Ferdinando Imposimato

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3 days ago

Ferdinando Imposimato

La verità storica . Autore Ferdinando Imposimato.

Ma cosa indusse la mafia in quel drammatico 1992 ad uccidere #Falcone?

Giovanni #Brusca, colui che a Capaci aveva premuto il pulsante che fece saltare in aria la macchina di Falcone, dieci anni dopo il suo pentimento, indicò a Luca #Tescaroli ed alla Corte di Assise di Caltanissetta, nelle indagini sul rapporto mafia appalti, il movente principale delle stragi. A questa accusa si aggiunse quella di avere impedito che i tradizionali referenti politici – #Andreotti e #Lima - intervenissero sulla Cassazione per condizionare l’esito del Maxi processo contro i capi di Cosa Nostra.
Falcone chiese a Martelli di intervenire sul Presidente della Cassazione Antonio Brancaccio perché realizzasse una rotazione al vertice della prima sezione.
Brancaccio scelse un altro Presidente per il processo a Cosa Nostra. #Cassazionepresidenteantoniobrancaccio
E di questo intervento vennero a conoscenza #CosaNostra e i vertici di #Gladio.
C’era la preoccupazione che Falcone desse impulso alle investigazioni nel settore inerente alla gestione illecita degli appalti..
Brusca disse al sostituto Tescaroli che “Falcone aveva la possibilità e la determinazione di indagare, oltre che nel settore economico, nei confronti degli imprenditori e dei politici con i quali i primi andavano a trattare. In tal modo poteva intervenire sui contatti che l’organizzazione poteva instaurare con appartenenti alle istituzioni”.

I personaggi e le imprese su cui indagava Falcone, erano quasi tutti inseriti nei lavori dell’ #AltaVelocità. Di questo intreccio tra imprese pubbliche e private e mafia nei grandi appalti di opere pubbliche, si era accorto anche Antonio Di Pietro. Che testimoniò dinnanzi ai giudici di Caltanissetta che indagavano sulla strage di #Capaci e di via #dAmelio .

Disse Di Pietro: " Il sistema dei rapporti tra imprese e politica era un sistema di rapporti complesso…. si stava scoprendo che era legato da un quid pluris che era il sistema della tangente. Cioè ogni appalto o gruppo di appalti o addirittura capitoli di spesa su bilanci di pubbliche istituzioni venivano spartite fra una serie di imprese che in cambio si preoccupavano di garantire il mantenimento della politica con una percentuale a volte basata sul singolo appalto, altre volte sul fatturato dell’impresa stessa… " (ADR)

<<Nell’ambito di questo (io, Ferdinando Imposimato) cominciai a parlare con Falcone di una circostanza che veniva emergendo nella primavera del 1992 (alla vigilia delle due stragi) proprio in quel periodo aprile-maggio.
E cioè che si poteva fare una distinzione tra cosiddette imprese nazionali e imprese regionali, cioè imprese locali. Cioè le #impresenazionali comunque dovevano partecipare alle associazioni di imprese, cioè a quei #gruppiimprenditoriali che si accordavano tra di loro per partecipare insieme e nell’insieme a ciascun appalto… Stava emergendo che le imprese nazionali di maggior rilievo coinvolte nel sistema di tangentopoli, nel sistema del malaffare tra pubblica amministrazione, erano quelle la cui sede sociale era a Milano>>.

L’esposizione di Di Pietro rendeva chiaramente l’idea dell'intesa tra mafia, politica e grande impresa.

#DiPietro fece i nomi di alcune imprese aggiudicatarie delle grandi opere pubbliche .
Tra gli altri, anche dei lavori dell’Alta Velocità.
E disse <<Mi riferisco alla Cogefar, alla Torno, alla Lodigiani, Cambogi, Ferruzzi De Ecker. Ad Imprese che fanno capo alla Fiat (Cogefar) , all’Eni ( Ferruzzi) e a Lodigiani>>.

Disse Di Pietrro: " Ne cominciai a parlare con Borsellino e Falcone – proseguì Di Pietro- Borsellino mi disse “Dobbiamo idearci, inventarci, dobbiamo trovare una soluzione per fare in modo che riferiscano”.
Borsellino si riferiva agli imprenditori che pagavano le mazzette, ma anche ai mafiosi come #TommasoBuscetta che avevano cominciato a collaborare, prima con Falcone e me (Imposimato), che avevo arrestato due figli di Buscetta, e poi con altri.
Borsellino era riuscito a convincere alcuni mafiosi a parlare dei meccanismi e dei beneficiari dell’imbroglio, dei politici , degli amministratori, imprenditori, mafiosi, faccendieri e di magistrati che fungevano da controllori controllati.
C’era l’Italia che contava !
#italiamafiapolitica199019911992mafiaappalti
#mafiaappalti
#mandantiocculti
#sistemicriminali
#falconeborsellinoimposimatodipietro
La segreteria del Giudice Imposimato
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La verità storica .                Autore Ferdinando Imposimato. 

Ma cosa indusse  la mafia in quel drammatico 1992 ad  uccidere #Falcone? 

Giovanni #Brusca, colui che a Capaci  aveva premuto  il pulsante che fece saltare in aria  la macchina di Falcone,  dieci anni dopo il suo pentimento,  indicò  a Luca #Tescaroli  ed alla  Corte di Assise  di Caltanissetta, nelle indagini sul rapporto mafia appalti, il movente principale delle stragi.   A questa accusa  si aggiunse   quella   di avere impedito che i tradizionali referenti politici –  #Andreotti e #Lima -  intervenissero  sulla Cassazione per condizionare l’esito del Maxi processo contro i capi di Cosa Nostra. 
Falcone chiese a Martelli di  intervenire sul Presidente della Cassazione Antonio Brancaccio perché realizzasse una rotazione al vertice della prima sezione.
Brancaccio scelse un altro Presidente per il processo a Cosa Nostra. #Cassazionepresidenteantoniobrancaccio
E  di questo intervento vennero a conoscenza #CosaNostra e i vertici di #Gladio.
C’era la preoccupazione che Falcone desse impulso alle investigazioni nel settore inerente alla gestione illecita degli appalti.. 
Brusca disse  al sostituto Tescaroli che “Falcone aveva la possibilità e la determinazione  di indagare, oltre che nel settore economico, nei confronti degli imprenditori e dei politici con i quali i primi andavano a trattare. In tal modo poteva intervenire sui contatti che l’organizzazione poteva instaurare con appartenenti alle istituzioni”.  

 I personaggi e le imprese su cui indagava Falcone,  erano  quasi  tutti inseriti  nei lavori dell’ #AltaVelocità.  Di questo intreccio tra imprese  pubbliche e private e  mafia  nei grandi appalti di opere pubbliche, si  era accorto  anche Antonio Di Pietro. Che testimoniò dinnanzi  ai giudici di Caltanissetta  che  indagavano sulla strage di  #Capaci  e di via #dAmelio . 

 Disse Di Pietro:  Il sistema dei rapporti tra imprese e politica era un sistema di rapporti complesso…. si stava scoprendo  che era legato da un quid pluris che era il sistema della tangente. Cioè ogni appalto o gruppo di appalti o addirittura capitoli di spesa su bilanci di pubbliche istituzioni venivano spartite fra una serie di imprese che in cambio si preoccupavano di garantire  il mantenimento della politica con una percentuale a volte basata sul singolo appalto, altre volte sul fatturato dell’impresa stessa…  (ADR)

. 

L’esposizione  di Di Pietro rendeva  chiaramente  l’idea dellintesa  tra mafia, politica e grande impresa. 

#DiPietro  fece  i  nomi   di alcune  imprese aggiudicatarie delle grandi opere pubbliche . 
Tra gli altri,  anche  dei lavori dell’Alta Velocità. 
E disse . 

Disse Di Pietrro:  Ne cominciai a parlare con Borsellino e Falcone – proseguì  Di Pietro- Borsellino mi disse “Dobbiamo idearci, inventarci, dobbiamo trovare una soluzione per fare in modo che riferiscano”. 
Borsellino si riferiva agli imprenditori che pagavano le mazzette, ma anche ai mafiosi  come #TommasoBuscetta che avevano cominciato a collaborare, prima con Falcone e me (Imposimato), che avevo arrestato due figli di Buscetta, e poi con altri. 
Borsellino  era riuscito a convincere  alcuni  mafiosi a  parlare dei meccanismi e dei beneficiari  dell’imbroglio, dei politici , degli amministratori, imprenditori, mafiosi, faccendieri e di magistrati  che  fungevano da controllori controllati.
 C’era l’Italia che contava !  
#italiamafiapolitica199019911992mafiaappalti
#mafiaappalti
#mandantiocculti
#sistemicriminali   
#falconeborsellinoimposimatodipietro
La segreteria del Giudice Imposimato

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Mi piace questo sito ché parla di un grande giudice....👍

Teniamo alta la memoria e il grande lavoro del presidente Imposimato. Leggendo il libro in cui lui collaborò ”Corruzione ad alta velocità”, si leggono tutti gli intrecci più agghiaccianti tra la politica e la gestione mafiosa degli appalti delle grandi opere. Consiglio a tutti di rinfrescare la memoria (e se potete procuratevi il libro) perché cè da sempre un ”filo rosso” che muove i grandi interessi, le grandi speculazioni. Il Potere con la P maiuscola che più di una volta non ha esitato a passare sopra a molti cadaveri , uccidendo innocenti pur di impossessarsi di tutto ha radici profonde ed è duro a ribaltare. ... Grazie a chi gestisce oggi la pagina del mio/nostro amato presidente Ferdinando Imposimato, indimenticabile e prezioso oggi come non mai.

Ecco perché non l’hanno fatta fare a lei il presidente della repubblica .Serviva una persona mafiosa per gestire. chi meglio di Giorgio napolitano?alias “il monnezzaro” per aver archiviato e fatto segreto di stato la vicenda della terra dei fuochi .

Una volta i mafiosi andavano dai politici; Ora i politici vanno dai mafiosi per chiedere voti!! Questa é l'Italia.

I grandi non muoiono mai

Ferdinando mi manca molto come amico e come uomo pubblico

Infinita riconoscenza e ringraziamenti per questo importantissimo lavoro di pubblicazione e studio dell'operato del Giudice Ferdinando Imposimato! I documenti potrebbero (dovrebbero) impegnarci attivamente a continuare il suo lavoro. Con ciò vorrei proporre di costituire una comunità volontaria di studio e sviluppo giuridico-politico per proposte e provvedimenti costruttivi per lo Stato di Diritto.

Ci doveva essere lui, come Presidente della Repubblica, al posto dell'altro che ci ha rovinato ancor di più. Grande magistrato, e grande uomo.

Mi piace questo sito che parla di lui

grazie Signora per darci la possibilità di leggere gli atti del Magistrato Ferdinando Imposimato

Grande Presidente

Grandissimo Giudice...chapeau...!!!!

Quanto ci manca il Grande Giudice !!!🙏

Il GRANDE Ferdy è sempre con noi.

Sempre grato per l'opera del prof. Imposimato grande Magistrato .

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L'inchiesta giornalistica a nostro avviso più interessante relativa alla falsa antimafia è quella del SISTEMA MONTANTE.

Ecco cosa è il “sistema Montante” raccontato e spiegato dal blog #mafie La Repubblica, Attilio Bolzoni

Dalla richiesta di custodia cautelare della Procura Antimafia di Caltanissetta

Calogero Antonio Montante detto Antonello - Ex vicepresidente nazionale di Confindustria con delega alla Legalità

«..Si ritiene di dover muovere nella presente esposizione dall’analisi degli elementi – afferenti ai rapporti dell’odierno indagato CALOGERO ANTONIO MONTANTE con esponenti della criminalità organizzata di stampo mafioso – che avevano determinato l’apertura dell’odierno procedimento, sebbene – appare corretto rappresentarlo sin d’ora - il quadro che dagli stessi è emerso non consente, allo stato, di elevare specifici addebiti nei confronti dello stesso Montante.
In ogni caso, le attività d’indagine compiute sul punto ed il coacervo di acquisizioni dalle stesse risultanti serve da cornice per delineare, in primo luogo, quali siano, a parere di questo Ufficio, “le origini” delle fortune del Montante ed a comprendere, in secondo luogo, come la svolta legalitaria di cui questi si è fatto portatore non fosse altro che un mero paravento dietro cui cercare di occultare – forte di quelle relazioni che era riuscito ad instaurare proprio portando il vessillo dell’antimafia - quei rapporti che aveva certamente intessuto e coltivato con esponenti di spicco della criminalità organizzata.
E, a ben vedere, aiuta anche a capire il reale fine di una strategia messa in campo per addivenire al sistematico screditamento di coloro che, per una ragione o per l’altra, si erano espressi, nel corso del tempo, in maniera critica nei suoi confronti o, più semplicemente, non ne avevano condiviso il percorso tracciato a partire dal 2005 e che sono stati via via tacciati di “mafiosità” o non meglio precisate collusioni con un sistema che, a parole, si voleva definitivamente superato.
E ciò è avvenuto anche laddove alcunché di concreto – da un punto di vista giudiziario – autorizzasse a cucire simili etichette, che sono, però, state spacciate per verità assodate sulla base di una continua e costante campagna realizzata attraverso il sostegno dei più disparati ambienti.
Serviva, cioè, ingenerare la diffusa convizione che esistesse “un vecchio sistema” – verso cui ormai ci si opponeva - caratterizzato da collusioni tra imprenditori, politici ed esponenti mafiosi, al cui interno poter ricomprendere, di volta in volta ed in maniera indiscriminata, tutti coloro che non si adeguavano al “nuovo corso”.
Si è trattato, a ben vedere, della realizzazione di un sottile e ben pianificato disegno volto a ridurre al silenzio coloro che, in astratto, avrebbero potuto riferire circostanze compromettenti sul conto del Montante e, ancor prima, a prevenire possibili indicazioni sui suoi pregressi rapporti con esponenti mafiosi che, laddove veicolate, si sarebbero ben potute contrastare, come effettivamente avvenuto, tacciandole come il tentativo di reazione di un sistema compromesso e colluso verso coloro che, in maniera autorferenziale, si proponevano come portatori di una rivoluzionaria svolta improntata alla legalità.
In altre parole, proprio l’accurata analisi del complesso degli elementi che sono stati acquisiti sulla base delle indicazioni provenienti dai collaboratori di giustizia (e dalle attività eseguite per riscontrarne le propalazioni) serve a smascherare quell’inganno che è stato sapientemente costruito nel corso degli anni e che è solo servito, da un lato, a nascondere i compromettenti rapporti avuti col passato con esponenti mafiosi della provincia di Caltanissetta e, dall’altro lato, a creare un sistema di relazioni funzionale alla tutela degli interessi del Montante e di coloro che allo stesso sono sempre stati vicini, che, a ben vedere, non ha fatto altro che sostituire un pregresso sistema basato sulle medesime logiche di potere.
Non si vuole, cioè, con questo mettere in discussione gli approdi che, da un punto di vista giudiziario, questo Ufficio ha raggiunto negli anni pregressi e che si ritiene, anzi, assolutamente validi e non suscettibili di essere rivisti – avendo effettivamente scoperchiato un sistema affaristico che involgeva imprenditoria, politica e Cosa Nostra - ma solo evidenziare che “il sistema Montante” ne costituisce semplicemente una filiazione avente gli stessi scopi, sia pure con attori protagonisti differenti, ed operante con gli stessi metodi e che ha potuto prosperare – questo è il paradosso – proprio veicolando all’esterno l’immagine di una svolta legalitaria (solo proclamata) che a quel pregresso modello si voleva opporre...».

Dichiarazione del collaboratore di giustizia Salvatore Ferraro al pubblico ministero della Procura della Repubblica di Caltanissetta Stefano Luciani del 18 maggio 2016:

«Ho conosciuto personalmente Antonello Montante intorno al 1984-1985 e mi è stato presentato da Paolino Arnone che “lo aveva nel cuore”..».
Paolino Arnone era il capo della “famiglia” di Cosa Nostra di Serradifalco (paese in provincia di Caltanissetta) e "consigliori” del numero 2 della Cupola Giuseppe “Piddu” Madonia.

Dichiarazione del collaboratore di giustizia Leonardo Messina al pubblico ministero della Procura della Repubblica di Caltanissetta Stefano Luciani del 18 maggio 2016:

«Nulla so di Antonello Montante..La Signoria Vostra mi chiede cosa possa significare la presenza di Paolino e Vincenzo Arnone ad un matrimonio (il riferimento è alle nozze di Antonello Montante, testimoni il capo di Cosa Nostra di Serradifalco e suo figlio, ndr)..per mia esperienza posso testimoniare che i rappresentanti di Cosa Nostra non amano comparire ai matrimoni come testimoni, anche perché si evitano occasioni di apparire in foto..evidentemente lo sposo era “persona che meritava”...».
Fonte #laRepubblica, blog mafie, #AttilioBolzoni #piddumadonia #antonellomontante #confindustria #antimafia #
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Linchiesta giornalistica a nostro avviso più interessante relativa alla falsa antimafia è  quella del SISTEMA MONTANTE. 

Ecco cosa è il “sistema Montante” raccontato e spiegato dal blog #mafie La Repubblica,  Attilio Bolzoni

Dalla richiesta di custodia cautelare della Procura Antimafia di Caltanissetta

Calogero Antonio Montante detto Antonello - Ex vicepresidente nazionale di Confindustria con delega alla Legalità

  «..Si ritiene di dover muovere nella presente esposizione dall’analisi degli elementi – afferenti ai rapporti dell’odierno indagato CALOGERO ANTONIO MONTANTE con esponenti della criminalità organizzata di stampo mafioso – che avevano determinato l’apertura dell’odierno procedimento, sebbene – appare corretto rappresentarlo sin d’ora - il quadro che dagli stessi è emerso non consente, allo stato, di elevare specifici addebiti nei confronti dello stesso Montante.
In ogni caso, le attività d’indagine compiute sul punto ed il coacervo di acquisizioni dalle stesse risultanti serve da cornice per delineare, in primo luogo, quali siano, a parere di questo Ufficio, “le origini” delle fortune del Montante ed a comprendere, in secondo luogo, come la svolta legalitaria di cui questi si è fatto portatore non fosse altro che un mero paravento dietro cui cercare di occultare – forte di quelle relazioni che era riuscito ad instaurare proprio portando il vessillo dell’antimafia  - quei rapporti che aveva certamente intessuto e coltivato con esponenti di spicco della criminalità organizzata.
E, a ben vedere, aiuta anche a capire il reale fine di una strategia messa in campo per addivenire al sistematico screditamento di coloro che, per una ragione o per l’altra, si erano espressi, nel corso del tempo, in maniera critica nei suoi confronti o, più semplicemente, non ne avevano condiviso il percorso tracciato a partire dal 2005 e che sono stati via via tacciati di “mafiosità” o non meglio precisate collusioni con un sistema che, a parole, si voleva definitivamente superato.
E ciò è avvenuto anche laddove alcunché di concreto – da un punto di vista giudiziario – autorizzasse a cucire simili etichette, che sono, però, state spacciate per verità assodate sulla base di una continua e costante campagna realizzata attraverso il sostegno dei più disparati ambienti.
Serviva, cioè, ingenerare la diffusa convizione che esistesse “un vecchio sistema” – verso cui ormai ci si opponeva - caratterizzato da collusioni tra imprenditori, politici ed esponenti mafiosi, al cui interno poter ricomprendere, di volta in volta ed in maniera indiscriminata, tutti coloro che non si adeguavano al “nuovo corso”.
Si è trattato, a ben vedere, della realizzazione di un sottile e ben pianificato disegno volto a ridurre al silenzio coloro che, in astratto, avrebbero potuto riferire circostanze compromettenti sul conto del  Montante e, ancor prima, a prevenire possibili indicazioni sui suoi pregressi rapporti con esponenti mafiosi che, laddove veicolate, si sarebbero ben potute contrastare, come effettivamente avvenuto, tacciandole come il tentativo di reazione di un sistema compromesso e colluso verso coloro che, in maniera autorferenziale, si proponevano come portatori di una rivoluzionaria svolta improntata alla legalità.
In altre parole, proprio l’accurata analisi del complesso degli elementi che sono stati acquisiti sulla base delle indicazioni provenienti dai collaboratori di giustizia (e dalle attività eseguite per riscontrarne le propalazioni) serve a smascherare quell’inganno che è stato sapientemente costruito nel corso degli anni e che è solo servito, da un lato, a nascondere i compromettenti rapporti avuti col passato con esponenti mafiosi della provincia di Caltanissetta e, dall’altro lato, a creare un sistema di relazioni funzionale alla tutela degli interessi del Montante e di coloro che allo stesso sono sempre stati vicini, che, a ben vedere, non ha fatto altro che sostituire un pregresso sistema basato sulle medesime logiche di potere.
Non si vuole, cioè, con questo mettere in discussione gli approdi che, da un punto di vista giudiziario, questo Ufficio ha raggiunto negli anni pregressi e che si ritiene, anzi, assolutamente validi e non suscettibili di essere rivisti – avendo effettivamente scoperchiato un sistema affaristico che involgeva imprenditoria, politica e Cosa Nostra -  ma solo evidenziare che “il sistema Montante” ne costituisce semplicemente una filiazione avente gli stessi scopi, sia pure con attori protagonisti differenti, ed operante con gli stessi metodi e che ha potuto prosperare – questo è il paradosso – proprio veicolando all’esterno l’immagine di una svolta legalitaria (solo proclamata) che a quel pregresso modello si voleva opporre...».

Dichiarazione del collaboratore di giustizia Salvatore Ferraro al pubblico ministero della Procura della Repubblica di Caltanissetta Stefano Luciani del 18 maggio 2016:

«Ho conosciuto personalmente Antonello Montante intorno al 1984-1985 e mi è stato presentato da Paolino Arnone che “lo aveva nel cuore”..».
Paolino Arnone era il capo della “famiglia” di Cosa Nostra di Serradifalco (paese in provincia di Caltanissetta) e consigliori” del numero 2 della Cupola Giuseppe “Piddu” Madonia.

Dichiarazione del collaboratore di giustizia Leonardo Messina al pubblico ministero della Procura della Repubblica di Caltanissetta Stefano Luciani del 18 maggio 2016:

«Nulla so di Antonello Montante..La Signoria Vostra mi chiede cosa possa significare la presenza di Paolino e Vincenzo Arnone ad un matrimonio (il riferimento è alle nozze di Antonello Montante, testimoni il capo di Cosa Nostra di Serradifalco e suo figlio, ndr)..per mia esperienza posso testimoniare che i rappresentanti di Cosa Nostra non amano comparire ai matrimoni come testimoni, anche perché si evitano occasioni di apparire in foto..evidentemente lo sposo era “persona che meritava”...».
Fonte #laRepubblica,  blog mafie, #AttilioBolzoni #piddumadonia #antonellomontante #confindustria #antimafia #

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Lo sposo meritava 🤭

CHISSA' COSA AVREBBE DETTO IMPOSIMATO...ARTICOLO DI QUALCHE GIORNO FA...IN SOLI DUE ANNI SI SONO RUBATI 1.5 MILIARDI DI EURO PUBBLICI DEI FINANZIAMENTI EUROPEI IN AGRICOLTURA.. IL 60% DI QUANTO EROGATO..E QUESTO VERIFICANDO SOLO DUE ANNI...PERÒ STANNO SEMPRE TUTTI...LA..!!..ANZI..ANCORA MEJO GRAZIE AL PARTITO DEGLI ONESTI...MENTRE IL SISTEMA INFORMATICO PER OVVI MOTIVI NON FUNZIONA...E TUTTI ZITTI A COLTIVASSE L'ORTICELLO...PERCHÉ ERA PRESTO E SI DOVEVA FORMA LA NUOVA CLASSE POLITICA... AOO E POI C'ERA IL CONTRATTO. it.businessinsider.com/fondi-europei-per-lagricoltura-in-italia-ce-una-frode-dietro-il-60-delle-a...

Come ben noto le mafie nel corso dei decenni hanno preferito un modus operandi silente e preparato nel tempo la scalata nella cosiddetta "antimafia" di personaggi loro vicini.
È stata appurata la smania di potere di alcuni soggetti che per puri fini personali e, nella ambiziosa ricerca della notorietà, intrisa di megalomania, facevano da interlocutori, fiancheggiatori e tutori degli interessi del crimine organizzato.
La loro "missione" tollerava ogni mezzo, dalle intercettazioni non proprio legali, al dossieraggio, al controspionaggio.
La definizione offerta da un Giudice Graziella Luparello, GIP presso la Procura del Tribunale di Caltanissetta, rispetto il sistema complesso alla base della vicenda Montante , di MAFIA TRASPARENTE, é senz'altro pertinente.
Abbiamo ancora molto da fare è da imparare per contrastare seriamente le mafie.
#graziellaluparellogipcaltanissetta #antoniocalogeromontante #sistemamontante #antimafia

Il dr. Attilio Bolzoni , attraverso il blog #mafie sta dedicando interessanti articoli alla vicenda, ma davvero notevole è stata la sua ultima audizione in Commissione antimafia che vi consigliamo di ascoltare.

《In Italia ci sono organismi criminali che ufficialmente non si possono chiamare mafie ma che mafie sono. Forme di crimine che non hanno addosso ancora il marchio del 416 bis ma che si muovono in tempo di pace proprio come quelle organizzazioni, hanno una loro forza intimidatrice, come obiettivo hanno - proprio come le mafie tradizionali che conosciamo - la conquista del potere, politico ed economico.
Con un po' di fantasia noi le avevamo chiamate mafie “incensurate”, c'è però un giudice siciliano che ha trovato parole più efficaci per descrivere esattamente cosa sono e come si presentano.
Il tema lo abbiamo già affrontato qualche settimana fa sulle pagine di Repubblica ma oggi iniziamo una serie del Blog su quella che la giudice Graziella Luparello definisce la “mafia trasparente”. E pubblichiamo ampi stralci delle motivaziazioni della sentenza che ha condannato in primo grado a 14 anni di reclusione - con rito abbreviato - l'ex vicepresidente nazionale di Confindustria Calogero Antonio Montante detto Antonello per associazione a delinquere semplice e un'altra sfilza di altri reati.

E' una mafia che si vede e non si vede, che è appunto “trasparente”, sintesi estremamente felice per raccontare un sistema delinquenziale che non era “parallelo” al potere ufficiale «ma ad esso perpedincolare, in quanto intersecava le più diverse istituzioni, ai diversi livelli, finendo per controllarle, condizionarle o comunque influenzarle».

Nel documento giudiziario si analizza l'irresistibile scalata di Montante, un uomo che era “nel cuore” di un boss di Cosa Nostra e che comunque è diventato il faro dell'Antimafia in Italia. Grazie a protezioni eccellenti - alti papaveri del Viminale, presidenti di Corte di Appello e procuratori generali, prefetti, questori, direttori centrali della Direzione Investigativa Antimafia, capi dei servizi segreti, presidenti di Confindustria - e alla compiacenza molto interessata di un bel po' di giornalisti.
Cosa è esattamente la “mafia trasparente”? E' una mafia “apparentemente priva di consistenza tattile e visiva e perciò in grado di infiltrarsi eludendo la resistenza delle misure comuni”.
Una mafia che non si limita a gestire il potere ma che a volta il potere lo crea. 》
Di A. Bolzoni e F. Trotta
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Come ben noto le mafie nel corso dei decenni hanno preferito un modus operandi silente e preparato nel tempo la scalata nella cosiddetta antimafia di personaggi loro vicini.
È stata appurata la smania di potere di alcuni soggetti che per puri fini personali e, nella ambiziosa ricerca della notorietà, intrisa di megalomania,  facevano da interlocutori, fiancheggiatori e tutori degli interessi del crimine organizzato.  
La loro missione tollerava ogni mezzo, dalle intercettazioni non proprio legali, al dossieraggio, al controspionaggio.
La definizione offerta da un Giudice Graziella Luparello, GIP presso la Procura del Tribunale di Caltanissetta, rispetto il sistema complesso alla base della vicenda Montante , di MAFIA TRASPARENTE, é  senzaltro pertinente.  
Abbiamo ancora molto da fare è da imparare per contrastare seriamente le mafie. 
#graziellaluparellogipcaltanissetta #antoniocalogeromontante #sistemamontante #antimafia

Il dr. Attilio Bolzoni , attraverso il blog #mafie sta dedicando interessanti articoli alla vicenda, ma davvero notevole è stata la sua ultima audizione in Commissione antimafia che vi consigliamo di ascoltare.

《In Italia ci sono organismi criminali che ufficialmente non si possono chiamare mafie ma che mafie sono. Forme di crimine che non hanno addosso ancora il marchio del 416 bis ma che si muovono in tempo di pace proprio come quelle organizzazioni, hanno una loro forza intimidatrice, come obiettivo hanno - proprio come le mafie tradizionali che conosciamo - la conquista del potere, politico ed economico. 
Con un po di fantasia noi le avevamo chiamate  mafie “incensurate”, cè però un giudice siciliano che ha trovato parole più efficaci per descrivere esattamente cosa sono e come si presentano.
Il tema lo abbiamo già affrontato qualche settimana fa sulle pagine di Repubblica ma oggi iniziamo una serie del Blog su quella che la giudice Graziella Luparello definisce la “mafia trasparente”. E pubblichiamo ampi stralci delle motivaziazioni della sentenza che ha condannato in primo grado a 14 anni di reclusione - con rito abbreviato - lex vicepresidente nazionale di Confindustria Calogero Antonio Montante detto Antonello per associazione a delinquere semplice e unaltra sfilza di altri reati.

E una mafia che si vede e non si vede, che è appunto “trasparente”, sintesi estremamente felice per raccontare un sistema delinquenziale che non era “parallelo” al potere ufficiale «ma ad esso perpedincolare, in quanto intersecava le più diverse istituzioni, ai diversi livelli, finendo per controllarle, condizionarle o comunque influenzarle».

Nel documento giudiziario si analizza lirresistibile scalata di Montante, un uomo che era “nel cuore” di un boss di Cosa Nostra e che comunque è diventato il faro dellAntimafia in Italia. Grazie a protezioni eccellenti -  alti papaveri del Viminale, presidenti di Corte di Appello e procuratori generali, prefetti, questori, direttori centrali della Direzione Investigativa Antimafia, capi dei servizi segreti, presidenti di Confindustria - e alla compiacenza molto interessata di un bel po di giornalisti.
Cosa è esattamente la “mafia trasparente”? E una mafia “apparentemente priva di consistenza tattile e visiva e perciò in grado di infiltrarsi eludendo la resistenza delle misure comuni”.
Una mafia che non si limita a gestire il potere ma che a volta il potere lo crea. 》 
Di A. Bolzoni e F. Trotta

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Il bello verrà quando si inizierà con un po' di coraggio a parlare dei modelli di intimidazione mafiosa apparantemente trasparenti, che configurano quella che può essere definita la "Mafia dalla Lupara Trasparente"

..TRENTA ANNI FA UN GRANDE UOMO DI STATO GIOVANNI FALCONE DICEVA...SEGUI I SOLDI E TROVERAI LA MAFIA....E BENE...È DA TROPPO TEMPO DI DOMINIO PUBBLICO..CHE NON SOLO LA VERA MAFIA SI INGRASSA CON I MILIARDI DEI FINANZIAMENTI EUROPEI IN AGRICOLTURA.. E QUESTI PERSONAGGI NON SONO SOLO CRIMINALI MA ASSASSINI VISTO CHE HANNO FATTO IMPICCARE ESATTO IMPICCARE NON POCHI PADRI DI FAMIGLIA.. E HANNO ROVINATO NON POCHE FAMIGLIE... E MENTRE LA MAGISTRATURA INDAGA INDAGA.. E INDAGA E LA COSÌ DETTA NUOVA CLASSE POLITICA.. RIPORTA MEZZE VERITA' IN QUINTA PAGINA.. E RICORDA LE SCADENZE DEI CONTRATTI...SE DOVESSE STRANI' QUALCUNO..NON A CASO I SOLITI COMPARI CONTINUANO A SVUOTA' LE CASSE E SISTEMANO AMICI COMPARI E SERVI.. O MAGARI ORA FARANNO TUTTI LE VITTIME...UNA COSA È CERTA RESTO SEMPRE PIÙ CONVINTO CHE GLI ITALIANI NON SE LI MERITAVANO E NON SE LI MERITANO TUTTORA GRANDI UOMINI DI STATO COME FALCONE BORSELLINO DALLA CHIESA E MOLTI ALTRI MORTI INUTILMENTE E RICORDATI A PAROLE SOLO NELLE CERIMONIE.. PERCHÉ ERA PRESTO E SI DOVEVA FORMA LA NUOVA CLASSE POLITICA..

<3 <3 <3

C'e' ancora tanto da fare!

❤️❤️❤️❤️

Sarai sempre nel mio cuore♥️❤️♥️❤️

Non riesco ad inviare una foto

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Un'inchiesta archiviata , una vita quella di Aldo Moro che si spezza, lasciando il Paese al suo definitivo oblio. Giovanni Senzani compare sulla scena di questo omicidio ma le indagini non approfondisconono mai taluni elementi.
Pubblichiamo le agenzie di stampa del 1981 conservate nell'archivio del Giudice Ferdinando Imposimato, ricercatore di quella verità storica fondamentale per la memoria del nostro Paese.
#AldoMoro #giovannisenzani #br #strageviafani
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Uninchiesta archiviata , una vita quella di Aldo Moro che si spezza, lasciando il Paese al suo definitivo oblio. Giovanni Senzani compare sulla scena di questo omicidio ma le indagini non approfondisconono mai taluni elementi. 
Pubblichiamo le agenzie di stampa del 1981 conservate nellarchivio del Giudice Ferdinando Imposimato,  ricercatore di quella verità storica fondamentale per la memoria del nostro Paese.
#aldomoro #giovannisenzani #br #strageviafani

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Chissà cosa avrebbe detto Imposimato... MA ORA CHE CANTONE È TORNATO A FARE IL MAGISTRATO SI ACCORGERA' DEGLI IMBARAZZANTI E CRONICI CONFLITTI D'INTERESSE E NON SOLO..CHE CI SONO DA SEMPRE NELLA GESTIONE DEI MILIARDI DEI FINANZIAMENTI EUROPEI IN AGRICOLTURA...??..PERCHÉ COME PRESIDENTE DELL'AGENZIA DI STATO ANTI CORRUZIONE PAREVA BRUTTO..E POI ERA PRESTO.. ..E OVVIAMENTE IL GOVERNO AI RELATIVI DIPENDENTI DELL'ANAC JE RADDOPPIA LO STIPENDIO...PERCHÉ MESA' CHE SO PROPOSITIVI PURE LORO..ALLA FACCIA DELLA CRISI..E DI CHI NON ARRIVA A FINE MESE.. www.lavocedellevoci.it/2018/01/14/anac-regalo-il-governo-raddoppia-gli-stipendi/

Il Magistrato Giovanni Falcone, stimato amico e collega del Giudice Imposimato, diede anch'egli un importante contributo sull'introduzione di norme generali di natura premiale per chi collabora con la giustizia.
Fonte: <Proposte operative per la LOTTA alla CRIMINALITA' ORGANIZZATA DI TIPO MAFIOSO “ del Consiglio Superiore della Magistratura al convegno di Fiuggi del 25 e 26 maggio 1984 >
#GiovanniFalcone :

《 .. E' proprio per rispettare la legalità che noi siamo qui riuniti e sottolineiamo da tempo la esigenza di norme che agevolino un rapporto più corretto con coloro che intendono collaborare con la giustizia.
In realtà le norme premiali servono soprattutto ad eliminare sacche di illegalità strisciante che noi giornalmente siamo costretti a dover constatare. Quante volte abbiamo constatato l'esistenza di un rapporto poco chiaro fra polizia e il confidente, che poi è sempre il rapporto tra il maresciallo Tizio o l'appuntato Caio e quel singolo confidente ? Tante volte ci si dimentica che la facoltà dell'ufficiale di p.g. di non rivelare il nome del confidente non significa affatto copertura del reato dallo stesso commesso che si ha sempre l'obbligo giuridico di perseguire e denunziare.
Quante volte ci siamo trovati sul nostro tavolo un processo per sequestro di eroina o di altro stupefacente senza riuscire a capire da dove è partita l'operazione, come si è sviluppata e chi ha fatto la soffiata?
E chi ha fatto la soffiata non può essere altro che una persona stabilmente inserita nell'organizzazione.
Il confidente, purtroppo, da noi in Italia non è come il confidente negli Stati Uniti il quale si trova schedato, ha un proprio numero di codice, è il confidente del governo americano, ha ben precisi obblighi e ben precisi diritti.
Le norme premiali per chi collabora con la giustizia, dunque, servono per fare chiarezza, per stabilire che il rapporto fra chi collabora e il magistrato deve essere un rapporto regolamentato dalle leggi.
Pensavo che su questi principi fosse anche d'accordo il Ministero dell'Interno ove si consideri che più volte ci siamo incontrati con il Ministro Scalfaro e abbiamo appreso che egli era totalmente d'accordo con le nostre considerazioni, mentre oggi dalla relazione di un qualificato esponente del M. dell'interno – che debbo ritenere che non parli a titolo personale – mi sembra di cogliere delle perplessità, dei ripensamenti. Da parte mia, credevo che ci si fosse riuniti non per discutere ancora sull'opportunità di queste norme premiali, bensì sui mezzi tecnici più adeguati per introdurre norme siffatte nell'ordinamento vigente.
Vorrei accennare, poi, ad alcuni dei tanti e delicati problemi che chiunque svolge indagni istruttorie di respiro internazionale deve affrontare- Giorni addietro, per esempio, nell'interrogare un imputato di traffico degli stupefacenti negli Stati Uniti, abbiamo appreso dai suoi avvocati che desideravano un nostro impegno scritto a non richiedere la estradizione; impegno che ovviamente non potevamo rilasciaare e che in ogni caso non avrebbe avuto alcun valore giuridico.

Altro problema riguarda (e questo lo ha ricordato egregiamente il collega Scotti Vincenzo) la possibilità di concessione della impunità che da noi non esiste; pertanto, accade molto spesso che un soggetto collabori con la giustizia negli U.S.A. e in Italia si guardi bene dal fare qualsiasi ammissione perché ciò significherebbe l'inizio dell'azione penale nei suoi confronti.
Tutto ciò comporta degli attriti fra le polizie e le magistrature dei diversi Paesi; è evidente, infatti, che vi saranno sempre, ad esempio, delle resistenze a comunicare determinati fatti – ammessi da coloro che collaborano, previa concessione della impunità con la giustizia americana – fin quando ciò inevitabilmente produrrà un procedimento penale in Italia contro coloro che hanno collaborato.
Senza dire di tanti altri problemi come, per esempio, la possibilità di fare consegne controllate e di acquistare partite di stupefacenti, di non sequestrare la droga ma di farla proseguire fino all'estero per individuare altri anelli dell'organizzazione.
Nessun Procuratore della Repubblica attualmente si sognerebbe, ad esempio, di autorizzare che un corriere di eroina, anziché essere arrestato in Italia, venga fatto proseguire per l'estero al fin ed i individuare altri trafficanti perché poi gli si addebiterebbe, quanto meno, una omissione di atti di ufficio.
Ebbene, di fronte a problemi tanto complessi di armonizzazione di ordinamenti giuridici ispirati a principi diversi – armonizzazione resa necessarie dalle stesse dimensioni internazionali della criminalità organizzata – io ritengo che una saggia introduzione di norme generali di natura premiale per chi collabora con la giustizia, oltre a non ledere alcun principio costituzionale, consentirebbe , fra l'altro, di fare un notevole passo avanti anche nella collaborazione giudiziaria internazionale e, in definitiva, si risolverebbe in una maggiore incisività globale dell'azione della magistratura per la repressione del fenomeno della criminalità organizzata.
#collaboratoridigiustizianormepremiali
#ferdinandoimposimatomagistrato #falconegiovannimagistrato #CSM #Costituzione
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..resto sempre più convinto che ..alla luce dei Fatti FALCONE Borsellino Dalla Chiesa e molti altri sono morti inutilmente..perché era presto e si doveva forma la nuova classe politica

Riteniamo che in un momento così importante questo testo ed altri che stiamo preparando possano essere di utile supporto sia ai futuri magistrati che agli attuali.
La segreteria del Giudice Imposimato
#stragedicapaci #giovannifalcone #ildaboccassini #processoappellotrattativa

QUADERNI del Consiglio Superiore della Magistratura
Incontri di studio e documentazione per i Magistrati

Corso di Aggiornamento sulle tecniche di indagine “Giovanni Falcone” -
Vol.I – Attività e Organizzazione del Pubblico Ministero

Sezione I – Primi accertamenti Le prime indagini: problemi processuali e metodiche operative proposti da vicende giudiziarie significative di Ilda Boccassini
Settembre 1994 – Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano

In premessa, sarà opportuno accennare brevemente alla problematica della competenza funzionale (art. 11 c.p.p.) che prevede appunto lo spostamento delle indagini nel distretto giudiziario territorialmente più vicino (nel fatto in esame la Procura della Repubblica di Caltanissetta):
Nel caso di specie sono stati anche affrontati i problemi derivati da una eventuale competenza per connessione (art. 12 c.p.p.) di altri reati quali, per esempio, l'art.416/bis c.p.
Il criterio adottato, partendo dal presupposto che fosse stata Cosa Nostra a deliberare e rendere esecutivo l'attentato in danno dal dr. FALCONE, è stato quello di attivare “indagini sul territorio”.
Ciò ha costituito l'asse portante delle investigazioni sviluppatesi, appunto, con servizi di osservazione, attività dinamica sul territorio, intercettazioni telefoniche e ambientali, accertamenti bancari, esame analitico dei reperti rinvenuti, studio della documentazione sequestrata, esame degli esposti anonimi.
In particolare è stata realizzata un'attività di controllo dinamica che ha avuto come principali epicentri il territorio di Palermo e la zona di Capaci. Ogni minimo dettaglio acquisito alle indagini è stato analizzato nell'ipotesi di una sua futura utilizzazione probatoria. Da tale esperienza ne discende una metodologia investigativa che deve avere necessariamente i seguenti punti cardine.

1. Il “potere-dovere” del P.M. di essere presente sin dai primi accertamenti sul luogo del fatto.

2. Una professionalità specifica del P.M. che deve culturalmente “accettarsi” come parte del processo penale e, quindi, come dominus della propulsione investigativa che dovrà essere portata avanti nei singoli casi a lui affidati.

3. Una competenza tecnica che consenta al P.M. di valorizzare al massimo l'impiego della tecnologia come supporto insostituibile nel nuovo processo penale, in special modo, in indagini sul fenomeno mafioso; si tratta quindi di evolvere dottrine di impiego dei materiali tecnici audio-video al fine di impostare attività sul territorio che consenta di documentare situazioni associative di cui all'art. 416-bis; in particolare vi è la necessità di acquisire sistemi integrati che su base informatica consentano di analizzare ed esporre i dati assunti nella prospettiva dibattimentale.
In riferimento alla strage di Capaci, per esempio, si trasporteranno su piattaforma informatica le circostanze documentate con servizi di pedinamento, filmati e intercettazioni ambientali, integrando i dati con la cartografia dei luoghi interessati all'attività.
Ciò consentirà di visualizzare in aula su uno stesso monitor e contestualmente i percorsi tracciati dai soggetti indagati, le immagini filmate sugli obiettivi d'interesse e le conversazioni ambientali svoltesi.
Soltanto così si potrà spezzare la compartimentazione che caratterizza i comportamenti individuali degli appartenenti a Cosa Nostra ed impedire le frammentazioni dell'esposizione probatoria nella specifica materia, garantendo l'esposizione organica e unitaria di tematiche associative articolate e complesse con evidenti benefici per la componente giudicante.

4. La necessità per il P.M. di avvalersi sin dall'immediatezza dei fatti di consulenti tecnici in grado di preservare le tracce del reato prima che queste vengano irrimediabilmente disperse da fattori umani e/o atmosferici.
Nel caso di specie, la mancanza di tale ausilio ha causato una serie di inconvenienti durante la ricognizione sull'area dell'attentato che si possono così sintetizzare:
- la raccolta dei reperti da parte di tutti i presenti (Carabinieri, Polizia ed altri), senza una mappatura dell'area e senza l'individuazione dei punti di prelievo e delle relative circostanze, non ha consentito l'iniziale valorizzazione degli stessi;
- la mancata copertura con teli impermeabili del cratere generato dall'esplosione ha consentito all'abbondante pioggia, caduta subito dopo, di lavare il terreno apsortando buona parte delle specie esplosive residuate dello scoppio;
- la rilevazione del cratere non è stata eseguita in modo dettagliato per cui sono state omesse alcune quote dello stesso;
- non era stato individuato un responsabile dell'area dell'attentato cui i consulenti potessero far riferimento per organizzare razionalmente la ricerca dei reperti;
- troppo presto è stata ripristinata la viabilità della carreggiata demolita;
- l'impiego di acqua da parte dei vigili del fuoco, per esempio, dopo la strage di via d'Amelio, in luogo del CO2, polveri ecc. ha provocato un dilavamento delle strutture con conseguente asportazione di residui esplosivi.

5. Il potere-dovere del P.M. di garantire il coordinamento di tutte le forze investigative interessate alle indagini, coordinamento che potrà essere reso operante e concretamente produttivo soltanto con la partecipazione diretta del P.M. che si incontra periodicamente con i singoli responsabili delle strutture investigative elaborando ed aggiornando con questi le metodologie d'indagine che il fatto richiede.
Nel caso di specie e avuto riguardo alla complessità delle investigazioni, si sono volute coinvolgere tutte le forze di polizia (Direzione Investigativa Antimafia, Carabinieri, Polizia di Stato) avendo costituito l'uccisione del dr. FALCONE , nella sua inaudita gravità un problema di carattere nazionale.

6. L'importanza fondamentale e l'irrinunciabile contributo fornito dai collaboratori di giustizia. In tale ottica non devono mai essere sottovalutate le difficoltà che discendono e i pericoli che possono derivare dall'uso distorto e improprio dei soggetti collaboranti, qualora manche nel P.M. la professionalità necessaria per l'accostamento ad una tematica così delicata.
Nel caso di specie l'apporto indispensabile fornito dall'indagine tecnica c.d. “pura” nel momento in cui ci si è potuti anche avvalere della collaborazione dei pentiti, ha dimostrato ancora una volta che soltanto uno studio mirato dei personaggi sul territorio in cui operavano e l'analisi dei circuiti comportamentali, può costituire un tipo di prova che viene a integrare ed ampliare le dichiarazioni dei soggetti collaboranti e , al tempo stesso, costituire riscontro qualificato circa la loro attendibilità.
A tale proposito si evidenzia che, nel caso in esame, concretezza all'attendibilità dei pentiti è venuta dall'informatizzazione e dalla successiva elaborazione dei traffici telefonici di utenze cellulari e fisse in uso a tutte le persone ritenute “interessanti” per le indagini.
Da questa analisi sono stati estrapolati i collegamenti utili per le investigazioni, che hanno consentito di poter allargare lo spettro dei soggetti attenzionati.
In concreto, la risultanze documentali di tale attività sono state inserite in appositi hardware dotati di idoneo software per la gestione della notevole mole di dati acquisiti nel corso di questi ultimi 15 mesi.
Tali dati consistono nei traffici telefonici (destinati ad aumentare) di nr. 195 utenze per un totale di 154 mila conversazioni relative a circa 17 mila utenze diverse, in riferimento alle quali sono stati svolti, per ognuna, tutti gli accertamenti di rito (anagrafici, precedenti penali e di polizia, automezzi in possesso, eventuali attività commerciali e di lavoro dipendente, partecipazioni in società, accertamenti fiscali, nonché eventuale possesso di titoli di polizia ecc.).
Il predetto software è specificatamente un c.d. data base che viene gestito da una procedura EXE la quale permette di realizzare le seguenti funzioni:
- traffico in entrata di una o più utenze;
- traffico in uscita di una o più utenze;
- traffico cronologico di una o più utenze;
- esito dei confronti dei traffici relativi ad una o più utenze presenti in archivio, al fine di evidenziare numeri chiamati o chiamanti a quelle in comune. Tale tipo di metodologia d'indagine non solo si è rivelata di fondamentale importanza nel procedimento in esame ma verrà a porsi quale patrimonio informativo di eccezionale importanza per tutte le indagini in tema di criminalità organizzata senza la possibilità di dispersione di un ingente attività di elaborazione dati che, sicuramente, potrà costituire la base di ulteriori spunti investigativi in tema di indagini collegate come, per esempio, l'analisi comparata tra questi dati e quelli acquisiti da altre Procure per fatti analoghi (vedi attentati di Roma, Firenze e Milano).

7. La puntuale attenta valutazione nell'ambito di indagini di siffatta complessità, di “depistaggi” o di “prospettazione di falsi obiettivi” che impongono, oggi più che mai,. L'elevata professionalità del P.M. e la necessità, per lo stesso, di valutare il dato non soltanto da un punto di vista tecnico.
A ciò va aggiunta la conseguente imprescindibile specializzazione del P.M. intesa sia come cognizione intrinseca in termini di “famiglie” e “mandamenti” e sia, soprattutto, come studio, analisi e conoscenza da “fenomeno mafioso” nel suo complesso.
Nel caso in esame si illustreranno, sinteticamente, le difficoltà incontrate durante le investigazioni e che, in taluni casi, hanno rallentato e intralciato le stesse:
- la divulgazione di notizie stampa palesemente false o rivelatrici (con notevole danno) di accertamenti in corso;
- la prospettazione da parte di esponenti del mondo politico e/o giornalistico di movimenti del tutto slegati da Cosa Nostra;
- la divulgazione da parte degli organi di informazione delle metodologie adottate da alcune forze investigative;
- il tentativo di discreditare i collaboratori di giustizia;
- il tentativo di delegittimazione, con l'ausilio dei mezzi di informazione, di appartenenti alle forze di polizia che attivamente e a tempo pieno stavano concludendo le indagini.

BUON LAVORO
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<< le menti raffinatissime >>
Una delle piste investigative: Gladio ancora coperta da segreto militare.

A partire dall'autunno del 1989 o subito dopo, il mafioso Francesco Di Carlo , ex capo mafia di Altofonte, detenuto nel carcere di Full Sutton di Londra per traffico di droga - condannato nel 1987 insieme a cinque complici per aver importato in Inghilterra eroina e cannabis per un valore di 78 milioni di sterline pari a 180 miliardi di lire dell'epoca - raccontò ai magistrati palermitani di avere ricevuto diverse visite di agenti dei servizi italiani e stranieri.
La prima visita avvenne dopo l'attentato dell'Addaura del giugno 1989. Raccontò Di Carlo che agenti segreti si erano detti interessati alla eliminazione di Falcone.
Alcuni agenti parlavano in italiano con accento inglese. E chiesero il nome di un esperto in esplosivi da usare contro Falcone. Di Carlo li aveva indirizzati al cugino Nino Gioè, amico di Pietro Rampulla e confidente del generale Giuseppe Santovito, capo del SISMI.
( Fonte: F. Imposimato, La Repubblica delle stragi impunite Ed . Newton Compton ).
Di Carlo fece il nome di Arnaldo la Barbera, uomo dei servizi segreti e capo della Squadra Mobile di Palermo, colui che sarebbe stato l'artefice della falsa pista del pentito Vincenzo Scarantino nelle varie inchieste giudiziarie sviluppate sulla strage di via D'Amelio, per la prima volta nel 2014.
Probabilmente un Fiat Ducato, circondato da sei persone, operai che erano nel luogo esatto che sarebbe diventato terreno di strage, viene notato dall'ingegner Francesco Naselli Flores, cognato di Carlo Alberto Dalla Chiesa, che passa dallo svincolo per Capaci intorno alle ore 12 del 22 maggio. Flores parla di alcune persone che “stendevano cavi”. Le indagini avevano già all’epoca appurato che nessun’azienda aveva ordinato di svolgere lavori nella zona. Eppure quella pista viene abbandonata e il furgone bianco scompare dal luogo della strage: perché? Chi sono quei sei uomini che “stendono cavi”? E cosa facevano veramente?
Tre giorni dopo la strage di Capaci, nel punto in cui erano appostati Giovanni Brusca e i complici, venne trovato un biglietto, << Guasto numero 2 portare assistenza. GUS, via Selci numero 26, via Pacinotti>> sul biglietto era indicato il cellulare 0337/806133. Il numero era in uso a <<Lorenzo Narracci, funzionario del SISDE, servizio segreto democratico>>.
Il GUS era una sigla che significava <<gestione unificata servizi>>. Narracci era vicecapo della struttura informativa di Palermo e lavorava con Bruno Contrada sia a Roma che a Palermo. Il GUS aveva sede in Via in Selci, alle spalle del SID e di fronte al Nucleo Operativo dei carabinieri.
L'ipotesi di una convergenza di interessi di settori deviati dei servizi segreti – scrisse il PM LucaTescaroli nella requisitoria sulla strage di Capaci - viene corroborata dal rinvenimento di questo bigliettino. Quando da chi e per quale motivo è stato fatto trovare in quel sito? >>
Anni dopo , il responsabile del SISDE di Palermo si presentò alla Procura di Caltanissetta. Spiegò che quel biglietto l'aveva dato lui a un collega che l'aveva perso davanti al cratere di Capaci. << Era un appunto sulla riparazione di un cellulare NEC P300 che qualcuno dei miei uomini deve avere perso durante il sopralluogo>>
( Fonte: Biondo e Ranucci, Il Patto, Ed. Chiarelettere p. 273 )

Anni dopo venne rivelato che nel momento dell’esplosione un aereo sorvolava il cielo di Capaci, verosimilmente un Piper : “Si trattava di un aereo di piccole dimensioni, si torna sull’argomento e si citano alcuni fonti secondo le quali il Piper “passava e ripassava continuamente sopra lo svincolo dell’A29".
In seguito si azzardò un’ipotesi: chi premette il telecomando si sarebbe potuto trovare a bordo di quel piccolo aereo. Diversi testimoni lo videro e del Piper si persero le tracce, tutti i piani di volo degli aeroporti siciliani furono controllati, ma non risultò nulla, niente di niente”.
Ma come ricorda Limiti, esisteva uno scalo impossibile da controllare: quello di Kinisia, nei dintorni di Trapani. Il piccolo aeroporto di Kinisia, infatti, non esisteva ufficialmente anche se in realtà si è scoperto fosse stato utilizzato per diverse operazioni di Gladio. (S. Limiti, Doppio livello, Chiarelettere)

LA DOPPIA BOMBA – “A Capaci c’erano due bombe”. E’ ciò che ha dichiarato e sostiene il PM LucaTescaroli. Una collocata dalla mafia. L’altra sistemata per assicurare la grande esplosione che si è poi effettivamente verificata.
“La tesi del rafforzamento della carica con un innesto di esplosivo gelatinato per usi civili si basa sul rinvenimento di tracce di nitroglicerina che non fa parte di nessuna delle due componenti che costituiscono la carica”. Qualcuno, dunque, avrebbe rafforzato l’esplosivo che era già stato predisposto con altre sostanze. La nitroglicerina, infatti, ha una funzione di potenziante: ha un alto contenuto di energia e un’elevata velocità di detonazione. Insomma, da una parte una bomba preparata dalla mafia. Dall’altra un altro esplosivo aggiunto da qualcun altro. l’ipotesi è questa. Ma chi sarebbe questo qualcun altro?

Il Giudice Imposimato riteneva che la base Gladio di Trapani, denominata Centro Scorpione era attiva.
Giovanni Falcone indagava su Gladio in Sicilia sia incontrando il Giudice Garofalo di Trapani, sia attraverso indagini che lui faceva direttamente in Sicilia ed a Roma.
Che Gladio esistesse in Sicilia emerse da una lunga dichiarazione ai Giudici, resa dal Colonnello Paolo Fornaro che ebbe come suo collaboratore il maresciallo Vincenzo Li Causi. Fornaro raccontò che nel corso della ristrutturazione della VII divisione – Gladio SB- il colonnello Piacentini , succeduto nel 1987 alla guida di Gladio, apprese che era <<in corso un potenziamento della strutura SB in Sicilia>>, con una riconversione dei compiti SB in attività informativa a scopo di contrasto del traffico di armi, dell'immigrazione clandestina, e della criminalità organizzata lato sensu>> (Paolo Fornaro 27 maggio 1993 al Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani Luca Pistorelli ). Era prevista la << riconversione dei gladiatori già reclutati e ritenuti idonei per i nuovi compiti, ma anche il potenziamento della struttura non solo con l'ausilio di una rete di esterni, ma con il coinvolgimento di un maggior numero di professionisti.. attraverso colloqui avvenuti nel maggio 1987>>
Di estremo interesse è la partecipazione di Fornaro nel giugno 1986 su ordine del Gen. Paolo Inzerilli, a un programma di addestramento a Furbara tra Roma e Civitavecchia sui velivoli ultraleggeri , anche in forza del fatto che Fornaro era dotato di un brevetto di volo ed aveva una passione per il volo. Venivano usati i deltaplani a motore. I velivoli agivano dietro un aeroclub in Sicilia con qualche base istituita anche a Nepi vicino Viterbo. L'aereo in Trapani era ricoverato presso un garage in via Marino Torre 230.
L'aereo non volò più dopo che in agosto apparvero le notizie di Gladio. L'ultimo volo avvenne nel giugno 1990.

Eppure qualche giorno prima, il 23 maggio 1993, parlando con una giornalista della Stampa, Grignetti, il colonnello Fornaro era stato più temerario e prodigo di notizie Colonnello: <<lo stesso Falcone ha indagato su di noi. L'intera lista dei 622 gladiatori era memorizzata nel suo computer. Ma non appena la nostra organizzazione venne alla luce, il giudice venne a Roma, alla sede del Sismi, e chiese di vedere l'elenco. Non c'era ancora niente di pubblico, in quel momento. Era fine estate 1990, lo scandalo appena esploso, nessuno conosceva le dimensioni della struttura. E così Falcone passò una giornata, con i suoi collaboratori, a spulciare gli elenchi e fare controlli incrociati. Anche lui sospettava. Ma niente. Non c'era niente.»
Fonte: La stampa 23 maggio 1993.
In verità questa notizia non era nota: Falcone era andato a Roma a Forte Braschi. E di fronte alla domanda che Gladio doveva essere usata contro il pericolo di un'invasione da Est, appariva strana la presenza di undici gladiatori in Sicilia, Fornaro ammise «La nostra doveva essere un'organizzazione estesa su tutto il territorio nazionale. E ovviamente il grosso era reclutato a Nord Est, perché lì era il pericolo maggiore. Basta guardare la cartina con la dislocazione dei reparti e quella dei gladiatori. Sennonché questa visione, tutta sbilanciata verso l'Est, è diventata con il tempo superata. Obsoleta. Ci siamo accorti che il Sud era sguarnito.»

Però poi, nel 1987, puntate su Trapani. Quando ormai la minaccia sovietica non esisteva più. O lo Stato maggiore ci credeva ancora?
«Chiaro, Gladio com'era stata inventata non serviva più . A Mosca c'era Gorbaciov. Il pericolo era cessato. Però il Nord Africa ci preoccupava più di prima. E poi qualcuno pensò che una struttura come Gladio potesse essere utile contro la malavita organizzata. Cambiarono le direttive. So che una in particolare, del 1988, ordinava al servizio di collaborare con l'Alto commissariato antimafia di Domenico Sica. Fu scelta Trapani. Ma non solo. Anche a Lecce si doveva riattivare un centro. Si sarebbe chiamato Sagittario.»

Insomma, di fronte alla domanda se laldio << aveva due compiti. Spiare i libici e Cosa Nostra>> la risposta era stata positiva «Esatto. Tra l'altro avevamo il dubbio che le due cose si potessero intersecare. Che Cosa Nostra, come già fa in America, si mettesse ad organizzare l'immigrazione clandestina dai Paesi arabi, la quale magari subisce la spinta dell'integralismo islamico.»

E in pratica che cosa avete fatto?
«Poco o niente. Trovammo un informatore e lo segnalammo per l'eventuale utilizzo di Sica. Intanto avevo preparato una lista di possibili agenti e la diedi a Roma. E' la procedura: prima li si individua e poi si fa un'indagine. Passano sei mesi. Soltanto se l'indagine va bene, vengono contattati>>
«Mai. Non ho rivelato la mia vera attività a nessuno in Sicilia. Tantomeno a Palermo. Io dovevo lavorare a Trapani, dove avevamo visto che c'era una specialissima “pax mafiosa”. In un anno, appena sette scippi. Ma a venti chilometri di distanza era l'inferno. E poi troppe banche, troppe finanziarie. Mi lasci anche dire, troppe logge massoniche sospette con dentro magistrati e investigatori.»

Il 12 dicembre 1991 venne sentito dal sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani dr Franco Messina, il gladiatore, maresciallo Vincenzo Li Causi sul funzionamento della struttura Gladio in Sicilia . Egli disse di essere stato capo centro in un periodo caldo della strategia della tensione. Dal settembre 1987 all'aprile 1990 era stato capo del CAS , centro addestramento speciale, la cui sede in Trapani prendeva il nome di “Scorpione”, ed era in via Virgilio n 123 di Trapani.
Qui aveva un appartamento per uso lavoro. Egli non ebbe difficoltà a dire che il suo compito era di creare << une rete di esterni di CD gladiatori>>
Li Causi disse che la sua guida seguiva a quella del Colonnello Paolo Fornaro.
Li Causi ammise che la sua struttura disponeva di un aereo ultra leggero, un deltaplano a motore, pilotato dal Fornaro che aveva la <<base di decollo e atterraggio in Castelluzzo che era stata appianata a mezzo ruspa>> . Era una base che <<non interferiva per la sua locazione con il traffico aereo nel senso che non veniva captato dai radar in funzione agli aeroporti di Trapani e Palermo>> .
Ma Li Causi disse di non essere <<in grado di riferire lo scopo per cui il centro Scorpione disponesse di detto veivolo ( sic) »
Proseguendo Li Causi aggiunse che la sede di Trapani non era stata voluta da lui ma dal «direttore di Divisione Colonnello Luciano Piacentini».
C'era in programma , secondo le direttive impartite dal Piacentini, la necessità di formare delle reti ciascuna indipendente dall'altra>> Poi Li Causi ammise che << vi sarebbe stato NASCO ( deposito di armi ed esplosivi NATO nda) ovviamente non a conoscenza degli esterni e vi sarebbero state delle esercitazioni in loco, mentre gli addestramenti venivano fatti invece nelle basi di Alghero e a Cerveteri>> ( Li Causi Vincenzo al PM Messina 12 dicembre 1991 presso Procura di Trapani allegata ).
La circostanza rilevante è che l'esplosivo esistente nei NASCO era di tipo militare e di natura particolare; era il famoso T4, non reperibile in commercio, usato nelle stragi di Capaci e via D'Amelio, e, in tutte le altre stragi commesse in precedenza a partire da Piazza Fontana, come da mia (F. Imposimato) interpellanza del 2 maggio 1991 al Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, rimasta senza risposta.

I NASCO conosciuti erano 139 inizialmente dislocati in varie località di Italia. Ma di quelle che erano state indicate ufficialmente non faceva parte il NASCO di Trapani, rimasto occultato , anche se ne aveva parlato Li Causi al magistrato di Trapani.
Molti di essi rimasero ancora attivi dopo la rivelazione di Andreotti al Parlamento dell'agosto 1990 circa la esistenza di Gladio.
Nel gennaio 1992, mentre Cosa Nostra progettava la preparazione delle stragi di Capaci e via D'Amelio, il PM presso la Procura di Trapani, Franco Messina, apprese che il Colonnello Paolo Fornaro, residente a Pantelleria, era divenuto capo del Centro Scorpione di Gladio a Trapani, ove era andato insieme al maresciallo Li Causi , ed insieme fissarono la sede in via Virgilio a Trapani. << Il centro disponeva di due autovetture e di un aereo velivolo ultraleggero>>
Venne creata una associazione di volo che fungeva da copertura. Confermò che avevano trovato il <<terreno per l'atterraggio vicino Castelluzzo, zona che si prestava bene alla bisogna perché era coperta dalle montagne e non intralciava il traffico aereo >> << Tale velivolo - disse Fornaro - consente di volare eludendo il controllo dei radar >> Altra rivelazione fu che era andato ad addestrarsi << Fracasso Maurizio, agente della VII Divisione (Gladio) che per una settimana utilizzò il velivolo >>
Decreto archiviazione Giudice A Gamberoni 1 giugno 2000 in P Mondani e T Sorrentino Chi ha ucciso Pio La Torre Castelvecchi143).

A questo punto il provvedimento di Gamberoni aggiungeva <<L'aeromobile di cui aveva la disponibilità fu acquistato con fondi del Sismi e fu costituito un club di volo come copertura per il centro Scorpione. Successivamente l'ultraleggero fu trasformato in idrovolante ( le spese furono sostenute dal Sismi) e trasferito a Pantelleria, ove il Fornaro possedeva una casetta>>. A questo punto entrò in scena il Mar Vincenzo Li Causi , il quale << ha confermato il basso livello di operatività del Centro Scorpione durante i tre anni in cui fu attivo. La sua attività si concentrò essenzialmente nella selezione di nominativi per il reclutamento nell'organizzazione: in tre anni egli studiò la posizione di quindici soggetti e ne segnalò sette o otto>> ( Decreto archiviazione del Giudice A Gamberoni del 1 giugno 2000 in P Mondani e T Sorrentino Chi ha ucciso Pio La Torre Castelvecchi p.143)

Da segnalare che le cose dette da Li Causi erano particolarmente importanti , riferendosi a una attività apparente , priva di senso e una attività reale che aveva altri scopi inconfessabili. E fu per queste rivelazioni che Li Causi probabilmente venne ucciso. Tanto più che il velivolo ultraleggero sembra adattarsi perfettamente a quel piper apparso sui cieli di Capaci il 23 maggio 1992.
In verità il mar Li Causi fece dichiarazioni di eccezionale interesse il 28 giugno 1993 ai magistrati Luca Pistorelli sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani e Filippo Messana , sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala.

#giovannifalconecapaci
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Una delle piste investigative: Gladio ancora coperta da segreto militare.

A partire dallautunno  del   1989  o subito dopo, il  mafioso Francesco Di Carlo , ex capo mafia di Altofonte, detenuto nel carcere di Full Sutton di Londra per traffico di droga - condannato nel 1987 insieme a cinque complici per aver importato in Inghilterra eroina e cannabis per un valore di 78 milioni di sterline pari a 180 miliardi di lire dellepoca -  raccontò ai magistrati palermitani  di avere ricevuto diverse visite di agenti dei servizi italiani e stranieri.
La prima visita avvenne dopo lattentato dellAddaura del giugno 1989.   Raccontò Di Carlo che agenti segreti  si erano detti  interessati alla  eliminazione di  Falcone. 
Alcuni  agenti parlavano in italiano con accento inglese. E chiesero il nome di un esperto in esplosivi da usare contro Falcone. Di Carlo li aveva indirizzati al cugino Nino Gioè, amico di Pietro Rampulla e confidente  del generale  Giuseppe Santovito, capo del SISMI. 
( Fonte: F. Imposimato, La Repubblica delle stragi impunite Ed . Newton Compton ).
Di Carlo fece il nome di Arnaldo la Barbera, uomo dei servizi segreti e capo della Squadra  Mobile di Palermo, colui che sarebbe stato lartefice della falsa pista del pentito Vincenzo Scarantino nelle varie inchieste giudiziarie sviluppate sulla strage  di via DAmelio, per la prima volta nel 2014.
Probabilmente un Fiat Ducato, circondato da sei persone, operai che erano nel luogo esatto che sarebbe diventato terreno di strage, viene notato dallingegner Francesco Naselli Flores, cognato di Carlo Alberto Dalla Chiesa, che passa dallo svincolo per Capaci intorno alle ore 12 del 22 maggio. Flores parla di alcune persone che “stendevano cavi”. Le indagini avevano già all’epoca appurato che nessun’azienda aveva ordinato di svolgere lavori nella zona. Eppure quella pista viene abbandonata e il furgone bianco scompare dal luogo della strage: perché? Chi sono quei sei uomini che “stendono cavi”? E cosa facevano veramente?
Tre giorni dopo la strage di Capaci, nel punto in cui erano  appostati  Giovanni Brusca e i complici, venne trovato un biglietto, > sul biglietto era indicato il cellulare  0337/806133.  Il numero era  in uso a .
Il GUS  era una sigla che significava . Narracci era  vicecapo  della struttura informativa di Palermo e  lavorava con Bruno Contrada sia a Roma che a Palermo. Il GUS aveva sede in Via in Selci, alle spalle del SID e di fronte al Nucleo Operativo dei carabinieri. 
Lipotesi di una convergenza di interessi di settori deviati dei servizi segreti – scrisse il PM LucaTescaroli nella requisitoria sulla strage di Capaci -  viene corroborata dal rinvenimento di questo bigliettino. Quando da chi e per quale motivo è stato fatto trovare in quel sito? >>
Anni dopo , il responsabile del SISDE di Palermo si presentò alla Procura di Caltanissetta. Spiegò che quel biglietto laveva dato lui a un collega che laveva perso davanti al cratere di Capaci. > 
( Fonte: Biondo e Ranucci, Il Patto, Ed. Chiarelettere p. 273 )

Anni dopo venne rivelato che nel momento dell’esplosione un aereo sorvolava il cielo di Capaci, verosimilmente un Piper : “Si trattava di un aereo di piccole dimensioni, si torna sull’argomento e si citano alcuni fonti secondo le quali il Piper “passava e ripassava continuamente sopra lo svincolo dell’A29. 
In seguito si azzardò un’ipotesi: chi premette il telecomando si sarebbe potuto trovare a bordo di quel piccolo aereo. Diversi testimoni lo videro e del Piper si persero le tracce, tutti i piani di volo degli aeroporti siciliani furono controllati, ma non risultò nulla, niente di niente”.
Ma come ricorda Limiti, esisteva uno scalo impossibile da controllare: quello di Kinisia, nei dintorni di Trapani. Il piccolo aeroporto di Kinisia, infatti, non esisteva ufficialmente anche se in realtà si è scoperto fosse stato utilizzato per diverse operazioni di Gladio. (S. Limiti, Doppio livello, Chiarelettere)

LA DOPPIA BOMBA – “A Capaci c’erano due bombe”. E’ ciò che ha dichiarato e sostiene il PM LucaTescaroli. Una collocata dalla mafia. L’altra sistemata per assicurare la grande esplosione che si è poi effettivamente verificata. 
“La tesi del rafforzamento della carica con un innesto di esplosivo gelatinato per usi civili si basa sul rinvenimento di tracce di nitroglicerina che non fa parte di nessuna delle due componenti che costituiscono la carica”. Qualcuno, dunque, avrebbe rafforzato l’esplosivo che era già stato predisposto con altre sostanze. La nitroglicerina, infatti, ha una funzione di potenziante: ha un alto contenuto di energia e un’elevata velocità di detonazione. Insomma, da una parte una bomba preparata dalla mafia. Dall’altra un altro esplosivo aggiunto da qualcun altro. l’ipotesi è questa. Ma chi sarebbe questo qualcun altro?

Il Giudice Imposimato riteneva che la base Gladio di Trapani, denominata Centro Scorpione era attiva.
Giovanni  Falcone indagava su Gladio in Sicilia sia incontrando il Giudice Garofalo di Trapani, sia attraverso indagini che lui faceva direttamente in Sicilia ed a Roma.   
Che Gladio esistesse in Sicilia emerse da una lunga dichiarazione ai Giudici,  resa dal Colonnello Paolo Fornaro che ebbe come suo collaboratore il maresciallo  Vincenzo Li Causi. Fornaro raccontò che nel corso della ristrutturazione della VII divisione – Gladio SB- il  colonnello Piacentini , succeduto nel 1987 alla guida di Gladio, apprese che era , con una riconversione dei compiti SB in attività informativa a scopo di contrasto del traffico di armi, dellimmigrazione clandestina, e della criminalità organizzata lato sensu>> (Paolo Fornaro 27 maggio 1993 al Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani  Luca Pistorelli  ). Era prevista la >  
Di estremo interesse è la partecipazione di  Fornaro nel giugno 1986 su ordine del Gen. Paolo Inzerilli, a un programma di addestramento a Furbara tra Roma e Civitavecchia sui velivoli ultraleggeri , anche in forza del fatto che Fornaro era dotato di un brevetto di volo ed aveva una passione per il volo. Venivano usati i deltaplani  a motore. I velivoli agivano dietro un aeroclub  in Sicilia con  qualche base istituita anche a Nepi vicino Viterbo. Laereo  in Trapani era ricoverato presso un garage in via Marino Torre 230. 
Laereo non volò  più dopo che in agosto apparvero le notizie di Gladio. Lultimo volo avvenne nel giugno 1990.

Eppure qualche giorno prima, il 23 maggio 1993,  parlando con una giornalista della Stampa, Grignetti,  il colonnello Fornaro era stato più temerario  e  prodigo di notizie Colonnello: >
«Mai. Non ho rivelato la mia vera attività a nessuno in Sicilia. Tantomeno a Palermo. Io dovevo lavorare a Trapani, dove avevamo visto che cera una specialissima “pax mafiosa”. In un anno, appena sette scippi. Ma a venti chilometri di distanza era linferno. E poi troppe banche, troppe finanziarie. Mi lasci anche dire, troppe logge massoniche sospette con dentro magistrati e investigatori.»

Il 12 dicembre 1991 venne sentito dal sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani  dr Franco Messina, il gladiatore, maresciallo Vincenzo Li Causi sul funzionamento della struttura Gladio in Sicilia . Egli disse  di essere stato capo centro in un periodo caldo della strategia della tensione. Dal settembre 1987 allaprile 1990 era stato capo del CAS , centro addestramento speciale, la cui sede in Trapani prendeva il nome di “Scorpione”, ed era in via Virgilio  n 123 di Trapani.
Qui aveva un appartamento per uso lavoro. Egli non ebbe difficoltà a dire che il suo compito era di creare >
Li Causi disse che la sua  guida seguiva a quella  del Colonnello Paolo Fornaro.
Li Causi ammise che la sua struttura disponeva di un aereo ultra leggero, un deltaplano a motore, pilotato dal Fornaro che aveva la  . Era una base che   .
Ma Li Causi disse di non essere  Poi Li Causi ammise  che > ( Li Causi Vincenzo al PM Messina 12 dicembre 1991 presso Procura di  Trapani allegata ).  
La circostanza rilevante è che lesplosivo esistente nei NASCO era di tipo militare  e di  natura particolare; era il famoso T4, non reperibile in commercio, usato  nelle stragi di Capaci e via DAmelio, e, in tutte le altre stragi commesse in precedenza  a partire da Piazza Fontana, come da mia  (F. Imposimato) interpellanza del 2 maggio 1991 al Presidente del Consiglio Giulio Andreotti,  rimasta senza risposta. 

I NASCO conosciuti erano  139 inizialmente dislocati in varie località  di Italia. Ma di quelle che erano state indicate  ufficialmente  non faceva parte il NASCO di Trapani, rimasto occultato  , anche se  ne aveva parlato Li Causi al magistrato di Trapani. 
Molti di essi  rimasero  ancora attivi dopo la rivelazione di Andreotti al Parlamento dellagosto 1990 circa la esistenza di Gladio.
Nel gennaio 1992, mentre Cosa Nostra progettava la preparazione delle stragi di Capaci e via DAmelio,  il PM presso la  Procura di Trapani, Franco Messina,  apprese  che il Colonnello Paolo Fornaro, residente a Pantelleria,  era divenuto capo del Centro Scorpione di Gladio a Trapani, ove era andato  insieme al maresciallo Li Causi , ed insieme fissarono la sede in via Virgilio a Trapani. > 
Venne creata una associazione di volo che fungeva da copertura. Confermò che avevano trovato il   >  Altra rivelazione fu che era andato ad addestrarsi  >
Decreto archiviazione Giudice A Gamberoni 1 giugno  2000 in P Mondani e T Sorrentino Chi ha ucciso Pio La Torre Castelvecchi143).

A questo punto il provvedimento di Gamberoni aggiungeva .  A questo punto entrò in scena il Mar Vincenzo  Li Causi , il quale > ( Decreto archiviazione del Giudice A Gamberoni del 1 giugno  2000 in P Mondani e T Sorrentino Chi ha ucciso Pio La Torre Castelvecchi  p.143)

Da segnalare che le cose dette da Li Causi erano particolarmente importanti , riferendosi a una attività apparente , priva di senso e una attività reale  che aveva altri scopi inconfessabili. E fu per queste rivelazioni che Li Causi probabilmente  venne ucciso. Tanto più che il velivolo ultraleggero sembra adattarsi perfettamente a quel piper apparso sui cieli di Capaci il 23 maggio 1992.
In verità il mar Li Causi fece dichiarazioni di eccezionale interesse il 28 giugno 1993  ai magistrati  Luca Pistorelli  sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani  e Filippo Messana , sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala.

#giovannifalconecapaci

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PURTROPPO CARO GIUDICE SEI STATO PRESO IN GIRO DA COLORO CHE AVEVI TANTO FIDUCIA

I'm startled that NATO is a cover for this kind of activity.

Abbiamo fatto la fine di Falcone e borsellino, TRADITI dagli stessi amici

Informazioni importanti . Grazie

Il 5 STELLE ci ha traditi

Sì chiama " criminalità organizzata" non a caso

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Nell'aprile 1993 , il Giudice Ferdinando Imposimato, intervenne in maniera netta e decisa, in Commissione Parlamentare Antimafia, al fine di scuotere i protagonisti politici, colpevoli, a suo avviso, di esser stati distratti proprio sulle gravi stragi del 1992.
In effetti, l'ex Giudice Istruttore aveva materiale documentato a sufficienza per attivare tale richiesta, ed aveva messo ogni energia professionale al servizio di codesta relazione finale antimafia.
#FerdinandoImposimato #liciogelliandreottimichelesindona #commissioneantimafia1993
#giovannifalcone #PaoloBorsellino
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Nellaprile 1993 , il Giudice Ferdinando Imposimato, intervenne in maniera netta e decisa, in Commissione Parlamentare Antimafia,  al fine di scuotere i protagonisti politici, colpevoli, a suo avviso, di esser stati distratti proprio sulle gravi stragi del 1992.
In effetti, lex Giudice Istruttore aveva materiale documentato a sufficienza per attivare tale richiesta, ed aveva messo ogni energia professionale al servizio di codesta relazione finale antimafia.
#ferdinandoimposimato #liciogelliandreottimichelesindona #commissioneantimafia1993
#giovannifalcone #paoloborsellino

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Magistrato Ferdinando Imposimato, ti parlo, perché so che tu comunichi, per interposta persona,la tua amata moglie Oggi il TG3 ha dato una notizia, che mi ha fatto sobbalzare sul divano Un pentito di mafia, ha testimoniato, che a mettere il titolo, e ad attivarlo,sotto il ponte, e' stato un ex poliziotto Non ci posso credere...

Quanto manca, davvero immensamente, uno di quegli umani che non dovrebbero morire mai

IL CONFLITTO DI INTERESSI
Il #conflittodiinteressi che investe la essenza stessa della #democrazia è quello che è consistito per anni nella presenza in Parlamento di un ex Presidente del Consiglio che deteneva e detiene tre TV private con cui informa a suo modo ogni giorno i cittadini su ogni affare pubblico e privato che lo riguarda, circostanza che gli concede enormi vantaggi nelle competizioni elettorali. Questo scempio è stato possibile grazie all'inerzia dolosa dei governi di centro sinistra . Il permanere del conflitto di interessi viola il principio costituzionale della uguaglianza di tutti i cittadini nell'accesso alle cariche elettive : Camera, Senato, Regioni, provincie e comuni , stabilito dagli artt. 3 e 51 della Costituzione, perché democrazia vuol dire competizione alla pari tra i partecipanti alla contesa elettorale.
Ci sono giovani , donne e lavoratori che, per qualità e ingegno, potrebbero dare in Parlamento e nel Governo, un contributo fondamentale alla soluzione della crisi gravissima in cui versa il Paese, attuando il principio di eguaglianza nella sopportazione dei sacrifici. E, invece, essi sono emarginati perché nessuno conosce le loro capacità.

Il declino della democrazia italiana nel #principiodieguaglianza si verificò nel 1994 con la mancata applicazione della legge sulla ineleggibilità di un soggetto, titolare di più concessioni televisive. L'errore fu di ignorare, a dispetto dei richiami di talune delle coscienze più sensibili - come Paolo Sylos Labini, Giorgio Bocca , Vito Laterza e Giovanni Sartori - l'esistenza del decreto presidenziale 30 marzo 1957 n. 361 che all'articolo 10 contempla il caso di chi è titolare di una o più concessioni: “Non sono eleggibili coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private, risultino vincolati con lo Stato per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica...”.
Il titolare effettivo delle concessioni , per eludere la legge, intestò a prestanomi di comodo le TV di sua proprietà che egli continuò però a gestire in proprio. Senonché quando il titolare di queste reti TV fu eletto in Parlamento, la Giunta delle Elezioni concluse per la sua eleggibilità, e, questo per volontà di Massimo D'Alema, il leader dell'allora Partito Democratico della Sinistra (P.D.S.).
Il professore Giovanni Sartori aveva ammonito, quando la giunta delle elezioni fu chiamata a decidere : << io mi rifiuto di giocare a scacchi contro qualcuno che ha due regine perché così lui vince sempre ed io perdo sempre >>.
E questo per la semplice ragione che il 75 % degli italiani forma il proprio convincimento in base alle notizie spesso distorte della TV e non in base al merito delle persone in competizione. Se questa regola della eguaglianza delle condizioni di partenza tra tutti i cittadini, i più abbienti e i meno abbienti, non è rispettata, c'è una minaccia continua per il sistema democratico. Eppure ci sono ancora coloro che sostengono che il problema del conflitto di interessi non riguarda il nostro Paese.
Ma in realtà il problema intacca la sopravvivenza della democrazia. Con un soggetto che in TV propone se stesso o i suoi sodali politici che condividono la sua strategia, il popolo elegge e premia chi si vede in TV e non le persone che purtroppo hanno minore visibilità.

Si tratta di una questione essenziale, cruciale per la democrazia, per evitare gli errori del passato, che va risolta alla radice, impedendo per il futuro il controllo e la gestione diretta o indiretta delle TV di chi siede in Parlamento, con una auspicata modifica della legge del 1957.
Occorre ribadire per legge che la ineleggibilità, cioè la impossibilità di essere eletti, vige anche nei confronti di coloro che esercitino la concessione delle TV in modo indiretto, cioè attraverso amici e parenti, e che quindi si pone, grazie al controllo dei mass media più potenti, in una posizione di esasperato vantaggio.

Il problema del conflitto di interessi comunque inquina molti altri settori della vita pubblica e privata. Il conflitto di interessi può definirsi come la situazione apparentemente “legale” in cui viene a trovarsi un governante , un amministratore , un banchiere, un politico o un giudice, che anziché salvaguardare l’interesse pubblico nella sua attività istituzionale, cura il suo interesse privato o quello di amici e prestanomi nei vari campi in cui opera. Il vantaggio può essere di natura politica o economica o professionale, in violazione del principio secondo cui ciascuno dovrebbe emergere per i propri meriti, e, non per sponsorizzazioni che esaltino virtù inesistenti. Esso contrasta inoltre con l’articolo 97 della Costituzione che impone alla Pubblica Amministrazione di rispettare i principi del buon andamento e dell’imparzialità nella gestione della cosa pubblica. Il conflitto d'interesse infrange codici deontologici. Ma spesso non comporta la trasgressione del codice penale, per cui riesce a dilagare impunemente.

Oggi il conflitto di interessi è divenuto anche il principale strumento di corruzione.

Il caso più clamoroso di conflitto di interessi conosciuto al pubblico, di natura politica, ha riguardato certamente l'ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Che quale imprenditore e amico di imprenditori, ha promosso o fatto sostenere leggi che favorivano a) i suoi interessi patrimoniali – vedi leggi sul falso in bilancio, sulla esportazione di capitali e sul condono agli evasori; gli interessi giudiziari propri e di amici , come la legge ex Cirielli ; ma, b) anche interessi politici, come le leggi che alterano la par condicio nell’uso dei mezzi di informazione, soprattutto TV pubbliche e private, condizione indispensabile per una corretta informazione.

A ricordare questa grave anomalia, unica nelle democrazie occidentali, fu la stampa europea di ogni colore: dal Times, simbolo dei conservatori inglesi, a Le Monde, l’Herald Tribune, El Pais, Der Spiegel non sospettabili di faziosità.

Il Financial Times parlò delle grandi infrastrutture tra cui la #TAV. A tutto questo occorre aggiungere un dato inquietante che riguarda il record che detiene l’Italia nelle violazioni di direttive europee in materia di appalti per le grandi opere pubbliche, che approfondiremo in seguito anche con lo sviluppo di alcuni rimedi già ritenuti idonei e formulati in questi ultimi anni dal Giudice Ferdinando Imposimato II , che presumibilmente potrebbero essere d'ausilio al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
Anna Maria Giorgione

#ministrogiustiziaalfonsobonafede #ferdinandoimposimato
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IL CONFLITTO DI INTERESSI 
Il #conflittodiinteressi  che investe la essenza stessa della #democrazia è quello che è consistito  per anni nella  presenza in Parlamento di un ex Presidente del Consiglio  che deteneva  e detiene tre TV private con cui informa a suo modo ogni giorno i cittadini su ogni affare pubblico e privato che lo riguarda,  circostanza che gli concede enormi vantaggi  nelle competizioni elettorali. Questo scempio è stato possibile grazie  allinerzia dolosa dei governi di centro sinistra .  Il permanere del conflitto di interessi  viola  il principio costituzionale  della uguaglianza di tutti i cittadini nellaccesso alle cariche elettive : Camera, Senato, Regioni,  provincie e comuni , stabilito dagli artt. 3 e 51  della Costituzione, perché democrazia vuol dire competizione alla pari tra i partecipanti alla contesa elettorale. 
Ci sono giovani , donne e lavoratori che, per qualità e  ingegno,  potrebbero dare in Parlamento e nel Governo,  un contributo fondamentale alla soluzione della crisi gravissima in cui versa il Paese, attuando  il principio di eguaglianza  nella sopportazione dei sacrifici.  E, invece,  essi sono emarginati perché nessuno conosce le loro capacità. 

Il declino della democrazia italiana nel #principiodieguaglianza  si verificò nel 1994 con la mancata applicazione della legge sulla ineleggibilità di  un soggetto, titolare di più concessioni televisive. Lerrore fu  di ignorare, a dispetto dei richiami di talune delle coscienze più sensibili - come Paolo Sylos Labini, Giorgio Bocca , Vito Laterza e Giovanni Sartori - lesistenza del decreto presidenziale 30 marzo 1957 n. 361 che allarticolo 10 contempla  il caso  di chi è titolare di una o più concessioni: “Non sono eleggibili coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private, risultino vincolati con lo Stato per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica...”. 
Il titolare effettivo delle concessioni  , per eludere la legge, intestò a prestanomi di comodo le TV di sua proprietà che egli continuò però a gestire  in proprio.  Senonché quando  il titolare di queste  reti TV fu eletto  in Parlamento, la Giunta delle Elezioni concluse per la sua eleggibilità, e, questo per volontà di Massimo DAlema, il  leader dellallora  Partito Democratico della Sinistra (P.D.S.).
Il professore Giovanni Sartori aveva ammonito, quando la giunta delle elezioni fu chiamata a decidere : >.  
E questo per la semplice ragione che il 75 % degli italiani   forma il proprio convincimento in base alle notizie  spesso  distorte della TV e non in base al merito delle persone in competizione. Se questa regola della eguaglianza delle condizioni di partenza tra tutti i cittadini, i più abbienti e i meno abbienti, non è rispettata,  cè una minaccia continua  per il sistema democratico. Eppure ci sono ancora coloro che sostengono che il problema  del conflitto di interessi non riguarda il nostro Paese. 
Ma in realtà il problema intacca la sopravvivenza della democrazia. Con un soggetto che in TV   propone se stesso o i suoi sodali politici che condividono la sua strategia, il popolo elegge e premia  chi si vede in TV e non le persone che purtroppo hanno minore visibilità.   

Si tratta di una questione essenziale, cruciale per la democrazia, per evitare gli errori del passato, che va risolta alla radice, impedendo per il futuro il controllo e la gestione diretta o indiretta delle TV di chi siede in Parlamento, con una auspicata modifica della legge del 1957. 
Occorre  ribadire per legge che la ineleggibilità, cioè la impossibilità di essere eletti,  vige anche nei confronti di coloro che esercitino la  concessione  delle   TV   in modo indiretto, cioè attraverso amici e parenti, e che quindi si pone, grazie al controllo dei mass media più potenti, in una posizione di esasperato vantaggio. 

Il problema del conflitto di interessi comunque inquina molti altri settori della vita pubblica e privata.  Il conflitto di interessi   può definirsi come   la situazione  apparentemente “legale” in cui viene a trovarsi un governante , un amministratore ,  un banchiere, un politico o un giudice, che anziché salvaguardare l’interesse pubblico nella sua attività istituzionale, cura il suo interesse privato o quello di amici e prestanomi nei vari campi in cui opera. Il vantaggio può essere di natura politica o economica o professionale, in violazione del principio secondo cui ciascuno dovrebbe emergere per i propri meriti, e, non per sponsorizzazioni che esaltino virtù inesistenti. Esso contrasta inoltre con l’articolo 97 della Costituzione che impone alla Pubblica Amministrazione di  rispettare  i principi del buon andamento e  dell’imparzialità nella gestione della cosa pubblica. Il conflitto dinteresse infrange codici deontologici. Ma spesso non comporta la trasgressione del codice penale, per cui riesce a dilagare impunemente.

Oggi il conflitto di interessi  è divenuto anche   il principale  strumento di  corruzione. 

Il caso più clamoroso di conflitto di interessi conosciuto al pubblico, di natura politica, ha riguardato certamente lex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Che  quale imprenditore e amico di imprenditori, ha promosso o fatto sostenere leggi che favorivano a) i suoi interessi patrimoniali  – vedi leggi sul falso in bilancio, sulla esportazione di capitali e sul condono agli evasori;  gli interessi giudiziari   propri  e di amici , come  la legge ex Cirielli ; ma,   b) anche interessi  politici, come le leggi  che alterano la par condicio nell’uso dei mezzi di informazione, soprattutto TV pubbliche e private, condizione indispensabile per una corretta informazione. 

A ricordare questa  grave  anomalia, unica nelle democrazie occidentali,   fu  la stampa europea di ogni colore: dal Times, simbolo dei conservatori inglesi, a  Le Monde, l’Herald Tribune, El Pais,  Der Spiegel non sospettabili di  faziosità.  

Il  Financial Times parlò delle grandi infrastrutture tra cui la #TAV. A tutto questo occorre aggiungere un dato inquietante che riguarda il record che detiene l’Italia nelle violazioni di direttive europee in materia di appalti per le grandi opere pubbliche, che approfondiremo in seguito anche con lo sviluppo di alcuni rimedi già ritenuti idonei e formulati in questi ultimi anni dal Giudice Ferdinando Imposimato II , che presumibilmente potrebbero essere dausilio al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
Anna Maria Giorgione

#ministrogiustiziaalfonsobonafede #ferdinandoimposimato

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Guardare la pagliuzza quando c'e' un travo nell'occhio, il travo e' il conflitto di interessi di Orweelliana memoria della Casaleggio€Associati !!! www.linkiesta.it/it/article/2019/07/03/legge-conflitto-interessi-cinquestelle-casaleggio/42737/amp/

..c'è chi li chiama conflitti d'interesse..e chi li definisce garanzie di qualità..in fondo in questo paese la giustizia è un'opinione come anche l'onestà..e l'unica fortuna che hanno questi politicanti è che di base questo popolo è fatto principalmente da opportunisti e ruffiani..anche perché lo stesso partito degli onesti..quando si tratta di sbattere in faccia i non pochi imbarazzanti conflitti d'interesse che da sempre ci sono nel mondo dei FINANZIAMENTI EUROPEI in AGRICOLTURA... Hanno non solo riportato mezze verità in quinta pagina ma hanno anche ricordato le SCADENZE dei contratti non a caso stanno sempre tutti la..a svuota' le casse e a sistema amici compari e servi..a beneficio chissà di chi..non a caso li hanno sistemati ancora MEJO.....Perché era presto e si doveva forma la nuova classe politica

Ho smesso di leggere le stronzate scritte dopo 5 o 4 righe! Meglio lui che voi

Grandissimo Presidente.

H

Caro Imposimato purtroppo il 5 STELLE SI È DIMENTICATO

Uno dei motivi per cui i PDS-DS-PD il mio voto non lo vedranno mai più

Grazie a Ferdinando Imposimato, noi abbiamo bisogno di essere correttamente informati, questo però è quanto avvenuto 25 anni fa. Quanto sta avvenendo oggi attraverso le prerogative di quanto consentito dalla tecnologia è invece del tutto occultato al popolo ignaro, ed è questa una grave emergenza informativa. Non c'è nei fatti Democrazia se il popolo non è correttamente informato, aggi il popolo attraveso una occulta sanguinaria censura è diviso in fazioni senza capire neiente di quanto viene progettato sulle proprie teste e quelle dei propri figli e nipoti. Per desecretare segreti di Stato francamente Mafiosi che hanno impedito l'accertamento della verità relativa a gravissimi crimini di Stato dobbiamo aspettare 50 anni senza pervenire a verità, ma quanto oggi accade non è meno grave di allora e tuttavia nessuno si accorge di niente, perchè il male si è impossessato dei mezzi tecnici che gli consentono l'invisibilità e tutti quelli che sanno tacciono.

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Avanti con le indagini per Ilaria Alpi volte ad accertare la verità sui moventi

Ci complimentiamo con il G.I.P. di Roma Andrea Fanelli che ha rigettato la richiesta di archiviazione avanzata dal pm della Capitale dell'indagine relativa all'omicidio della giornalista #IlariaAlpi e dell'operatore #MiranHrovatin, avvenuto il 20 marzo del #1994 a #Mogadiscio, in Somalia, disponendo altri sei mesi di indagini.
"In una vicenda segnata da tanti lati oscuri e financo da errori giudiziari - scrive il Gip - l'approfondimento, condotto senza riserve, degli ulteriori temi di indagine appare essenziale al fine di cercare di dare una risposta alla domanda di giustizia attesa ormai da 25 anni dai familiari delle persone offese e da tutti i cittadini interessati a conoscere la verità". #errorigiudiziari

"L'attività di indagine deve essere completa, esauriente ed approfondita tanto più in relazione a vicende come questa, assai complesse costellati di episodi quantomeno singolari se non addirittura dolosi, che hanno reso assai più arduo l'accertamento della verità dei fatti", si legge ancora nel documento. Il giudice, accogliendo in buona parte le istanze presentate dalle parti offese. Si tratta della seconda volta che la richiesta di archiviazione viene respinta dal gip della Capitale che, in questo caso, ha disposto che venga ascoltato il direttore dell'Aisi al fine di verificare la "persistenza del segreto" sull'identità dell'informatore di cui si fa riferimento in una nota del Sisde del 1997.

Il giudice, inoltre, ha chiesto alla procura accertamenti in relazione al ritardo con cui è stata trasmessa, nell'aprile del 2018, da Firenze la trascrizione di una intercettazione tra due cittadini somali in cui i due parlando di quanto avvenuto a Mogadiscio affermano che Ilaria "è stata uccisa dagli italiani". Infine, ha disposto di acquisire atti relativi al fascicolo di indagine sulla morte del giornalista #MauroRostagno, ucciso dalla mafia nel 1988.

Proprio il giornalista Mauro Rostagno il 25 febbraio 1988 rese dichiarazioni su un presunto traffico di armi (verbale s.i.t.), vi offriamo un passo interessante contenuto nella sentenza n.2/2014 di primo grado del Tribunale di Trapani del 2014 : 《 In relazione al tema del traffico di droga e armi come oggetto specifico di attenzione e interessamento da parte del Rostagno in rubriche di approfondimento su RTC, ma anche in vista di inchieste giornalistiche infierì, la Corte, ritenendolo assolutamente necessario ai fini della decisione, disponeva acquisirsi, a cura della cancelleria, la sentenza emessa dal Tribunale di Marsala in relazione al sequestro di un carico di #droga trasportato dal #cargoFidelius, il cui dibattimento è iniziato nel gennaio 1988, come risulta dall’intervista rilasciata a Rostagno dal dott. Paolo Borsellino in data 25.1.1988 (DVD n. 11 produzione delTAvv. Lanfranca); unitamente alla sentenza, veniva altresì disposta l’acquisizione degli atti (irripetibili) relativi al predetto sequestro. La Corte onerava, inoltre il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Trapani di fornire informazioni sulle indagini che portarono al clamoroso sequestro citato nell’intervista predetta e a loro eventuali sviluppi successivi, nonché informazioni sull’armatore e sulle società collegate. Nel quadro delle inchieste giornalistiche condotte dal Rostagno nell’ambito del #trafficodiarmi 》
e dalla fonte giornalistica de la Sicilia.it del 25/09/2018 《 Come i processi hanno stabilito, Rostagno era impegnato in una attività giornalistica che aveva acceso i riflettori sui traffici di Cosa nostra, sui suoi intrecci con i poteri occulti e sulla sua penetrazione nella pubblica amministrazione. Con i suoi interventi dagli schermi di Rtc, il giornalista era diventato una «camurria», un rompiscatole. Questo era stato il giudizio indispettito di Francesco Messina Denaro, il padre del superlatitante Matteo che a quel tempo governava il vertice di Cosa nostra a Trapani.
Con i suoi servizi Rostagno aveva svelato il volto nuovo della mafia in una città avvolta nelle trame di un’ organizzazione diventata moderna e dinamica, collegata con la massoneria deviata e in grado di controllare le grandi scelte amministrative e il giro degli appalti.
#Mafia, dunque, ma #nonsolomafia.》

Contro l'archiviazione si erano espressi i familiari della giornalista oltre Fnsi, Usigrai e Ordine dei giornalisti difesi dall'avvocato, Giulio Vasaturo. "Quello che ci fa piacere è che il grido di Giorgio e Luciana Alpi, il papà e la mamma di Ilaria che purtroppo non ci sono più, sia stato raccolto anche dai magistrati che con senso di responsabilità non hanno archiviato l'inchiesta" hanno commentato all'agenzia Agi Beppe Giulietti, il segretario nazionale di Usigrai, Vittorio di Trapani e il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lo Russo.

Nel ricordo di Ilaria Alpi , giornalista più che coraggiosa, perché pur conoscendo l'altissimo pericolo che correva non ha esitato a curare approfondimenti e raccogliere informazioni, ci auguriamo che finalmente sia messa in risalto la giusta e doverosa acquisizione di tutti quegli atti che possano portare ad una inchiesta risolutiva, dell'omicidio di un altro bravo e coraggioso giornalista come Mauro Rostagno a quello di un militare in servizio proprio a Mogadiscio, Vincenzo Li Causi. Circostanze sospette che devono essere approfondite attraverso la desecretazione dei fascicoli militari.

Ringraziamo tutti coloro si attiveranno poiché il Giudice Ferdinando Imposimato teneva moltissimo a questa inchiesta e a rendere giustizia ad Ilaria Alpi ed il collega Hrovratin, nonché stimava ed apprezzava il grande lavoro di Mauro Rostagno . La segreteria del Giudice F.I.
#errorigiudiziarirostagnoalpi #omicidiorostagnoalpielementicomuni
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Avanti con le indagini per Ilaria Alpi volte ad accertare la verità sui moventi 

Ci complimentiamo con il G.I.P.  di Roma Andrea Fanelli  che ha rigettato la richiesta di archiviazione avanzata dal pm della Capitale dellindagine relativa allomicidio della giornalista #IlariaAlpi e delloperatore #MiranHrovatin, avvenuto il 20 marzo del #1994 a #Mogadiscio, in Somalia, disponendo altri sei mesi di indagini. 
In una vicenda segnata da tanti lati oscuri e financo da errori giudiziari - scrive il Gip - lapprofondimento, condotto senza riserve, degli ulteriori temi di indagine appare essenziale al fine di cercare di dare una risposta alla domanda di giustizia attesa ormai da 25 anni dai familiari delle persone offese e da tutti i cittadini interessati a conoscere la verità.   #errorigiudiziari

Lattività di indagine deve essere completa, esauriente ed approfondita tanto più in relazione a vicende come questa, assai complesse costellati di episodi quantomeno singolari se non addirittura dolosi, che hanno reso assai più arduo laccertamento della verità dei fatti, si legge ancora nel documento. Il giudice, accogliendo in buona parte le istanze presentate dalle parti offese. Si tratta della seconda volta che la richiesta di archiviazione viene respinta dal gip della Capitale che, in questo caso, ha disposto che venga ascoltato il direttore dellAisi al fine di verificare la persistenza del segreto sullidentità dellinformatore di cui si fa riferimento in una nota del Sisde del 1997. 

Il giudice, inoltre, ha chiesto alla procura accertamenti in relazione al ritardo con cui è stata trasmessa, nellaprile del 2018, da Firenze la trascrizione di una intercettazione tra due cittadini somali in cui i due parlando di quanto avvenuto a Mogadiscio affermano che Ilaria è stata uccisa dagli italiani. Infine, ha disposto di acquisire atti relativi al fascicolo di indagine sulla morte del giornalista #MauroRostagno, ucciso dalla mafia nel 1988.

Proprio il giornalista Mauro Rostagno il 25 febbraio 1988 rese dichiarazioni su un presunto traffico di armi (verbale s.i.t.), vi offriamo un passo interessante contenuto nella sentenza n.2/2014 di primo grado del Tribunale di Trapani del 2014 : 《 In relazione al tema del traffico di droga e armi come oggetto specifico di attenzione e interessamento da parte del Rostagno in rubriche di  approfondimento su RTC, ma anche in vista di inchieste giornalistiche infierì, la Corte, ritenendolo assolutamente necessario ai fini della decisione, disponeva  acquisirsi, a cura della cancelleria, la sentenza emessa dal Tribunale di Marsala  in relazione al sequestro di un carico di #droga trasportato dal #cargoFidelius, il  cui dibattimento è iniziato nel gennaio 1988, come risulta dall’intervista  rilasciata a Rostagno dal dott. Paolo Borsellino in data 25.1.1988 (DVD n. 11  produzione delTAvv. Lanfranca); unitamente alla sentenza, veniva altresì  disposta l’acquisizione degli atti (irripetibili) relativi al predetto sequestro. La  Corte onerava, inoltre il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza  di Trapani di fornire informazioni sulle indagini che portarono al clamoroso  sequestro citato nell’intervista predetta e a loro eventuali sviluppi successivi,  nonché informazioni sull’armatore e sulle società collegate. Nel quadro delle  inchieste giornalistiche condotte dal Rostagno nell’ambito del #trafficodiarmi 》 
e dalla fonte giornalistica de la Sicilia.it del 25/09/2018 《 Come i processi hanno stabilito, Rostagno era impegnato in una attività giornalistica che aveva acceso i riflettori sui traffici di Cosa nostra, sui suoi intrecci con i poteri occulti e sulla sua penetrazione nella pubblica amministrazione. Con i suoi interventi dagli schermi di Rtc, il giornalista era diventato una «camurria», un rompiscatole. Questo era stato il giudizio indispettito di Francesco Messina Denaro, il padre del superlatitante Matteo che a quel tempo governava il vertice di Cosa nostra a Trapani. 
Con i suoi servizi Rostagno aveva svelato il volto nuovo della mafia in una città avvolta nelle trame di un’ organizzazione diventata moderna e dinamica, collegata con la massoneria deviata e in grado di controllare le grandi scelte amministrative e il giro degli appalti. 
#Mafia, dunque, ma #nonsolomafia.》 

Contro larchiviazione si erano espressi i familiari della giornalista oltre Fnsi, Usigrai e Ordine dei giornalisti difesi dallavvocato, Giulio Vasaturo. Quello che ci fa piacere è che il grido di Giorgio e Luciana Alpi, il papà e la mamma di Ilaria che purtroppo non ci sono più, sia stato raccolto anche dai magistrati che con senso di responsabilità non hanno archiviato linchiesta hanno commentato allagenzia Agi Beppe Giulietti, il segretario nazionale di Usigrai, Vittorio di Trapani e il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lo Russo. 

Nel ricordo di Ilaria Alpi , giornalista più che coraggiosa, perché pur conoscendo laltissimo pericolo che correva non ha esitato a curare approfondimenti e raccogliere informazioni, ci auguriamo che finalmente sia messa in risalto la giusta e doverosa acquisizione di tutti quegli atti che possano portare ad una inchiesta risolutiva, dellomicidio di un  altro bravo e coraggioso giornalista come Mauro Rostagno a quello di un militare in servizio proprio a Mogadiscio, Vincenzo Li Causi.  Circostanze sospette che devono essere approfondite attraverso la desecretazione dei fascicoli militari. 

Ringraziamo tutti coloro si attiveranno poiché il Giudice Ferdinando Imposimato teneva moltissimo a questa inchiesta e a rendere giustizia ad Ilaria Alpi ed il collega Hrovratin, nonché stimava ed apprezzava il grande lavoro di Mauro Rostagno .  La segreteria del Giudice F.I.
#errorigiudiziarirostagnoalpi   #omicidiorostagnoalpielementicomuni

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Caro giudice Lodevoli sono sempre i duoi post ma è tutto perduto la nostra italia se mai lo è stata nostra é morta e non c é speranza e non sono pessimista La ringrazio comunque della sua onestà

Troppi "segreti"....

Tratto da una testimonianza diretta del Giudice Imposimato:

<< Di Moro, dopo la sua morte si è dato un'immagine spregevole; "Moro pensa solo a sé stesso e dimenticò la sua scorta coraggiosa". Falso.
Eppure i brigatisti rossi e i suoi avversari politici riuscirono a farlo apparire come un vile cinico ed egoista, pensoso solo della sua sopravvivenza e non dei destini della Patria. Ma questa immagine con corrispondeva a quella che io fin da ragazzo avevo dopo averlo conosciuto a Maddaloni, mio paese natio.
Vidi per la prima volta Aldo Moro nella mia città nel 1947. Appena trentenne, agli inizi della sua vita politica, tenne un comizio elettorale in piazza Nino Bixio, la stessa nella quale Garibaldi aveva tenuto un comizio per festeggiare la vittoria dopo la battaglia dei Ponti della Valle, a due chilometri da Maddaloni. Moro era stato invitato dall'onorevole Elio Rosati, anche lui democristiano. Che lo considerava suo maestro in politica e suo amico fraterno.

Moro ebbe una folgorante carriera politica: nel 1946, a trenta anni, Moro era già stato eletto vicepresidente della Democrazia Cristiana e membro all'Assemblea Costituente. Qui entrò a far parte di una delle due Commissioni che prepararono il testo della Costituzione, dando un contributo essenziale alla prima parte, quella dei principi e dei diritti e doveri.
Divenuto deputato al parlamento nelle elezioni del 1948, fu sottosegretario agli esteri nel gabinetto di Alcide De Gasperi, suo maestro. Io ero poco più che decenne quando Moro venne a Maddaloni su invito di Rosati, un politico della mia città a lui molto legato.

Mi colpì la capacità oratoria, l'abilità dialettica e la profondità del pensiero di Moro. Moro non sacrificò mai la sua fede di cattolico osservante alle trame della politica. In una lettera scritta il 5 maggio 1940, quando ormai la guerra era iniziata da sette mesi (1º settembre 1939) con l'invasione tedesca della Polonia e le popolazioni civili si erano trovate direttamente coinvolte nel conflitto a causa dell'utilizzo di armi sempre più potenti e distruttive, spesso intenzionalmente indirizzate contro obiettivi non militari. Moro, raccolse l'invito del Papa a pregare per la pace nel mondo.

Egli scrisse una lettera coraggiosa e lungimirante, <<il richiamo del Papa alla preghiera, in questo tragico momento di storia che si sviluppa tutto in una vigorosa affermazione di potenza di eserciti in lotta. cosa significa questo tenue, semplice e apparentemente inoperante fatto di anime che pregano, di fronte ad una affermazione così sensibile di potenza? Quale influenza potrà avere questa, che è pura situazione spirituale, di fronte all'incalzare degli avvenimenti? Eppure non è così. Non è tanto una fiducia nella efficacia che questa preghiera può avere nell'arrestare o deviare il corso degli eventi, quel che fa accettare con adesione profonda l'appello accorato del Padre. Sentiamo bene, pur nella cieca, filiale fiducia in quello che il Signore può operare sui cuori degli uomini, che molto difficilmente gli uomini ascolteranno la parola di pace e di fraternità. Crediamo tuttavia che sia bello e necessario pregare. Crediamo tuttavia che sia bello e necessario pregare. Per significare al Signore la coscienza del nostro male che causa ancora il male. La preghiera nostra per la pace sarà pertanto fondamentalmente una preghiera di espiazione, umile e sommessa , come voce di figlio colpevole e cosciente della sua colpa, ma tutta piena di fiducia come quella che si rivolge a un padre che ripone la sua compiacenza nel perdonare e nell'amare>>. <<Così tra gli eventi materialmente sensibili e poderosi di questo anno, si inseriscono apparentemente irrilevanti queste affermazioni di valori e questi contatti con il Signore. Malgrado questo scarso rilievo esterno, noi sentiamo che essi operano con la forza immensa delle realtà spirituali, in questa storia che stiamo facendo noi>> (Fonte: Aldo Moro 5 maggio 1940 scritti e discorsi edizione 5 lune)

La profonda fede cristiana di Moro si manifestò durante tutta la sua vita politica nella quale egli riuscì a raggiungere le più alte cariche istituzionali, fino a giungere alle soglie del Quirinale. Nella DC mostrò subito la sua tendenza democratico-sociale di matrice cattolica, aderendo alla componente di Giuseppe Dossetti, che riuscì a tessere le fila di un movimento politico di ispirazione cristiana, la Democrazia Cristiana, e fu con Moro uno dei maggiori artefici della Costituzione.
Memorabili furono gli interventi di Moro in assemblea costituente su temi cruciali, come la scuola, la famiglia, il matrimonio, la pace, la libertà e la giustizia. Spiegò che la <<famiglia rappresenta una delle basi fondamentali della democrazia; che lo Stato, come organismo politico e sociale, nasce dall'uomo, considerato non isolatamente, ma come centrato in tutta la sfera sociale in cui si espande, e che la famiglia è la cerchia sociale nella quale l'uomo si esprime più naturalmente>> (30 ottobre 1946 scritti disc Moro ed 5 lune). Al termine della discussione, formulò questo articolo <<Lo Stato riconosce i diritti inalienabili della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio>>. La famiglia era per Moro il pilastro dello Stato: Moro si ispirava alla concezione aristotelica della famiglia, come autonoma entità, come componente essenziale della comunità e corollario del matrimonio.>>
Continua ..
Autore : Ferdinando Imposimato II
#AldoMoro #FerdinandoImposimato #Costituzione
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Tratto da una testimonianza diretta del Giudice Imposimato:

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Continua ..
Autore : Ferdinando Imposimato II 
#AldoMoro #FerdinandoImposimato #Costituzione

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Moro teneva tantissimo alle persone ad egli vicine, e, se ne preoccupava anche verso i familiari, oltre che durante la sua prigionia ove scrisse che voleva sapere assolutamente che sorte avesse avuto la sua scorta: << Ben diversa la situazione di pericolo percepita da Moro nel racconto dei familiari dello statista. Agnese Moro dichiarerà che il maresciallo Leonardi, “uno o due mesi prima dell'episodio di via Fani, le aveva chiesto di riferirgli se avesse qualche preoccupazione o se vi fosse comunque qualcosa che la colpiva ( relazione di maggioranza CM).L’altra figlia di Moro, Anna Maria, sosterrà che il padre avvertiva il pericolo, “teneva alla scorta e non usciva senza di essa (ibidem).Anche Maria Fida Moro riferirà che Leonardi moltissime volte aveva manifestato preoccupazioni. Del resto loro, come familiari, sapevano cheAnche il professor Tritto, assistente universitario di Moro, dirà alla Commissione Moro che “abbastanza preoccupato appariva il maresciallo Leonardi, che negli ultimi tempi era molto più severo nella vigilanza ( Commissione Moro ) Gli avvertimenti non solo erano pesanti ma erano noti a chi aveva il dovere di vigilare sulla sicurezza di Aldo Moro. Continuando nella inchiesta mi convinsi che il sequestro Moro non era avvenuto all'improvviso.>>

Fu capace di comprendere e valutare la ‘capacità oratoria, l’abilità dialettica e la profondità di pensiero di Moro’ quando era ‘poco più che decenne’? Un vero ragazzo prodigio 🙄

Mi convinco dell'ipotesi che e' stato prelevato in Chiesa, in Via Fani il capolavoro, senza Moro, l' unica spiegazione al fatto che non ha mai menzionato la scorta nelle sue lettere della prigionia. E' logica non complottismo

"... la scuola, la famiglia, il matrimonio, la pace, la libertà e la giustizia" sono esattamente gli ambiti in cui la politica cattolico-democratica italiana ha mostrato l'anacronismo beffardo di uno Stato Occidentale ancora di stampo confessionale.

..una cosa è certa questa non è una classe politica ma una massa di criminali ben vestiti pronti a vendersi di tutto pur di mantenersi l'orticello..e la loro unica fortuna è che di base questo popolo è fatto da opportunisti e ruffiani.. Perché era presto e si doveva forma la nuova classe politica

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2 months ago

Ferdinando Imposimato

In onore del Giudice Rosario Livatino, collega impegnato nella lotta alla criminalità organizzata.
In questo video alcune importanti immagini sulle inchieste di mafia in Sicilia da egli svolte affiancando e collaborando con i Giudici Falcone e Borsellino.
Li ricordiamo tutti con immenso orgoglio.
La segreteria del Giudice Ferdinando Imposimato #imposimatolivatino #falconeborsellinolivatino

Io Non Dimentico 2 - Vittime di Cosa Nostra
Rosario Angelo Livatino - Il Ragazzo con la Toga
Canicattì (AG), 21 settembre 1990
da “Diario Civile”
da “Rai Storia”
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Grande livatino♥️

CHISSA' COSA AVREBBE DETTO FERDINANDO IMPOSIMATO.. ..NEL 2007 BEPPE GRILLO A STRASBURGO DENUNCIAVA IL FATTO CHE IN ITALIA I SOLDI DEI FINANZIAMENTI EUROPEI ANDAVANO ALLA MAFIA..SONO PASSATI DODICI LUNGHI ANNI..NON SO QUANTI GOVERNI SONO CAMBIATI...NEL FRATTEMPO HANNO SMUCINATO NON SO QUANTE CARTE..MENTRE... LA COSI' DETTA NUOVA CLASSE POLITICA...ONESTA...IN SILENZIO..O RIPORTANDO MEZZE VERITA' IN QUINTA PAGINA...NONOSTANTE TUTTO..RICORDA.. LE SCADENZE DEI CONTRATTI...SE DOVESSE STRANI' QUALCUNO...NON A CASO..I SOLITI COMPARI STANNO SEMPRE LA..A SPOLPASSE L'OSSO E A SISTEMA AMICI COMPARI E SERVI...PERCHE' PRIMA ERA PRESTO...E SI DOVEVA FORMA' LA NUOVA CLASSE POLITICA..https://www.facebook.com/photo.php?fbid=863430647126835&set=pcb.863432967126603&type=3&theaterhttps://www.facebook.com/photo.php?fbid=863430647126835&set=pcb.863432967126603&type=3&theater

CHISSA' COSA AVREBBE DETTO IMPOSIMATO......MA GUARDA UN PO' CHE STRANO...DOPO ANNI E ANNI E ANNI...TI INDAGANO SOLO DIECI CAPOCCIONI I QUALI TUTTO DA SOLI E A LORO ESCLUSIVO VANTAGGIO TI HANNO GONFIATO DI 900 VOLTE...ESATTO 900 VOLTE...CERTI APPALTI PUBBLICI..NON A CASO..STANNO SEMPRE TUTTI LA...E IL PARTITO DEGLI ONESTI A BRACCETTO CON LA LEGA..CON IL PRECEDENTE GOVERNO..LI HA SISTEMATI... ANCORA MEJO..INVECE DI SBATTERE IN FACCIA GLI IMBARAZZANTI E CRONICI CONFLITTI D'INTERESSE..E CHISSA' CHI CI HA GUADAGNATO E CHI CI HA RIMESSO...https://www.repubblica.it/cronaca/2018/01/19/news/ministero_dell_agricoltura_agea_sin_sian_almaviva_agrisian_auselda_paolo_gulinelli_antonio_buonfiglio_paolo_fanelli_consip_f-186858984/

CHISSA' COSA AVREBBE DETTO Ferdinando Imposimato...E' PASSATO UN ANNO DA QUANTO E' USCITO QUESTO ARTICOLO CHE DENUNCIAVA IL FATTO CHE NEL NS PAESE IL ROS DEI Carabinieri HANNO RISCONTRATO CHE CI SONO 5.7 MILIONI DI VACCHE SOLO SULLA CARTA..A CHI NON E' DEL SETTORE AGRICOLO FORSE DICE POCO..MA PERO' SI DOVREBBE CHIEDERE...MAGARI SE EFFETTIVAMENTE IL LATTE CHE BEVE TUTTI I GIORNI E I RELAVI FORMAGGI SONO EFFETTIVAMENTE PRODOTTI DAL LATTE ITALIANO..!!..E TUTTO TACE...ANCHE LA COSI' DETTA CLASSE POLITICA..ONESTA...CHE VA IN PIAZZA A FARCI LA MORALE..CON IL SILENZIO E' MAFIA..POI PERO' NEI FATTI...CI SI METTE A TAVOLA...E MAGARI SI SPARTISCE LA TORTA..UNA COSA E' CERTA...ALLA LUCE DEI FATTI...E' EVIDENTE CHE LA MAGISTRATURA ONESTA NEL DEL NS PAESE E' ANDATA TUTTA IN PARADISO...!!..https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1356216571181571&set=a.118682184935022&type=3&theater

da far conoscere di più.

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3 months ago

Ferdinando Imposimato

Ricordiamo agli italiani quanto fatto da Silvio Berlusconi e dai suoi sodali politici: LEGA e AN
Dal 1994, cioè dall’entrata in politica di Silvio Berlusconi, al 2011 i provvedimenti di cui si sono giovati personalmente il premier o una delle sue aziende.
Fonte: Associazione Libertà e giustizia con sede in Milano

1. Decreto Biondi (1994).
Approvato il 13 luglio 1994 dal governo Berlusconi I, vieta la custodia cautelare in carcere (trasformata al massimo in arresti domiciliari) per i reati contro la Pubblica amministrazione e quelli finanziari, comprese la corruzione e la concussione, proprio mentre alcuni ufficiali della Guardia di Finanza confessano di essere stati corrotti da quattro società del gruppo Fininvest (Mediolanum, Videotime, Mondadori e Tele+) e sono pronte le richieste di arresto per i manager che hanno pagato le tangenti. Il decreto impedisce cioè di arrestare i responsabili e provoca la scarcerazione immediata di 2764 detenuti, dei quali 350 sono colletti bianchi coinvolti in Tangentopoli (compresi la signora Pierr Poggiolini, l’ex ministro Francesco De Lorenzo e Antonino Cinà, il medico di Totò Riina). Il pool di Milano si autoscioglie. Le proteste di piazza contro il “Salvaladri” inducono la Lega e An a ritirare il consenso al decreto e a costringere Berlusconi a lasciarlo decadere in Parlamento per manifesta incostituzionalità. Subito dopo vengono arrestati Paolo Berlusconi, il capo dei servizi fiscali della Fininvest Salvatore Sciascia e il consulente del gruppo Massimo Maria Berruti, accusato di aver depistato le indagini subito dopo un colloquio con Berlusconi. #decretobiondiberlusconi1994

2. Legge Tremonti (1994).
Il decreto n.357 approvato dal Berlusconi I il 10 giugno 1994 detassa del 50% gli utili reinvestiti dalle imprese, purché riguardino l’acquisto di “beni strumentali nuovi”.La neonata società Mediaset (che contiene le tv Fininvest scorporate dal resto del gruppo in vista della quotazione in Borsa) utilizza la legge per risparmiare 243 miliardi di lire di imposte sull’acquisto di diritti cinematografici per film d’annata: che non sono beni strumentali, ma immateriali, e non sono nuovi, ma vecchi. A sanare l’illegalità interviene il 27 ottobre 1994 una circolare “interpretativa” Tremonti che fa dire alla legge Tremonti il contrario di ciò che diceva, estendendo il concetto di beni strumentali a quelli immateriali e il concetto di beni nuovi a quelli vecchi già usati all’estero. #leggetremonti1994

3. Legge Maccanico (1997).
In base alla sentenza della Consulta del 7 dicembre 1994, la legge Mammì che consente alla Fininvest di possedere tre reti tv sull’analogico terrestre è incostituzionale: la terza, presumibilmente Rete4, dev’essere spenta ed eventualmente passare sul satellite, entro il 28 agosto 1996. Ma il ministro delle Poste e telecomunicazioni del governo Prodi I, Antonio Maccanico, concede una proroga fino al 31 dicembre 1996 in attesa della legge “di sistema”. A fine anno, nulla di fatto per la riforma e nuova proroga di altri sei mesi. Il 24 luglio 1997, ecco finalmente la legge Maccanico: gli editori di tv, come stabilito dalla Consulta, non potranno detenere più del 20% delle frequenze nazionali disponibili, dunque una rete Mediaset è di troppo. Ma a far rispettare il tetto dovrà provvedere la nuova Authority per le comunicazioni (Agcom), che potrà entrare in azione solo quando esisterà in Italia “un congruo sviluppo dell’utenza dei programmi televisivi via satellite o via cavo”. Che significhi “congruo sviluppo” nessuno lo sa, così Rete4 potrà seguitare a trasmettere sine die in barba alla Consulta. #leggemaccanico1997

4. D’Alema salva-Rete4 (1999).
La neonata Agcom si mette all’opera solo nel 1998, presenta il nuovo piano per le frequenze tv e bandisce la gara per rilasciare le 8 concessioni televisive nazionali. Rete4, essendo “eccedente” rispetto alla Maccanico, perde la concessione; al suo posto la vince Europa7 di Francesco Di Stefano. Ma il governo D’Alema, nel 1999, concede a Rete4 una “abilitazione provvisoria” a seguitare a trasmettere senza concessione, così per dieci anni Europa7 si vedrà negare le frequenze a cui ha diritto per legge. #dalemasalvarete41999

5. Legge D'Alema Gip-Gup (1999).
Berlusconi e Previti, imputati per corruzione di giudici romani (processi Mondadori, Sme-Ariosto e Imi-Sir.
Su proposta dell’on. avv. Guido Calvi, legale di Massimo D’Alema, il centrosinistra approva una legge che rende incompatibile la figura del gip con quella del gup: il giudice che ha seguito le indagini preliminari non potrà più seguire l’udienza preliminare e dovrà passarla a un collega, che ovviamente non conosce la carte e perderà un sacco di tempo. Così le udienze preliminari Imi-Sir e Sme, già iniziate dinanzi a Rossato, proseguono sotto la sua gestione e si chiuderanno a fine anno con i rinvii a giudizio degli imputati. Invece quella per Mondadori, non ancora iniziata, passa subito a un altro giudice, Rosario Lupo, che proscioglie tutti gli imputati per insufficienza di prove (poi, su ricorso della Procura, la Corte d’appello li rinvierà a giudizio tutti, tranne uno: Silvio Berlusconi, dichiarato prescritto grazie alle attenuanti generiche). #gipgup1999berlusconipreviti

6. Rogatorie (2001). Nel 2001 Berlusconi torna a Palazzo Chigi e fa subito approvare una legge che cancella le prove giunte dall’estero per rogatoria ai magistrati italiani, comprese ovviamente quelle che dimostrano le corruzioni dei giudici romani da parte di Previti & C. Da mesi i legali suoi e di Previti chiedono al tribunale di Milano di cestinare quei bonifici bancari svizzeri perché mancano i numeri di pagina, o perché si tratta di fotocopie senza timbro di conformità,o perché sono stati inoltrati direttamente dai giudici elvetici a quelli italiani senza passare per il ministero della Giustizia. Il Tribunale ha sempre respinto quelle istanze. Che ora diventano legge dello Stato. Con la scusa di ratificare la convenzione italo-svizzera del 1998 per la reciproca assistenza giudiziaria (dimenticata dal centrosinistra per tre anni), il 3 ottobre 2001 la Cdl vara la legge 367 che stabilisce l’inutilizzabilità di tutti gli atti trasmessi da giudici stranieri che non siano “in originale” o “autenticati” con apposito timbro, che siano giunti via fax, o via mail o brevi manu o in fotocopia o con qualche vizio di forma. Anche se l’imputato non ha mai eccepito sulla loro autenticità, vanno cestinati. Poi, per fortuna, i tribunali scoprono che la legge contraddice tutte le convenzioni internazionali ratificate dall’Italia e tutte le prassi seguite da decenni in tutta Europa. E, siccome quelle prevalgono sulle leggi nazionali, disapplicano la legge sulle rogatorie, che resterà lettera morta. #rogatorie

7. Falso in bilancio (2002).
Siccome Berlusconi ha cinque processi in corso per falso in bilancio, il 28 settembre 2001 la sua maggioranza approva la legge-delega numero 61 che incarica il governo di riformare i reati societari. Il che avverrà all’inizio del 2002 con i decreti delegati che: abbassano le pene da 5 a 4 anni per le società quotate e addirittura a 3 per le non quotate (prescrizione più breve, massimo 7 anni e mezzo per le quotate e 4 e mezzo per le non quotate; e niente più custodia cautelare né intercettazioni); rendono il falso per le non quotate perseguibile solo a querela del socio o del creditore; depenalizzano alcune fattispecie di reato (come il falso nel bilancio presentato alle banche); fissano amplissime soglie di non punibilità (per essere reato, il falso in bilancio dovrà superare il 5% del risultato d’esercizio, l’1% del patrimonio netto, il 10% delle valutazioni. Così tutti i processi al Cavaliere per falso in bilancio vengono cancellati: o perché manca la querela dell’azionista (B. non ha denunciato B.), o perché i falsi non superano le soglie (“il fatto non è più previsto dalla legge come reato), o perché il reato è ormai estinto grazie alla nuova prescrizione-lampo. #falsoinbilancio

8. Mandato di cattura europeo (2001). Unico fra quelli dell’Unione europea, il governo Berlusconi II rifiuta di ratificare il “mandato di cattura europeo”, ma solo relativamente ai reati finanziari e contro la Pubblica amministrazione . Secondo “Newsweek”, Berlusconi “teme di essere arrestato dai giudici spagnoli” per l’inchiesta su Telecinco. L’Italia otterrà di poter recepire la norma comunitaria soltanto dal 2004. #mandatocatturaeuropeo

9. Il governo sposta il giudice (2001).
Il 31 dicembre, mentre gli italiani festeggiano il Capodanno, il ministro della Giustizia Roberto Castelli, su richiesta dei difensori di Previti, nega contro ogni prassi la proroga in Tribunale al giudice Guido Brambilla, membro del collegio che conduce il processo Sme-Ariosto, e dispone la sua “immediata presa di possesso” presso il Tribunale di sorveglianza dov’è stato trasferito da qualche mese, senza poter completare i dibattimenti già avviati. Così il processo Sme dovrebbe ripartire da zero dinanzi a un nuovo collegio. Ma poi interviene il presidente della Corte d’appello con una nuova “applicazione” di Brambilla in Tribunale fino a fine anno. #castellispostagiudicebrambilla

10. Cirami (2002).
I difensori di Previti e Berlusconi chiedono alla Cassazione di spostare i loro processi a Brescia perché, sostengono, a Milano l’intero Tribunale è viziato da inguaribile prevenzione contro di loro. E, per oliare meglio il meccanismo, reintroducono il vecchio concetto di “legittima suspicione” per motivi di ordine pubblico , vigente un tempo, quando i processi scomodi traslocavano nei “porti delle nebbie” per riposarvi in pace. E’ la legge Ci-rami n. 248, approvata definitivamente il 5 novembre 2002. Ma nemmeno questa funziona: la Cassazione, nel gennaio 2003, respinge la richiesta di trasloco: il Tribunale di Milano è sereno e imparziale. #cirami2002berlusconibresciaprocessi

11. Lodo Maccanico-Schifani (2003).
Le sentenze Sme e Mondadori si avvicinano. Su proposta del senatore della Margherita Antonio Maccanico, il 18 giugno 2003 la Cdl approva la legge 140, primo firmatario Renato Schifani, che sospende sine die i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del senato, del Consiglio e della Corte costituzionale. I processi a Berlusconi si bloccano in attesa che la Consulta esamini le eccezioni di incostituzionalità sollevate dal Tribunale di Milano. E ripartono nel gennaio 2004, quando la Corte boccia il “lodo”.
#lodomaccanicoschifani2003

12. Ex Cirielli (2005).
Il 29 novembre 2005 la Cdl vara la legge ex Cirielli (misconosciuta dal suo stesso proponente), che riduce la prescrizione per gli incensurati e trasforma in arresti domiciliari la detenzione per gli ultrasettantenni (Previti ha appena compiuto 70 anni, Berlusconi sta per compierli). La legge porta i reati prescritti da 100 a 150 mila all’anno, decima i capi di imputazione del processo Mediaset (la frode fiscale passa da 15 a 7 anni e mezzo) e annienta il processo Mills (la corruzione anche giudiziaria si prescrive non più in 15, ma in 10 anni). #excirielli2005

13. Condono fiscale (2002).
La legge finanziaria 2003 varata nel dicembre 2002 contiene il condono tombale. Berlusconi giura che non ne faranno uso né lui né le sue aziende. Invece Mediaset ne approfitta subito per sanare le evasioni di 197 milioni di euro contestate dall’Agenzia delle entrate pagandone appena 35. Anche Berlusconi usa il condono per cancellare con appena 1800 euro un’evasione di 301 miliardi di lire contestata dai pm di Milano. #condonofiscale2002

14. Condono per i coimputati (2003).
Col decreto 143 del 24 giugno 2003, presunta “interpretazione autentica” del condono, il governo ci infila anche coloro che hanno “concorso a commettere i reati”, anche se non hanno firmato la dichiarazione fraudolenta. Cioè il governo Berlusconi salva anche i 9 coimputati del premier, accusati nel processo Mediaset di averlo aiutato a evadere con fatture false o gonfiate. #condonocoimputati2003

15. Berlusconi- Pecorella (2006).
Salvato dalla prescrizione nel processo Sme, grazie alle attenuanti generiche, Berlusconi teme che in appello gli vengano revocate, con conseguente condanna. Così il suo avvocato Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia della Camera, fa approvare nel dicembre 2005 la legge che abolisce l’appello, ma solo quando lo interpone il pm contro assoluzioni o prescrizioni. In caso di condanna in primo grado, invece, l’imputato potrà ancora appellare. Il presidente Ciampi respinge la Pecorella in quanto incostituzionale. Berlusconi allunga di un mese la scadenza della legislatura per ripresentarla uguale e la fa riapprovare (legge n.46) nel gennaio 2006. Ciampi stavolta è costretto a firmarla. Ma poi la Consulta la boccia in quanto incostituzionale. #avvocatopecorella2006

16. Frattini (2002).
Il 28 febbraio 2002 la Cdl approva la legge Frattini sul conflitto d’interessi: chi possiede aziende e va al governo, ma di quelle aziende è soltanto il “mero proprietario”, non è in conflitto d’interessi e non è costretto a cederle. Unica conseguenza per il premier:deve lasciare la presidenza del Milan #frattini2002

17. Gasparri-1(2003).
In base alla nuova sentenza della Consulta del 2002, entro il 31 dicembre 2003 Rete4 deve essere spenta e passare sul satellite. Il 5 dicembre la Cdl approva la legge Gasparri sulle tv: Rete4 può seguitare a trasmettere “ancorchè priva di titolo abilitativo”, cioè anche se non ha più la concessione dal 1999; il tetto antitrust del 20% sul totale delle reti non va più calcolato sulle 10 emittenti nazionali, ma su 15 (compresa Telemarket). Dunque Mediaset può tenersi le sue tre tv. Quanto al tetto pubblicitario del 20%, viene addirittura alzato grazie al trucco del “Sic”, che include un panel talmente ampio di situazioni da sfiorare l’infinito. Confalonieri calcola che Mediaset potrà espandere i ricavi di 1-2 miliardi di euro l’anno. Ma il 16 dicembre Ciampi rispedisce la legge al mittente: è incostituzionale. #gasparri2003

18. Berlusconi salva-Rete4 (2003). Mancano due settimane allo spegnimento di Rete4. Alla vigilia di Natale, Berlusconi firma un decreto salva-Rete4 (n.352) che concede alla sua tv l’ennesima proroga semestrale, in attesa della nuova Gasparri. #salvarete4

19. Gasparri-2 (2004).
La nuova legge approvata il 29 aprile 2004, molto simile a quella bocciata dal Quirinale, assicura che Rete4 non sfora il tetto antitrust perché entro il 30 aprile il 50% degli italiani capteranno il segnale del digitale terrestre, che garantirà loro centinaia di nuovi canali. Poi però si scopre che, a quella data, solo il 18% della popolazione riceve il segnale digitale. Ma poi l’Agcom dà un’interpretazione estensiva della norma: basta che in un certo luogo arrivi il segnale digitale di una sola emittente, per considerare quel luogo totalmente digitalizzato. Rete4 è salva, Europa 7 è ancora senza frequenze. #gasparri2004

20. Decoder di Stato (2004).
Per gonfiare l’area del digitale, la finanziaria per il 2005 varata nel dicembre 2004 prevede un contributo pubblico di 150 euro nel 2004 e di 70 nel 2005 per chi acquista il decoder per la nuova tecnologia televisiva. Fra i principali distributori di decoder c’è Paolo Berlusconi, fratello di Silvio,titolare di Solaris (che commercializza decoder Amstrad). #decoderdistato2004

21. Salva-decoder (2003).
Il digitale terrestre è un affarone per Mediaset, che vi trasmette partite di calcio a pagamento, ma teme il mercato nero delle tassere taroccate: prontamente, il 15 gennaio 2003, il governo che ha depenalizzato il falso in bilancio porta fino a 3 anni con 30 milioni di multa la pena massima per smart card fasulle per le pay tv. #salvadecoder2003

22. Salva-Milan (2002).
Col decreto 282/2002, convertito in legge il 18 febbraio, il governo Berlusconi consente alle società di calcio, quasi tutte indebitatissime, diammortizzare sui bilanci 2002 e spalmare nei dieci anni successivi la svalutazione dei cartellini dei giocatori. Il Milan risparmia 242 milioni di euro.
#salvamilan2002

23. Salva-diritti tv (2006).
Forza Italia blocca il ddl, appoggiato da tutti gli altri partiti di destra e di sinistra, finalizzato a modificare il sistema di vendita dei diritti tv del calcio in senso “collettivo” per non penalizzare le società minori privilegiando le maggiori. Il sistema resta dunque “soggettivo” , a tutto vantaggio dei maggiori club: Juventus, Inter e naturalmente Milan.#salvadirittitv2006

24. Tassa di successione (2001).
Il 28 giugno 2001 il governo Berlusconi abolisce la tassa di successione per i patrimoni superiori ai 350 milioni di lire (fino a quella cifra l’imposta era già stata abrogata dall’Ulivo). Per combinazione, il premier ha cinque figli e beni stimati in 25mila miliardi di lire. #tassadisuccessione2001

25. Autoriduzione fiscale (2004).
Nel 2003, secondo “Forbes”, Berlusconi è il 45° uomo più ricco del mondo con un patrimonio personale di 5,9 miliardi di dollari. Nel 2005 balza al 25° posto con 12 miliardi. Così, quando a fine 2004 il suo governo abbassa le aliquote fiscali per i redditi dei più abbienti, “L’espresso” calcola che Berlusconi risparmierà 764.154 euro all’anno. #autoriduzionefiscale2004

26. Plusvalenze esentasse (2003).
Nel 2003 Tremonti vara una riforma fiscale che detassa le plusvalenze da partecipazione. La riforma viene subito utilizzata dal premier nell’aprile 2005 quando cede il 16,88% di Mediaset detenuto da Fininvest per 2,2 miliardi di euro, risparmiando 340 milioni di tasse. #plusvalenzeesentasse2003

27. Villa abusiva con condono (2004).
Il 6 maggio 2004, mentre «La Nuova Sardegna» svela gli abusi edilizi a Villa Certosa, Berlusconi fa approvare due decreti. Il primo stabilisce l’approvazione del piano nazionale anti-terrorismo e contiene anche un piano (segretato) per la sicurezza di Villa La Certosa. Il secondo individua la residenza di Berlusconi in Sardegna come «sede alternativa di massima sicurezza per l’incolumità del presidente del Consiglio e per la continuità dell’azione di governo». Ed estende il beneficio anche a tutte le altre residenze del premier e famiglia sparse per l’Italia. Così si bloccano le indagini sugli abusi edilizi nella sua villa in Costa Smeralda. Poi nel 2005 il ministro dell’Interno Pisanu toglie il segreto. Ma ormai è tardi. La legge n. 208 del 2004, varata in tutta fretta dal governo Berlusconi, estende il condono edilizio del 2003 anche alle zone pro-tette: come quella in cui sorge la sua villa. Prontamente la Idra Immobiliare, proprietaria delle residenze private del Cavaliere, presenta dieci diverse richieste di condono edilizio. E riesce a sanare tutto per la modica cifra di 300mila euro. Nel 2008 il Tribunale di Tempio Pausania chiude il procedimento per gli abusi edilizi perchè in gran parte condonati grazie a un decreto voluto dal mero proprietario della villa. #villabusivaconcondono2004

28. Ad Mediolanum (2005).
Nonostante le resistenze del ministro del Welfare, Roberto Maroni, Forza Italia impone una serie di norme favorevoli alle compagnie assicurative nella riforma della previdenza integrativa e complementare (dl 252/2005), fra cui lo spostamento di 14 miliardi di euro verso le assicurazioni, alcune norme che forniscono fiscalmente la previdenza integrativa individuale (a beneficio anche di Mediolanum, di proprietà di Berlusconi e Doris) e soprattutto lo slittamento della normativa al 2008 per assecondare gli interessi della potente lobby degli assicuratori (di cui Mediolanum è una delle capofila). Intanto, nel gennaio del 2004, le Poste Italiane con un appalto senza gara hanno concesso a Mediolanum l’utilizzo dei 16mila sportelli postali sparsi in tutta Italia. #admediolanum2005

29. Ad Mondadori-1 (2005).
Il 9 giugno 2005 il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti stipula un accordo con le Poste Spa per il servizio «Postescuola»: consegna e ordinazione – per telefono e on line – dei libri di testo destinati agli alunni della scuola secondaria. Le case editrici non consegneranno i loro volumi direttamente, ma tramite la Mondolibri Bol, una società posseduta al 50 per cento da Arnoldo Mondadori Editore Spa, di cui è mero proprietario Berlusconi. L’Antitrust esamina il caso, ma pur accertando l’indubbio vantaggio per le casse Mondadori, non può censurare l’iniziativa perché a firmare l’accordo non è stato il premier, ma la Moratti.
#admondadori2005

30. Ad Mondadori-2 (2005). L’8 febbraio 2005 scatta l’operazione “E-book”, per il cui avvio il governo stanzia 3 milioni. E a chi affidano la sperimentazione i ministri Moratti (Istruzione) e Stanca (Innovazione)? A Monda-dori e Ibm: la prima è di Berlusconi, la seconda ha avuto come vicepresidente Stanca fino al 2001. #admondadorisecondo2005

31. Indulto (2006). Nel luglio 2006 centrosinistra e centrodestra approvano l’indulto Mastella (contrari Idv, An, Lega, astenuto il Pdci): 3 anni di sconto di pena a chi ha commesso reati prima del 2 maggio di quell’anno. Lo sconto vale anche per i reati contro la Pubblica amministrazione (che sul sovraffollamento della carceri non incidono per nulla), compresa la corruzione giudiziaria, altrimenti Previti resterebbe agli arresti domiciliari. Una nuova legge ad personam che regala anche al Cavaliere un “bonus” di tre anni da spendere nel caso in cui fosse condannato in via definitiva. #indulto2006

32. Lodo Alfano (2008). Nel luglio 2008, alla vigilia della sentenza nel processo Berlusconi-Mills, il Pdl tornato al governo approva il lodo Alfano che sospende sine die i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del Senato e del Consiglio. Soprattutto del Consiglio. Nell’ottobre 2009 la Consulta boccerà anche quello in quanto incostituzionale. #lodoalfano2008

33. Più Iva per Sky (2008). Il 28 novembre 2008 il governo raddoppia l’Iva a Sky, la pay-tv di Rupert Murdoch, principale concorrente di Mediaset, portandola dal 10 al 20%.#ivasky

34. Meno spot per Sky (2009). Il 17 dicembre 2009 il governo Berlusconi vara il decreto Romani che obbliga Sky a scendere entro il 2013 dal 18 al 12% di affollamento orario di spot. #menospotsky2009

35. Più azioni proprie (2009). La maggioranza aumento dal 10 al 20% la quota di azioni proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio. La norma viene subito utilizzata dalla Fininvest per aumentare il controllo su Mediaset. #maggioriazioniinportafoglio2009

36. Ad listam (2010). Visto che le liste del Pdl sono state presentate fuori tempo massimo nel Lazio e senza timbri di autenticazione a Milano, il governo vara un decreto “interpretativo” che stravolge la legge elettorale, sanando ex post le illegalità commesse per costringere il Tar a riammetterle. Ma non si accorge che, nel Lazio, la legge elettorale è regionale e non può essere modificata da un decreto del governo centrale. Così il Tar ribadisce che la lista è fuorilegge, dunque esclusa .#adlistam2010

37. Illegittimo impedimento (2010). Non sapendo più come bloccare i processi Mediaset e Mills, Berlusconi fa approvare il 10 marzo 2010 una legge che rende automatico il “legittimo impedimento” a comparire nelle udienze per sé stesso e per i suoi ministri, il tutto per una durata di 6 mesi, prorogabili fino a 18. Basterà una certificazione della Presidenza del Consiglio e i giudici dovranno fermarsi, senza poter controllare se l’impedimento sia effettivo e legittimo.
Il tutto in attesa della soluzione finale, cioè delle nuove leggi ad personam che porteranno il totale a quota 40: “processo breve”, anti-intercettazioni e lodo Alfano-bis costituzionale. Cioè incostituzionale. #illegittimoimpedimento2010

38. La legge contro Veronica (2011). Si tratta della modifica della norma sulla quota legittima che regola la gestione delle eredità, inserita nel decreto sviluppo. La misura voluta da Berlusconi, e non ancora approvata, prevede, che la metà della quota di 2/3 destinata ai figli dovrà essere divisa in parti uguali e l’altra metà potrà invece essere destinata dal genitore a uno o più figli a scelta. L’obiettivo del Cavaliere è quello di evitare che, ripartendo in quote uguali le azioni Fininvest tra Barbara, Eleonora e Luigi, pargoli di Veronica, questi possano unirsi e mettere in minoranza Marina e Piersilvio. #leggeereditaberlusconi

39. Legge ad Legam (2005). Depenalizzati l’attentato alla Costituzione e l’attentato all’unità e all’integrità dello Stato, di cui sono imputati a Verona una quarantina tra dirigenti politici e attivisti della Lega per la Guardia nazionale padana (fra cui Bossi, Maroni, Borghezio, Speroni, Calderoli).#leggeperlega

40. Legge anti-Csm (2002). Il ministro della Giustizia del governo Berlusconi II, Roberto Castelli, “riforma” il Consiglio Superiore della Magistratura riducendone i componenti e le competenze: l’organico passa da 30 a 24 membri (8 laici, cioè politici, e 16 togati). Una controriforma fatta apposta per dare maggiore influenza ai membri laici #leggeanticsm2002

41. Ordinamento giudiziario (2005). Nel 2004 Castelli “riforma” pure l’ordinamento giudiziario per rendere le Procure sempre più controllabili da pochi capi e dalla Cassazione. Ma Ciampi respinge la legge perché “palesemente incostituzionale”. Il centrodestra la riapprova nel 2005 tale e quale, salvo lievissime modifiche. Si torna agli anni più bui della giustizia italiana: una carriera selettiva che imbriglia i magistrati in un’intricata rete di concorsi formalistici; una ristrutturazione verticistica e gerarchica delle procure, col capo dominus assoluto dell’azione penale e il “potere diffuso” dei sostituti ridotto al nulla; una separazione surrettizia delle carriere di pm e giudici, accompagnata da “esami psico-attitudinali” per i neomagistrati (già previsti dal “Piano di rinascita democratica” della P2); vietato ai pm spiegare le inchieste alla stampa; e l’azione disciplinare obbligatoria su qualunque esposto contro un magistrato, anche se infondato. La legislatura scade nel 2006 prima che il governo eserciti la delega coi decreti attuativi. Provvederà il centrosinistra, con Mastella, a completare lo scempio. #riformaprocurecastelli2004

42. Norme anti-Caselli (2004-2005). Gian Carlo Caselli e Piero Grasso, nel 2004, si candidano a sostituire Piero Luigi Vigna come procuratore nazionale antimafia. B. sbarra la strada a Caselli con due norme. L’ordinamento Castelli stabilisce che per ricoprire quel ruolo bisogna avere meno di 66 anni. Caselli li compirà il 9.5.2005 e Vigna scade il 15 gennaio. Il 30 dicembre il governo infila nel decreto “milleproroghe” un articoletto di tre righe che proroga Vigna fino ad agosto, così Caselli sarà tagliato fuori. Però il Csm può nominare subito il nuovo Pna ed evitare la porcata. Ma ecco la seconda norma contra personam.
È un emendamento all’Ordinamento giudiziario di Luigi Bobbio (An): immediata entrata in vigore dei nuovi limiti di età, per “avere la certezza che Caselli non vada alla Superprocura” (Bobbio). Così il Csm nomina Grasso, unico candidato superstite. Nel 2007 la Consulta dichiarerà incostituzionale la legge anti-Caselli. Troppo tardi. #leggeantigianfrancocaselli2004

43. Legge pro Carnevale (2004). Corrado Carnevale, ex giudice “ammazzasentenze”, si è si è dimesso nel 2002 dopo la condanna in appello per concorso esterno in associazione mafiosa (poi annullata dalla Cassazione). Ma ecco un emendamento bipartisan alla Finanziaria per il rientro dei dipendenti pubblici sospesi o autopensionati in seguito a procedimenti penali e poi assolti: il caso di Carnevale. Così nel 2006 l’uomo che cassava le sentenze contro i boss, riceveva avvocati e imputati di mafia a casa sua, definiva “cretino” il giudice Falcone, verrà reintegrato in Cassazione per altri 7 anni: cioè fino al 2013, quando ne avrà 83 (8 in più dell’età pensionabile dei magistrati). #corrdadocarnevaleammazzasentenzemafia

44. Nuovo 41-bis (2002). Il punto 2 del papello di Riina recitava: “Annullamento decreto 41-bis”. Nel 2002 il governo B. fa approvare la legge 279 che trasforma il carcere duro per i mafiosi da provvedimento amministrativo straordinario, rinnovato di semestre in semestre dal ministro della Giustizia, in una misura stabile dell’ordinamento penitenziario. Pare un duro attacco alla mafia. Invece la legge sortisce l’effetto opposto: centinaia di boss otterranno la revoca del 41-bis dai Tribunali di sorveglianza. Per una serie di difficoltà interpretative della nuova legge e perché la riforma agevola le richieste di annullamento. #nuovo41bismafia

45. Raddoppio del finanziamento ai partiti (2002). Per le elezioni del 2001 i partiti hanno incassato 93 milioni di euro: più del quadruplo di quanto avevano speso per quelle del 1996 (20 milioni). Ma nel 2002 destra e sinistra presentano una leggina bipartisan per festeggiare l’arrivo dell’euro: con un cambio di favore, si passa da 800 lire a 1 euro per ogni elettore, da moltiplicare per quattro (Camera, Senato, Europa, Regioni). E attenzione: gli elettori non si calcolano sui votanti (37 milioni), ma sugli aventi diritto alla Camera (50,5 milioni): e anche per il Senato, dove però votano 4 milioni in meno. Così, se le elezioni del ’94 erano costate 36 milioni, quelle del ’96 appena 20 milioni e quelle del 2006 addirittura 93 milioni, quelle del 2008 ne costeranno la bellezza di 136 (ma i partiti ne riceveranno 503 in cinque anni: 10 euro per ogni elettore, con un guadagno netto del 270% sulle spese davvero sostenute). Ultima chicca: la nuova norma assicura i rimborsi per tutta la legislatura, anche se finisce prima. A furia di aumenti, nel 2006 il totale dei rimborsi elettorali toccherà la cifra record di 200 milioni.
#raddoppiofinanziamentopartiti2002

Nonostante il lungo post siamo certi di aver suscitato il vostro interesse, e la diffidenza verso quei partiti che affermando di volere il bene del Paese invece curaro propri interessi.
La segreteria del Giudice Imposimato
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Ci teniamo a precisare per tutto il pubblico che con la frase " sodali politici " indicata all'inizio del post noi intendevamo riferirci agli altri gruppi politici che in quel periodo, come Lega e Fratelli d'Italia, sostenevano i governi Berlusconi. La segreteria

Cari amici, grazie per tutti i vostri commenti continuate a condividere il post . A presto , la segreteria del Giudice Ferdinando Imposimato

SI PRECISA CHE FORSE VOLUTAMENTE DA PARTE DI QUALCUNO INTERESSATO È STATO OMESSO CHE TUTTE QUESTE LEGGI E PROVVEDIMENTI DI GOVERNO SONO STATI FIRMATI E SOTTOSCRITTI ANCHE DALLA LEGA DI BOSSI MARONI BORGHI E DI UN CERTO S A L V I N I CHE STA IN POLITICA DA PRIMA DI BERLUSCONI.

Grazie per questo magnifico post! Il giudice sarebbe senz’altro fiero del lavoro che state svolgendo. Continuate ad informarci, ne abbiamo bisogno più che mai.

Così un ulteriore aiuto per capire cosa è stato il ventennio di berlusconismo

Finché nella politica si percepiranno stipendi sostanziosi, vitalizi, sconti ovunque, privilegi anche post mortem, mazzette, onnipotenza e via dicendo non abbiamo speranze. Se togliessero tutte ste cose chi vorrebbe governare più per la gloria? Oramai siamo alla frutta. Anzi direi all'ammazzacaffe '!!!!!

Se dopo aver avuto la pazienza di leggere tutto il testo, votate ancora i vecchi partiti, allora non non c'è speranza per questo paese!! Più di questo cosa vi devono fare i vari PDL PDmenoelle FI FdI ecc?

Se vogliamo ridurre i danni fatti da questi.... Lascio a voi il rito insultorio.... Bisogna fare in modo che al governo ci vada gente nuova non sempre i soliti politici

La memoria degli italiani spero che non sia corta e che ricordino che il tutto è stato fatto con la collusione della Lega.

Quasi tutte controfirmate da Lega, Salvini, Meloni e gli altri passati a FdI e spesso con tacito assenso delle false sinistre !!!!!! 🤮🤮🤮

Spettacolare escursus storico.

Sacrosanta veritá. Non solo un tipo di elettore ha la memoria stracorta; prpprio non ne ha voluto vederne le ventennali mistificazioni e nefandezze o, peggio, non gliene importa o le appreza.

Davvero tanto, ma si ferma al 2011. Dopo mi pare ci sia tanta roba del PD, ma forse non ricordo bene.

Grazie è sempre un bene rinfrescare la memoria!!

Per rinfrescare la memoria. Ottimo lavoro. Sempre un piacere leggervi

Grazie 🙏🏼 e doloroso leggere lo scempio che è riuscito a compiere questo individuo della nostra democrazia, la depravazione di questa politica è soprattutto colpa sua, mi spiace che il dolore al portafoglio che gli ha provocato l’ex moglie sia durato così poco, almeno lei ci ha provato....,

Sarebbe interessante sapere la lega se li ha votati tutti, visto che è ed era parte di quello schieramento politico e ha governato con berlusconi

I rossi come il giudice, ha no governato tanto quanto Berlusconi, ma, guarda caso non ha no fatto niente per cambiare queste porcate, chissà perché!!!!

Lui è stato il primo e diretto utilizzatore di questi provvedimenti. Gli italiani simili a Lui per visione, impostazione e pianificazione del loro futuro, che hanno goduto degli effetti, per loro benefici, di tali norme vorrebbero un pieno ritorno al passato.

Grazie mille, vederli elencati fa il suo giustissimo e sacrosanto bruttissimo effetto. È sempre bene ricordare che Il sistema è li sempre vivo. Grazie ottimo lavoro

Grazie, sempre utile rinfrescare la memoria, sempre importante ricordare e mantenere vivo il ricordo di un grande uomo come Imposimato

Da leggere a stomaco vuoto, mi raccomando. Grazie per la memoria.

..Giusto il tempo di svuota le casse non solo pubbliche e di sistema amici compari e servi....perché prima era presto e si doveva forma la nuova classe politica CHISSÀ QUANTI DOMANI SCENDERANNO IN PIAZZA A MANIFESTA' CONTRO QUESTO O QUELLO...QUANDO PER TUTTO QUESTO TEMPO SONO STATI ZITTI BONI BONI E MAGARI JE HANNO ALLISCIATO IL PELO...E CE VO PROPRIO CORAGGIO...CAZZO...!!.SARÒ STRANO IO....PERCHE' QUESTI SONO GLI ITALIANI..!!..ME DISPIACE DIRLO..MA... CE VORREBBERO I FRANCESI..PERCHÉ I FRANCESI AI LORO RE DOPO CHE SE SO FATTI GLI AFFARI LORO DEI LORO COMPARI E SERVI E FACEVANO FINTA DI NON CAPI'..JE HANNO TAJATO LA CAPOCCIA...NON LI HANNO MICA MANDATI IN ESILIO...

Ricordare il passato per non commettere errori nel futuro. Grazie per averci ricordato le nefandezze della dx.

Ogni tanto fa bene una "rinfrescatina alla memoria"☺️

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3 months ago

Ferdinando Imposimato

Condividete il post inviandolo anche via Whatsapp ai vostri amici, fate girare queste informazioni al fine di far conoscere agli italiani quanto in analisi. Grazie a tutti
La segreteria del Giudice Ferdinando ImposimatoL'autonomia regionale, conferita nel 2001 per adeguare più facilmente in modo congruo l'attività legislativa, amministrativa e finanziaria ai peculiari bisogni emergenti in seno alla comunità, ha determinato effetti distorsivi nel sistema federalistico.
Non possiamo tralasciare di constatare che i primi 18 anni di riforma del #TitoloV (2001) non sembrano aver reso i risultati auspicati, né in termini di responsabilizzazione finanziaria del governo del territorio, né tanto meno in termini di riduzione e di maggiore efficacia ed efficienza della spesa.
Innumerevoli i casi di sperpero del denaro pubblico e di commissione di reati ad opera di coloro che hanno agito per le istituzioni in quanto l'autonomia è stata strumentalizzata spesso per sostenere gli interessi propri della classe dirigente a discapito di quelli, per nulla coincidenti, dei cittadini.

Si deve respingere con determinazione, come fu per la riforma costituzionale Renzi-Boschi, una riforma antidemocratica e considerare le conseguenze deleterie della classificazione delle regioni a seconda di una differenziata autonomia.
Dal 2001 , troppi sono stati gli episodi di #corruzione intervenuti a dimostrare come l'autonomia sia stata intesa da coloro che impersonano le istituzioni come lo strumento NON al servizio del cittadino, per curarne da vicino i bisogni, bensì per affermare e sostenere i propri interessi non coincidenti affatto con quelli della collettività, già stremata da una profonda crisi economica ma purtroppo ancora acquiescente.

L'autonomia è stata riconosciuta per “servire” e invece, di essa , ci si è serviti per ottenere anche profitti illeciti. Le dichiarazioni rese dal Dr. R. Cantone su questa proposta sono del tutto esplicative sulla gravità di tale riforma sostenuta ora della Lega che comporterebbe ulteriore incertezza normativa e amplificherebbe il divario fra nord e sud.
Cantone afferma che: « l'attribuzione di ulteriori competenze a Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, a cui dovrebbe aggiungersi anche il mantenimento in loco di gran parte (fino al 90% dei proventi) della tassazione possa mettere a repentaglio l'unità nazionale ed il principio di solidarietà sancito dalla Costituzione. Insomma a poco meno di vent'anni dall'entrata in vigore di una delle riforme più discusse della storia repubblicana quella del Titolo V della Costituzione che nel 2001 attribuì alle regioni significativi poteri rischia di produrre uno dei suoi effetti più deleteri » innescata dalla proposta di legge n. 5830 D'Alema il 18/03/1999 intitolata Ordinamento Federale d. Repubblica.

Anche la posizione degli studenti scesi in 50 piazze italiane per ribadire le carenze e le criticità della scuola pubblica - già messa a dura prova dalla precedente riforma della cd. buona scuola – non può che trovarci favorevoli .
Gli studenti sostengono che: « oggi la generazione controcorrente scende nelle piazze del Paese contro la riforma antidemocratica dell'esame di stato e il progetto di autonomia differenziata della Lega: si annunciano grandi mobilitazioni in tutta la primavera . Saremo una costante spina nel fianco contro l'ennesimo governo che vuole distruggere il sistema nazionale di diritto allo studio»

La nostra #Costituzione all'articolo 5 sancisce che « La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali … » che sono soggetti tramite i quali si realizza un pieno pluralismo istituzionale in ambiti territoriali ristretti. Ovvero, deve essere soltanto uno strumento per l'ottimale appagamento dei bisogni della collettività.
Innanzitutto dobbiamo ricordare che esistono, come è ben noto, le Regioni a Statuto Speciale:
Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna. Esse hanno uno statuto particolare e ricevono dei fondi eccezionali da parte dello Stato e spesso non li gestiscono in modo appropriato. Oggi tali agevolazioni non hanno più ragion d'essere ed è auspicabile invece una abrogazione di questi favoritismi per equiparare realmente tutte le regioni d'Italia.

La riforma del titolo V avvenuta con Legge Costituzionale n. 3 del 2001 ha purtroppo già comportato un ampio spostamento di competenze dallo Stato Centrale alle Regioni sia dal punto di vista legislativo che amministrativo.
La predetta riforma sganciò le Regioni dai controlli centrali permettendo che l'autonomia fosse intesa come potere in sé, e non come potere per il bene collettivo.
La #Lega ora insiste in Parlamento per l'approvazione di una legge che attribuisca un'autonomia differenziata a #Veneto, #Lombardia ed #EmiliaRomagna . Ciò ha già determinato la reazione dei sindacati della scuola e della Federazione nazionale ordine dei medici , nonché delle altre regioni a statuto ordinario . In effetti tale richiesta costituirebbe una gravissima lesione dei principi di solidarietà e di eguaglianza e degli ambiti della #salute e dell' #istruzione sanciti dalla Carta Costituzionale negli articoli 32-33 e 34 . I governatori delle predette regioni vorrebbero dare un taglio netto all'attuale sistema fiscale, trattenendo gran parte delle imposte che oggi si indirizzano verso lo Stato centrale.
Non si può dimenticare in proposito che troppi sono stati gli scandali relativi a #malagestio , corruzione e dilatazione dei costi delle grandi opere pubbliche, e, #sperpero dei benefici attribuiti agli organi legislativi e dirigenti di ciascuna regione come hanno dimostrato le recenti inchieste giudiziarie con condanne definitive o parziali.

Già oggi, tutte le regioni italiane a statuto ordinario godono di una certa autonomia finanziaria, avendo il potere di trattenere per sé il gettito dell'Irap, l'addizionale Irpef di loro competenza, le imposte automobilistiche, una parte delle accise sul gas e i carburanti, oltre ad altri tributi minori. Pertanto, trattenere una quota maggiore dell’Irpef e di altri tributi erariali generati sul territorio significa sottrarli al resto degli italiani.
Con le somme incassate attraverso il fisco, le giunte regionali finanziano una serie di attività, in primis l'assistenza sanitaria nelle Asl e negli ospedali pubblici.
Questa ulteriore riforma ad impronta federalista non solo modificherebbe l'organizzazione politica dello Stato, ma violerebbe i principi di solidarietà (art. 2), unità , indivisibilità (art. 5), e l'equilibrio dei poteri immodificabili. Senza tralasciare che il settore dell'istruzione è il collante culturale dell'Unità della Repubblica (art. 5 ).
Questa è una riforma che attacca lo stato democratico volendo determinare in effetti una “ #qualificazione “ delle Regioni in tre fasce :
a = Statuto speciale, b = autonomia differenziata e c = ordinaria.
Di conseguenza a seguito di questa ingiusta riforma anche i cittadini verrebbero classificati in A, B, e C con differenti ampiezze di diritti, e, con limitazioni importanti.

Questo processo riformatore si sviluppa il 28 febbraio 2018, solo 4 giorni prima delle elezioni nazionali che hanno visto il capovolgersi della situazione politica : il Governo all'epoca in carica (P.D. - #Gentiloni) sottoscrisse con le regioni interessate tre distinti accordi preliminari che individuavano i principi generali, la metodologia e un (primo) elenco di materie in vista della definizione dell'intesa, oggi rimaste senza dettagli e in assenza di una analisi dei benefici che dovrebbero essere conseguiti a livello nazionale, senza approfondire i danni notevoli che deriverebbero ai cittadini disciplinati da diverse regole normative su diritti fondamentali quali sanità, istruzione scolastica, Giustizia di Pace, tutela per l’ambiente e infrastrutture stradali e ferroviarie
E' a mio avviso una trappola per molti ignari cittadini e parlamentari.
Si tratta di uno strappo costituzionale.

Anna Maria Giorgione, moglie del Giudice Imposimato
Presidente aggiunto onorario della Corte dei Conti

#ferdinandoimposimatoautonomielocali
#rispettoprincipifondamentalicostituzione
#solidarietaeguaglianzaindivisibilita
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La segreteria del Giudice Ferdinando Imposimato

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chissa' cosa avrebbe detto Ferdinando Imposimato a tal proposito.....MA STAI A CAPI'...L'AVEPA...CHE TI FA AL VOLO QUESTO BEL CONCORSINO...IN AGEA QUANDO...??..A STE..E PRIMA FACCE SISTEMA GLI AMICI I COMPARI E I SERVI...POI TRANQUILLI CHE SI FARA' TUTTO IN REGOLA...DICO GIUSTO AMIKI..??... www.concorsipubblici.com/ente-agenzie.htm MA AMMAZZA QUANTI CONCORSI TI HA FATTO L'AVEPA..NEGLI ULTIMI ANNI... www.concorsipubblici.com/ente-agenzia-veneta-i-pagamenti-agricoltura.htm PERCHE' PRIMA ERA PRESTO...AOOO..E SE DOVEVA FORMA' LA NUOVA CLASSE POLITICA...OVVIO..!!

3 months ago

Ferdinando Imposimato

L'autonomia regionale, conferita nel 2001 per adeguare più facilmente in modo congruo l'attività legislativa, amministrativa e finanziaria ai peculiari bisogni emergenti in seno alla comunità, ha determinato effetti distorsivi nel sistema federalistico.
Non possiamo tralasciare di constatare che i primi 18 anni di riforma del #TitoloV (2001) non sembrano aver reso i risultati auspicati, né in termini di responsabilizzazione finanziaria del governo del territorio, né tanto meno in termini di riduzione e di maggiore efficacia ed efficienza della spesa.
Innumerevoli i casi di sperpero del denaro pubblico e di commissione di reati ad opera di coloro che hanno agito per le istituzioni in quanto l'autonomia è stata strumentalizzata spesso per sostenere gli interessi propri della classe dirigente a discapito di quelli, per nulla coincidenti, dei cittadini.

Si deve respingere con determinazione, come fu per la riforma costituzionale Renzi-Boschi, una riforma antidemocratica e considerare le conseguenze deleterie della classificazione delle regioni a seconda di una differenziata autonomia.
Dal 2001 , troppi sono stati gli episodi di #corruzione intervenuti a dimostrare come l'autonomia sia stata intesa da coloro che impersonano le istituzioni come lo strumento NON al servizio del cittadino, per curarne da vicino i bisogni, bensì per affermare e sostenere i propri interessi non coincidenti affatto con quelli della collettività, già stremata da una profonda crisi economica ma purtroppo ancora acquiescente.

L'autonomia è stata riconosciuta per “servire” e invece, di essa , ci si è serviti per ottenere anche profitti illeciti. Le dichiarazioni rese dal Dr. R. Cantone su questa proposta sono del tutto esplicative sulla gravità di tale riforma sostenuta ora della Lega che comporterebbe ulteriore incertezza normativa e amplificherebbe il divario fra nord e sud.
Cantone afferma che: « l'attribuzione di ulteriori competenze a Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, a cui dovrebbe aggiungersi anche il mantenimento in loco di gran parte (fino al 90% dei proventi) della tassazione possa mettere a repentaglio l'unità nazionale ed il principio di solidarietà sancito dalla Costituzione. Insomma a poco meno di vent'anni dall'entrata in vigore di una delle riforme più discusse della storia repubblicana quella del Titolo V della Costituzione che nel 2001 attribuì alle regioni significativi poteri rischia di produrre uno dei suoi effetti più deleteri » innescata dalla proposta di legge n. 5830 D'Alema il 18/03/1999 intitolata Ordinamento Federale d. Repubblica.

Anche la posizione degli studenti scesi in 50 piazze italiane per ribadire le carenze e le criticità della scuola pubblica - già messa a dura prova dalla precedente riforma della cd. buona scuola – non può che trovarci favorevoli .
Gli studenti sostengono che: « oggi la generazione controcorrente scende nelle piazze del Paese contro la riforma antidemocratica dell'esame di stato e il progetto di autonomia differenziata della Lega: si annunciano grandi mobilitazioni in tutta la primavera . Saremo una costante spina nel fianco contro l'ennesimo governo che vuole distruggere il sistema nazionale di diritto allo studio»

La nostra #Costituzione all'articolo 5 sancisce che « La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali … » che sono soggetti tramite i quali si realizza un pieno pluralismo istituzionale in ambiti territoriali ristretti. Ovvero, deve essere soltanto uno strumento per l'ottimale appagamento dei bisogni della collettività.
Innanzitutto dobbiamo ricordare che esistono, come è ben noto, le Regioni a Statuto Speciale:
Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna. Esse hanno uno statuto particolare e ricevono dei fondi eccezionali da parte dello Stato e spesso non li gestiscono in modo appropriato. Oggi tali agevolazioni non hanno più ragion d'essere ed è auspicabile invece una abrogazione di questi favoritismi per equiparare realmente tutte le regioni d'Italia.

La riforma del titolo V avvenuta con Legge Costituzionale n. 3 del 2001 ha purtroppo già comportato un ampio spostamento di competenze dallo Stato Centrale alle Regioni sia dal punto di vista legislativo che amministrativo.
La predetta riforma sganciò le Regioni dai controlli centrali permettendo che l'autonomia fosse intesa come potere in sé, e non come potere per il bene collettivo.
La #Lega ora insiste in Parlamento per l'approvazione di una legge che attribuisca un'autonomia differenziata a #Veneto, #Lombardia ed #EmiliaRomagna . Ciò ha già determinato la reazione dei sindacati della scuola e della Federazione nazionale ordine dei medici , nonché delle altre regioni a statuto ordinario . In effetti tale richiesta costituirebbe una gravissima lesione dei principi di solidarietà e di eguaglianza e degli ambiti della #salute e dell' #istruzione sanciti dalla Carta Costituzionale negli articoli 32-33 e 34 . I governatori delle predette regioni vorrebbero dare un taglio netto all'attuale sistema fiscale, trattenendo gran parte delle imposte che oggi si indirizzano verso lo Stato centrale.
Non si può dimenticare in proposito che troppi sono stati gli scandali relativi a #malagestio , corruzione e dilatazione dei costi delle grandi opere pubbliche, e, #sperpero dei benefici attribuiti agli organi legislativi e dirigenti di ciascuna regione come hanno dimostrato le recenti inchieste giudiziarie con condanne definitive o parziali.

Già oggi, tutte le regioni italiane a statuto ordinario godono di una certa autonomia finanziaria, avendo il potere di trattenere per sé il gettito dell'Irap, l'addizionale Irpef di loro competenza, le imposte automobilistiche, una parte delle accise sul gas e i carburanti, oltre ad altri tributi minori. Pertanto, trattenere una quota maggiore dell’Irpef e di altri tributi erariali generati sul territorio significa sottrarli al resto degli italiani.
Con le somme incassate attraverso il fisco, le giunte regionali finanziano una serie di attività, in primis l'assistenza sanitaria nelle Asl e negli ospedali pubblici.
Questa ulteriore riforma ad impronta federalista non solo modificherebbe l'organizzazione politica dello Stato, ma violerebbe i principi di solidarietà (art. 2), unità , indivisibilità (art. 5), e l'equilibrio dei poteri immodificabili. Senza tralasciare che il settore dell'istruzione è il collante culturale dell'Unità della Repubblica (art. 5 ).
Questa è una riforma che attacca lo stato democratico volendo determinare in effetti una “ #qualificazione “ delle Regioni in tre fasce :
a = Statuto speciale, b = autonomia differenziata e c = ordinaria.
Di conseguenza a seguito di questa ingiusta riforma anche i cittadini verrebbero classificati in A, B, e C con differenti ampiezze di diritti, e, con limitazioni importanti.

Questo processo riformatore si sviluppa il 28 febbraio 2018, solo 4 giorni prima delle elezioni nazionali che hanno visto il capovolgersi della situazione politica : il Governo all'epoca in carica (P.D. - #Gentiloni) sottoscrisse con le regioni interessate tre distinti accordi preliminari che individuavano i principi generali, la metodologia e un (primo) elenco di materie in vista della definizione dell'intesa, oggi rimaste senza dettagli e in assenza di una analisi dei benefici che dovrebbero essere conseguiti a livello nazionale, senza approfondire i danni notevoli che deriverebbero ai cittadini disciplinati da diverse regole normative su diritti fondamentali quali sanità, istruzione scolastica, Giustizia di Pace, tutela per l’ambiente e infrastrutture stradali e ferroviarie
E' a mio avviso una trappola per molti ignari cittadini e parlamentari.
Si tratta di uno strappo costituzionale.

Anna Maria Giorgione, moglie del Giudice Imposimato
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Buon giorno! Mi scusi, vorrei farle una domanda, "Cosa cambia con la frase aiutamoli a casa loro?" L' autonomia dovrebbe essere mondiale, non solo "Nazionale!"Ogni Nazione, ogni Regione dovrebbe vivere nella dignità della propria terra, con le sue usanze e radici.

3 months ago

Ferdinando Imposimato

L'autonomia regionale, conferita nel 2001 per adeguare più facilmente in modo congruo l'attività legislativa, amministrativa e finanziaria ai peculiari bisogni emergenti in seno alla comunità, ha determinato effetti distorsivi nel sistema federalistico.
Non possiamo tralasciare di constatare che i primi 18 anni di riforma del #TitoloV (2001) non sembrano aver reso i risultati auspicati, né in termini di responsabilizzazione finanziaria del governo del territorio, né tanto meno in termini di riduzione e di maggiore efficacia ed efficienza della spesa.
Innumerevoli i casi di sperpero del denaro pubblico e di commissione di reati ad opera di coloro che hanno agito per le istituzioni in quanto l'autonomia è stata strumentalizzata spesso per sostenere gli interessi propri della classe dirigente a discapito di quelli, per nulla coincidenti, dei cittadini.

Si deve respingere con determinazione, come fu per la riforma costituzionale Renzi-Boschi, una riforma antidemocratica e considerare le conseguenze deleterie della classificazione delle regioni a seconda di una differenziata autonomia.
Dal 2001 , troppi sono stati gli episodi di #corruzione intervenuti a dimostrare come l'autonomia sia stata intesa da coloro che impersonano le istituzioni come lo strumento NON al servizio del cittadino, per curarne da vicino i bisogni, bensì per affermare e sostenere i propri interessi non coincidenti affatto con quelli della collettività, già stremata da una profonda crisi economica ma purtroppo ancora acquiescente.

L'autonomia è stata riconosciuta per “servire” e invece, di essa , ci si è serviti per ottenere anche profitti illeciti. Le dichiarazioni rese dal Dr. R. Cantone su questa proposta sono del tutto esplicative sulla gravità di tale riforma sostenuta ora della Lega che comporterebbe ulteriore incertezza normativa e amplificherebbe il divario fra nord e sud.
Cantone afferma che: « l'attribuzione di ulteriori competenze a Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, a cui dovrebbe aggiungersi anche il mantenimento in loco di gran parte (fino al 90% dei proventi) della tassazione possa mettere a repentaglio l'unità nazionale ed il principio di solidarietà sancito dalla Costituzione. Insomma a poco meno di vent'anni dall'entrata in vigore di una delle riforme più discusse della storia repubblicana quella del Titolo V della Costituzione che nel 2001 attribuì alle regioni significativi poteri rischia di produrre uno dei suoi effetti più deleteri » innescata dalla proposta di legge n. 5830 D'Alema il 18/03/1999 intitolata Ordinamento Federale d. Repubblica.

Anche la posizione degli studenti scesi in 50 piazze italiane per ribadire le carenze e le criticità della scuola pubblica - già messa a dura prova dalla precedente riforma della cd. buona scuola – non può che trovarci favorevoli .
Gli studenti sostengono che: « oggi la generazione controcorrente scende nelle piazze del Paese contro la riforma antidemocratica dell'esame di stato e il progetto di autonomia differenziata della Lega: si annunciano grandi mobilitazioni in tutta la primavera . Saremo una costante spina nel fianco contro l'ennesimo governo che vuole distruggere il sistema nazionale di diritto allo studio»

La nostra #Costituzione all'articolo 5 sancisce che « La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali … » che sono soggetti tramite i quali si realizza un pieno pluralismo istituzionale in ambiti territoriali ristretti. Ovvero, deve essere soltanto uno strumento per l'ottimale appagamento dei bisogni della collettività.
Innanzitutto dobbiamo ricordare che esistono, come è ben noto, le Regioni a Statuto Speciale:
Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna. Esse hanno uno statuto particolare e ricevono dei fondi eccezionali da parte dello Stato e spesso non li gestiscono in modo appropriato. Oggi tali agevolazioni non hanno più ragion d'essere ed è auspicabile invece una abrogazione di questi favoritismi per equiparare realmente tutte le regioni d'Italia.

La riforma del titolo V avvenuta con Legge Costituzionale n. 3 del 2001 ha purtroppo già comportato un ampio spostamento di competenze dallo Stato Centrale alle Regioni sia dal punto di vista legislativo che amministrativo.
La predetta riforma sganciò le Regioni dai controlli centrali permettendo che l'autonomia fosse intesa come potere in sé, e non come potere per il bene collettivo.
La #Lega ora insiste in Parlamento per l'approvazione di una legge che attribuisca un'autonomia differenziata a #Veneto, #Lombardia ed #EmiliaRomagna . Ciò ha già determinato la reazione dei sindacati della scuola e della Federazione nazionale ordine dei medici , nonché delle altre regioni a statuto ordinario . In effetti tale richiesta costituirebbe una gravissima lesione dei principi di solidarietà e di eguaglianza e degli ambiti della #salute e dell' #istruzione sanciti dalla Carta Costituzionale negli articoli 32-33 e 34 . I governatori delle predette regioni vorrebbero dare un taglio netto all'attuale sistema fiscale, trattenendo gran parte delle imposte che oggi si indirizzano verso lo Stato centrale.
Non si può dimenticare in proposito che troppi sono stati gli scandali relativi a #malagestio , corruzione e dilatazione dei costi delle grandi opere pubbliche, e, #sperpero dei benefici attribuiti agli organi legislativi e dirigenti di ciascuna regione come hanno dimostrato le recenti inchieste giudiziarie con condanne definitive o parziali.

Già oggi, tutte le regioni italiane a statuto ordinario godono di una certa autonomia finanziaria, avendo il potere di trattenere per sé il gettito dell'Irap, l'addizionale Irpef di loro competenza, le imposte automobilistiche, una parte delle accise sul gas e i carburanti, oltre ad altri tributi minori. Pertanto, trattenere una quota maggiore dell’Irpef e di altri tributi erariali generati sul territorio significa sottrarli al resto degli italiani.
Con le somme incassate attraverso il fisco, le giunte regionali finanziano una serie di attività, in primis l'assistenza sanitaria nelle Asl e negli ospedali pubblici.
Questa ulteriore riforma ad impronta federalista non solo modificherebbe l'organizzazione politica dello Stato, ma violerebbe i principi di solidarietà (art. 2), unità , indivisibilità (art. 5), e l'equilibrio dei poteri immodificabili. Senza tralasciare che il settore dell'istruzione è il collante culturale dell'Unità della Repubblica (art. 5 ).
Questa è una riforma che attacca lo stato democratico volendo determinare in effetti una “ #qualificazione “ delle Regioni in tre fasce :
a = Statuto speciale, b = autonomia differenziata e c = ordinaria.
Di conseguenza a seguito di questa ingiusta riforma anche i cittadini verrebbero classificati in A, B, e C con differenti ampiezze di diritti, e, con limitazioni importanti.

Questo processo riformatore si sviluppa il 28 febbraio 2018, solo 4 giorni prima delle elezioni nazionali che hanno visto il capovolgersi della situazione politica : il Governo all'epoca in carica (P.D. - #Gentiloni) sottoscrisse con le regioni interessate tre distinti accordi preliminari che individuavano i principi generali, la metodologia e un (primo) elenco di materie in vista della definizione dell'intesa, oggi rimaste senza dettagli e in assenza di una analisi dei benefici che dovrebbero essere conseguiti a livello nazionale, senza approfondire i danni notevoli che deriverebbero ai cittadini disciplinati da diverse regole normative su diritti fondamentali quali sanità, istruzione scolastica, Giustizia di Pace, tutela per l’ambiente e infrastrutture stradali e ferroviarie
E' a mio avviso una trappola per molti ignari cittadini e parlamentari.
Si tratta di uno strappo costituzionale.

Anna Maria Giorgione, moglie del Giudice Imposimato
Presidente aggiunto onorario della Corte dei Conti

#ferdinandoimposimatoautonomielocali
#rispettoprincipifondamentalicostituzione
#solidarietaeguaglianzaindivisibilita
Linkiesta.it Il Messaggero.it Corriere della Sera
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3 months ago

Ferdinando Imposimato

Lo Stadio della Roma a Tor di Valle
il parere richiesto pro-veritate al Giudice Ferdinando Imposimato è stato inviato a chi di competenza il 23 gennaio 2017 , ed era una sua proprietà intellettuale , oggi della famiglia.
Si ringraziano per la collaborazione al documento gli avv.ti Edoardo Mobrici e Carla Canale.
Proponiamo l'intero indice ed alcuni contenuti.
Grazie a tutti per la condivisione, il sostegno. La segreteria.

Indice del parere
1. La legge sugli Stadi 147 / 2013
2. La dichiarazione di pubblico interesse della proposta dello Stadio Tor di Valle
3. Il Progetto di impianto: Stadio e Business Park
4. Finalità della Legge sugli stadi
5. Lo stadio Tor di Valle e il Business Park. La portata della Legge: art. 1 c. 34
6. Il risarcimento danni. Il Consiglio di Stato: Sentenza 5 maggio 2016
7. Il rischio idrogeologico a Tor di Valle secondo l'Autorità di Bacino
8. La Soprintendenza a Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Comune di Roma e l'Asses. all'Urbanistica Paolo Berdini
9. Il parere dell’Assessore Paolo Berdini
10. La variante al piano regolatore generale e al piano Generale del traffico urbano
11. La procedura dubbia per approvare il Progetto di Stadio e le varianti
12. Gli inesistenti miglioramenti pubblici dell'area di Tor di Valle
13. Mancata valutazione delle alternative a Tor di Valle
14. La Costituzione, l'iniziativa privata e l'utilità sociale. Il diritto penale
15. Il fine sociale prevalente sulla speculazione e sul profitto senza limiti
16. L'assenza di utilità sociale nel progetto Stadio Tor di Valle
17. La dignità e libertà delle personeù
18. La seconda Conferenza di Servizi e la fase endoprocedimentale
19. La violazione degli artt. 9 e 32 della Costituzione
20. Situazione geomorfologica dell'area, mancanza di standard urbanistici minimi
21. Stadio della Roma a Tor di Valle. Difetto dei requisiti soggettivi previsti dalla legge
22. A.S. Roma SPV LLC
23. La cartolarizzazione
24. La legge sulla cartolarizzazione
25. La fattispecie Tor di Valle. La ricostruzione del quadro societario
26. ...
27. Conclusioni
Il Messaggero.it #ferdinandoimposimatoparerestadiodellaromatordivalle
#tordivallestadioRoma
#costituzionedirittilegalitasicurezzasociale
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Lo Stadio della Roma a Tor di Valle
il parere richiesto pro-veritate al Giudice Ferdinando Imposimato è stato inviato a chi di competenza il 23 gennaio 2017 , ed era una sua proprietà intellettuale , oggi della famiglia.
Si ringraziano per la collaborazione al documento gli avv.ti Edoardo Mobrici e Carla Canale.
Proponiamo lintero indice ed alcuni contenuti.
Grazie a tutti per la condivisione, il sostegno. La segreteria.

Indice del parere 
1. La legge sugli Stadi 147 / 2013
2. La dichiarazione di pubblico interesse della proposta dello Stadio Tor di Valle
3. Il Progetto di impianto: Stadio e Business Park
4. Finalità della Legge sugli stadi
5. Lo stadio Tor di Valle e il Business Park. La portata della Legge: art. 1 c. 34
6. Il risarcimento danni. Il Consiglio di Stato: Sentenza 5 maggio 2016
7. Il rischio idrogeologico a Tor di Valle secondo lAutorità di Bacino
8. La Soprintendenza a Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Comune di Roma e lAsses. allUrbanistica Paolo Berdini
9. Il parere dell’Assessore Paolo Berdini
10. La variante al piano regolatore generale e al piano Generale del traffico urbano
11. La procedura dubbia per approvare il Progetto di Stadio e le varianti
12. Gli inesistenti miglioramenti pubblici dellarea di Tor di Valle
13. Mancata valutazione delle alternative a Tor di Valle
14. La Costituzione, liniziativa privata e lutilità sociale. Il diritto penale
15. Il fine sociale prevalente sulla speculazione e sul profitto senza limiti
16. Lassenza di utilità sociale nel progetto Stadio Tor di Valle
17. La dignità e libertà delle personeù
18. La seconda Conferenza di Servizi e la fase endoprocedimentale
19. La violazione degli artt. 9 e 32 della Costituzione
20. Situazione geomorfologica dellarea, mancanza di standard urbanistici minimi
21. Stadio della Roma a Tor di Valle. Difetto dei requisiti soggettivi previsti dalla legge
22. A.S. Roma SPV LLC 
23. La cartolarizzazione
24. La legge sulla cartolarizzazione
25. La fattispecie Tor di Valle. La ricostruzione del quadro societario
26. ...
27. Conclusioni
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#tordivallestadioRoma
#costituzionedirittilegalitasicurezzasociale

3 months ago

Ferdinando Imposimato

L'autonomia regionale, conferita nel 2001 per adeguare più facilmente in modo congruo l'attività legislativa, amministrativa e finanziaria ai peculiari bisogni emergenti in seno alla comunità, ha determinato effetti distorsivi nel sistema federalistico.
Non possiamo tralasciare di constatare che i primi 18 anni di riforma del #TitoloV (2001) non sembrano aver reso i risultati auspicati, né in termini di responsabilizzazione finanziaria del governo del territorio, né tanto meno in termini di riduzione e di maggiore efficacia ed efficienza della spesa.
Innumerevoli i casi di sperpero del denaro pubblico e di commissione di reati ad opera di coloro che hanno agito per le istituzioni in quanto l'autonomia è stata strumentalizzata spesso per sostenere gli interessi propri della classe dirigente a discapito di quelli, per nulla coincidenti, dei cittadini.

Si deve respingere con determinazione, come fu per la riforma costituzionale Renzi-Boschi, una riforma antidemocratica e considerare le conseguenze deleterie della classificazione delle regioni a seconda di una differenziata autonomia.
Dal 2001 , troppi sono stati gli episodi di #corruzione intervenuti a dimostrare come l'autonomia sia stata intesa da coloro che impersonano le istituzioni come lo strumento NON al servizio del cittadino, per curarne da vicino i bisogni, bensì per affermare e sostenere i propri interessi non coincidenti affatto con quelli della collettività, già stremata da una profonda crisi economica ma purtroppo ancora acquiescente.

L'autonomia è stata riconosciuta per “servire” e invece, di essa , ci si è serviti per ottenere anche profitti illeciti. Le dichiarazioni rese dal Dr. R. Cantone su questa proposta sono del tutto esplicative sulla gravità di tale riforma sostenuta ora della Lega che comporterebbe ulteriore incertezza normativa e amplificherebbe il divario fra nord e sud.
Cantone afferma che: « l'attribuzione di ulteriori competenze a Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, a cui dovrebbe aggiungersi anche il mantenimento in loco di gran parte (fino al 90% dei proventi) della tassazione possa mettere a repentaglio l'unità nazionale ed il principio di solidarietà sancito dalla Costituzione. Insomma a poco meno di vent'anni dall'entrata in vigore di una delle riforme più discusse della storia repubblicana quella del Titolo V della Costituzione che nel 2001 attribuì alle regioni significativi poteri rischia di produrre uno dei suoi effetti più deleteri » innescata dalla proposta di legge n. 5830 D'Alema il 18/03/1999 intitolata Ordinamento Federale d. Repubblica.

Anche la posizione degli studenti scesi in 50 piazze italiane per ribadire le carenze e le criticità della scuola pubblica - già messa a dura prova dalla precedente riforma della cd. buona scuola – non può che trovarci favorevoli .
Gli studenti sostengono che: « oggi la generazione controcorrente scende nelle piazze del Paese contro la riforma antidemocratica dell'esame di stato e il progetto di autonomia differenziata della Lega: si annunciano grandi mobilitazioni in tutta la primavera . Saremo una costante spina nel fianco contro l'ennesimo governo che vuole distruggere il sistema nazionale di diritto allo studio»

La nostra #Costituzione all'articolo 5 sancisce che « La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali … » che sono soggetti tramite i quali si realizza un pieno pluralismo istituzionale in ambiti territoriali ristretti. Ovvero, deve essere soltanto uno strumento per l'ottimale appagamento dei bisogni della collettività.
Innanzitutto dobbiamo ricordare che esistono, come è ben noto, le Regioni a Statuto Speciale:
Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna. Esse hanno uno statuto particolare e ricevono dei fondi eccezionali da parte dello Stato e spesso non li gestiscono in modo appropriato. Oggi tali agevolazioni non hanno più ragion d'essere ed è auspicabile invece una abrogazione di questi favoritismi per equiparare realmente tutte le regioni d'Italia.

La riforma del titolo V avvenuta con Legge Costituzionale n. 3 del 2001 ha purtroppo già comportato un ampio spostamento di competenze dallo Stato Centrale alle Regioni sia dal punto di vista legislativo che amministrativo.
La predetta riforma sganciò le Regioni dai controlli centrali permettendo che l'autonomia fosse intesa come potere in sé, e non come potere per il bene collettivo.
La #Lega ora insiste in Parlamento per l'approvazione di una legge che attribuisca un'autonomia differenziata a #Veneto, #Lombardia ed #EmiliaRomagna . Ciò ha già determinato la reazione dei sindacati della scuola e della Federazione nazionale ordine dei medici , nonché delle altre regioni a statuto ordinario . In effetti tale richiesta costituirebbe una gravissima lesione dei principi di solidarietà e di eguaglianza e degli ambiti della #salute e dell' #istruzione sanciti dalla Carta Costituzionale negli articoli 32-33 e 34 . I governatori delle predette regioni vorrebbero dare un taglio netto all'attuale sistema fiscale, trattenendo gran parte delle imposte che oggi si indirizzano verso lo Stato centrale.
Non si può dimenticare in proposito che troppi sono stati gli scandali relativi a #malagestio , corruzione e dilatazione dei costi delle grandi opere pubbliche, e, #sperpero dei benefici attribuiti agli organi legislativi e dirigenti di ciascuna regione come hanno dimostrato le recenti inchieste giudiziarie con condanne definitive o parziali.

Già oggi, tutte le regioni italiane a statuto ordinario godono di una certa autonomia finanziaria, avendo il potere di trattenere per sé il gettito dell'Irap, l'addizionale Irpef di loro competenza, le imposte automobilistiche, una parte delle accise sul gas e i carburanti, oltre ad altri tributi minori. Pertanto, trattenere una quota maggiore dell’Irpef e di altri tributi erariali generati sul territorio significa sottrarli al resto degli italiani.
Con le somme incassate attraverso il fisco, le giunte regionali finanziano una serie di attività, in primis l'assistenza sanitaria nelle Asl e negli ospedali pubblici.
Questa ulteriore riforma ad impronta federalista non solo modificherebbe l'organizzazione politica dello Stato, ma violerebbe i principi di solidarietà (art. 2), unità , indivisibilità (art. 5), e l'equilibrio dei poteri immodificabili. Senza tralasciare che il settore dell'istruzione è il collante culturale dell'Unità della Repubblica (art. 5 ).
Questa è una riforma che attacca lo stato democratico volendo determinare in effetti una “ #qualificazione “ delle Regioni in tre fasce :
a = Statuto speciale, b = autonomia differenziata e c = ordinaria.
Di conseguenza a seguito di questa ingiusta riforma anche i cittadini verrebbero classificati in A, B, e C con differenti ampiezze di diritti, e, con limitazioni importanti.

Questo processo riformatore si sviluppa il 28 febbraio 2018, solo 4 giorni prima delle elezioni nazionali che hanno visto il capovolgersi della situazione politica : il Governo all'epoca in carica (P.D. - #Gentiloni) sottoscrisse con le regioni interessate tre distinti accordi preliminari che individuavano i principi generali, la metodologia e un (primo) elenco di materie in vista della definizione dell'intesa, oggi rimaste senza dettagli e in assenza di una analisi dei benefici che dovrebbero essere conseguiti a livello nazionale, senza approfondire i danni notevoli che deriverebbero ai cittadini disciplinati da diverse regole normative su diritti fondamentali quali sanità, istruzione scolastica, Giustizia di Pace, tutela per l’ambiente e infrastrutture stradali e ferroviarie
E' a mio avviso una trappola per molti ignari cittadini e parlamentari.
Si tratta di uno strappo costituzionale.

Anna Maria Giorgione, moglie del Giudice Imposimato
Presidente aggiunto onorario della Corte dei Conti

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Lautonomia regionale, conferita nel 2001 per adeguare più facilmente in modo congruo lattività legislativa, amministrativa e finanziaria ai peculiari bisogni emergenti in seno alla comunità, ha determinato effetti distorsivi nel sistema federalistico. 
Non possiamo tralasciare di constatare che i primi 18 anni di riforma del #TitoloV (2001) non sembrano aver reso i risultati auspicati, né in termini di responsabilizzazione finanziaria del governo del territorio, né tanto meno in termini di riduzione e di maggiore efficacia ed efficienza della spesa.
Innumerevoli i casi di sperpero del denaro pubblico e di commissione di reati ad opera di coloro che hanno agito per le istituzioni in quanto lautonomia è stata strumentalizzata spesso per sostenere gli interessi propri della classe dirigente a discapito di quelli, per nulla coincidenti, dei cittadini. 

Si deve respingere con determinazione, come fu per la riforma costituzionale Renzi-Boschi, una riforma antidemocratica e considerare le conseguenze deleterie della classificazione delle regioni a seconda di una differenziata autonomia.
Dal 2001 , troppi sono stati gli episodi di #corruzione intervenuti a dimostrare come lautonomia sia stata intesa da coloro che impersonano le istituzioni come lo strumento NON al servizio del cittadino, per curarne da vicino i bisogni, bensì per affermare e sostenere i propri interessi non coincidenti affatto con quelli della collettività, già stremata da una profonda crisi economica ma purtroppo ancora acquiescente.

Lautonomia è stata riconosciuta per “servire” e invece, di essa , ci si è serviti per ottenere anche profitti illeciti.  Le dichiarazioni rese dal Dr. R. Cantone su questa proposta sono del tutto esplicative sulla gravità di tale riforma sostenuta ora della Lega che comporterebbe ulteriore incertezza normativa e amplificherebbe il divario fra nord e sud.
Cantone afferma che: « lattribuzione di ulteriori competenze a Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, a cui dovrebbe aggiungersi anche il mantenimento in loco di gran parte (fino al 90% dei proventi) della tassazione possa mettere a repentaglio lunità nazionale ed il principio di solidarietà sancito dalla Costituzione. Insomma a poco meno di ventanni dallentrata in vigore di una delle riforme più discusse della storia repubblicana quella del Titolo V della Costituzione che nel 2001 attribuì alle regioni significativi poteri rischia di produrre uno dei suoi effetti più deleteri » innescata dalla proposta di legge n. 5830 DAlema il 18/03/1999 intitolata Ordinamento Federale d. Repubblica.

Anche la posizione degli studenti scesi in 50 piazze italiane per ribadire le carenze e le criticità della scuola pubblica - già messa a dura prova dalla precedente riforma della cd. buona scuola – non può che trovarci favorevoli . 
Gli studenti sostengono che: « oggi la generazione controcorrente scende nelle piazze del Paese contro la riforma antidemocratica dellesame di stato e il progetto di autonomia differenziata della Lega: si annunciano grandi mobilitazioni in tutta la primavera . Saremo una costante spina nel fianco contro lennesimo governo che vuole distruggere il sistema nazionale di diritto allo studio»

La nostra #Costituzione allarticolo 5 sancisce che « La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali … » che sono soggetti tramite i quali si realizza un pieno pluralismo istituzionale in ambiti territoriali ristretti. Ovvero, deve essere soltanto uno strumento per lottimale appagamento dei bisogni della collettività.
Innanzitutto dobbiamo ricordare che esistono, come è ben noto, le Regioni a Statuto Speciale:
Valle dAosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna. Esse hanno uno statuto particolare e ricevono dei fondi eccezionali da parte dello Stato e spesso non li gestiscono in modo appropriato. Oggi tali agevolazioni non hanno più ragion dessere ed è auspicabile invece una abrogazione di questi favoritismi per equiparare realmente tutte le regioni dItalia.

La riforma del titolo V avvenuta con Legge Costituzionale n. 3 del 2001 ha purtroppo già comportato un ampio spostamento di competenze dallo Stato Centrale alle Regioni sia dal punto di vista legislativo che amministrativo. 
La predetta riforma sganciò le Regioni dai controlli centrali permettendo che lautonomia fosse intesa come potere in sé, e non come potere per il bene collettivo.
La #Lega ora insiste in Parlamento per lapprovazione di una legge che attribuisca unautonomia differenziata a #Veneto, #Lombardia ed #EmiliaRomagna . Ciò ha già determinato la reazione dei sindacati della scuola e della Federazione nazionale ordine dei medici , nonché delle altre regioni a statuto ordinario . In effetti tale richiesta costituirebbe una gravissima lesione dei principi di solidarietà e di eguaglianza e degli ambiti della #salute e dell #istruzione sanciti dalla Carta Costituzionale negli articoli 32-33 e 34 . I governatori delle predette regioni vorrebbero dare un taglio netto allattuale sistema fiscale, trattenendo gran parte delle imposte che oggi si indirizzano verso lo Stato centrale. 
Non si può dimenticare in proposito che troppi sono stati gli scandali relativi a #malagestio , corruzione e dilatazione dei costi delle grandi opere pubbliche, e, #sperpero dei benefici attribuiti agli organi legislativi e dirigenti di ciascuna regione come hanno dimostrato le recenti inchieste giudiziarie con condanne definitive o parziali.

Già oggi, tutte le regioni italiane a statuto ordinario godono di una certa autonomia finanziaria, avendo il potere di trattenere per sé il gettito dellIrap, laddizionale Irpef di loro competenza, le imposte automobilistiche, una parte delle accise sul gas e i carburanti, oltre ad altri tributi minori. Pertanto, trattenere una quota maggiore dell’Irpef e di altri tributi erariali generati sul territorio significa sottrarli al resto degli italiani. 
Con le somme incassate attraverso il fisco, le giunte regionali finanziano una serie di attività, in primis lassistenza sanitaria nelle Asl e negli ospedali pubblici.
Questa ulteriore riforma ad impronta federalista non solo modificherebbe lorganizzazione politica dello Stato, ma violerebbe i principi di solidarietà (art. 2), unità , indivisibilità (art. 5), e lequilibrio dei poteri immodificabili. Senza tralasciare che il settore dellistruzione è il collante culturale dellUnità della Repubblica (art. 5 ).
Questa è una riforma che attacca lo stato democratico volendo determinare in effetti una “ #qualificazione “ delle Regioni in tre fasce : 
a  = Statuto speciale,  b = autonomia differenziata e  c = ordinaria. 
Di conseguenza a seguito di questa ingiusta riforma anche i cittadini verrebbero classificati in A, B, e C con differenti ampiezze di diritti, e, con limitazioni importanti. 

Questo processo riformatore si sviluppa il 28 febbraio 2018, solo 4 giorni prima delle elezioni nazionali che hanno visto il capovolgersi della situazione politica : il Governo allepoca in carica (P.D. - #Gentiloni) sottoscrisse con le regioni interessate tre distinti accordi preliminari che individuavano i principi generali, la metodologia e un (primo) elenco di materie in vista della definizione dellintesa, oggi rimaste senza dettagli e in assenza di una analisi dei benefici che dovrebbero essere conseguiti a livello nazionale, senza approfondire i danni notevoli che deriverebbero ai cittadini disciplinati da diverse regole normative su diritti fondamentali quali sanità, istruzione scolastica, Giustizia di Pace,  tutela per l’ambiente e infrastrutture stradali e ferroviarie
E a mio avviso una trappola per molti ignari cittadini e parlamentari.
Si tratta di uno strappo costituzionale.
 
Anna Maria Giorgione, moglie del Giudice Imposimato
Presidente aggiunto onorario della Corte dei Conti

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