere, quale uomo della Stasi, materialmente vergato molti di quei messaggi che rivendicano il rapimento, usando le sigle più fantasiose, e che avevano sempre la matrice Kgb, Stasi e Ds. Io gli ho mostrato, nel corso dei diversi incontri a Berlino, i vari comunicati ricattatori, ed egli ha indicato coloro che parteciparono alla redazione dei documenti fornendo
a lui i contenuti. 
Ha precisato, in un’ultima intervista rilasciata a me nel 2008, che il capo della struttura era a Mosca, maggiore generale Ivanov, e questa è una novità importantissima; ma i referenti russi del Kgb erano a Berlino. L’Ivanov in questione era Boris Semënovicˇ Ivanov, ufficiale superiore del primo direttorato centrale del #Kgb, si occupava delle operazioni estere, e addestrava sicari e sequestratori.
La prima ricostruzione dei vari comunicati, con richiesta di scambio Emanuela-Ag ̆ca, è quella fatta da Bohnsack in risposta alle domande del 20 maggio 2002 che gli inviai via email. Le risposte sono in lingua
tedesca, scritte a mano, tradotte dalla brava interprete Deborah Munaron. Tali dichiarazioni furono in seguito più volte confermate e ampliate. Fin dalla prima volta Bohnsack mi disse senza indugi che il rapimento di Emanuela Orlandi era stato un «political affair», cioè un sequestro con finalità di terrorismo politico, come riferisco in Vaticano, un affare di Stato, cosa da lui mai smentita in seguito. Tale circostanza venne confermata, in via indiretta, attraverso l’ammissione di essere stato l’autore di messaggi riferibili ai rapitori di Emanuela. I colloqui tra me e Bohnsack, è bene ripeterlo, avvennero in più riprese nella ex Berlino Est:
una prima volta nel 1999 nella sua abitazione, in presenza del bravissimo giornalista di inchiesta della Rai italiana, Paolo Di Giannantonio. I colloqui proseguirono poi tra il 2002 e il 2008 in alcuni esercizi pubblici di Berlino.
--------- segue quarta ed ultima parte asap ---------
tratto dal libro
#STORIE SOSPESE della Criminologa
dr.ssa Isabella Pascucci  , allieva del Giudice
- terza e penultima parte dellintervista: la prima pubblicata su questa pagina il 12 gennaio, la seconda il 16 gennaio - 

Per gentile concessione dellautore che ringraziamo
#isabellapascuccistoriesospese
#isabellapascuccistoriesospeseintervistagiudiceimposimato
#sequestridipersonagiudiceimposimato

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Bellissima intervista, non vedo l'ora di leggere la prossima. Molto interessante perché svela come il Giudice Istruttore abbia delineato le indagini. Veramente molto in gamba Aspettando sempre sia il ritorno delle due ragazze , ma anche la cattura e l'arresto di chi ricattava il Papa

Vaticano, quanti inciuci. Quanti misteri irrisolti!!!!!!

..CHISSÀ Ferdinando Imposimato ..COSA NE PENSEREBBE DI QUANTO HA DICHIARATO LUIGI GAETTI..SENATORE DEL M5S Luigi Gaetti : Quote Latte. La mia posizione è chiarissima e coerente Dopo aver studiato per 4 anni il tema (unico politico in Italia), ho capito che la gestione quote latte è stata il paradigma di una cricca che gestiva i soldi dell’agricoltura (fondi europei e non solo) per scopo personale. Per questo ho fatto esposti alle procure, che hanno archiviato ed a cui ho fatto opposizione. il mio lavoro è quello di scardinare il sistema. Il ministero è in mano alla Lega che detta la linea sulla questione, che è diversa dalla mia. La lega sta lavorando per far pagare il 15-20% (escluso multe ed interessi) compensando con la pac non percepita, con un mutuo di 20-30 anni. lasciando il sistema intatto per continuare a Mangiare. Diffonda pure questo messaggio. A marzo sarò davanti al Procuratore a Roma , come vede non dormo..... Gaetti Luigi. www.facebook.com/photo.php?fbid=1451630854973475&set=a.118682184935022&type=3&theater

4 months ago

Ferdinando Imposimato

« MA AD ASSOLVERE E' SPESSO IL PARTITO » di Ferdinando Imposimato

sulle accuse del Sindaco di Palermo Leoluca Orlando Cascio ai giudici
Buona lettura
« L'accusa di Leoluca Orlando contro i giudici siciliani di insabbiare i processi per delitti politici ( La Torre, Reina, Mattarella, Insalaco e Bonsignore ) ha indotto il Presidente della Repubblica a convocare i procuratori generali presso le Corti di Appello siciliane.
Il Capo dello Stato intende probabilmente sollecitare i massimi rappresentanti della pubblica accusa in #Sicilia a un controllo sui vari uffici giudiziari che si occupano dei processi di mafia, perché l'azione penale sia doverosamente esercitata contro i responsabili dei delitti politici.
E in tal modo sarà possibile stabilire se la denuncia di #LeolucaOrlando sia fondata o meno.
Certo, non è possibile dire quali elementi inducano il Sindaco di #Palermo a fare affermazioni così gravi e come egli abbia raggiunta la certezza giuridica che la " la verità sui delitti politici è nei cassetti dei giudici ",
ma pur condividendo il bisogno di giustizia che Orlando e milioni di italiani esprimono ogni giorno, non pensiamo che si possa far carico ai giudici dell'insuccesso alla #Giustizia di fronte ai delitti di mafia e camorra.

Il dovere di individuare i responsabili dei delitti grava principalmente sugli organi di polizia giudiziaria, mentre il pubblico ministero e il giudice hanno solo il compito di verificare la validità delle ipotesi accusatorie formulate dagli inquirenti.
Il Sindaco di Palermo , per sostenere la sua tesi, fa riferimento a
" Carte che dicono esattamente chi e perché ha preso le tangenti " .

Da qui la deduzione logica che costoro erano certamente interessati all'eliminazione di quei politici onesti come #LaTorre, #Mattarella, #Reina, e dei funzionari onesti come #Bonsignore che alle tangenti si sono opposti coraggiosamente.

L'errore nel ragionamento di Leoluca Orlando è proprio nel ritenere che il movente, sia pure valido e convincente sul piano politico come quello da lui prospettato, possa bastare come prova per una condanna.
In realtà le cose stanno diversamente.
Tutti ricordano come la Corte di Cassazione abbia ripetutamente demolito processi in cui le prove raccolte dai giudici sembravano granitiche.
Si trattava di processi in cui, insieme al movente, esistevano le dichiarazioni accusatorie di mafiosi pentiti e riscontri documentali considerevoli.
Eppure essi non hanno resistito al vaglio della suprema corte.
La verità è che le prove per affermare la responsabilità dei politici sono probabilmente insufficienti e richiedono un approfondimento.
Esistono invece, in molti processi e negli atti delle varie commissioni antimafia, elementi che dimostrano legami di affari, e non, tra politici, mafiosi e camorristi.
Si tratta di rapporti - come quelli emersi nella vicenda #Cirillo - che non costituiscono prove di delitti ma sono politicamente e moralmente spregevoli.
In questi casi dovrebbero intervenire le segreterie dei partiti per cacciare fuori i politici legati a mafiosi e camorristi.

E' bene ricordare che il Presidente #Pertini costrinse alle dimissioni un ministro per i suoi rapporti personali con esponenti della mafia, pur in assenza di specifici delitti.

Pubblicato il 20 maggio 1990 su IL SECOLO XIX
dal titolo : PALERMO, INTERVIENE COSSIGA –
CONVOCATI AL QUIRINALE I PROCURATORI GENERALI intervista a #FerdinandoImposimato Giudice Istruttore nei processi di mafia e terrorismo a Roma
#imposimatogiudiceistruttoreprocessimafiaeterrorismoaRoma

Ferdinando Imposimato II
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« MA AD ASSOLVERE E SPESSO IL PARTITO »  di Ferdinando Imposimato

sulle accuse del Sindaco di Palermo Leoluca Orlando Cascio ai giudici 
Buona lettura
« Laccusa di Leoluca Orlando contro i giudici siciliani di insabbiare i processi per delitti politici ( La Torre, Reina, Mattarella, Insalaco e Bonsignore ) ha indotto il Presidente della Repubblica a convocare i procuratori generali presso le Corti di Appello siciliane.  
Il Capo dello Stato intende probabilmente sollecitare i massimi rappresentanti della pubblica accusa in #Sicilia a un controllo sui vari uffici giudiziari che si occupano dei processi di mafia, perché lazione penale sia doverosamente esercitata contro i responsabili dei delitti politici.
E in tal modo sarà possibile stabilire se la denuncia di #LeolucaOrlando sia fondata o meno. 
Certo, non è possibile dire quali elementi inducano il Sindaco di #Palermo a fare affermazioni così gravi e come egli abbia raggiunta la certezza giuridica che la   la verità sui delitti politici è nei cassetti dei giudici ,
ma pur condividendo il bisogno di giustizia che Orlando e milioni di italiani esprimono ogni giorno, non pensiamo che si possa far carico ai giudici dellinsuccesso alla #Giustizia di fronte ai delitti di mafia e camorra. 

Il dovere di individuare i responsabili dei delitti grava principalmente sugli organi di polizia giudiziaria, mentre il pubblico ministero e il giudice hanno solo il compito di verificare la validità delle ipotesi accusatorie formulate dagli inquirenti.
Il Sindaco di Palermo , per sostenere la sua tesi, fa riferimento a 
 Carte che dicono esattamente chi e perché ha preso le tangenti  .

Da qui la deduzione logica che costoro erano certamente interessati alleliminazione di quei politici onesti come #LaTorre, #Mattarella, #Reina, e dei funzionari onesti come #Bonsignore che alle tangenti si sono opposti coraggiosamente.

Lerrore nel ragionamento di Leoluca Orlando è proprio nel ritenere che il movente, sia pure valido e convincente sul piano politico come quello da lui prospettato, possa bastare come prova per una condanna.  
In realtà le cose stanno diversamente. 
Tutti ricordano come la Corte di Cassazione abbia ripetutamente demolito processi in cui le prove raccolte dai giudici sembravano granitiche.
Si trattava di processi in cui, insieme al movente, esistevano le dichiarazioni accusatorie di mafiosi pentiti e riscontri documentali considerevoli. 
Eppure essi non hanno resistito al vaglio della suprema corte.
La verità è che le prove per affermare la responsabilità dei politici sono probabilmente insufficienti e richiedono un approfondimento. 
Esistono invece, in molti processi e negli atti delle varie commissioni antimafia, elementi che dimostrano legami di affari, e non,  tra politici, mafiosi e camorristi.
Si tratta di rapporti - come quelli emersi nella vicenda #Cirillo - che non costituiscono prove di delitti ma sono politicamente e moralmente spregevoli.
In questi casi dovrebbero intervenire le segreterie dei partiti per cacciare fuori i politici legati a mafiosi e camorristi.

E bene ricordare che il Presidente #Pertini  costrinse alle dimissioni un ministro per i suoi rapporti personali con esponenti della mafia, pur in assenza di specifici delitti.

Pubblicato il  20 maggio 1990 su IL SECOLO XIX  
dal titolo : PALERMO, INTERVIENE COSSIGA – 
CONVOCATI AL QUIRINALE I PROCURATORI GENERALI intervista a #FerdinandoImposimato Giudice Istruttore nei processi di mafia e terrorismo a Roma
#imposimatogiudiceistruttoreprocessimafiaeterrorismoaRoma  

Ferdinando Imposimato II

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Orlando Cascio, ma nn era quello che accusava Falcone? Solo che la Mafia ( o altri) lo hanno fatto saltare in aria, lui regolarmente il sindaco, di una città allo sbando.🤔

Son passati 30 anni e potrebbe essere stato pubblicato ieri !!!

Questa denuncia fatta proprio da leoluca Orlando ,mi sa tanto di un modo come un altro per mettersi in luce per le elezioni,e tralasciare come sta governando la sua città, proprio lui fu quello che attaccò falcone, non scordatelo, e poi sa che ciò che è, o sarebbe celato nei cassetti di alcuni giudici, li è, e li rimarrà, sennò dovrebbe preoccuparsi.

Un po di luce? Speriamo di si.

Erano tempi in cui gran parte della magistratura non comprese cosa stava per fare all'Italia, Dott. Imposimato. E anche le prossime generazioni pagheranno per i danni che quelle sciagurate poltrone hanno causato all'Italia.

CHISSA' Ferdinando Imposimato COSA AVREBBE DETTO A A TAL PROPOSITO....SARA' UN CASO CHE QUESTO GOVERNO HA MESSO COME PRESIDENTE DELLA SIN SPA..DOVE SI GESTISCONO DECINE DI MILIARDI DI EURO PUBBLICI...IL CASSIERE DI MATTEO SALVINI...??.. E IL PARTITO DEGLI ONESTI...MUTO...!!! COME DIRETTORE INVECE C'E' SEMPRE L'EX FIDANZATO DELL'EX MINISTRO DE GIROLAMO..??.. www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/de-girolamo-ex-fidanzato-padre-figlioccio-direttore-sann... espresso.repubblica.it/inchieste/2018/05/31/news/alla-lega-sovranista-di-matteo-salvini-piace-off... www.agea.gov.it/portal/pls/portal/docs/1/6646205.PDF?fbclid=IwAR0ep-ssMf3t1T1LMz7VU9RFHvu472-KvuS...

Grande Imposimato.

Come fa a guardare in faccia i palermitani?

GRANDE PRESIDENTE, CHE I KOMPAGNI KOMUNISTI CHIAMAVANO KOSSIGA CON LA K"

His books need to be translated for the world to see what they did.

dovrebbe andare in pensione,,mandatelo a casa, e i fretta!!!

Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, siede sulla stessa poltrona dove, da sindaco, sedeva Ciancimino.

Basta. Che si aprano i fascicoli segreti che hanno determinato i rapporti USA - Italia - MAFIA. È venuto il momento di una revisione storica della gestione dei 70 anni della Repubblica italiana. Auspico un nuovo risorgimento italiano di idee e di valori morali. 👺

Anche a proposito del suo "islam luce del mondo" attira a Palermo tutti i criminali del mondo e magnaccia che gestiscono pure i posteggiatori abusivi nelle sttisce bianche e blu: come mai non viene incriminato dopo la pubblicazione degli atti da parte del Csm sui suoi attacchi a Falcone compiuti insieme all'on Galasso avvocato del "ministro degli appalti della mafia" Siino e dei suoi parenti?

Si gli asini volano sulle ali della legalità.

chi non è con la legge e a favore dei mafiosi

Non dategli retta; e' il primo quacquaracqua di Palermo e, soprattutto, un mascariatore nato e di prima qualita'.

E IO CREDEVO CHE A GIUDICARE FOSSERO I GIUDICI IN BASE ALLE LEGGI! ma allora che ce ne facciamo dei giudici? mandiamoli tutti a casa

Cascio, e palermitani sanno

Cossiga si che aveva le balle

Non si riesce a leggere! 🙁

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5 months ago

Ferdinando Imposimato

Cari amici, vi proponiamo un articolo tratto da Panorama del 22 giugno 1986
Come molti di voi ricorderanno il Giudice Ferdinando Imposimato, venne trasferito all'Unfdac, l'agenzia dell'Onu per i problemi della produzione di droga nei paesi del Centro e sud America, e Asia .
L'articolo è del giornalista Antonio Carlucci.

Buona lettura , la segreteria
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Cari amici, vi proponiamo un articolo tratto da Panorama del 22 giugno 1986 
Come molti di voi ricorderanno il Giudice Ferdinando Imposimato, venne trasferito allUnfdac, lagenzia dellOnu per i problemi della produzione di droga nei paesi del Centro e sud America, e Asia .
Larticolo è del giornalista Antonio Carlucci.

Buona lettura , la segreteria

5 months ago

Ferdinando Imposimato

« Senza giustizia uno stato si disgrega ..
Era la manifestazione a sostegno del Pool Antimafia di Palermo , organizzata dalle Agende Rosse , del 14 novembre 2015 per rompere il muro del silenzio e di omertà istituzionale di cui mi vergogno ... »

Ringraziamo per l'organizzazione :
Salvatore Borsellino Mimmo Marzaioli Nunzio Sisto Toto Francesca
Aaron Pettinari Maria Lo Moro Marco Bertelli
la segreteria

#ferdinandoimposimatoagenderosse #imposimatofalconeborsellino
#stragicapacieviadamelio1992

youtu.be/ptE-P226cyIRoma - Manifestazione Nazionale a sostegno del Pool antimafia di Palermo
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Le parole e la credibilità di Ferdinando Imposimato sono state confermate dalla storia. La sentenza del 2018 del presidente Montalto della Corte d assise di Catania ha confermato la tesi accusatoria che il pool di magistrati condotti Nino Di Matteo aveva istruito. Una sentenza storica degna di nota, che come sosteneva il mitico prof. ancora oggi é rinnegata e occultata.

..CHISSÀ DI MATTEO COSA PENSA DELLA PIÙ GRANDE ASSOCIAZIONE A DELINQUERE DEL NS PAESE CHE SI INGRASSA CON I MILIARDI DEI FINANZIAMENTI EUROPEI IN AGRICOLTURA..

Ferdinando Imposimato 💕 una "persona" prima che magistrato giusta che non ha mai temuto di parlare chiaro - nell'occasione della Manifestazione Nazionale #IoStoConDiMatteo citata - rivolto a Salvatore Borsellino 💕 e temendo, come per se stesso, i rischi che correvano i Magistrati onesti e professionalmente impegnati "nel" processo della Trattativa stato/mafia, con la solita passione, non tardò di esprimere la solidarietà per le minacce ricevute da Totò Riina e la vicinanza all'impegno di Nino Di Matteo per il gravissimo compito che stava assolvendo. Non dimenticherò mai l’appassionato intervento svolto in Via D’Amelio il 19 luglio 2017 a Palermo durante il quale, richiamando Antonino Caponnetto, disse che “Paolo Borsellino è stato in grado di unire la saggezza all'umiltà”, volle esplicitare il sostegno convinto a Nino Di Matteo e al Pool Antimafia di Palermo che, con Francesco Del Bene, Vittorio Teresi e Roberto Tartaglia, impegnati “nel” processo sulla Trattativa stato\mafia, rivolgevano la massima attenzione alla ricerca della Verità sui mandanti, non esitò a sottolineare il ruolo svolto dalle “entità esterne” – di veltroniana memoria – mandanti e complici che ordirono, organizzarono ed attuarono, con la complicità di “cosa nostra”, il 23 maggio 1992 a Capaci, il massacro di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, sua moglie, e dei tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e, dopo solo 57 giorni, il 19 luglio la strage di stato di Via D’Amelio nella quale furono trucidati Paolo Borsellino e i cinque Agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina cui seguirono le stragi del ‘92\’93 con la chiara intenzione di cancellare, con la mole di indagini condotte da Giovanni e Paolo, la stagione delle stragi ricorrendo sistematicamente al depistaggio e al silenzio omertoso di quella parte dei partiti e delle istituzioni coinvolti, la memoria storica del nostro Paese e, soprattutto, costringere la Stato, il nostro Stato, alla resa. www.antimafiaduemila.com/home/di-la-tua/237-vedi/66550-via-d-amelio-2017-le-verita-di-ferdinando-...

5 months ago

Ferdinando Imposimato

« Borsellino ucciso perché, come Falcone, indagava su Gladio e i delitti politici. Nell'agenda rossa scomparsa tracce di queste indagini così come pure nei file del computer di Falcone manomessi e cancellati ". Da 25 anni l'opinione pubblica e i familiari delle vittime delle stragi di Capaci e via D'Amelio chiedono verità e giustizia.
Su queste pagine nere della storia del nostro paese, la verità è più vicina di quanto non si creda. »

youtu.be/VCZ90VyGZdMFonte del Video → www.facebook.com/mem.fut/videos/1129337550544331/?permPage=1 Ferdinando Imposimato: "Borsellino ucciso perché, come Falcone, indaga...
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Giriamo questa pagina al Presidente della Camera Fico al Presidente del Consiglio dei Ministri Conte al Vice Preside te del Consiglio Di Maio. Che tanto stimavano il Presidente Imposimato. Di interessarsi a smuovere la macchina della Vergogna. Di quella Trage di uomini caduti per difendere l'Italia.

Grade e inascoltato PRESIDENTE.

Si ma il popolo del governo del popolo ha idea di cosa sia Gladio?

..mi domando ma una volta che per sbajo uscirà la sacrosanta verità.. Tutti i responsabili..i complici e i compiacenti..che per tutti questi anni hanno fatto i porci comodi loro...che fine faranno..??..considerato che ci sono quattro gradi di giudizio..e i famosi tempi lunghi della giustizia del NS Paese..se li saranno messi da parte du spicci..se li saranno sistemati gli amici..e i compari...??..li dobbiamo mantenere anche in galera..??..

I giudici Falcone e Borsellino hanno dedicato e perso la loro vita cercando di fare GIUSTIZIA in questo paese. Chi AMA veramente l'Italia 🇮🇹 è disposto a lottare fino alla fine! ONORE a tutti LORO

I grandi uomini purtroppo vengono sempre fatti tacere😫

La verità è nota al popolo Noi non abbiamo bisogno di prove inconfutabili. La verità è sotto gli occhi di tutti Non necessitiamo sapere se è il dito mignolo o il medio oppure il pollice ad eseguire, sappiamo che è la mano a fare

Ma anche perché non erano sostenuti e protetti dallo stato

Pagine nere

Ci siamo...

Io penso che le voci che raccontano la verità prima o poi saranno ascoltate e i criminali saranno relegati nel loro fango. Sono un po’ come Anna Frank, che credeva fermamente che un giorno il Cielo sarebbe tornato ad essere azzurro e tutto il buio e l’orrore sarebbero stati inghiottiti dal loro stesso vortice. Presidente Ferdinando Imposimato, quanto ci manca la tua voce limpida e libera❤️

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5 months ago

Ferdinando Imposimato

« GLI OBIETTIVI RAGGIUNTI E LE OCCASIONI SPRECATE »
di Ferdinando Imposimato testo del 30/01/1988
#rinascitasettimanalefondatodaTogliatti

Che cosa è cambiato dopo la storica sentenza al #Maxiprocesso

E' questo un momento delicato della nostra storia giudiziaria, in cui l'ottimismo e la speranza nati dalla sentenza di Palermo sono stati quasi vanificati dai feroci omicidi degli ultimi giorni.
Sono stati uccisi alcuni nemici interni a cosa nostra come Prestifilippo e Ciulla e, subito dopo, #NataleMondo, uno dei migliori investigatori della squadra mobile di Palermo, e l'ex sindaco democristiano Giuseppe #Insalaco.
In tal modo la mafia ha inteso riaffermare il suo dominio e la sua forza, dimostrando di non essere rimasta indebolita dagli ergastoli e dalle centinaia di anni inflitti dai giudici di Palermo. E' ridicolo parlare di colpi di coda della piovra in agonia ma sarebbe assurdo disconoscere che il fronte #antimafia ha raggiunto per la prima volta un risultato di portata storica:
la condanna di tutti i capi di Cosa nostra, prima assolti nei processi celebrati a Palermo, Catanzaro, Bari e Lecce.
Ciò si deve principalmente al paziente lavoro di ricostruzione compiuto nel corso di alcuni anni da abili e coraggiosi inquirenti delle forze di polizia e da tenaci ed esperti magistrati i quali hanno unito alla necessaria determinazione criteri di prudente rigore nella valutazione delle prove, evitando una disfatta come quelli verificatasi a Napoli nel processo contro la camorra e restituendo fiducia nella intera magistratura.

Ma un altro importante obiettivo si è raggiunto. E' stato possibile raccogliere, nel corso degli anni, un'enorme quantità di dati, documenti, testimonianze, confessioni i quali hanno consentito di svelare molti dei misteri di Palermo e del nostro paese. Sono stati ricostruiti non solo gli organigrammi delle varie famiglie che compongono Cosa nostra, ma anche i legami tra esponenti della mafia e pubblici amministratori, potenti gruppi finanziari, uomini politici.
Basterebbe leggere - ma pochissimi lo fanno - le varie sentenze dei giudici di Palermo e gli atti delle varie commissioni antimafia per avere un quadro sufficientemente chiaro del rapporto mafia-plitica e, in forma più sfumata, di quello tra mafia, poteri occulti e terrorismo nero.
Basterebbe invece rileggere e riflettere sulle relazioni conclusive delle tre commissioni delle passate legislature per apprendere tutto ciò che interessa circa l'entità del fenomeno mafioso, la sua dimensione, i suoi legami all'interno e all'esterno delle istituzioni.
E soprattutto sarebbe sufficiente dare concreta attuazione , sul piano legislativo e organizzativo, alle precise proposte formulate e dalle varie commissioni e per ultima dalla commissione Antimafia della #nonalegislatura.
Certamente si inciderebbe, tra l'altro, sul sistema degli appalti impedendo alle organizzazioni mafiose di guadagnare immense ricchezze con il danaro pubblico e di favorire il sistema delle tangenti, delle intimidazioni e della corruzione.
Finora alla fase delle indagini e delle analisi, che hanno comportato il sacrificio di uomini come Terranova e La Torre, non è seguita quella della terapia, sicché il patrimonio di conoscenze accumulate in questi anni ha prodotto l'effetto di un maggiore senso di impotenza dello Stato, a causa delle invincibili connivenze tra la mafia e una parte del potere. E c'è inoltre il rischio che venga intralciata l'opera dei magistrati inquirenti dall'interferenza di iniziative che non sono in sintonia con l'azione dei giudici .
Siamo ancora lontani da una mobilitazione generale contro la mafia, la camorra e la 'ndrangheta. Il peso maggiore della lotta al fenomeno del crimine organizzato grava su pochi magistrati e su forze di polizia inadeguate per quantità, mezzi e organizzazioni alla gravità e vastità dei compiti.

Ma occorre convincersi che la lotta alla mafia sarà sempre perdente se alla coraggiosa opera compiuta dalla polilzia e dalla magistratura non seguiranno il risanamento della pubblica amministrazione e dei partiti politici e l'elaborazione di un disegno strategico organico che preveda l'impiego di un numero considerevole di magistrati con specifica capacità nelle grandi inchieste contro la mafia.

Certo la mancata nomina di #GiovanniFALCONE al vertice dell'ufficio istruzione di Palermo è un segnale negativo che proviene dall'organo di autogoverno della magistratura.
Nessun dubbio sull'onestà e la capacità di Antonino Meli. Non si può negare, però, che la mancanza di esperienza quale giudice istruttore e soprattutto il breve spazio di tempo alla direzione dell'ufficio renderanno estremamente difficile al nuovo capo dell'ufficio istruzione di Palermo di avere prontamente un quadro preciso delle varie inchieste con centinaia di imputati, indiziati e testimoni e migliaia di documenti e perizie di estrema complessità.
E sarà arduo seguire o concludere istruttorie avviate dopo la sua nomina, se si tiene conto che la durata media di un'indagine del giudice istruttore contro esponenti della mafia richiede, per la varietà e molteplicità degli accertamenti (bancari, patrimoniali, balistici, medico-legali, grafici, chimico-tossicologici, ecc.) almeno due anni di lavoro a pieno ritmo.
Giovanni Falcone avrebbe assicurato la necessaria continuità della direzione dell'ufficio grazie alla sua esperienza specifica, alla perfetta conoscenza delle varie inchieste, all'intesa raggiunta con i vari investigatori della polizia giudiziaria dei vari paesi in cui il fenomeno mafioso si dirama.

L'avere addotto, tra i motivi della mancata nomina di Falcone, il suo eccessivo protagonismo è sintomo di una scarsa conoscenza del problema della mafia.

Il protagonismo di Falcone è una conseguenza inevitabile del tipo di inchiesta che egli conduce, del gravissimo pericolo che egli corre costantemente , del livello degli imputati e dei legami della mafia con gruppi di poteri economici ed esponenti del mondo politico e della dimensione internazionale del fenomeno di cui egli si occupa.
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« GLI OBIETTIVI RAGGIUNTI E LE OCCASIONI SPRECATE »
di Ferdinando Imposimato  testo del 30/01/1988
#rinascitasettimanalefondatodaTogliatti

Che cosa è cambiato dopo la storica sentenza al #Maxiprocesso 

E questo un momento delicato della nostra storia giudiziaria, in cui lottimismo e la speranza nati dalla sentenza di Palermo sono stati quasi vanificati dai feroci omicidi degli ultimi giorni. 
Sono stati uccisi alcuni nemici interni a cosa nostra come Prestifilippo e Ciulla e, subito dopo, #NataleMondo, uno dei migliori investigatori della squadra mobile di Palermo, e lex sindaco democristiano Giuseppe #Insalaco.
In tal modo la mafia ha inteso riaffermare il suo dominio e la sua forza, dimostrando di non essere rimasta indebolita dagli ergastoli e dalle centinaia di anni inflitti dai giudici di Palermo. E ridicolo parlare di colpi di coda della piovra in agonia ma sarebbe assurdo disconoscere che il fronte #antimafia ha raggiunto per la prima volta un risultato di portata storica: 
la condanna di tutti i capi di Cosa nostra, prima assolti nei processi celebrati a Palermo, Catanzaro, Bari e Lecce. 
Ciò si deve principalmente al paziente lavoro di ricostruzione compiuto nel corso di alcuni anni da abili e coraggiosi inquirenti delle forze di polizia e da tenaci ed esperti magistrati i quali hanno unito alla necessaria determinazione criteri di prudente rigore nella valutazione delle prove, evitando una disfatta come quelli verificatasi a Napoli nel processo contro la camorra e restituendo fiducia nella intera magistratura.

Ma un altro importante obiettivo si è raggiunto. E stato possibile raccogliere, nel corso degli anni, unenorme quantità di dati, documenti, testimonianze, confessioni i quali hanno consentito di svelare molti dei misteri di Palermo e del nostro paese.  Sono stati ricostruiti non solo gli organigrammi delle varie famiglie che compongono Cosa nostra, ma anche i legami tra esponenti della mafia e pubblici amministratori, potenti gruppi finanziari, uomini politici.
Basterebbe leggere - ma pochissimi lo fanno - le varie sentenze dei giudici di Palermo  e gli atti delle varie commissioni antimafia per avere  un quadro sufficientemente chiaro del rapporto mafia-plitica e, in forma più sfumata, di quello tra mafia, poteri occulti e terrorismo nero.
Basterebbe invece rileggere e riflettere sulle relazioni conclusive delle tre commissioni delle passate legislature per apprendere tutto ciò che interessa circa lentità del fenomeno mafioso, la sua dimensione, i suoi legami allinterno e allesterno delle istituzioni. 
E soprattutto sarebbe sufficiente dare concreta attuazione , sul piano legislativo e organizzativo, alle precise proposte formulate e dalle varie commissioni e per ultima dalla commissione Antimafia della #nonalegislatura. 
Certamente si inciderebbe, tra laltro, sul sistema degli appalti impedendo alle organizzazioni mafiose di guadagnare immense ricchezze con il danaro pubblico e di favorire il sistema delle tangenti, delle intimidazioni e della corruzione.
Finora alla fase delle indagini e delle analisi, che hanno comportato il sacrificio di uomini come Terranova e La Torre, non è seguita quella della terapia, sicché il patrimonio di conoscenze accumulate in questi anni ha prodotto leffetto di un maggiore senso di impotenza dello Stato, a causa delle invincibili connivenze tra la mafia e una parte del potere. E cè inoltre il rischio che venga intralciata lopera dei magistrati inquirenti dallinterferenza di iniziative che non sono in sintonia con lazione dei giudici .
Siamo ancora lontani da una mobilitazione generale contro la mafia, la camorra e la ndrangheta. Il peso maggiore della lotta al fenomeno del crimine organizzato grava su pochi magistrati e su forze di polizia inadeguate per quantità, mezzi e organizzazioni alla gravità e vastità  dei compiti. 

Ma occorre convincersi che la lotta alla mafia sarà sempre perdente se alla coraggiosa opera compiuta dalla polilzia e dalla magistratura non seguiranno il risanamento della pubblica amministrazione e dei partiti politici e lelaborazione di un disegno strategico organico che preveda limpiego di un numero considerevole di magistrati con specifica capacità nelle grandi inchieste contro la mafia.

Certo la mancata nomina di #GiovanniFALCONE al vertice dellufficio istruzione di Palermo è un segnale negativo che proviene dallorgano di autogoverno della magistratura.
Nessun dubbio sullonestà e la capacità di Antonino Meli. Non si può negare, però, che la mancanza di esperienza quale giudice istruttore e soprattutto il breve spazio di tempo alla direzione dellufficio renderanno estremamente difficile al nuovo capo dellufficio istruzione di Palermo di avere prontamente un quadro preciso delle varie inchieste con centinaia di imputati,  indiziati e testimoni e migliaia di documenti e perizie di estrema complessità.
E sarà arduo seguire o concludere istruttorie avviate dopo la sua nomina, se si tiene conto che la durata media di unindagine del giudice istruttore contro esponenti della mafia richiede, per la varietà e molteplicità degli accertamenti (bancari, patrimoniali, balistici, medico-legali, grafici, chimico-tossicologici, ecc.) almeno due anni di lavoro a pieno ritmo.
Giovanni Falcone avrebbe assicurato la necessaria continuità della direzione dellufficio grazie alla sua esperienza specifica, alla perfetta conoscenza delle varie inchieste, allintesa raggiunta con i vari investigatori della polizia giudiziaria dei vari paesi in cui il fenomeno mafioso si dirama.

Lavere addotto, tra i motivi della mancata nomina di Falcone, il suo eccessivo protagonismo è sintomo di una scarsa conoscenza del problema della mafia.

Il protagonismo di Falcone è una conseguenza inevitabile del tipo di inchiesta che egli conduce, del gravissimo pericolo che egli corre costantemente , del livello degli imputati  e dei legami della mafia con gruppi di poteri economici ed esponenti del mondo politico e della dimensione internazionale del fenomeno di cui egli si occupa.

5 months ago

Ferdinando Imposimato

LE MILLE ANIME DEI SEQUESTRI
Intervista a Ferdinando Imposimato

« ....L’attesa della richiesta di riscatto con quali modalità avveniva e quali ricadute aveva sulla famiglia?
In linea di massima, la regola era che la richiesta arrivasse entro tre, quattro, al massimo cinque giorni. Però, anche in questo caso, si trattava di una strategia flessibile, ben giocata da parte dei rapitori.
Molti di loro, infatti, attendevano oltre il dovuto per piegare e fiaccare la resistenza della famiglia del rapito: lasciavano trascorrere anche dieci giorni prima di far pervenire le proprie richieste estorsive, spesso esorbitanti.
Insomma, era una partita giocata dai rapitori sulla psiche dei familiari, e la regola di questo gioco al massacro era quella di attendere il maggior numero possibile di giorni. La tensione cresceva, l’impazienza dei familiari saliva e iniziavano le loro manifestazioni esplicite, con pubblici e disperati appelli ai rapitori, scongiurandoli di farsi vivi.
Una strategia molto crudele.

Si trattava di un logorio psicologico ben congegnato e con scopi precisi: terrorizzare la famiglia e creare le condizioni di una crescente disponibilità a qualunque genere di richiesta, anche oltre i limiti del possibile.
Di episodi del genere se ne registrarono parecchi: come per il rapimento del regista Maleno Malenotti, nel 1976, quando la richiesta di riscatto arrivò dopo molto tempo. Ed era una richiesta altissima: 200 milioni di lire. Tuttavia, la famiglia avvisò la Polizia e dell’ostaggio non si seppe più nulla. Fu sicuramente ucciso, ma il corpo non fu mai ritrovato.
Come pesava questa attesa sulla sua coscienza di magistrato e sul suo senso di responsabilità?
Reagii a quell’attesa con una scelta d’azione: fui testimone diretto di una serie di sequestri, come quello del duca Massimiliano Grazioli, di Malenotti e anche il rapimento di Nazareno Fedeli, in cui le vittime
scomparvero, senza fare mai più ritorno, nonostante le loro famiglie avessero pagato il riscatto. Ma questo accadeva, sovente, all’insaputa del magistrato.
Non era possibile continuare così: qualcosa doveva cambiare. Mi ero reso conto, ormai, di come il versamento del riscatto e l’accoglimento delle richieste dei rapitori non garantissero affatto la salvezza del-
l’ostaggio.
Consentire la trattativa tra vittima e rapitori si era rivelata una strategia fallimentare, anche perché i rapitori, per evitare che i rapiti diventassero testimoni pericolosi, li ammazzavano, a prescindere dalla disponibilità della famiglia. Per questo motivo, vennero uccisi anche l’ingegner Valerio Ciocchetti e Giovanni Palombini, il re del caffè di Roma.
Fu a quel punto che entrai nell’ordine di idee che non era più concepibile assecondare il pagamento del riscatto. Bisognava intervenire duramente nel corso del sequestro, nel momento in cui veniva effettuato il
pagamento. Fu questa la regola che mi imposi dopo aver assistito a una quindicina di casi, almeno, in cui al pagamento del riscatto non seguì la liberazione dell’ostaggio.
Del resto, la mia scelta era tutta nell’interesse del rapito: non nutrivo problemi di coscienza nei confronti della sua salvezza. Anzi. I problemi di coscienza erano, semmai, quelli dei familiari che, pagando il riscatto, creavano le premesse per l’uccisione dei propri parenti.

Il riscatto come doppia attesa. Sia da parte dei familiari che da parte dei rapitori. Come gestì una fase tanto delicata?
Io non feci altro che applicare la legge, che nel caso di sequestri di persona prevede l’uso legittimo delle armi. Data questa premessa, il nodo centrale era convincere la famiglia del rapito a collaborare, dimostrando loro che la cattura dei rapitori rappresentava l’unico modo per salvare la vita dell’ostaggio.
Con la cattura, il rapitore, infatti, pagava un prezzo altissimo, ed era costretto a collaborare. Così, tecnicamente, al posto di un familiare, a consegnare il riscatto andavano uomini delle forze dell’ordine, armati e pronti a intervenire.
È quanto accadde per la prima volta al bosco della Romanina, nel corso del rapimento di Michela Marconi: di fronte alla pretesa dei rapitori, io ordinai per iscritto, d’accordo con il pubblico ministero Domenico Sica, di impedire il pagamento del riscatto.
I sequestri si evolvono e la loro ferocia si inasprisce, con il coinvolgimento di donne e bambini. Di fronte a questa circostanza, si trasformò anche il suo modo di convivere con il margine di attesa?
Non potevo manifestare tentennamenti a prescindere, si trattasse di donne e bambini, come di adulti e anziani. Non poteva sussistere più alcuna incertezza: percepivo il rischio che potesse anche scatenarsi una rappresaglia nei confronti della vittima, ma tra questo timore e la quasi
certezza che l’ostaggio venisse ucciso dopo il pagamento del riscatto, prevaleva la consapevolezza che solo con l’intervento militare la vittima sarebbe stata salva. Del resto, l’esperienza dimostrò la validità di questa
condotta: nel 1978, proprio nei giorni del sequestro Moro, i giornali iniziarono a titolare Trionfo della linea dura.

Il momento in cui finalmente la vittima veniva liberata corrispondeva alla fine dell’attesa, sia per l’ostaggio che per voi inquirenti. Finalmente, potevate tirare un sospiro di sollievo. Conserva ancora memoria di alcune
immagini intense in cui l’azzeramento di quell’attesa era palpabile?
Furono molti quei momenti. E, parlando di ragazze, rammento due episodi in particolare. Uno, in occasione del rapimento di Michela Marconi, una giovane di sedici anni; l’altro, nel caso di Mirta Corsetti, che di anni ne aveva undici: entrambe liberate con l’intervento militare, deciso da me.
Ebbene, quando io e i Carabinieri entrammo nell’appartamento in cui veniva tenuta prigioniera la Marconi, in un quartiere periferico di Roma, fummo letteralmente presi dal panico: facemmo irruzione nell’ appartamento insieme al rapitore, che era stato ferito e che aveva deciso di collaborare, ma entrando nella villa, non scorgemmo anima viva. Fu un momento infinito.
Come se l’attesa si prolungasse ancora una volta...
Proprio così. Ma poi ci siamo accorti che l’ostaggio era in una buca, nascosta da una tenda. E, quando i Carabinieri, che erano in borghese, hanno sollevato la tenda, davanti a noi si è spalancato un altro spettacolo che non dimenticherò: gli occhi atterriti di questa ragazza che attendeva con sgomento. Infatti, le era stato detto che sarebbe stata trasferita in un altro nascondiglio, dato che quello non era più sicuro; e avvertendo quel trambusto, era stata presa dal panico, pensando che fossero i complici dei rapitori, venuti a prelevarla.
E invece, al posto dei rapitori, arrivammo noi. E la liberammo.

Fu una grande emozione, amplificata da questo fraintendimento. A distanza di qualche anno, tra l’altro, la storia ebbe un lieto fine: la Marconi sposò uno dei Carabinieri che l’avevano liberata. È una vicenda
che ricordo sempre.
Anche il rapimento di Mirta Corsetti rischiò di avere un epilogo tragico...
Questa era una ragazza giovanissima, molto graziosa e simpatica, che ebbi modo di conoscere in seguito. Effettivamente, anche lei ha corso il pericolo di essere uccisa, perché la banda che l’aveva rapita, la feroce
«Banda delle belve», guidata da Laudavino De Sanctis, aveva già ucciso tre ostaggi, nonostante il pagamento del riscatto.
Sennonché la famiglia, che aveva già pagato un miliardo – a mia insaputa –, non vide ritornare la ragazza. E mentre l’attesa e la tensione crescevano, per fortuna ricevette la richiesta di un altro miliardo. Dico per fortuna, perché così i familiari furono costretti ad avvisarmi: e allora potei, con la collaborazione della Polizia, del commissario De Sena, all’epoca capo della Mobile, e di altri uomini, liberare l’ostaggio, arrivando sul posto e circondando la villa.
Cosa la colpì maggiormente?
Fu un momento drammatico, perché a quel punto De Sanctis, detto Lallo lo Zoppo, uscì dalla villa di Lavinio in cui l’avevamo scovato, puntando la pistola alla testa della ragazza, atterrita, e urlando: «O mi fate andar via, senza alcun rischio di essere arrestato, o l’ammazzo».
E lì iniziò una lunga trattativa, nella quale fui molto duro: di scappare poteva sognarselo, dopo aver ammazzato tre ostaggi. E anche Mirta Corsetti, secondo le dichiarazioni degli ex complici, era stata destinata a un’inevitabile condanna a morte, perché aveva visto in volto i suoi rapitori, compreso Lallo.
Così, durante quel lungo negoziato, capii che non potevo cedere a nessun costo: l’attesa fu snervante, ma alla fine misi alle strette quel criminale. Gli intimai di liberare la ragazza o sarebbe stato sottoposto a pressioni terribili e non se la sarebbe cavata con un arresto ma sarebbe stato coinvolto in un conflitto a fuoco. Fu un momento drammatico, ma decretò la salvezza di quella povera ragazza.»
tratto dal libro
STORIE SOSPESE della Criminologa
dr.ssa Isabella Pascuccii, allieva del Giudice
- seconda parte -
Per gentile concessione dell'autore che ringraziamo
#isabellapascuccistoriesospese
#isabellapascuccistoriesospeseintervistagiudiceimposimato
#sequestridipersonagiudiceimposimato

Foto: ritaglio di articolo del 25 aprile 1979 C.d.S.
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LE MILLE ANIME DEI SEQUESTRI
Intervista a Ferdinando Imposimato

« ....L’attesa della richiesta di riscatto con quali modalità avveniva e quali ricadute aveva sulla famiglia?
In linea di massima, la regola era che la richiesta arrivasse entro tre, quattro, al massimo cinque giorni. Però, anche in questo caso, si trattava di una strategia flessibile, ben giocata da parte dei rapitori. 
Molti di loro, infatti, attendevano oltre il dovuto per piegare e fiaccare la resistenza della famiglia del rapito: lasciavano trascorrere anche dieci giorni prima di far pervenire le proprie richieste estorsive, spesso esorbitanti.
Insomma, era una partita giocata dai rapitori sulla psiche dei familiari, e la regola di questo gioco al massacro era quella di attendere il maggior numero possibile di giorni. La tensione cresceva, l’impazienza dei familiari saliva e iniziavano le loro manifestazioni esplicite, con pubblici e disperati appelli ai rapitori, scongiurandoli di farsi vivi.
Una strategia molto crudele.

Si trattava di un logorio psicologico ben congegnato e con scopi precisi: terrorizzare la famiglia e creare le condizioni di una crescente disponibilità a qualunque genere di richiesta, anche oltre i limiti del possibile.
Di episodi del genere se ne registrarono parecchi: come per il rapimento del regista Maleno Malenotti, nel 1976, quando la richiesta di riscatto arrivò dopo molto tempo. Ed era una richiesta altissima: 200 milioni di lire. Tuttavia, la famiglia avvisò la Polizia e dell’ostaggio non si seppe più nulla. Fu sicuramente ucciso, ma il corpo non fu mai ritrovato.
Come pesava questa attesa sulla sua coscienza di magistrato e sul suo senso di responsabilità?
Reagii a quell’attesa con una scelta d’azione: fui testimone diretto di una serie di sequestri, come quello del duca Massimiliano Grazioli, di Malenotti e anche il rapimento di Nazareno Fedeli, in cui le vittime
scomparvero, senza fare mai più ritorno, nonostante le loro famiglie avessero pagato il riscatto. Ma questo accadeva, sovente, all’insaputa del magistrato.
Non era possibile continuare così: qualcosa doveva cambiare. Mi ero reso conto, ormai, di come il versamento del riscatto e l’accoglimento delle richieste dei rapitori non garantissero affatto la salvezza del-
l’ostaggio.
Consentire la trattativa tra vittima e rapitori si era rivelata una strategia fallimentare, anche perché i rapitori, per evitare che i rapiti diventassero testimoni pericolosi, li ammazzavano, a prescindere dalla disponibilità della famiglia. Per questo motivo, vennero uccisi anche l’ingegner Valerio Ciocchetti e Giovanni Palombini, il re del caffè di Roma.
Fu a quel punto che entrai nell’ordine di idee che non era più concepibile assecondare il pagamento del riscatto. Bisognava intervenire duramente nel corso del sequestro, nel momento in cui veniva effettuato il
pagamento. Fu questa la regola che mi imposi dopo aver assistito a una quindicina di casi, almeno, in cui al pagamento del riscatto non seguì la liberazione dell’ostaggio.
Del resto, la mia scelta era tutta nell’interesse del rapito: non nutrivo problemi di coscienza nei confronti della sua salvezza. Anzi. I problemi di coscienza erano, semmai, quelli dei familiari che, pagando il riscatto, creavano le premesse per l’uccisione dei propri parenti.

Il riscatto come doppia attesa. Sia da parte dei familiari che da parte dei rapitori. Come gestì una fase tanto delicata?
Io non feci altro che applicare la legge, che nel caso di sequestri di persona prevede l’uso legittimo delle armi. Data questa premessa, il nodo centrale era convincere la famiglia del rapito a collaborare, dimostrando loro che la cattura dei rapitori rappresentava l’unico modo per salvare la vita dell’ostaggio. 
Con la cattura, il rapitore, infatti, pagava un prezzo altissimo, ed era costretto a collaborare. Così, tecnicamente, al posto di un familiare, a consegnare il riscatto andavano uomini delle forze dell’ordine, armati e pronti a intervenire. 
È quanto accadde per la prima volta al bosco della Romanina, nel corso del rapimento di Michela Marconi: di fronte alla pretesa dei rapitori, io ordinai per iscritto, d’accordo con il pubblico ministero Domenico Sica, di impedire il pagamento del riscatto.
I sequestri si evolvono e la loro ferocia si inasprisce, con il coinvolgimento di donne e bambini. Di fronte a questa circostanza, si trasformò anche il suo modo di convivere con il margine di attesa?
Non potevo manifestare tentennamenti a prescindere, si trattasse di donne e bambini, come di adulti e anziani. Non poteva sussistere più alcuna incertezza: percepivo il rischio che potesse anche scatenarsi una rappresaglia nei confronti della vittima, ma tra questo timore e la quasi
certezza che l’ostaggio venisse ucciso dopo il pagamento del riscatto, prevaleva la consapevolezza che solo con l’intervento militare la vittima sarebbe stata salva. Del resto, l’esperienza dimostrò la validità di questa
condotta: nel 1978, proprio nei giorni del sequestro Moro, i giornali iniziarono a titolare Trionfo della linea dura.

Il momento in cui finalmente la vittima veniva liberata corrispondeva alla fine dell’attesa, sia per l’ostaggio che per voi inquirenti. Finalmente, potevate tirare un sospiro di sollievo. Conserva ancora memoria di alcune
immagini intense in cui l’azzeramento di quell’attesa era palpabile?
Furono molti quei momenti. E, parlando di ragazze, rammento due episodi in particolare. Uno, in occasione del rapimento di Michela Marconi, una giovane di sedici anni; l’altro, nel caso di Mirta Corsetti, che di anni ne aveva undici: entrambe liberate con l’intervento militare, deciso da me.
Ebbene, quando io e i Carabinieri entrammo nell’appartamento in cui veniva tenuta prigioniera la Marconi, in un quartiere periferico di Roma, fummo letteralmente presi dal panico: facemmo irruzione nell’ appartamento insieme al rapitore, che era stato ferito e che aveva deciso di collaborare, ma entrando nella villa, non scorgemmo anima viva. Fu un momento infinito.
Come se l’attesa si prolungasse ancora una volta...
Proprio così. Ma poi ci siamo accorti che l’ostaggio era in una buca, nascosta da una tenda. E, quando i Carabinieri, che erano in borghese, hanno sollevato la tenda, davanti a noi si è spalancato un altro spettacolo che non dimenticherò: gli occhi atterriti di questa ragazza che attendeva con sgomento. Infatti, le era stato detto che sarebbe stata trasferita in un altro nascondiglio, dato che quello non era più sicuro; e avvertendo quel trambusto, era stata presa dal panico, pensando che fossero i complici dei rapitori, venuti a prelevarla.
E invece, al posto dei rapitori, arrivammo noi. E la liberammo.

Fu una grande emozione, amplificata da questo fraintendimento.  A distanza di qualche anno, tra l’altro, la storia ebbe un lieto fine: la Marconi sposò uno dei Carabinieri che l’avevano liberata. È una vicenda
che ricordo sempre.
Anche il rapimento di Mirta Corsetti rischiò di avere un epilogo tragico...
Questa era una ragazza giovanissima, molto graziosa e simpatica, che ebbi modo di conoscere in seguito. Effettivamente, anche lei ha corso il pericolo di essere uccisa, perché la banda che l’aveva rapita, la feroce
«Banda delle belve», guidata da Laudavino De Sanctis, aveva già ucciso tre ostaggi, nonostante il pagamento del riscatto.
Sennonché la famiglia, che aveva già pagato un miliardo – a mia insaputa –, non vide ritornare la ragazza. E mentre l’attesa e la tensione crescevano, per fortuna ricevette la richiesta di un altro miliardo. Dico per fortuna, perché così i familiari furono costretti ad avvisarmi: e allora potei, con la collaborazione della Polizia, del commissario De Sena, all’epoca capo della Mobile, e di altri uomini, liberare l’ostaggio, arrivando sul posto e circondando la villa.
Cosa la colpì maggiormente?
Fu un momento drammatico, perché a quel punto De Sanctis, detto Lallo lo Zoppo, uscì dalla villa di Lavinio in cui l’avevamo scovato, puntando la pistola alla testa della ragazza, atterrita, e urlando: «O mi fate andar via, senza alcun rischio di essere arrestato, o l’ammazzo». 
E lì iniziò una lunga trattativa, nella quale fui molto duro: di scappare poteva sognarselo, dopo aver ammazzato tre ostaggi. E anche Mirta Corsetti, secondo le dichiarazioni degli ex complici, era stata destinata a un’inevitabile condanna a morte, perché aveva visto in volto i suoi rapitori, compreso Lallo.
Così, durante quel lungo negoziato, capii che non potevo cedere a nessun costo: l’attesa fu snervante, ma alla fine misi alle strette quel criminale. Gli intimai di liberare la ragazza o sarebbe stato sottoposto a pressioni terribili e non se la sarebbe cavata con un arresto ma sarebbe stato coinvolto in un conflitto a fuoco. Fu un momento drammatico, ma decretò la salvezza di quella povera ragazza.»
tratto dal libro
STORIE SOSPESE della Criminologa 
dr.ssa Isabella Pascuccii, allieva del Giudice 
- seconda parte -  
Per gentile concessione dellautore che ringraziamo
#isabellapascuccistoriesospese
#isabellapascuccistoriesospeseintervistagiudiceimposimato
#sequestridipersonagiudiceimposimato

Foto: ritaglio di articolo del 25 aprile 1979 C.d.S.

5 months ago

Ferdinando Imposimato

« La TAV opera inutile, causa di corruzione,
distruzione del territorio e minaccia alla salute »

«TAV, Renzi ha incontrato Hollande a Parigi. Ma su appalti, mafia e corruzione Imposimato, Ivan Cicconi, Val di Susa e Firenze chiedono l’intervento dell’#Anticorruzione.

(Il presidente Matteo Renzi e il presidente d’oltralpe Francois Hollande si sono incontrati il 24 febbraio 2015) per decidere sull'Alta Velocità Torino-Lione.
Il dubbio è : sanno davvero cosa accade intorno ai progetti AV in termini di dispregio della legge, sperpero del denaro pubblico, corruzione, attacco irreversibile all'ambiente e, corollario non certo minore, supporto di fatto alla criminalità organizzata in Toscana e in Piemonte?

In relazione all'#AVTorinoLione il #CIPE, che in data 20 febbraio ha approvato un progetto definitivo dell'opera che tale non è, avendo previsto esclusivamente la realizzazione e copertura finanziaria di soli 17 km contro i 235 dell'intera opera e 57 della tratta transfrontaliera, di recente risulterebbe aver violato la normativa sulla tracciabilità dei flussi finanziari necessaria alla lotta all'infiltrazione delle mafie nei lavori pubblici (“segui i soldi e troverai la Mafia”).

L'allarme lanciato dalla Commissione Europea un anno fa, il 3 febbraio 2014, sull'enorme costo dell'AV in Italia – 500% in più al km rispetto a Europa e Giappone – appare caduto nel nulla. Il “Sole 24 Ore” denunzia che “il costo della Tav in Italia sale a 12 miliardi” (24 mila miliardi di vecchie lire): "La tratta Torino-Lione, il cui costo era calcolato in 8.329 milioni nel 2012, richiederà un esborso di 11.977 milioni di euro. L'Italia, su cui grava il 57,9% della spesa, dovrà garantire la copertura non di 4,8 miliardi, ma di 6,9 miliardi”.

Il CIPE, con l'ultima delibera sul Tav Torino Lione per soli 17 km ha definitivamente sancito che tale opera sarà la nuova “Salerno-Reggio Calabria”. Il costo dell'intera opera di 235 km – ad oggi indefinito - aumenterà a dismisura a scapito di lavoratori, giovani, disoccupati e non abbienti. Mentre piccole e medie imprese sane – come il caso Firenze insegna - vengono escluse dai lavori affidati, con la copertura dell’artificio contrattuale del general contractor e col concorso dei subappalti, anche a imprese criminali, o ad aziende finanziariamente impresentabili.

Intanto gli onesti cittadini della #ValdiSusa si vedono precluso l'accesso al proprio stesso territorio (il cantiere di Chiomonte è forse il più blindato d'Italia). Ma il titolare della società Toro S.r.l., legata alla ‘ndrangheta secondo il PM e oggetto di sequestro da parte del Tribunale di Torino, lavorava con arroganza proprio in quel cantiere in presenza delle Forze dell'ordine, come appare risultare da eloquenti intercettazioni.

Preoccupante è che la stessa Lyon Turin Ferroviaire abbia autorizzato alla società della ‘ndrangheta il subappalto dei lavori per l'asfaltatura delle strade nel cantiere di Chiomonte! La capacità di infiltrazione della ‘ndrangheta nel Consorzio Valsusa (nato per ripartire le titolarità dei lavori TAV Torino Lione) è stata accertata dal GIP di Torino, che ha pure registrato abituali estorsioni, minacce a imprenditori locali e traffico illecito di rifiuti speciali in luoghi non autorizzati a carico degli stessi soggetti destinatari della misura cautelare e operanti in Val di Susa.

Nel frattempo è stata emessa una dettagliata richiesta di rinvio a giudizio da parte del Tribunale di Firenze, in data 26 gennaio 2015, per imputazioni di associazione a delinquere formulate dal Procuratore della Repubblica a carico di 15 autorevolissimi soggetti. All’associazione a delinquere avrebbero solidalmente collaborato, secondo la Procura fiorentina, niente meno che il legale rappresentante della società vincitrice dell’appalto e general contractor, la presidente e il project manager di Italferr, un componente della Commissione VIA del Ministero dell'Ambiente, un funzionario e un consulente dell'Autorità di Vigilanza delle opere pubbliche, due dirigenti del Ministero delle Infrastrutture, e più dirigenti dell’aggiudicataria Coopsette.

Dulcis in fundo, il “Decreto sblocca Italia”, 7 Novembre 2014, non trascura di occuparsi di TAV, Mose ed Expo. Ma invece di salvare l'Italia dal dissesto idrogeologico e finanziario, consegna il Paese a chi ne perpetua il degrado, travestendo i costruttori della TAV in commissari arbitri assoluti di tutte le scelte, ed eliminando ogni forma di controllo pubblico. “Col silenzio assenso – sostiene Salvatore Settis - ogni richiesta si intende accolta. Anche se comporta la distruzione di un'area archeologica, lo sventramento di un palazzo barocco, la riconversione di una Chiesa medioevale in discoteca, l'edificazione di un condominio su una spiaggia, o come a Genova o a Torino, alla foce di un torrente”. Mentre leggiamo che l'ex Ministro dell'Ambiente è stato arrestato con ordinanza del GIP di Ferrara con l’accusa di avere intascato oltre un milione di euro che il governo italiano aveva concesso per un progetto in Irak. Il giorno dopo, lo stesso Ministro veniva accusato dalla Procura di Roma di far parte di una associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. A giugno 2014 arrivava l'accusa di riciclaggio di denaro, che viene contestata in Svizzera, per i soldi trovati in un conto cifrato alla Ubs di Lugano».

«Se quella descritta verrà provata essere la metodologia criminale di alti funzionari del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del Ministero delle Infrastrutture, dell'Autorità di vigilanza, tutti appartenenti, secondo la magistratura inquirente, alla medesima ‘associazione’, e se l'ex Ministro dell'Ambiente è accusato di gravi delitti, è più che sensato paventare che la stessa prassi di sperpero del denaro pubblico per pagare tangenti e finanziare il crimine organizzato in danno dei cittadini sia tuttora attiva e fiorente. Ecco perché Ferdinando Imposimato, Ivan Cicconi, Massimo Bongiovanni e Girolamo Dell'Olio, facendo seguito a un’istanza portata dall’associazione ecologista toscana Idra all’attenzione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (che ha aperto al riguardo una poderosa istruttoria), hanno scritto a #RaffaeleCantone chiedendo un intervento immediato atto ad arrestare lo scempio del territorio e lo sperpero, a danno dei cittadini, del denaro pubblico per la costruzione di un'opera – la Torino-Lione – inutile e illegittima, per aver violato l'accordo del 2001 tra Italia e Francia che prevedeva, quale condizione alla realizzazione, la saturazione – mai avvenuta o pronosticabile – della linea».

Da notare che la stampa ha anche affermato che “il progetto, contestato dal movimento No TAV come dannoso e inutile da oltre 25 anni, ha già beneficiato di un importante cofinanziamento tramite fondi strutturali europei. E si trova in primo piano tra i progetti che il governo italiano vorrebbe che fossero sostenuti nell’ambito del “Piano Juncker”, quello annunciato lo scorso novembre, che si propone di investire 315 miliardi in grandi opere pubbliche a livello europeo attraverso strumenti finanziari innovativi come i project bond europei”.

E che «Quei project bond che, secondo il presidente dell’autorità italiana anti-corruzione, Raffaele Cantone comporterebbero dei rischi per la normativa anti riciclaggio. Se il principio di precauzione vale in materia di corruzione e di oculatezza nella spesa pubblica, allora il TAV dovrebbe essere depennato dalle priorità di finanziamento pubblico italiane e europee. Intanto, tra sei mesi OLAF pubblicherà il proprio “giudizio” sui finanziamenti pubblici già spesi, per capire se la società proponente -LTF, Lyon Turin Ferroviaire (le stesse che ha denunciato Erri De Luca) dovrà restituirli o meno»

Comunicato stampa, 26.2.’15 Post su facebook già pubblicato

Si ringrazia per la collaborazione l'Associazione IDRA di Firenze
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« La TAV opera inutile, causa di corruzione, 
distruzione del territorio  e  minaccia alla salute »

«TAV, Renzi ha incontrato Hollande a Parigi. Ma su appalti, mafia e corruzione Imposimato, Ivan Cicconi, Val di Susa e Firenze chiedono l’intervento dell’#Anticorruzione.

(Il presidente Matteo Renzi e il presidente d’oltralpe Francois Hollande si sono incontrati il 24 febbraio 2015) per decidere sullAlta Velocità Torino-Lione. 
Il dubbio è :  sanno davvero  cosa  accade  intorno ai progetti  AV  in  termini di dispregio della legge, sperpero del denaro pubblico, corruzione, attacco irreversibile allambiente e, corollario non certo minore, supporto di fatto alla criminalità organizzata in Toscana e in Piemonte?

In relazione all#AVTorinoLione il #CIPE, che in data 20 febbraio ha approvato un progetto definitivo dellopera che tale non è, avendo previsto esclusivamente la realizzazione e copertura finanziaria di soli 17 km contro i 235 dellintera opera e 57 della tratta transfrontaliera, di recente risulterebbe aver violato la normativa sulla tracciabilità dei flussi finanziari necessaria alla lotta allinfiltrazione delle mafie nei lavori pubblici (“segui i soldi e troverai la Mafia”).

Lallarme lanciato dalla Commissione Europea un anno fa, il 3 febbraio 2014, sullenorme costo dellAV in Italia – 500% in più al km rispetto a Europa e Giappone – appare caduto nel nulla. Il “Sole 24 Ore” denunzia che “il costo della Tav in Italia sale a 12 miliardi” (24 mila miliardi di vecchie lire): La tratta Torino-Lione, il cui costo era calcolato in 8.329 milioni nel 2012, richiederà un esborso  di 11.977 milioni di euro. LItalia, su cui grava il 57,9% della spesa, dovrà garantire la copertura non di 4,8 miliardi, ma di 6,9 miliardi”.

Il CIPE, con lultima delibera sul Tav Torino Lione per soli 17 km ha definitivamente sancito che tale opera sarà la nuova “Salerno-Reggio Calabria”. Il costo dellintera opera di 235 km – ad oggi indefinito - aumenterà a dismisura a scapito di lavoratori, giovani, disoccupati e non abbienti. Mentre piccole e medie imprese sane – come il caso Firenze insegna - vengono escluse dai lavori affidati, con la copertura dell’artificio contrattuale del general contractor e col concorso dei subappalti, anche a imprese criminali, o ad aziende finanziariamente impresentabili.

Intanto gli onesti cittadini della #ValdiSusa si vedono precluso laccesso al proprio stesso territorio (il cantiere di Chiomonte è forse il più blindato dItalia). Ma il titolare della società Toro S.r.l., legata alla ‘ndrangheta secondo il PM e oggetto di sequestro da parte del Tribunale di Torino, lavorava con arroganza proprio in quel cantiere in presenza delle Forze dellordine, come appare risultare da eloquenti intercettazioni.

Preoccupante è che la stessa Lyon Turin Ferroviaire abbia autorizzato alla società della ‘ndrangheta il subappalto dei lavori per lasfaltatura delle strade nel cantiere di Chiomonte! La capacità di infiltrazione della ‘ndrangheta nel Consorzio Valsusa (nato per ripartire le titolarità dei lavori TAV Torino Lione) è stata accertata dal GIP di Torino, che ha pure registrato abituali estorsioni, minacce a imprenditori locali e traffico illecito di rifiuti speciali in luoghi non autorizzati a carico degli stessi soggetti destinatari della misura cautelare e operanti in Val di Susa.

Nel frattempo è stata emessa una dettagliata richiesta di rinvio a giudizio da parte del Tribunale di Firenze, in data 26 gennaio 2015, per imputazioni di associazione a delinquere formulate dal Procuratore della Repubblica a carico di 15 autorevolissimi soggetti. All’associazione a delinquere avrebbero solidalmente collaborato, secondo la Procura fiorentina, niente meno che il legale rappresentante della società vincitrice dell’appalto e general contractor, la presidente e il project manager di Italferr, un componente della Commissione VIA del Ministero dellAmbiente, un funzionario e un consulente dellAutorità di Vigilanza delle opere pubbliche, due dirigenti del Ministero delle Infrastrutture, e più dirigenti dell’aggiudicataria Coopsette.

Dulcis in fundo, il “Decreto sblocca Italia”, 7 Novembre 2014, non trascura di occuparsi di TAV, Mose ed Expo. Ma invece di salvare lItalia dal dissesto idrogeologico e finanziario, consegna il Paese a chi ne perpetua il degrado, travestendo i costruttori della TAV in commissari arbitri assoluti di tutte le scelte, ed eliminando ogni forma di controllo pubblico. “Col silenzio assenso – sostiene Salvatore Settis - ogni richiesta si intende accolta. Anche se comporta la distruzione di unarea archeologica, lo sventramento di un palazzo barocco, la riconversione di una Chiesa medioevale in discoteca, ledificazione di un condominio su una spiaggia, o come a Genova o a Torino, alla foce di un torrente”. Mentre leggiamo che lex Ministro dellAmbiente è stato arrestato con ordinanza del GIP di Ferrara con l’accusa di avere intascato oltre un milione di euro che il governo italiano aveva concesso per un progetto in Irak. Il giorno dopo, lo stesso Ministro veniva accusato dalla Procura di Roma di far parte di una associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. A giugno 2014 arrivava laccusa di riciclaggio di denaro, che viene contestata in Svizzera, per i soldi trovati in un conto cifrato alla Ubs di Lugano».

«Se quella descritta verrà provata essere la metodologia criminale di alti funzionari del Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del Ministero delle Infrastrutture, dellAutorità di vigilanza, tutti appartenenti, secondo la magistratura inquirente, alla medesima ‘associazione’, e se lex Ministro dellAmbiente è accusato di gravi delitti, è più che sensato paventare che la stessa prassi di sperpero del denaro pubblico per pagare tangenti e finanziare il crimine organizzato in danno dei cittadini sia tuttora attiva e fiorente.  Ecco perché Ferdinando Imposimato, Ivan Cicconi, Massimo Bongiovanni e Girolamo DellOlio, facendo seguito a un’istanza portata dall’associazione ecologista toscana Idra all’attenzione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (che ha aperto al riguardo una poderosa istruttoria), hanno scritto a #RaffaeleCantone chiedendo un intervento immediato atto ad arrestare lo scempio del territorio e lo sperpero, a danno dei cittadini, del denaro pubblico per la costruzione di unopera – la Torino-Lione – inutile e illegittima, per aver violato laccordo del 2001 tra Italia e Francia che prevedeva, quale condizione alla realizzazione, la saturazione – mai avvenuta o pronosticabile – della linea».

 Da notare che la stampa ha anche affermato che “il progetto, contestato dal movimento No TAV come dannoso e inutile da oltre 25 anni, ha già beneficiato di un importante cofinanziamento tramite fondi strutturali europei. E si trova in primo piano tra i progetti che il governo italiano vorrebbe che fossero sostenuti nell’ambito del “Piano Juncker”, quello annunciato lo scorso novembre, che si propone di investire 315 miliardi in grandi opere pubbliche a livello europeo attraverso strumenti finanziari innovativi come i project bond europei”.

E che «Quei project bond che, secondo il presidente dell’autorità italiana anti-corruzione, Raffaele Cantone comporterebbero dei rischi per la normativa anti riciclaggio. Se il principio di precauzione vale in materia di corruzione e di oculatezza nella spesa pubblica, allora il TAV dovrebbe essere depennato dalle priorità di finanziamento pubblico italiane e europee. Intanto, tra sei mesi OLAF pubblicherà il proprio “giudizio” sui finanziamenti pubblici già spesi, per capire se la società proponente -LTF, Lyon Turin Ferroviaire (le stesse che ha denunciato Erri De Luca) dovrà restituirli o meno»

Comunicato stampa, 26.2.’15 Post su facebook già pubblicato

Si ringrazia per la collaborazione lAssociazione IDRA di Firenze

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Grande presidente,sempre avanti a tutti.

Comunque la corruzione sarebbe il problema minore, se chi è onesto vigilasse e punisse i colpevoli

Prova inconfutabile che la direzione a certi politici la stabilisce la mafia . Fatevene una ragione!

..CHISSA' IMPOSIMATO COSA AVREBBE MAI DETTO SU QUESTA STORIA...QUOTE LATTE..TUTTI SAPEVANO..MA NON ACCADE NULLA...POI TI ARRIVA IL ROS DEI CARABINIERI..ANNI DOPO CHE CONFERMA LA MAXI FRODE...MA STANNO SEMPRE TUTTI LA..PERCHÉ NEL 2015...ERA PRESTO C'ERA IL CONTRATTO E ANCORA NON SI ERA FORMATA LA NUOVA CLASSE POLITICA..INTERESSANTE COME SENTENZA NO..??..A CHI CONVIENE ALLUNGARE IL BRODO E NON FAR EMERGERE CERTI GRAVI FATTI..??.. DI SICURO NON HAI CITTADINI... .https://m.facebook.com/photo.php?fbid=581189565350946&id=100003797241836&set=a.118682184935022

Immagino litalianomedio, dopo trè righe di questo post, si addormenta.....

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5 months ago

Ferdinando Imposimato

LE MILLE ANIME DEI SEQUESTRI
Intervista a Ferdinando Imposimato
tratto dal libro
STORIE SOSPESE della Criminologa dr.ssa Isabella Pascucci, allieva del Giudice - prima parte -

«Sequestro: reato che consiste nel rapire una persona, privandola della sua libertà personale a scopo di estorsione o ricatto»
Ma non tutti i sequestri di persona sono uguali. E nei sequestri di persona non tutte le attese hanno lo stesso carattere e lo stesso peso.
Lo sa bene Ferdinando Imposimato, il giudice delle verità scomode, di quelle da prima pagina; il giudice istruttore in tanti sequestri di persona, iscritti ormai negli annali del crimine, dai rapimenti del duca Massimiliano Grazioli, del gioielliere Gianni Bulgari, del rampollo miliardario Paul
Getty III fino alla clamorosa simulazione di Michele Sindona, passando attraverso l’inasprirsi di questa forma di reato, che ben presto avrebbe coinvolto donne e bambini, trasformandosi anche in «ricatto sociale e politico o di vendetta [...], in un’aggressione contro i soggetti più vulnerabili [...] per creare una situazione di terrore e di instabilità» .
Imposimato, infatti, è stato protagonista anche delle inchieste per il caso Moro e per i sequestri Orlandi e Gregori, di cui fornisce un’analisi lucidissima, esaminando le diverse declinazioni assunte dall’attesa.
Del resto, i sequestri di persona si componevano di tante fasi complesse e successive di sospensione: la rivendicazione, il contatto con i rapitori, la richiesta del riscatto, la consegna del denaro, la liberazione
dell’ostaggio.
In questo quadro, in cui a dominare erano il terrore da un lato e il silenzio e l’inconsapevolezza dall’altro, e con il boom di sequestri degli anni Settanta e Ottanta a opera di bande spietate – dai Marsigliesi all’anonima sarda, dalla Banda della Magliana alle feroci Belve di Lallo lo
Zoppo – il magistrato rivestiva un supremo ruolo super partes: «Il rischio di commettere un errore e provocare la morte del rapito era enorme e presente in tutti i casi di sequestro»
Tuttavia, i sequestri di persona, a scopo estorsivo, implicavano, almeno psicologicamente, la speranza di una trattativa: contatto, pagamento del riscatto, liberazione dell’ostaggio.
Un principio, questo, disatteso dai rapimenti di calibro internazionale, in cui neanche la lusinga di miliardi di lire ha portato alla liberazione di vittime innocenti: Imposimato ha fornito il proprio contributo anche
nell’inchiesta infinita del caso Orlandi, prima come magistrato in merito al progetto di attentato a Lech Wałęsa e all’attentato al Papa; poi come difensore di Maria Pezzano, madre di Emanuela. ...
Come Giudice Istruttore, si è occupato di molti sequestri di persona «eccellenti», divenuti tristemente famosi, e nei quali si succedevano, inevitabilmente, differenti momenti di attesa. Come ha condiviso questa sospensione
e in quale fase, secondo lei, il margine di attesa risultava più lacerante?
I sequestri di persona si componevano di tante diverse fasi di attesa.
Ma va detto, innanzi tutto, che non ero io, in qualità di giudice istruttore, ad essere soggetto ad essa. L’attesa era, piuttosto, quella vissuta dalla
famiglia della vittima.
E a seconda del caso, l’atteggiamento dei familiari del rapito mutava radicalmente: non sempre la famiglia informava immediatamente il pubblico ministero o la Polizia del rapimento.
Talvolta, l’omissione era totale, dettata dalle minacce che i sequestratori esprimevano nei confronti del sequestrato. Quando, invece, il sequestro era eclatante, perché consumato alla luce del sole e di fronte a testimoni, e alla famiglia veniva impedito di nascondere l’accaduto, ecco che la sua attesa si inaspriva perché sottoposta a più pressioni, sia da parte dei rapitori che dello Stato.
Per comprendere la natura del rapimento, lo Stato sottoponeva a controllo gli apparecchi telefonici della vittima e della sua famiglia: ecco perché i malviventi tentavano di stabilire contatti alternativi con i familiari, magari carpendo all’ostaggio altri recapiti esenti da controllo: di una persona amica o di un conoscente ignoto alle forze dell’ordine.
Era tutto molto complicato e delicatissimo.
#isabellapascuccistoriesospese
#isabellapascuccistoriesospeseintervistagiudiceimposimato
#sequestridipersonagiudiceimposimato

Per gentile concessione dell'autore che ringraziamo
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LE MILLE ANIME DEI SEQUESTRI
Intervista a Ferdinando Imposimato
tratto dal libro
STORIE SOSPESE della Criminologa dr.ssa Isabella Pascucci, allieva del Giudice - prima parte -

«Sequestro: reato che consiste nel rapire una persona, privandola della sua libertà personale a scopo di estorsione o ricatto»
Ma non tutti i sequestri di persona sono uguali. E nei sequestri di persona non tutte le attese hanno lo stesso carattere e lo stesso peso.
Lo sa bene Ferdinando Imposimato, il giudice delle verità scomode, di quelle da prima pagina; il giudice istruttore in tanti sequestri di persona, iscritti ormai negli annali del crimine, dai rapimenti del duca Massimiliano Grazioli, del gioielliere Gianni Bulgari, del rampollo miliardario Paul
Getty III fino alla clamorosa simulazione di Michele Sindona, passando attraverso l’inasprirsi di questa forma di reato, che ben presto avrebbe coinvolto donne e bambini, trasformandosi anche in «ricatto sociale e politico o di vendetta [...], in un’aggressione contro i soggetti più vulnerabili [...] per creare una situazione di terrore e di instabilità» .
Imposimato, infatti, è stato protagonista anche delle inchieste per il caso Moro e per i sequestri Orlandi e Gregori, di cui fornisce un’analisi lucidissima, esaminando le diverse declinazioni assunte dall’attesa.
Del resto, i sequestri di persona si componevano di tante fasi complesse e successive di sospensione: la rivendicazione, il contatto con i rapitori, la richiesta del riscatto, la consegna del denaro, la liberazione
dell’ostaggio.
In questo quadro, in cui a dominare erano il terrore da un lato e il silenzio e l’inconsapevolezza dall’altro, e con il boom di sequestri degli anni Settanta e Ottanta a opera di bande spietate – dai Marsigliesi all’anonima sarda, dalla Banda della Magliana alle feroci Belve di Lallo lo
Zoppo – il magistrato rivestiva un supremo ruolo super partes: «Il rischio di commettere un errore e provocare la morte del rapito era enorme e presente in tutti i casi di sequestro»
Tuttavia, i sequestri di persona, a scopo estorsivo, implicavano, almeno psicologicamente, la speranza di una trattativa: contatto, pagamento del riscatto, liberazione dell’ostaggio.
Un principio, questo, disatteso dai rapimenti di calibro internazionale, in cui neanche la lusinga di miliardi di lire ha portato alla liberazione di vittime innocenti: Imposimato ha fornito il proprio contributo anche
nell’inchiesta infinita del caso Orlandi, prima come magistrato in merito al progetto di attentato a Lech Wałęsa e all’attentato al Papa; poi come difensore di Maria Pezzano, madre di Emanuela. ...
Come Giudice Istruttore, si è occupato di molti sequestri di persona «eccellenti», divenuti tristemente famosi, e nei quali si succedevano, inevitabilmente, differenti momenti di attesa. Come ha condiviso questa sospensione
e in quale fase, secondo lei, il margine di attesa risultava più lacerante?
I sequestri di persona si componevano di tante diverse fasi di attesa.
Ma va detto, innanzi tutto, che non ero io, in qualità di giudice istruttore, ad essere soggetto ad essa. L’attesa era, piuttosto, quella vissuta dalla
famiglia della vittima.
E a seconda del caso, l’atteggiamento dei familiari del rapito mutava radicalmente: non sempre la famiglia informava immediatamente il pubblico ministero o la Polizia del rapimento.
Talvolta, l’omissione era totale, dettata dalle minacce che i sequestratori esprimevano nei confronti del sequestrato. Quando, invece, il sequestro era eclatante, perché consumato alla luce del sole e di fronte a testimoni, e alla famiglia veniva impedito di nascondere l’accaduto, ecco che la sua attesa si inaspriva perché sottoposta a più pressioni, sia da parte dei rapitori che dello Stato.
Per comprendere la natura del rapimento, lo Stato sottoponeva a controllo gli apparecchi telefonici della vittima e della sua famiglia: ecco perché i malviventi tentavano di stabilire contatti alternativi con i familiari, magari carpendo all’ostaggio altri recapiti esenti da controllo: di una persona amica o di un conoscente ignoto alle forze dell’ordine.
Era tutto molto complicato e delicatissimo.
#isabellapascuccistoriesospese
#isabellapascuccistoriesospeseintervistagiudiceimposimato
#sequestridipersonagiudiceimposimato

Per gentile concessione dellautore che ringraziamo