Ferdinando Imposimato

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24 hours ago

Ferdinando Imposimato

Albert Einstein, dall'America profetizzò 65 anni fa lo scenario odierno, dicendo: "Le moderne democrazie, che mascherano regimi tirannici, utilizzano i mezzi di comunicazione di massa come strumenti di disinformazione e di stravolgimento delle coscienze degli uomini." "Nelle condizioni attuali, i capitalisti privati controllano inevitabilmente in modo diretto o indiretto, le principali fonti di informazioni (stampa radio) (all'epoca non c'era la TV nda). Per cui è estremamente difficile, e nella maggior parte dei casi impossibile, che il singolo cittadino possa arrivare a conclusioni oggettive e avvalersi in modo intelligente dei propri diritti politici".

La stessa analisi può valere per l'Italia ove esiste un pensiero unico dominante nella informazione monopolizzata da cinque testate TV che brillano per la falsificazione delle notizie e i loro silenzi su questioni cruciali.

Occorre fare qualcosa contro il dilagare mediatico di Berlusconi cominciando a fare lo sciopero dei cittadini ........ E' un modo di rispettare l'art 51 della Costituzione.
[ Post del 18.04.2011]
#art51costituzione #ferdinandoimposimatolobbytv
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L'onesto si impegna tutti i giorni a produrre senza calpestare i diritti altrui e ascoltando i bisogni dei più deboli. Egli è impegnato a costruire un mondo più comodo per tutti. Egli non ha tempo da perdere, non imbocca strade tortuose e infruttifere. Il disonesto invece passa tutto il giorno dietro l'onesto aspettando che inciampi con un suo sgambetto per poter dire a tutti che è ubriaco e non si regge in piedi.

Fare come ho fatto io ! Niente televisore 📺!!!

Ci vuole la LEGGE SUL CONFLITTO DI INTERESSI. Finchè ne ha la possibilità il M5S, con la maggioranza di cui ancora dispone, la emani..... Se cade il governo ce la sogniamo...........Altrimenti ci vorrebbe una rivolta sociale, come ipotizza Luca Moioli.... ma da un popolo che ha fatto passare la riforma Fornero ed il jobs act senza battere ciglio... da questi sindacati confederali... che ci aspettiamo?

Per approfondire: Noam Chomski: tecniche di manipolazione delle masse.

Uso solo canali streaming e rete. La TV per me non esiste, è tempo che la spegniate.

Intanto iniziamo a boicottare i canali #Mediaset

Einstein, ma anche Orwell, Bernays, Packard. In molti ci hanno visto lungo.

Grande Ferdinando! Ci manca la tua parola, amico caro!😎😥🤗

Mi sa che oggi vale per il PD e contorno da sardina

Purtroppo l'unica strada percorribile, dopo 65 anni, è quella dei gilet gialli. Lo dico a malincuore.

Conosco per certo che è molto peggio di quanto è possibile immaginare, il livello di degenerazione culturale in atto che si è realizzato per censura della conoscenza sulle possibilità di manipolazione biologico-psicologica della vita umana nella quotidianità ordinaria di tutti noi, costituisce la più grave violazione dei diritti umani della Storia di tutti i popoli di tutti i tempi, per il potere di conoscenza e manipolazione immanente alla vita soggettiva che questi nuovi modelli tecnico-scientifici di manipolazione della vita soggettiva oggi occultamente consentono a distanza. Si realizzano le condizioni per un sabotaggio identitario delle vittime inedito e inconsapevole, anche quando hanno ruoli istituzionali importanti con grave danno potenziale per la vita democratica e la sicurezza dello Stato.

Può darsi ma è così in tutto il mondo e ognuno poi ragiona con il proprio cervello

Grandissimo...chapeau..!!!

La rai che paghiamo è vergognosa....

....mejo andare in Piazza e mettere al muro tutti ripeto tutti...i politicanti e servi..che hanno massacrato e distrutto questo Paese a loro beneficio e dei loro compari e servi..e che sia di esempio per le future generazioni...vie di mezzo sono solo premi per questi criminali...questo non per odio ma per amore di quella giustizia..e democrazia...troppe volte osannata e millantata da tutti gli schieramenti che mai nessuno ha mai concretamente portato avanti..fino in fondo...una cosa è certa la vera criminalità al partito degli onesti je deve fa un monumento...perchè era presto..e si doveva forma' la nuova classe politica..

Anche io concordo pienamente!

👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻

Peccato non ci sei più fisicamente

👏👏👏👏👏

Concordo pienamente, io ho già iniziato da molto tempo

Concordo pienamente! 👏👏👏

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3 days ago

Ferdinando Imposimato

A ben riflettere, la crisi dei partiti è stata voluta da coloro che costituiscono la loro leadership. Sul piano giuridico i partiti, pur essendo previsti dalla Costituzione (art. 49) come essenziali alla democrazia, sono semplici associazioni di fatto non riconosciute - sembra incredibile ma è così- disciplinate dagli articoli 36 e seguenti del codice civile. Come tali essi non sono soggetti ad alcun controllo nè di rango costituzionale ne di altro genere. La ragione di tutto questo è nella insufficienza della legislazione costituzionale e nella mancanza di una legge ordinaria in grado di fissare delle regole sulla democrazia interna, sull'accesso ai partiti e sulla tutela degli iscritti. ... See MoreSee Less

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Purtroppo è peggio come andare a rubare in chiesa.

IL COMMENTO E' SOLO PER LE PERSONE PERBENE!

Ad oggi non sembra essere cambiato nulla.

Chissà cosa avrebbe detto Ferdinando Imposimato un certo GENERARE DELLA GDF COME COMMISSARIO DI AGEA UN CERTO IANNELLI GIÀ NEL 2012 AVEVA PUBBLICAMENTE DENUNCIATO NON SOLO CERTE CRITICITÀ OVVIAMENTE STIAMO PARLANDO DEI FINANZIAMENTI EUROPEI IN AGRICOLTURA..MA ORA A QUANTO PARE DOPO ANNI E ANNI E ANNI DI INDAGINI TI VANNO AD ARRESTARE QUATTRO PERSONAGGI CHE SI SONO INTASCATI DUE SPICCI SE SI PAGARAGONA CON I MILIARDI CHE IN TUTTO VENGONO GESTITI..E IN MOLTI OLTRE A FARSI I COMPLIMENTI INIZIANO A FARE ANCHE LE DOMANDE..??..A GIÀ PERCHÉ NEL 2012 ERA PRESTO E SI DOVEVA FORMA LA NUOVA CLASSE POLITICA E POI C’ERA IL CONTRATTO MA CHE SCHERZIAMO.. www.sivempveneto.it/buchi-neri-nei-controlli-sugli-aiuti-agricoli-lex-commissario-i-caa-non-verif...

Chissà cosa avrebbe detto Ferdinando Imposimato ..LA PARTECIPATA SIN SPA..che da anni gestisce i miliardi dei finanziamenti europei in agricoltura alla faccia delle gare pubbliche degli imbarazzanti e cronici conflitti d’interesse e molto altro STA ANCHE IN PERDITA..E PIÙ PASSA IL TEMPO E PIÙ AUMENTA LA PERDITA..MA ALLORA COM’È CHE I SOLITI COMPARI STANNO SEMPRE LA SE CE STANNO A RIMETTE..??...INFATTI CE STANNO TUTTI A RIMETTE..o sono le LE CASSE PUBBLICHE...che ci rimettono..??..ANZI IL PARTITO DEGLI ONESTI PRIMA CON LA LEGA POI CON IL PD LI HA SISTEMATI ANCORA MEJO...AOO E TUTTI ZITTI ZITTI BONI BONI..Perché era presto e si doveva forma la nuova classe politica www.facebook.com/photo.php?fbid=1751192828350608&set=a.118682184935022&type=3&theater

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Ringraziamo per questo messaggio in ricordo del Giudice Ferdinando Imposimato
#anpiemiliosugoninepi #inmemoriadiferdinandoimposimato
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Ringraziamo per questo messaggio in ricordo del Giudice Ferdinando Imposimato 
#anpiemiliosugoninepi #inmemoriadiferdinandoimposimato

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Chissà cosa avrebbe detto Ferdinando Imposimato LA PARTECIPATA SIN SPA..che da anni gestisce i miliardi dei finanziamenti europei in agricoltura alla faccia delle gare pubbliche degli imbarazzanti e cronici conflitti d’interesse e molto altro STA ANCHE IN PERDITA..E PIÙ PASSA IL TEMPO E PIÙ AUMENTA LA PERDITA..MA ALLORA COM’È CHE I SOLITI COMPARI STANNO SEMPRE LA SE CE STANNO A RIMETTE??...INFATTI CE STANNO TUTTI A RIMETTE..o sono le LE CASSE PUBBLICHE...che ci rimettono..??..ANZI IL PARTITO DEGLI ONESTI PRIMA CON LA LEGA POI CON IL PD LI HA SISTEMATI ANCORA MEJO...AOO E TUTTI ZITTI ZITTI BONI BONI..Perché era presto e si doveva forma la nuova classe politica www.facebook.com/photo.php?fbid=1751192828350608&set=a.118682184935022&type=3&theater

L'inchiesta di Pino Finocchiaro che vi proponiamo è un ottimo sunto che deve far riflettere il cittadino, non solo siciliano, ma italiano. Le discariche, il ciclo dei rifiuti più "insano" , divengono il serbatoio delle ecomafie , le quali, come dimostrato nell'inchiesta denominata " sistema Montante " (Antonello Montante condannato a 14 anni con rito abbreviato) hanno interessi, convergenze, con una parte dello Stato, dai servizi segreti (AISI), agli infedeli nelle FFOO, alla collusione con affaristi con la maschera di antimafia.
Alle FFOO , alla encomiabile squadra mobile di Caltanissetta, alla Procura ed al GIP Dr.ssa Luparello, rivolgiamo il nostro appello di approfondire ogni traccia a seguito delle rivelazioni ricevute negli interrogatori richiamati non solo da questo video, ma anche dalle attente analisi di Attilio Bolzoni pubblicate sul blog MAFIE. In quanto, visto lo sviluppo di altre inchieste sulle ECOMAFIE in Italia, che il Giudice Imposimato seguiva con molta attenzione, è lecito pensare vi sia stata una vera e propria spartizione, nella quale una certa politica ha operato a braccetto con criminali.
Il Giudice Imposimato negli ultimi anni stava infatti tracciando un dossier sulle Ecomafie nazionale.
Le indagini sul Sistema Montante devono andare anche nel più completo e vasto accertamento delle responsabilità della classe politica siciliana e nazionale.
La segreteria del Giudice Ferdinando Imposimato
#sistemamontante #ecomafie #montanteassociazioneadelinquerecorruzione #dossierecomafienazionaleimposimato #corruzioneecomafiediscariche

Trafficanti di apparenze. Il sistema Montante tra segreti e rifiuti
L'inchiesta sul sistema Montante a Caltanissetta svela interessi del leader di Confindustria Sicilia nella gestione del ciclo dei rifiuti. Conferma il ruolo del servizi. Diversi 007 italiani appaiono tra gli indagati. Vi mostriamo per la prima volta le immagini della discarica di Siculiana. Il repor...
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Un film visto e rivisto nella terra dei fuochi in campania.

..sarà per tutti i fatti che quotidianamente emergono..senza la rispettiva degna risposta dallo Stato..più che una Repubblica sto Paese mi sembra un’associazione a delinquere.. perché prima era presto e si doveva forma la nuova classe politica

Dal libro " #Corruzione ad Alta Velocità " di Ferdinando Imposimato II, G. Pisauro e S. Provvisionato

pubblicato per la prima volta nel novembre1999

Treno ad alta velocità. #TAV

IL MECCANISMO DELL'IMBROGLIO ( parte finale )

L'Antimafia dovrebbe avere una funzione più incisivo nessuno le chiede di produrre documenti di minatore Ciccio che sopra potrebbe accadere e si chiede però di essere vigile attiva almeno su quello che sta accadendo in quei momento.
Imposimato cerca di dimostrare che l'inchiesta da lui avviata sulle infiltrazioni della camorra nella #TAV è seria che infatti sono preoccupanti e non possono essere sottovalutati con il rischio che in futuro la commissione possa essere accusata di insabbiamento e di protezione dei potenti parla per un'ora buona centrando tutto il suo intervento sulla parte più viva della sua relazione si spinge ad individuare nella frase delle concessioni e dei subappalti l'origine di rapporti illeciti tra imprenditori politici e burocrati corrotti da un lato e la Camorra dall'altro.
Secondo Imposimato e nelle imprese della camorra la chiave anche della #corruzione.

Proprio le imprese della camorra oltre a prendere per sé una parte cospicua delle risorse fungono da collettori delle tangenti che negli accordi complessivi devono essere corrisposti ai politici agli intermediari ai burocrati e alla massa sterminata di parassiti che vive sui grandi imbrogli ai danni della collettività.

Cosa è successo dopo il 27 luglio 1995 a seguito di questa relazione ?
Cosa è successo di fronte a tanti segnali d'allarme ?
Nulla. Assolutamente nulla. Risposta mancata. Infiltrazione assicurata.

Imposimato in quella seduta della commissione antimafia sembra un fiume in piena. L'aula è stranamente silenziosa e attenta la sua è una specie di requisitoria intendiamoci di prove non ce ne sono ancora molte ma i nomi di imprese della camorra le bombe al #Tritolo, i silenzi, l'omertà, le fughe degli Imprenditori e degli operai, non sono fatti univoci a questo punto il fendente è micidiale, ascoltiamo ancora il relatore:
《 A mio avviso l'infiltrazione delle organizzazioni camorristiche non avviene più a seguito di una guerra tra gruppi criminali antagonisti per l'aggiudicazione degli appalti, ma attraverso un accordo fra i rappresentanti delle istituzioni, e, le imprese della camorra, le quali non si limitano più a chiedere tangenti, a svolgere attività di estorsione, ma offrono in cambio protezione del cantiere o dell'attività industriale accettando l'esecuzione di alcune opere minori.
Oggi si assiste all'emergere come soggetti protagonisti di imprese appartenenti ad organizzazioni camorristiche, o infiltrate dalla presenza di elementi camorristici, oppure complici della camorra.
Anche nell'alta velocità è stato molto difficile distinguere l'impresa nella quale si registra una presenza camorristica, da quella che si limita solo ad accettare immissioni di denaro dei camorristi, allo scopo di favorire il riciclaggio. Una cosa comunque è certa, molto spesso è difficile resistere ad una richiesta formulata in termini perentori di accettare una partecipazione societaria occulta, o di includere nuovi soci prestanome dei camorristi》.

E poco dopo aggiunge :《 le vicende legate alla terza corsia dell'autostrada del Sole e alla realizzazione del TAV connesse tra di loro sembrano dimostrare che la #Camorra non è più antagonista dello Stato, ma una sorta di controparte di questo, una forza riconosciuta, rispettata, efficiente e temuta.
Essa controlla ancora oggi una parte del potere politico-istituzionale, gestisce le grandi opere pubbliche assicura un certo ordine sociale. Lo Stato finisce così per finanziare la Camorra, potenziandola e legittimandola. Il flusso di denaro pubblico verso la Camorra si alimenta non più per effetto di un rapporto conflittuale, ma di un patto scellerato che ha per oggetto lo scambio tra danaro pubblico, ordine sindacale, tangenti e consenso sociale》.

---- continua
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Lei è più vivo di sempre nel mio cuore carissimo Magistrato Imposimato perché la Verità e la Giustizia, anche se celate dai corrotti e ignorate ....dagli ignoranti, non muoiono mai!💕

Sempre vive le Sue parole e la memoria di Lei nel mio cuore, Presidente Imposimato. 🌹🌹

Tutto molto inquietante

Consenso sociale di utile privato! 👍

..mi domandavo cosa dirà Mattarella nel suo discorso di fine anno..?..a parte le solite belle parole intendo..cosa si può inventare il capo di questo Stato..quanto ancora vogliono nascondere quello che da anni è di dominio pubblico.. così giusto pe capì...anche se poi in fondo in fondo alla fine sanno bene che di base questo popolo è fatto principalmente di opportunisti e ruffiani..perché era presto e si doveva forma la nuova classe politica

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IL PERCORSO DELLA MEMORIA: SABATO 7 DICEMBRE E' STATO INTITOLATO AL GIUDICE FERDINANDO IMPOSIMATO IL PARCO PUBBLICO DI VIA MARTIRI DI SANT’ANNA A POZZI, NEL Comune di Seravezza (LU)

E' stato intitolato a Ferdinando Imposimato, Magistrato simbolo della lotta alle organizzazioni mafiose e al terrorismo, il parco pubblico di via Martiri di Sant’Anna, nella frazione di Pozzi.
La cerimonia si è tenuta sabato 7 dicembre alle 11 alla presenza delle massime autorità comunali e della moglie, Dr.ssa Anna Maria Giorgione.

«L’iniziativa prende le mosse nell’aprile del 2018 con l’approvazione da parte del Consiglio comunale, con voti unanimi, di una mozione del Movimento 5 Stelle finalizzata appunto ad intestare uno spazio pubblico del nostro territorio al giudice Imposimato, scomparso ai primi di gennaio di quello stesso anno», spiega Riccardo Biagi nella sua veste di presidente del Consiglio comunale di Seravezza. «Com’è avvenuto con la recente intitolazione del parco di via Federigi alle vittime delle foibe e agli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia, si è voluto anche in questo caso condividere il percorso con i gruppi consiliari di minoranza, decidendo assieme il luogo da dedicare al magistrato e tutti i dettagli della cerimonia che si terrà sabato. Questo perché su temi di valore universale come la lotta all’illegalità, la solidarietà, l’accoglienza, il rispetto delle minoranze, non possono esserci distinguo o contrapposizioni, ma solo unità d’intenti e collaborazione nel riaffermare i valori propri della comunità seravezzina. Ringrazio tutti coloro che hanno accompagnato l’iter di questa iniziativa, il consigliere delegato agli affari demografici Sabrina Verona e, fin d’ora, chi presenzierà alla cerimonia di intitolazione ».

Nella mozione approvata dal Consiglio comunale si ricorda il lungo impegno di Ferdinando Imposimato, uomo delle istituzioni: magistrato, politico, avvocato, presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione, impegnato a lungo nella lotta a cosa nostra, alla camorra e al terrorismo.
Tra i suoi maggiori impegni in qualità di giudice, l’attività istruttoria nei più importanti casi di terrorismo in Italia, tra cui il rapimento di Aldo Moro del 1978, l’attentato a Papa Giovanni Paolo II del 1981, l’omicidio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Vittorio Bachelet e dei giudici Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione.
Dopo aver istruito nel 1981 il processo alla Banda della Magliana, Ferdinando Imposimato deve fare i conti con l'assassinio per opera della mafia del fratello Franco, sindacalista, avvenuto due anni più tardi, l'11 ottobre 1983.
La rivista francese "Le Point" nel 1984 lo nomina "Uomo dell'Anno - Giudice Coraggio"; gli viene assegnato, inoltre, il premio dedicato a Carlo Alberto Dalla Chiesa, con il merito di aver proseguito la sua carriera a supporto della giustizia a dispetto delle numerose minacce subite da parte di esponenti mafiosi e dell'omicidio del fratello.

Nel 1986, tuttavia, lascia la magistratura a causa delle minacce subita da Cosa Nostra, e diventa consulente nella lotta alla droga per le Nazioni Unite: su incarico dell'Onu viaggia spesso nei Paesi dell'America del Sud, redigendo programmi di addestramento specifici per giudici boliviani, colombiani, ecuadoregni e peruviani.
A partire dal 1987, per tre legislature consecutive, l'ex magistrato viene eletto al Senato ed alla Camera come indipendente di sinistra. In tutte e tre le legislature è membro della Commissione Nazionale Antimafia, e in questo ruolo presenta diversi disegni di legge relativi ai sequestri di persona, al pentitismo, agli appalti pubblici e alla dissociazione.
Durante la sua seconda legislatura, inoltre, è vice-presidente della Commissione Parlamentare per il parere al governo sulle norme delegate relative al nuovo codice di procedura penale, e fa parte del Comitato Parlamentare per i procedimenti di accusa e della Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia.

I libri scritti dal Giudice Imposimato :
1. CORRUZIONE AD ALTA VELOCITA' , 1999
2. UN JUGE EN ITALIE, 2000
3. VATICANO UN AFFARE DI STATO, 2002
4. TERRORISMO INTERNAZIONALE, 2002
5. LA GRANDE MENZOGNA, 2006
6. DOVEVA MORIRE, 2008
7. L'ERRORE GIUDIZIARIO, 2009
8. ATTENTATO AL PAPA, 2011
9. L'ITALIA SEGRETA DEI SEQUESTRI, 2013
10. LA REPUBBLICA DELLE STRAGI IMPUNITE, 2013
11. I 55 GG CHE HANNO CAMBIATO L'ITALIA, 2014

La famiglia Imposimato ha apprezzato il simbolico riconoscimento, da parte del consiglio comunale di Seravezza, per il valore storico del proprio congiunto, auspicando che anche altri comuni possano seguire il medesimo esempio e perseverare nel ricordo del Magistrato.
#memoriastoricagiudiceimposimato
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IL PERCORSO DELLA MEMORIA: SABATO 7 DICEMBRE E STATO INTITOLATO AL GIUDICE FERDINANDO IMPOSIMATO IL PARCO PUBBLICO DI VIA MARTIRI DI SANT’ANNA A POZZI, NEL Comune di Seravezza (LU)

E stato intitolato a Ferdinando Imposimato, Magistrato simbolo della lotta alle organizzazioni mafiose e al terrorismo, il parco pubblico di via Martiri di Sant’Anna, nella frazione di Pozzi.
La cerimonia si è tenuta sabato 7 dicembre alle 11 alla presenza delle massime autorità comunali e della moglie, Dr.ssa Anna Maria Giorgione. 

«L’iniziativa prende le mosse nell’aprile del 2018 con l’approvazione da parte del Consiglio comunale, con voti unanimi, di una mozione del Movimento 5 Stelle finalizzata appunto ad intestare uno spazio pubblico del nostro territorio al giudice Imposimato, scomparso ai primi di gennaio di quello stesso anno», spiega Riccardo Biagi nella sua veste di presidente del Consiglio comunale di Seravezza. «Com’è avvenuto con la recente intitolazione del parco di via Federigi alle vittime delle foibe e agli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia, si è voluto anche in questo caso condividere il percorso con i gruppi consiliari di minoranza, decidendo assieme il luogo da dedicare al magistrato e tutti i dettagli della cerimonia che si terrà sabato. Questo perché su temi di valore universale come la lotta all’illegalità, la solidarietà, l’accoglienza, il rispetto delle minoranze, non possono esserci distinguo o contrapposizioni, ma solo unità d’intenti e collaborazione nel riaffermare i valori propri della comunità seravezzina. Ringrazio tutti coloro che hanno accompagnato l’iter di questa iniziativa, il consigliere delegato agli affari demografici Sabrina Verona e, fin d’ora, chi presenzierà alla cerimonia di intitolazione ».

Nella mozione approvata dal Consiglio comunale si ricorda il lungo impegno di Ferdinando Imposimato, uomo delle istituzioni: magistrato, politico, avvocato, presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione, impegnato a lungo nella lotta a cosa nostra, alla camorra e al terrorismo. 
Tra i suoi maggiori impegni in qualità di giudice, l’attività istruttoria nei più importanti casi di terrorismo in Italia, tra cui il rapimento di Aldo Moro del 1978, l’attentato a Papa Giovanni Paolo II del 1981, l’omicidio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Vittorio Bachelet e dei giudici Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione. 
Dopo aver istruito nel 1981 il processo alla Banda della Magliana, Ferdinando Imposimato deve fare i conti con lassassinio per opera della mafia del fratello Franco, sindacalista, avvenuto due anni più tardi, l11 ottobre 1983. 
La rivista francese Le Point nel 1984 lo nomina Uomo dellAnno - Giudice Coraggio; gli viene assegnato, inoltre, il premio dedicato a Carlo Alberto Dalla Chiesa, con il merito di aver proseguito la sua carriera a supporto della giustizia a dispetto delle numerose minacce subite da parte di esponenti mafiosi e dellomicidio del fratello. 

Nel 1986, tuttavia, lascia la magistratura a causa delle minacce subita da Cosa Nostra, e diventa consulente nella lotta alla droga per le Nazioni Unite: su incarico dellOnu viaggia spesso nei Paesi dellAmerica del Sud, redigendo programmi di addestramento specifici per giudici boliviani, colombiani, ecuadoregni e peruviani.
A partire dal 1987, per tre legislature consecutive, lex magistrato viene eletto al Senato ed alla Camera come indipendente di sinistra. In tutte e tre le legislature è membro della Commissione Nazionale Antimafia, e in questo ruolo presenta diversi disegni di legge relativi ai sequestri di persona, al pentitismo, agli appalti pubblici e alla dissociazione. 
Durante la sua seconda legislatura, inoltre, è vice-presidente della Commissione Parlamentare per il parere al governo sulle norme delegate relative al nuovo codice di procedura penale, e fa parte del Comitato Parlamentare per i procedimenti di accusa e della Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia. 

I libri scritti dal Giudice Imposimato : 
1. CORRUZIONE AD ALTA VELOCITA , 1999
2. UN JUGE EN ITALIE, 2000
3. VATICANO UN AFFARE DI STATO, 2002
4. TERRORISMO INTERNAZIONALE, 2002
5. LA GRANDE MENZOGNA, 2006
6. DOVEVA MORIRE, 2008
7. LERRORE GIUDIZIARIO, 2009
8. ATTENTATO AL PAPA, 2011
9. LITALIA SEGRETA DEI SEQUESTRI, 2013
10. LA REPUBBLICA DELLE STRAGI IMPUNITE, 2013
11. I 55 GG CHE HANNO CAMBIATO LITALIA, 2014

La famiglia Imposimato ha apprezzato il simbolico riconoscimento, da parte del consiglio comunale di Seravezza, per il valore storico del proprio congiunto, auspicando che anche altri comuni possano seguire il medesimo esempio e perseverare nel ricordo del Magistrato.
#memoriastoricagiudiceimposimato

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"Nemo profetae in Patria" , forse non ricordo bene il latino scolastico studiato molti anni fa ! Questa iniziativa la proposi su FB , spesso,! Chi vuol capire capisca ! Amedeo sicuramente mi ha capito!

Giudice imposimato,Onore alla sua grande anima

I wanted to meet him someday during a trip to Italy.

Complimenti a Pozzi nel Com. di Seravezza ,e onore al grande Presidente .

L'onestà e il coraggio di alcuni uomini è più grande di quanto appare, questi uomini celano non solo una grande generosità per quanto offrono al mondo, ma anche il silenzio per i grandi patimenti subiti come prezzo del loro dono fatto al mondo. GRAZIE A FERDINANDO IMPOSIMATO MAESTRO DI VITA PER TUTTI MA IN PARTICOLARE PER I NOSTRI GIOVANI MAGISTRATI. gianfranco corvino.

Lo conobbi a 22 anni circa un uomo tutto un.pezzo per via di mio padre l ho andai a trovare nel suo ufficio a p.zzale Clodio se ricordo bene grande persona

Un Bravissimo Uomo e Magistrato che ha combattuto anche Contro l'Obbligo Vaccinale

Un grande uomo, un grande Magistrato, una grande mente

Ottimo

Una bella iniziativa per rendere merito ad un Magistrato con la "M" maiuscola ed a un UOMO leale e coraggioso.

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Dal libro " #Corruzione ad Alta Velocità " di Ferdinando Imposimato II, G. Pisauro e S. Provvisionato

pubblicato per la prima volta nel novembre1999

Treno ad alta velocità. #TAV

IL MECCANISMO DELL'IMBROGLIO
Nonostante il muro di silenzio contro il quale si erano scontrate queste prime, quasi timide, interrogazioni, Imposimato decide ugualmente di andare fino in fondo alla faccenda. Dalla sua ha un piccolo, quanto derminante, vantaggio. All'epoca fa parte della Commissione parlamentare antimafia. Ed è quella la sede naturale da investire perché il problema venga affrontato correttamente e in profondità. La commissione - presiededuta dall'On. Tiziana Parenti - sta per predisporre una seire di relazioni sulla presenza della criminalità organizzata nelle regioni meridionali.
La Parenti decide spontaneamente di affidargli la relazione sulla Campania, cosa che lo sorprende non poco , dal momento che all'epoca nutre non pochi dubbi su colei che, quando faceva parte del pool di Milano, aveva tentato di delegittimare Antonio Di Pietro.
...
Per prima cosa si procura tutti i documenti disponibili, trovando conferma ai dubbi manifestati nelle due interrogazioni, sia nelle notizie già acquisite dalla commissione d'inchiesta sul terremoto del 1980, sia nelle indagini svolte dalla Procura di Napoli. Subito dopo sollecita il procuratore di Napoli, Agostino Cordova, ad avviare indagini su possibili infiltrazioni delle imprese della camorra nella tratta Roma-Napoli dell'AV. Cordova invia a Roma il sostituto procuratore S. Sbrizzi al quale Imposimato riferisce tutti gli elementi in suo possesso. Nel frattempo, la Direzione distrettuale antimafia di Napoli avvia un'inchiesta sulla TAV, affidata al pool antimafia di cui all'epoca facevano parte Paolo Mancuso, Franco Roberti e Rosario Cantelmo.
- L'indagine in tempi brevi aveva accertato che gran parte dei lavori erano finiti nelle mani della criminalità organizzata nella zona di Caserta. non solo camorra, ma anche cosa nostra, era l'organizzazione criminale a gestire il malaffare.
Esecutrici dei lavori erano le stesse, identiche, immancabili imprese della camorra già coinvolte nello scandalo della riedificazione del dopo terremoto e della costruzione della ternza corsia dell'autostrada del Sole. I magistrati napoletani avevano anche affrontato il tema delle società concessionarie. Si legge , in un brano significativo della richiesta di arresto nei confronti di camorristi e imprenditori (procedimento n. 2963/R/95) : " Neppure le grandi imprese nazionali del settore, concessionarie delle opere di maggior rilevo del dopo terremoto, hanno costituito argine a questo meccanismo di diffusione del controllo della camorra sulle imprese edili.
Tali imprese, anzi , ricevuta la concessione e regolati i conti con il personaggio politico cui ne dovevano la ricezione, entravano quasi sempre in immediato accordo con le organizzazioni camorristiche detentrici del controllo sul territorio dove dovevano realizzarsi le opere. Di fatto - è questa l'accusa più grave - le grandi imprese nazionali e locali hanno assai spesso ceduto, "chiavi in mano", l'intera opera oggetto della concessione alle imprese controllate dalla camorra, riservandosi un modesto aggio e trasformandosi così da soggetti produttori in semplici mediatori finanziari.
Le imprese della camorra hanno favorito la creazione di una miriade di piccole e piccolissime imprese, da loro finanziate e sotto il loro diretto controllo, cui è stata affidata l'opera.>> La richiesta di arresto dei PM di Napoli NON era stata accolta. -
...
Nella primavera del 1995 Imposimato consegna la prima bozza di documento alla presidenza della commissione.
<<Nella relazione ero anche riuscito ad inserire un paragrafo interamente dedicato ai lavori per la realizzazione dell'alta velocità sulla rete ferroviaria. Era proprio la questione AV l'aspetto più attuale di quella relazione. Erano gli affari della TAV, il treno ad alta velocità, il nervo scoperto di quel corpo dolente e gravemente ammalato che era la mia terra, la Campania. Di quel nervo nella mia relazione avevo appena sfiorato soltanto uno dei gangli del malaffare e della grave corruzione che era in atto- Quello che all'epoca avevo compreso era ancora poco, pochissimo, ma sufficiente a permettermi di suonare un primo campanello d'allarme.>>
...
La prima fase dell'imbroglio è quella della scelta delle società concessionarie che avviene a trattativa privata. Queste società fanno da semplici intermediarie. Esse non hanno nessuna struttura tecnologica e nessun operaio. Le società concessionarie appaltano i lavori ad imprese che sono anch'esse prive di organizzazioni cantieristiche. Esse accettano il ribasso apparente del 10 per cento, ma in aggiunta al 10 per cento, accettano di pagare un altro 25 per cento sotto banco.
Una enorme somma in nero che viene distribuita per tangenti ai partiti politici, alle correnti, agli amministratori, ai faccendieri e agli intermediari.
Altra fase cruciale è quella dei subappalti.
E' lì che emerge in modo lampante il rapporto illecito tra imprenditoria, politici e burocrati corrotti a cui si aggiunge la componente camorristica locale. Un punto nodale è il subappalto dei lavori che sistematicamente viene aggiudicato a trattativa privata, eccedendo il limite del 40 per cento, che per una legge del 1990 dovrebbe essere aggiudicato con gara di appalto. Tale quota finisce sempre alle imprese della camorra o che in ogni caso sono controllate dalla camorra.
Queste a loro volta subappaltano i lavori ad altre imprse che sono quelle che lavorano realmente alle quali va un prezzo che rappresenta il 10 per cento del prezzo iniziale. Sicché della somma iniziale di 10.000 miliardi , 9.000 finiscono in tangenti a politici e camorristi e 1.000 servono a pagare le imprese che sono il terminale di una lunga catena di subappalti.
Le imprese della camorra o della mafia garantiscon l'ordine sui cantieri e il pagamento delle mazzette attraverso lo stono dei fondi neri - i falsi in bilancio - che vengono riversati nelle tasche di tutti coloro che partecipano alla spartizione della torta.
Si viene così a creare un connubio in virtù del quale la camorra e la mafia costituiscono il punto di riferimento per tutte le ditte del nord d'Italia, garantendo i cantieri dall'aggressione della malavita, in cambio di un controllo sugli stessi appalti. Complessivamente l'operazione sconfina nella corruzione politica e amministrativa e nel finanziamento illecito dei partiti.

<< Ero sicuro che lo steso sistema stesse permeando anche quell'opera faraonica che era l'alta velocità sulla rete ferroviaria, ma ciò che ignoravo era il livello di coinvolgimento dei vari esponenti del potere politico, economico e giudiziario. Qualcosa però mi aveva fatto drizzare le orecchie: mentre continuavo nel mio lavoro di ricerca e di indagine in assoluta solitudine, in più di un'occasione mi ero trovato di fronte all'indifferenza di quasi tutti i miei compagni di partito, guidati da un personaggio ineffabile e cortese, Antonio Bargone, deputato di Brindisi, uomo molto vicino all'allora segretario del PDS e futuro presidente del consiglio Massimo D'Alema >>.

Il 27 luglio 1995 finalmente Imposimato illustra davanti alla commissione antimafia la propria proposta di relazione.
Ma la commissione antimafia vive un periodo di oscuramento. Perversa un governo tecnico (Dini)che prelude alle elezioni del '96 in cui vincerà l'Ulivo di Prodi e Veltroni. La Parenti (di Forza Italia) è isolata. I soloni dell'antimafia, gli esperti per antonomasia, L. Violante, am anche A. Bargone e G. Ayala, sembrano non accorgersi di niente, impegnati come sono in un gioco di marcatura stretta e di opposizione dura alla Parenti fin da quando è stata chiamata a dirigere la commissione.
In verità neppure Imposimato prova simpatia per la Parenti, Ella, ex magistrato di Milano che voleva indagare anche sulle tangenti del Pci e mettere in discussione quell'Antonio Di Pietro considerato l'emblema dei magistrati coraggiosi e incorruttibili. Un gioco tutto interno alle logiche di schieramento.
Il senatore Imposimato pensa che in commisisone antimafia le logiche di appartenenza debbono essere superate, in nome della verità da ricercare senza spirito di parte per fare emergere i rapporti tra mafia e politica, il vero cancro del mezzogiorno d'Italia.
---> continua
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Dal libro  #Corruzione ad Alta Velocità  di Ferdinando Imposimato II, G. Pisauro e S. Provvisionato

pubblicato per la prima volta nel novembre1999

Treno ad alta velocità. #TAV

IL MECCANISMO DELLIMBROGLIO
Nonostante il muro di silenzio contro il quale si erano scontrate queste prime, quasi timide, interrogazioni, Imposimato decide ugualmente di andare fino in fondo alla faccenda. Dalla sua ha un piccolo, quanto derminante, vantaggio. Allepoca fa parte della Commissione parlamentare antimafia. Ed è quella la sede naturale da investire perché il problema venga affrontato correttamente e in profondità.  La commissione - presiededuta dallOn. Tiziana Parenti -  sta per predisporre una seire di relazioni sulla presenza della criminalità organizzata nelle regioni meridionali. 
La Parenti decide spontaneamente di affidargli la relazione sulla Campania, cosa che lo sorprende non poco , dal momento che allepoca nutre non pochi dubbi su colei che, quando faceva parte del pool di Milano, aveva tentato di delegittimare Antonio Di Pietro. 
...
Per prima cosa si procura tutti i documenti disponibili, trovando conferma ai dubbi manifestati nelle due interrogazioni, sia nelle notizie già acquisite dalla commissione dinchiesta sul terremoto del 1980, sia nelle indagini svolte dalla Procura di Napoli. Subito dopo sollecita il procuratore di Napoli, Agostino Cordova, ad avviare indagini su possibili infiltrazioni delle imprese della camorra nella tratta Roma-Napoli dellAV. Cordova invia a Roma il sostituto procuratore S. Sbrizzi al quale Imposimato riferisce tutti gli elementi in suo possesso. Nel frattempo, la Direzione distrettuale antimafia di Napoli avvia uninchiesta sulla TAV, affidata al pool antimafia di cui allepoca facevano parte Paolo Mancuso, Franco Roberti e Rosario Cantelmo.
- Lindagine in tempi brevi aveva accertato che gran parte dei lavori erano finiti nelle mani della criminalità organizzata nella zona di Caserta.    non solo camorra, ma anche cosa nostra, era lorganizzazione criminale a gestire il malaffare.
Esecutrici dei lavori erano le stesse, identiche, immancabili imprese della camorra già coinvolte nello scandalo  della riedificazione del dopo terremoto e della costruzione della ternza corsia dellautostrada del Sole. I magistrati napoletani avevano anche affrontato il tema delle società concessionarie. Si legge , in un brano significativo della richiesta di arresto nei confronti di camorristi e imprenditori (procedimento n. 2963/R/95) :  Neppure le grandi imprese nazionali del settore, concessionarie delle opere di maggior rilevo del dopo terremoto, hanno costituito argine a questo meccanismo di diffusione del controllo della camorra sulle imprese edili. 
Tali  imprese, anzi , ricevuta la concessione e regolati i conti con il personaggio politico cui ne dovevano la ricezione, entravano quasi sempre in immediato accordo con le organizzazioni camorristiche detentrici del controllo sul territorio dove dovevano realizzarsi le opere.  Di fatto - è questa laccusa più grave - le grandi imprese nazionali e locali hanno assai spesso ceduto, chiavi in mano, lintera opera oggetto della concessione alle imprese controllate dalla camorra, riservandosi un modesto aggio e trasformandosi così da soggetti produttori in semplici mediatori finanziari. 
Le imprese della camorra hanno favorito la creazione di una miriade di piccole e piccolissime imprese, da loro finanziate e sotto il loro diretto controllo, cui è stata affidata lopera.>> La richiesta di arresto dei PM di Napoli NON era stata accolta. - 
...
Nella primavera del 1995 Imposimato consegna la prima bozza di documento alla presidenza della commissione.

...
La prima fase dellimbroglio è quella della scelta delle società concessionarie che avviene a trattativa privata. Queste società fanno da semplici intermediarie. Esse non hanno nessuna struttura tecnologica e nessun operaio. Le società concessionarie appaltano i lavori ad imprese che sono anchesse prive di organizzazioni cantieristiche. Esse accettano il ribasso apparente del 10 per cento, ma in aggiunta al 10 per cento, accettano di pagare un altro 25 per cento sotto banco.
Una enorme somma in nero che viene distribuita per tangenti ai partiti politici, alle correnti, agli amministratori, ai faccendieri e agli intermediari.
Altra fase cruciale è quella dei subappalti.
E lì che emerge in modo lampante il rapporto illecito tra imprenditoria, politici e burocrati corrotti a cui si aggiunge la componente camorristica locale. Un punto nodale è il subappalto dei lavori che sistematicamente viene aggiudicato a trattativa privata, eccedendo il limite del 40 per cento, che per una legge del 1990 dovrebbe essere aggiudicato con gara di appalto. Tale quota finisce sempre alle imprese della camorra o che in ogni caso sono controllate dalla camorra.
Queste a loro volta subappaltano i lavori ad altre imprse che sono quelle che lavorano realmente alle quali va un prezzo che rappresenta il 10 per cento del prezzo iniziale. Sicché della somma iniziale di 10.000 miliardi , 9.000 finiscono in tangenti a politici e camorristi e 1.000 servono a pagare le imprese che sono il terminale di una lunga catena di subappalti. 
Le imprese della camorra o della mafia garantiscon lordine sui cantieri e il pagamento delle  mazzette attraverso  lo stono dei fondi neri - i falsi in bilancio - che vengono riversati nelle tasche di tutti coloro che partecipano alla spartizione della torta.
Si viene così a creare un connubio in virtù del quale la camorra e la mafia costituiscono il punto di riferimento per tutte le ditte del nord dItalia, garantendo i cantieri dallaggressione della malavita, in cambio di un controllo sugli stessi appalti. Complessivamente loperazione sconfina nella corruzione politica e amministrativa e nel finanziamento illecito dei partiti.

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Il 27 luglio 1995 finalmente Imposimato illustra davanti alla commissione antimafia la propria proposta di relazione.
Ma la commissione antimafia vive un periodo di oscuramento. Perversa un governo tecnico (Dini)che prelude alle elezioni del 96 in cui vincerà lUlivo di Prodi e Veltroni.  La Parenti (di Forza Italia) è isolata. I soloni dellantimafia, gli esperti per antonomasia, L. Violante, am anche A. Bargone e G. Ayala, sembrano non accorgersi di niente, impegnati come sono in un gioco di marcatura stretta e di opposizione dura alla Parenti fin da quando è stata chiamata a dirigere la commissione.
In verità neppure Imposimato prova simpatia per la Parenti, Ella, ex magistrato di Milano che voleva indagare anche sulle tangenti del Pci e mettere in discussione quellAntonio Di Pietro considerato lemblema dei magistrati coraggiosi e incorruttibili. Un gioco tutto interno alle logiche di schieramento.
Il senatore Imposimato pensa che in commisisone antimafia le logiche di appartenenza debbono essere superate, in nome della verità da ricercare senza spirito di parte per fare emergere i rapporti tra mafia e politica, il vero cancro del mezzogiorno dItalia.
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Per me quest‘uomo non è mai morto mi piace leggere i suoi pensieri, sempre attuale.Mancano molto i suoi discorsi la sua voce

Grande Presidente

CHISSÀ COSA AVREBBE DETTO Ferdinando Imposimato II.. ...NEL 2017..USCIVA LA LEGGE..SULLA RINTRACCIABILITA’ DEL LATTE..ECCO IL RELATIVO ARTICOLO DELL ANSA..http://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/mondo_agricolo/2017/04/18/etichette-latte-martina-sperimentazione-italiana-diventi-standard-europeo_ca37b0bd-d92d-42e3-a425-b19390b724f8.html?fbclid=IwAR3Ws4B3xVmNWWDEBx0nRE6O7wFwthlXlo8Sb4sYqnX8_fVwpmkWrHv3Jrk ..MA ERA PRESTO...AOOO..E ANCORA NON SI ERA FORMATA LA NUOVA CLASSE POLITICA..INFATTI APPENA USCITA L INCHIESTA DI REPORT QUALCHE SETTIMANA FA..NOVEMBRE 2O19...SEMPRE SUL LATTE...ECCO CHE IL PARTITO DEGLI ONESTI FA AL VOLO UNA LEGGE..MA SEMPRE SULLA RINTRACCIABILITA..DEL LATTE....https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1720189758117582&set=pcb.1720193654783859&type=3&theater....MA CHE FORTUNA CHE HA QUESTA CLASSE POLITICA..AD AVERE UN POPOLO..COSÌ..https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1720189884784236&set=pcb.1720193654783859&type=3&theater

Dal libro " #Corruzione ad #AltaVelocità " di Ferdinando Imposimato II, G. Pisauro e S. Provvisionato

pubblicato per la prima volta nel novembre1999

LA VERA TANGENTOPOLI
<< Era l'8 novembre 1994. Quel giorno avevo deciso di prendere carta e penna e di rivolgermi al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri dell'Interno, delle Finanze, della Difesa e dei Lavori Pubblici. Quale strumento immediato ha un parlamentare, se non quello di sollevare una questione con i diretti interessati ?
Il problema che delineavo era quello della possibile penetrazione della criminalità organizzata nelle opere pubbliche relative alla viabilità e ai trasporti in via di realizzazione in tre regioni: Campania, Lazio e Toscana.
Questo rischio, a mio avviso, era già riscontrabile nella costruzione della linea ferroviaria ad Alta velocità che avrebbe dovuto congiungere Roma a Napoli, linea per la quale erano stati investiti all'epoca 5.500 miliardi di lire.
Nell'interrogazione fornivo anche qualche particolare, sollevando l'ipotesi che la partita del movimento terra e della fornitura di calcestruzzo fosse ormai da tempo finita nelle mani della Camorra napoletana dell'area aversana, con prevalenza di imprese facenti capo a due pezzi da novanta come Francesco Schiavone, detto "Sandokan" e Carmine Alfieri. Altre imprese camorristiche lavorerebbero - scrivevo nell'interrogazione - anche in Toscana. Nonostante l'uso del condizionale, la mia non era una denuncia generica, anche perché elencavo i nominativi di alcune imprese aggiudicatarie sospette, come l'Icla. >>.

E' una interrogazione che Imposimato firma da solo.
E' la prima interrogazione parlamentare sulla vicenda dell'AV. Trascorre più di un mese senza che a quel documento, che a quegli interrogativi, giunga una pur minima risposta. Il 16 dicembre 1994 Imposimato, sempre più preoccupato all'idea che le risorse destinate al Mezzogiorno finiscano, ancora una volta, nelle tasche della Camorra e non alle imprese sane, decide di tornare alla carica, sollecitando una presa di posizione da parte del Governo. Se la sua è una sensazione campata in aria, che qualcuno almeno si degni di dirglielo.
Questa volta l'interrogazione non la sottoscrive solo lui.
A firmarla sono anche altri 13 parlamentari (De Martino, Scivoletto, Carpinelli, Rognoni, Di Bella, Pagano, Angeloni, Stajano, Giovanelli, Corvino, Pedrazzini, Gibertoni, De Paoli).

<<In questa seconda interrogazione mettevo in evidenza anche un altro rischio: nelle vicende dell'AV ferroviaria, alla Camorra stava assommandosi un altro elemento, quello della corruzione.
Questa nuova interrogazione si concludeva con la richiesta di conoscere l'elenco dei consorzi e delle imprese aggiudicatarie dei lavori per la linea ferroviaria ad Alta velocità, con l'indicazione delle imprese subappaltatrici o comunque coinvolte nei lavori . >>

Naturalmente anche a questo nuovo elenco di domande non giungeva alcuna risposta.

<<Ma a questo punto c'è una confessione che devo fare. Mentre preparavo queste interrogazioni,. adempiendo al mio dovere di parlamentare, ero ignaro di troppe cose. Non avevo ancora capito quale coacervo di interessi si nascondesse dietro l'affare della AV e dietro a tutti gli affari ad essa connessi.>>

Quel silenzio alle domande di Imposimato ha quindi un senso. Non deriva soltanto dalla distrazione.

<<La maniera in cui stavano procedendo i lavori per l'Alta Velocità mi riportava alla mente gli enormi sperperi di denaro pubblico che già si erano verificati per l'ampliamento della terza corsia dell'autostrada Roma-Napoli, in aperta violazione della legge sulle gare d'appalto, delle direttive comunitarie e di una corretta gestione delle opere pubbliche. L'anno prima, nel 1993, proprio su questi lavori avevo presentato alcune interrogazioni che erano rimaste anche loro lettera morta. Anche in esse compariva il nome dell'impresa Icla.>>
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Dal libro  #Corruzione ad #AltaVelocità  di Ferdinando Imposimato II, G. Pisauro e S. Provvisionato

pubblicato per la prima volta nel novembre1999

LA VERA TANGENTOPOLI
>.

E una interrogazione che Imposimato firma da solo.
E la prima interrogazione parlamentare sulla vicenda dellAV.  Trascorre più di un mese senza che a quel documento, che a quegli interrogativi, giunga una pur minima risposta.  Il 16 dicembre 1994 Imposimato, sempre più preoccupato allidea che le risorse destinate al Mezzogiorno finiscano, ancora una volta, nelle tasche della Camorra e non alle imprese sane, decide di tornare alla carica, sollecitando una presa di posizione da parte del Governo. Se la sua è una sensazione campata in aria, che qualcuno almeno si degni di dirglielo.
Questa volta linterrogazione non la sottoscrive solo lui.
A firmarla sono anche altri 13 parlamentari (De Martino, Scivoletto, Carpinelli, Rognoni, Di Bella, Pagano, Angeloni, Stajano, Giovanelli, Corvino, Pedrazzini, Gibertoni, De Paoli).



Naturalmente anche a questo nuovo elenco di domande non giungeva alcuna risposta.



Quel silenzio alle domande di Imposimato ha quindi un senso. Non deriva soltanto dalla distrazione.

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Dal libro " #Corruzione ad alta velocità " di Ferdinando Imposimato II, G. Pisauro e S. Provvisionato

pubblicato per la prima volta nel novembre1999

Treno ad alta velocità. #TAV

Una sfida europea, non solo italiana. Un investimento di migliaia e migliaia di miliardi per rendere più moderno un sistema ferroviario e di conseguenza il paese che lo ospita.
Eppure, anche in questo, come in mille altri casi, i predoni hanno assaltato la diligenza, svuotandone le casse che trasportava. Ma mai come in questo caso, come nel caso dell'Alta velocità, i predoni si sono coalizzati ai più alti livelli: imprenditori, affaristi d'ogni risma, dirigenti d'azienda, ma anche politici e burocrati, mafiosi e avvocati. Essi si sono assicurati la protezione di alcuni magistrati incaricati di indagare sul grande imbroglio: controllori che colludevano con i controllati. Il giro di burocrati si è allargato fino a comprendere alti ufficiali incaricati di svolgere le indagini e burocrati deputati a controllare la regolarità dell'operazione.
...
Nel 1993 a Roma e Milano nascono due inchieste sull'Alta Velocità a seguito della denuncia di Luigi Preti, ex ministro delle Finanze, e di Vincenzo Lodigiani, imprenditore. Ma abortiscono. L'inchiesta giudiziaria sull'AV , conosciuta anche come inchiesta sul TAV, comincia nel 1996 quanto le "cimici" del G.I.C.O. della Finanza , sotto la guida del Generale Mario Iannelli, cominciano a captare le chiacchierate di uno strano personaggio, quanto mai controverso. Un affarista, o come si dice, usando il linguaggio giornalistico, un faccendiere. Certamente un uomo potentissimo, capace di condizionare non solo i più grandi affari di Stato, ma anche di tenere in pugno chi la regolarità di quegli affari dovrebbe garantire.
Il suo nome è Pierfrancesco Pacini Battaglia, "Chicchi" per gli amici.
...
Ad intuire l'esistenza di un colossale imbroglio dietro la costruzione di una rete superveloce delle Ferrovie dello Stato è un magistrato, un magistrato che - da sette anni - aveva scelto la politica come logico sbocco di un'intensa esperienza professionale: Ferdinando Imposimato, giudice istruttore del caso Moro, dell'attentato al Papa, del Caso Sindona e di tanti processi di Mafia.
Era il novembre 1994, all'inizio Imposimato aveva raccolto soltanto delle voci, voci di un'ennesima truffa in cui spuntava anche, ma non solo, lo zampino della criminalità organizzata. <<Fu sulla base di un articolo apparso sul quotidiano Il Mattino, a firma della giornalista Maria Rosaria Capacchione, e nella mia qualità di senatore eletto come indipendente nelle liste del Pci-Pds, che decisi di presentare un'interrogazione parlamentare in cui chiedevo conto dell'ipotesi di migliaia di miliardi si fossero volatilizzati proprio attorno ai lavori per l'Alta Velocità, lavori ancora in pieno svolgimento>>.
...
A rafforzare i dubbi dell'ex magistrato sono le continue esplosioni di bombe al tritolo che scandiscono il procedere dei lavori dell'AV lungo l'asse Napoli-Caserta-Roma. Sono sinistri messaggi di morte lanciati dalla Camorra alle imprese e agli operai che non si piegano ai suoi ricatti.
-----> continua

Nella foto: il giornalista Giancarlo siani nobile e coraggioso esempio di giovane non sottomesso, ucciso dalla camorra nel 1985.
La segreteria del Giudice Imposimato
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Dal libro  #Corruzione ad alta velocità  di Ferdinando Imposimato II, G. Pisauro e S. Provvisionato

pubblicato per la prima volta nel novembre1999

Treno ad alta velocità.   #TAV

Una sfida europea, non solo italiana. Un investimento di migliaia e migliaia di miliardi per rendere più moderno un sistema ferroviario e di conseguenza il paese che lo ospita.
Eppure, anche in questo, come in mille altri casi, i predoni hanno assaltato la diligenza, svuotandone le casse che trasportava. Ma mai come in questo caso, come nel caso dellAlta velocità, i predoni si sono coalizzati ai più alti livelli: imprenditori, affaristi dogni risma, dirigenti dazienda, ma anche politici e burocrati, mafiosi e avvocati. Essi si sono assicurati la protezione di alcuni magistrati incaricati di indagare sul grande imbroglio: controllori che colludevano con i controllati. Il giro di burocrati si è allargato fino a comprendere alti ufficiali incaricati di svolgere le indagini e burocrati deputati a controllare la regolarità delloperazione.
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Nel 1993 a Roma e Milano nascono due inchieste sullAlta Velocità a seguito della denuncia di Luigi Preti, ex ministro delle Finanze, e di Vincenzo Lodigiani, imprenditore. Ma abortiscono. Linchiesta giudiziaria sullAV , conosciuta anche come inchiesta sul TAV, comincia nel 1996 quanto le cimici del G.I.C.O. della Finanza , sotto la guida del Generale Mario Iannelli, cominciano a captare le chiacchierate di uno strano personaggio, quanto mai controverso. Un affarista, o come si dice, usando il linguaggio giornalistico, un faccendiere. Certamente un uomo potentissimo, capace di condizionare non solo i più grandi affari di Stato, ma anche di tenere in pugno chi la regolarità di quegli affari dovrebbe garantire.
Il suo nome è Pierfrancesco Pacini Battaglia, Chicchi per gli amici.
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Ad intuire lesistenza di un colossale imbroglio dietro la costruzione di una rete superveloce delle Ferrovie dello Stato è un magistrato, un magistrato che - da sette anni - aveva scelto la politica come logico sbocco di unintensa esperienza professionale: Ferdinando Imposimato, giudice istruttore del caso Moro, dellattentato al Papa, del Caso Sindona e di tanti processi di Mafia.
Era il novembre 1994, allinizio Imposimato aveva raccolto soltanto delle voci, voci di unennesima truffa in cui spuntava anche, ma non solo, lo zampino della criminalità organizzata. .
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A rafforzare i dubbi dellex magistrato sono le continue esplosioni di bombe al tritolo che scandiscono il procedere dei lavori dellAV lungo lasse Napoli-Caserta-Roma.  Sono sinistri messaggi di morte lanciati dalla Camorra alle imprese e agli operai che non si piegano ai suoi ricatti.
                                                  -----> continua

Nella foto: il giornalista Giancarlo siani nobile e coraggioso esempio di giovane non sottomesso, ucciso dalla camorra nel 1985.
La segreteria del Giudice Imposimato

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Terrible!

Quali le logiche di creare alte velocità criptiche, quando non vi è né certezza di un mercato stabile, né una sostanziale utilità da non far sempre pagare? Spazzi di pochi in nome di servizzi fasulli ed incapaci di espletare a richieste e domande tempestivamente. Prevenzione quindi da quali ingegneristiche premeditate costruzioni? 🤔 Non ritengo vi siano reali meriti nel falsificare spazzi sottraendone libertà alle masse.

2 months ago

Ferdinando Imposimato

Iniziamo oggi una rassegna di pensieri e scritti del Giudice Imposimato inerenti la CORRUZIONE.

La corruzione nelle grandi opere pubbliche.

<< Sandro Pertini disse nel giugno 1968 , all'atto dell'insediamento come Presidente alla Camera dei Deputati,
“Noi dobbiamo pensare di lavorare in una casa di cristallo . Da noi deve partire l'esempio di attaccamento agli istituti democratici e soprattutto l'esempio di onestà e di rettitudine. Perchè il popolo italiano ha sete di onestà.
Su questo punto dobbiamo essere intransigenti prima verso noi stessi. Se vogliamo poi esserlo verso gli altri.
Non dimentichiamo, onorevoli colleghi che la corruzione è nemica della libertà.
E non dimentichiamo che i giovani ci stanno a guardare >>

#CORRUZIONEIMPOSIMATOALTAVELOCITA #trasparenzanocorruzione #corruzionenemicadilibertaedemocrazia
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Iniziamo oggi una rassegna di pensieri e scritti del Giudice Imposimato inerenti la CORRUZIONE.

La   corruzione nelle grandi opere pubbliche.

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#CORRUZIONEIMPOSIMATOALTAVELOCITA #trasparenzanocorruzione  #corruzionenemicadilibertaedemocrazia

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Dopo oltre 50 anni il popolo Italiano ha sempre piu' sete di onesta' 😡

Bella iniziativa! Da uomini come lui ne avremmo ancora bisogno! !!

Indimendicato.

Parole sante! Peccato che di Pertini non ne nascono più 😭

Lo ricordo Sempre con Grande piacere!🙏

Grazie per essere sempre con noi !

Caro Giudice , purtroppo è stato Tradito da Virtuosi BUGGIARDI che hanno sfruttato la fame di legalità!

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2 months ago

Ferdinando Imposimato

A SOSTEGNO DELL'INNOCENZA DI CHICO

Il Giudice Imposimato ha svolto una puntale analisi del caso di Chico Forti, sostenendo l'ingiustizia perpetrata nel processo americano, nella considerazione che seguendo le prove non si sarebbe potuto assolutamente arrivare alla condanna di Enrico Forti.
L'analisi effettuata sull'intero procedimento giudiziario nonché su tutto il contesto familiare della vittima e delle sue gravi inimicizie sono state esplicitate in una relazione di circa 45 pagine, di cui si riportano alcuni brani :
#chicoforti #enricofortigiudiceimposimato

<< La Costituzione americana prevede al VI emendamento che in ogni procedimento penale l'accusato ...<<avrà diritto a essere messo a confronto con i testimoni a carico, a ottenere di far comparire i testimoni a suo favore e a farsi assistere da un avvocato per la sua difesa>>, diritti che sono stati vanificati dall'infedele comportamento dell'Avv. Ira Loewy, quando consigliò all'assistito che gli conveniva non parlare (per ultimo) al termine del processo per proclamare la sua innocenza, nonché di non contraddire le menzogne di chi lo accusava.
Il Processo contro Chico Forti non è stato equo e si è fondato su una frode penale del difensore: esso pertanto va ripetuto perché l'avvocato Loewy non ha potuto che esibire un documento in fotocopia , che è stato creato sicuramente con un fotomontaggio.
Enrico Forti, dopo la condanna all'ergastolo e mentre era in carcere in espiazione della pena venne a conoscenza di <<un conflitto di interessi diretto>> che investiva il proprio avvocato Ira Loewy che, mentre lo difendeva contro le accuse dello Stato della Florida, contemporaneamente, lavorava per lo Stato stesso come Pubblico Ministero Speciale in un altro caso, creando un grave conflitto d'interessi diretto.
Il legale avrebbe dovuto informare Forti e chiedere di essere autorizzato a svolgere il suo incarico mantenendo il ruolo di difensore. Ma vi sono fondati motivi per ritenere che questo non è mai avvenuto. Infatti , quando è stato denunziato il non risolto conflitto di interessi, l'avvocato Loewy ha esibito solo la fotocopia, ma non l'originale, di un modulo di rinuncia firmato da Enrico Forti. Ma come è noto, la fotocopia di un documento non può essere equiparata a un documento originale. La fotocopia di un testamento non è valida, la fotocopia di un documento di identità non è valida, e così di seguito. In ogni caso Forti non riconosce neppure la firma apposta sulla fotocopia.
Se l'avvocato Loewy avesse prodotto il documento originale dell'autorizzazione scritta data da Forti, o questo fosse stato rinvenuto nel processo, allora Forti avrebbe dovuto rispondere di calunnia o di diffamazione. Ma, né l'avvocato né l'ufficio del Giudice hanno mai esibito questo documento fondamentale.
Enrico Forti ritenne giustamente che proprio le mancanze gravi dell'avvocato Loewy fossero la causa principale dell'incredibile sentenza di colpevolezza.
Di seguito riporto la cronologia dei fatti che dimostravano l'infedele patrocinio ai danni di Forti, e le conseguenze che esso aveva provocato compromettendo il diritto ad un giusto processo e danneggiando l'imputato a causa del comportamento del suo avvocato che si era reso responsabile di incredibili omissioni e di una serie di errori clamorosi che avevano compromesso irrimediabilmente la linea difensiva.

L'avv. Loewy :
- non aveva informato la giuria che Enrico Forti era incensurato;
- non aveva informato la giuria che era stato prosciolto totalmente da precedenti accuse di truffa, che sarebbe stato indicato poi come movente dell'omicidio;
- non aveva informato la giuria che il truffatore era l'albergatore Anthony Pike (padre del ragazzo ucciso, Dale ), per sua stessa ammissione e per i documenti che lo comprovano;
- non aveva informato Enrico Forti delle “mozioni in limine” dell'accusa che escludevano informazioni importantissime ;
- non aveva chiamato alla sbarra il tedesco Thomas Knott, principale protagonista della vicenda e accusatore di Chico Forti, mettendolo di fronte ai suoi precedenti penali, alle numerosissime truffe perpetrate anche in Florida (per cui era stato anche condannato e detenuto), al suo ruolo nel programmare la venuta di Anthony Pike e Dale Pike a Miami. Ed inoltre alla parte predominante avuta nell'acquisto e detenzione della presunta arma del delitto.
- Thomas Knott non fu mai chiamato a deporre al processo (né dall'accusa né dalla difesa) malgrado fosse uno dei maggiori indiziati per l'omicidio. La sua testimonianza contro Enrico Forti è stata sottoscritta e segretata dalla Procura.
- infine, cosa più grave, non aveva chiamato Enrico Forti né prima , né durante, né alla fine del dibattimento, a deporre davanti alla giuria, per proclamare la sua innocenza e smentire le accuse di un truffatore come Thomas Knott, cedendo di fatto l'ultima parola all'accusa nella requisitoria finale, determinando l'impossibilità di replicare alle accuse inesistenti e senza sostegno probatorio pronunciate di fronte alla giuria prima del suo ritiro in camera di consiglio per emettere il verdetto. Così, ingannata e fuorviata, la giuria aveva emesso un verdetto di colpevolezza e la Giudice sancì la pena dell'ergastolo senza condizionale.

Interpellato , l'Avv. Loewy dichiarava, con una e-mail alla famiglia, che Enrico Forti aveva firmato un documento di rinuncia (waiver) che lo autorizzava a svolgere il doppio lavoro contemporaneamente (contro lo Stato come difensore di Forti e per lo Stato in un altro caso).
La e-mail era stata spedita l'8 gennaio 2003. Enrico Forti, però, smentiva il legale e asseriva che l'avv. Loewy non l'aveva mai informato di questa situazione e non era neanche a conoscenza che sul conflitto d'interessi era stata tenuta un'udienza il 29 marzo 2000 (poco prima del processo), alla presenza della Giudice Victoria Platzer e del Prosecutor Reid Rubin, ma non di Chico Forti. Eppure questi come parte interessata aveva diritto di essere presente in virtù del principio di contraddittorio, cardine del due process of law.
L'avvocato presentava una copia del documento (senza data e senza firma) “casualmente” ritrovato nell'archivio del suo computer di casa (29 novembre 2005).
Nella sua mozione contro la revisione del processo, il Prosecutor ripresentava la fotocopia dello stesso documento (questa volta firmata e datata), dove però la data era illeggibile e la firma di Enrico Forti apocrifa (12 dicembre 2005).

Nei vari documenti ritrovati, la data del “waiver” era risultata diversa nelle varie citazioni.

Dopo una serie di rinvii, il 19 ottobre 2006 il Giudice Murphy decideva di rifiutare la mozione di sgravio di post-condanna senza concedere un'udienza per il dibattimento, ritenendo valida la presentazione della fotocopia del “waiver”, poiché <<non si può mettere in discussione la parola di un funzionario dello Stato, né quella di un avvocato molto qualificato contro quella di un ergastolano!>>.

Sul piano logico , la comoda tesi dell'avvocato Loewy, che sostiene di essere stato liberato da Forti dal suo conflitto di interessi, non regge. Basti pensare alle gravissime rinunzie cui Forti era stato indotto dal difensore, dei suoi diritti fondamentali garantiti non solo dalla Convenzione di NY del 1966, ma anche dal V e VI emendamento della Costituzione Americana . Rinunzie che danneggiarono gravemente l'imputato e che erano del tutto ingiustificate poiché la difesa diretta davanti alla Giuria e il confronto con il suo accusatore Knott sarebbero state fondamentali per dare alla Corte la giusta percezione diretta della innocenza di Forti.

Queste incredibili rinunzie furono accettate da Forti per le assicurazioni dategli dal suo legale sul buon esito del processo.

Heather Crane, moglie di Forti. Ella, che faceva la spola tra il carcere ove era ristretto Forti e lo studio di Loewy, potrà dire che in nessuna occasione venne affrontato il tema del conflitto di interessi. Giovanni Forti, zio paterno di Chico , che spesso accompagnò la Heather presso il legale, mai seppe del doppio e contraddittorio incarico svolto da Loewy .

Foto: Conferenza su Chico Forti con On. Carlo Sibilia e Emanuela Corda
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A SOSTEGNO DELLINNOCENZA DI CHICO

Il Giudice Imposimato ha svolto una puntale analisi del caso di Chico Forti, sostenendo lingiustizia perpetrata nel processo americano, nella considerazione che seguendo le prove non si sarebbe potuto assolutamente arrivare alla condanna di Enrico Forti.
Lanalisi effettuata sullintero procedimento giudiziario nonché su tutto il contesto familiare della vittima e delle sue gravi inimicizie sono state esplicitate in una relazione di circa 45 pagine, di cui si riportano alcuni brani : 
#chicoforti #enricofortigiudiceimposimato

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Un esempio di Magistrato che alla pari di Falcone e Borsellino non si è mai inchinato ai potenti del potere facendo sempre il proprio dovere all'insegna della legalità, giustizia e onestà.

Se tutti i giudici fossero così, onesti e con la dedizione per il loro lavoro, alla ricerca della verità e della giustizia, il mondo sarebbe un posto migliore e molto più sicuro!!!

... Che dire, se non Un Grande Uomo e un Grande Presidente ! Si l'ho posso affermare perché non solo l'ho conosciuto, ma perché diverse volte ho avuto modo di parlare con Lui. Ed è stato sempre un piacere . Mi manca tanto !😔🙏

Grande persona Imposimato. Orgogliosa di averlo conosciuto.

Grande e Unico Ferdinando Imposimato II

Perché non riserviamo lo stesso trattamento ai delinquenti Americani, detenuti nelle nostre carceri? Ma noooo , noi siamo buoni e garantì .( Coglioni ! )

Grande GIUDICE IL MIGLIORE

Giudice Imposimato e' stato un Onore averLa conosciuta e lottato al Suo fianco . Ci manca tantissimo !

Chico Forti

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2 months ago

Ferdinando Imposimato

Conversazione tra il Giudice Ferdinando Imposimato, autore del libro Corruzione ad Alta Velocità, e, l'avv. Francesco Paola inerente la TAV.
L'intervista è stata realizzata il 22 settembre 2014 da Claudio Papalia, nel corso dell'investigazione 《 TAV chi Si 》
#FerdinandoImposimato #francescopaolaavvocato #TAV #corruzionealtavelocita #mafiaappalti
youtu.be/TbTF3Cqm3AkFERDINANDO IMPOSIMATO e FRANCESCO PAOLA conversazione intorno al TAV In segno di omaggio a Ferdinando Imposimato, Grande Ufficiale al Merito della Repubblica...
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A breve ripubblicheremo attraverso post e file pdf tratti salienti del libro Corruzione ad Alta Velocità. Grazie a tutti per il vostro affetto e sostegno. La segreteria

L'omertà, non è solo il non testimoniare la verità conosciuta e quindi taciuta per paura, ma è prim'ancora il rifiuto da parte di chi ascolta di non volere sapere e conoscere la verità testimoniabile, in un cortocircuito che chiude e non apre all'esplorazione delle verità possibili da pensare ed indagare. Si chiama "Omertà Passiva" quell'atteggiamento diffuso che si chiude al sapere perturbante della verità testimoniata e spiegata. Per paura delle implicazioni che comporta la conoscenza si rende inutile lo sforzo e il sacrificio di chi racconta, lasciando da solo chi denuncia e spiega fatti scomodi che pur liberando il popolo dalle catene del potere degenerato che si nasconde parassitando la vita e la cultura istituzionale contro Legge, malignamente tuttavia minaccia la vita di tutti quelli che si oppongono producendo terrore e paura.

Il grande giudice Agostino Cordova già nei primi anni 90 denunciava la necessità di una legge diversa (oltre la La Torre) e migliore per impedire i rapporti tra aziende mafiose e aziende del nord. Imposimato (allora in Parlamento) fu uno dei pochissimi eroi, che difesero il giudice Cordova dagli attacchi di, es, Cossiga e Martelli. Un grande merito di Imoosimato, dal valore illuminante sulle stragi del 92, ma dimenticato da tutti. Aveva ragione Cordova siamo un popolo senza memoria storica.

Consiglio a tutti di leggere il libro “corruzione ad alta velocità’”. Difficile da acquistare in rete perché non ci sono più ristampe ma si possono trovare “usati” (che poi arrivano sempre copie nuove immacolate ). Vi renderete conto del grande lavoro che il Presidente aveva fatto negli anni 90 , e della allora sua denuncia pubblica , addirittura esposta nella Commissione Antimafia senato che fu ovviamente tenuta sottotono e sapientemente occultata . Ma già nel 1994-96 la sua relazione portava dati sconcertanti e di estremo allarme, cosa gravitasse intorno al tema TAV (alta velocità ) era chiaro , lo scandalo della più grande tangente , 2.000 miliardi di lire che presero direzioni occulte , della quale ancora oggi paghiamo le conseguenze . Ovviamente .... tutto passo’ quasi inosservato , in sordina ... il potere tirava dritto e a velocità altissima ..... c’era ancora tanto da spolpare !!!!!! Grazie Presidente

Grazie caro Posimato, per tutto il tempo che ci ha regalato con i suoi consigli. Sarà sempre nei nostri cuori.

Quanto ci manca un Uomo così !!!😔🙏

Grandissimo Presidente.

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2 months ago

Ferdinando Imposimato

La verità storica . Autore Ferdinando Imposimato.

Ma cosa indusse la mafia in quel drammatico 1992 ad uccidere #Falcone?

Giovanni #Brusca, colui che a Capaci aveva premuto il pulsante che fece saltare in aria la macchina di Falcone, dieci anni dopo il suo pentimento, indicò a Luca #Tescaroli ed alla Corte di Assise di Caltanissetta, nelle indagini sul rapporto mafia appalti, il movente principale delle stragi. A questa accusa si aggiunse quella di avere impedito che i tradizionali referenti politici – #Andreotti e #Lima - intervenissero sulla Cassazione per condizionare l’esito del Maxi processo contro i capi di Cosa Nostra.
Falcone chiese a Martelli di intervenire sul Presidente della Cassazione Antonio Brancaccio perché realizzasse una rotazione al vertice della prima sezione.
Brancaccio scelse un altro Presidente per il processo a Cosa Nostra. #Cassazionepresidenteantoniobrancaccio
E di questo intervento vennero a conoscenza #CosaNostra e i vertici di #Gladio.
C’era la preoccupazione che Falcone desse impulso alle investigazioni nel settore inerente alla gestione illecita degli appalti..
Brusca disse al sostituto Tescaroli che “Falcone aveva la possibilità e la determinazione di indagare, oltre che nel settore economico, nei confronti degli imprenditori e dei politici con i quali i primi andavano a trattare. In tal modo poteva intervenire sui contatti che l’organizzazione poteva instaurare con appartenenti alle istituzioni”.

I personaggi e le imprese su cui indagava Falcone, erano quasi tutti inseriti nei lavori dell’ #AltaVelocità. Di questo intreccio tra imprese pubbliche e private e mafia nei grandi appalti di opere pubbliche, si era accorto anche Antonio Di Pietro. Che testimoniò dinnanzi ai giudici di Caltanissetta che indagavano sulla strage di #Capaci e di via #dAmelio .

Disse Di Pietro: " Il sistema dei rapporti tra imprese e politica era un sistema di rapporti complesso…. si stava scoprendo che era legato da un quid pluris che era il sistema della tangente. Cioè ogni appalto o gruppo di appalti o addirittura capitoli di spesa su bilanci di pubbliche istituzioni venivano spartite fra una serie di imprese che in cambio si preoccupavano di garantire il mantenimento della politica con una percentuale a volte basata sul singolo appalto, altre volte sul fatturato dell’impresa stessa… " (ADR)

<<Nell’ambito di questo (io, Ferdinando Imposimato) cominciai a parlare con Falcone di una circostanza che veniva emergendo nella primavera del 1992 (alla vigilia delle due stragi) proprio in quel periodo aprile-maggio.
E cioè che si poteva fare una distinzione tra cosiddette imprese nazionali e imprese regionali, cioè imprese locali. Cioè le #impresenazionali comunque dovevano partecipare alle associazioni di imprese, cioè a quei #gruppiimprenditoriali che si accordavano tra di loro per partecipare insieme e nell’insieme a ciascun appalto… Stava emergendo che le imprese nazionali di maggior rilievo coinvolte nel sistema di tangentopoli, nel sistema del malaffare tra pubblica amministrazione, erano quelle la cui sede sociale era a Milano>>.

L’esposizione di Di Pietro rendeva chiaramente l’idea dell'intesa tra mafia, politica e grande impresa.

#DiPietro fece i nomi di alcune imprese aggiudicatarie delle grandi opere pubbliche .
Tra gli altri, anche dei lavori dell’Alta Velocità.
E disse <<Mi riferisco alla Cogefar, alla Torno, alla Lodigiani, Cambogi, Ferruzzi De Ecker. Ad Imprese che fanno capo alla Fiat (Cogefar) , all’Eni ( Ferruzzi) e a Lodigiani>>.

Disse Di Pietrro: " Ne cominciai a parlare con Borsellino e Falcone – proseguì Di Pietro- Borsellino mi disse “Dobbiamo idearci, inventarci, dobbiamo trovare una soluzione per fare in modo che riferiscano”.
Borsellino si riferiva agli imprenditori che pagavano le mazzette, ma anche ai mafiosi come #TommasoBuscetta che avevano cominciato a collaborare, prima con Falcone e me (Imposimato), che avevo arrestato due figli di Buscetta, e poi con altri.
Borsellino era riuscito a convincere alcuni mafiosi a parlare dei meccanismi e dei beneficiari dell’imbroglio, dei politici , degli amministratori, imprenditori, mafiosi, faccendieri e di magistrati che fungevano da controllori controllati.
C’era l’Italia che contava !
#italiamafiapolitica199019911992mafiaappalti
#mafiaappalti
#mandantiocculti
#sistemicriminali
#falconeborsellinoimposimatodipietro
La segreteria del Giudice Imposimato
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La verità storica .                Autore Ferdinando Imposimato. 

Ma cosa indusse  la mafia in quel drammatico 1992 ad  uccidere #Falcone? 

Giovanni #Brusca, colui che a Capaci  aveva premuto  il pulsante che fece saltare in aria  la macchina di Falcone,  dieci anni dopo il suo pentimento,  indicò  a Luca #Tescaroli  ed alla  Corte di Assise  di Caltanissetta, nelle indagini sul rapporto mafia appalti, il movente principale delle stragi.   A questa accusa  si aggiunse   quella   di avere impedito che i tradizionali referenti politici –  #Andreotti e #Lima -  intervenissero  sulla Cassazione per condizionare l’esito del Maxi processo contro i capi di Cosa Nostra. 
Falcone chiese a Martelli di  intervenire sul Presidente della Cassazione Antonio Brancaccio perché realizzasse una rotazione al vertice della prima sezione.
Brancaccio scelse un altro Presidente per il processo a Cosa Nostra. #Cassazionepresidenteantoniobrancaccio
E  di questo intervento vennero a conoscenza #CosaNostra e i vertici di #Gladio.
C’era la preoccupazione che Falcone desse impulso alle investigazioni nel settore inerente alla gestione illecita degli appalti.. 
Brusca disse  al sostituto Tescaroli che “Falcone aveva la possibilità e la determinazione  di indagare, oltre che nel settore economico, nei confronti degli imprenditori e dei politici con i quali i primi andavano a trattare. In tal modo poteva intervenire sui contatti che l’organizzazione poteva instaurare con appartenenti alle istituzioni”.  

 I personaggi e le imprese su cui indagava Falcone,  erano  quasi  tutti inseriti  nei lavori dell’ #AltaVelocità.  Di questo intreccio tra imprese  pubbliche e private e  mafia  nei grandi appalti di opere pubbliche, si  era accorto  anche Antonio Di Pietro. Che testimoniò dinnanzi  ai giudici di Caltanissetta  che  indagavano sulla strage di  #Capaci  e di via #dAmelio . 

 Disse Di Pietro:  Il sistema dei rapporti tra imprese e politica era un sistema di rapporti complesso…. si stava scoprendo  che era legato da un quid pluris che era il sistema della tangente. Cioè ogni appalto o gruppo di appalti o addirittura capitoli di spesa su bilanci di pubbliche istituzioni venivano spartite fra una serie di imprese che in cambio si preoccupavano di garantire  il mantenimento della politica con una percentuale a volte basata sul singolo appalto, altre volte sul fatturato dell’impresa stessa…  (ADR)

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L’esposizione  di Di Pietro rendeva  chiaramente  l’idea dellintesa  tra mafia, politica e grande impresa. 

#DiPietro  fece  i  nomi   di alcune  imprese aggiudicatarie delle grandi opere pubbliche . 
Tra gli altri,  anche  dei lavori dell’Alta Velocità. 
E disse . 

Disse Di Pietrro:  Ne cominciai a parlare con Borsellino e Falcone – proseguì  Di Pietro- Borsellino mi disse “Dobbiamo idearci, inventarci, dobbiamo trovare una soluzione per fare in modo che riferiscano”. 
Borsellino si riferiva agli imprenditori che pagavano le mazzette, ma anche ai mafiosi  come #TommasoBuscetta che avevano cominciato a collaborare, prima con Falcone e me (Imposimato), che avevo arrestato due figli di Buscetta, e poi con altri. 
Borsellino  era riuscito a convincere  alcuni  mafiosi a  parlare dei meccanismi e dei beneficiari  dell’imbroglio, dei politici , degli amministratori, imprenditori, mafiosi, faccendieri e di magistrati  che  fungevano da controllori controllati.
 C’era l’Italia che contava !  
#italiamafiapolitica199019911992mafiaappalti
#mafiaappalti
#mandantiocculti
#sistemicriminali   
#falconeborsellinoimposimatodipietro
La segreteria del Giudice Imposimato

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Mi piace questo sito ché parla di un grande giudice....👍

Teniamo alta la memoria e il grande lavoro del presidente Imposimato. Leggendo il libro in cui lui collaborò ”Corruzione ad alta velocità”, si leggono tutti gli intrecci più agghiaccianti tra la politica e la gestione mafiosa degli appalti delle grandi opere. Consiglio a tutti di rinfrescare la memoria (e se potete procuratevi il libro) perché cè da sempre un ”filo rosso” che muove i grandi interessi, le grandi speculazioni. Il Potere con la P maiuscola che più di una volta non ha esitato a passare sopra a molti cadaveri , uccidendo innocenti pur di impossessarsi di tutto ha radici profonde ed è duro a ribaltare. ... Grazie a chi gestisce oggi la pagina del mio/nostro amato presidente Ferdinando Imposimato, indimenticabile e prezioso oggi come non mai.

I grandi non muoiono mai

Ecco perché non l’hanno fatta fare a lei il presidente della repubblica .Serviva una persona mafiosa per gestire. chi meglio di Giorgio napolitano?alias “il monnezzaro” per aver archiviato e fatto segreto di stato la vicenda della terra dei fuochi .

Una volta i mafiosi andavano dai politici; Ora i politici vanno dai mafiosi per chiedere voti!! Questa é l'Italia.

Ferdinando mi manca molto come amico e come uomo pubblico

Mi piace questo sito che parla di lui

Infinita riconoscenza e ringraziamenti per questo importantissimo lavoro di pubblicazione e studio dell'operato del Giudice Ferdinando Imposimato! I documenti potrebbero (dovrebbero) impegnarci attivamente a continuare il suo lavoro. Con ciò vorrei proporre di costituire una comunità volontaria di studio e sviluppo giuridico-politico per proposte e provvedimenti costruttivi per lo Stato di Diritto.

Ci doveva essere lui, come Presidente della Repubblica, al posto dell'altro che ci ha rovinato ancor di più. Grande magistrato, e grande uomo.

grazie Signora per darci la possibilità di leggere gli atti del Magistrato Ferdinando Imposimato

Quanto ci manca il Grande Giudice !!!🙏

Grande Presidente

Sempre grato per l'opera del prof. Imposimato grande Magistrato .

Grandissimo Giudice...chapeau...!!!!

Il GRANDE Ferdy è sempre con noi.

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3 months ago

Ferdinando Imposimato

L'inchiesta giornalistica a nostro avviso più interessante relativa alla falsa antimafia è quella del SISTEMA MONTANTE.

Ecco cosa è il “sistema Montante” raccontato e spiegato dal blog #mafie La Repubblica, Attilio Bolzoni

Dalla richiesta di custodia cautelare della Procura Antimafia di Caltanissetta

Calogero Antonio Montante detto Antonello - Ex vicepresidente nazionale di Confindustria con delega alla Legalità

«..Si ritiene di dover muovere nella presente esposizione dall’analisi degli elementi – afferenti ai rapporti dell’odierno indagato CALOGERO ANTONIO MONTANTE con esponenti della criminalità organizzata di stampo mafioso – che avevano determinato l’apertura dell’odierno procedimento, sebbene – appare corretto rappresentarlo sin d’ora - il quadro che dagli stessi è emerso non consente, allo stato, di elevare specifici addebiti nei confronti dello stesso Montante.
In ogni caso, le attività d’indagine compiute sul punto ed il coacervo di acquisizioni dalle stesse risultanti serve da cornice per delineare, in primo luogo, quali siano, a parere di questo Ufficio, “le origini” delle fortune del Montante ed a comprendere, in secondo luogo, come la svolta legalitaria di cui questi si è fatto portatore non fosse altro che un mero paravento dietro cui cercare di occultare – forte di quelle relazioni che era riuscito ad instaurare proprio portando il vessillo dell’antimafia - quei rapporti che aveva certamente intessuto e coltivato con esponenti di spicco della criminalità organizzata.
E, a ben vedere, aiuta anche a capire il reale fine di una strategia messa in campo per addivenire al sistematico screditamento di coloro che, per una ragione o per l’altra, si erano espressi, nel corso del tempo, in maniera critica nei suoi confronti o, più semplicemente, non ne avevano condiviso il percorso tracciato a partire dal 2005 e che sono stati via via tacciati di “mafiosità” o non meglio precisate collusioni con un sistema che, a parole, si voleva definitivamente superato.
E ciò è avvenuto anche laddove alcunché di concreto – da un punto di vista giudiziario – autorizzasse a cucire simili etichette, che sono, però, state spacciate per verità assodate sulla base di una continua e costante campagna realizzata attraverso il sostegno dei più disparati ambienti.
Serviva, cioè, ingenerare la diffusa convizione che esistesse “un vecchio sistema” – verso cui ormai ci si opponeva - caratterizzato da collusioni tra imprenditori, politici ed esponenti mafiosi, al cui interno poter ricomprendere, di volta in volta ed in maniera indiscriminata, tutti coloro che non si adeguavano al “nuovo corso”.
Si è trattato, a ben vedere, della realizzazione di un sottile e ben pianificato disegno volto a ridurre al silenzio coloro che, in astratto, avrebbero potuto riferire circostanze compromettenti sul conto del Montante e, ancor prima, a prevenire possibili indicazioni sui suoi pregressi rapporti con esponenti mafiosi che, laddove veicolate, si sarebbero ben potute contrastare, come effettivamente avvenuto, tacciandole come il tentativo di reazione di un sistema compromesso e colluso verso coloro che, in maniera autorferenziale, si proponevano come portatori di una rivoluzionaria svolta improntata alla legalità.
In altre parole, proprio l’accurata analisi del complesso degli elementi che sono stati acquisiti sulla base delle indicazioni provenienti dai collaboratori di giustizia (e dalle attività eseguite per riscontrarne le propalazioni) serve a smascherare quell’inganno che è stato sapientemente costruito nel corso degli anni e che è solo servito, da un lato, a nascondere i compromettenti rapporti avuti col passato con esponenti mafiosi della provincia di Caltanissetta e, dall’altro lato, a creare un sistema di relazioni funzionale alla tutela degli interessi del Montante e di coloro che allo stesso sono sempre stati vicini, che, a ben vedere, non ha fatto altro che sostituire un pregresso sistema basato sulle medesime logiche di potere.
Non si vuole, cioè, con questo mettere in discussione gli approdi che, da un punto di vista giudiziario, questo Ufficio ha raggiunto negli anni pregressi e che si ritiene, anzi, assolutamente validi e non suscettibili di essere rivisti – avendo effettivamente scoperchiato un sistema affaristico che involgeva imprenditoria, politica e Cosa Nostra - ma solo evidenziare che “il sistema Montante” ne costituisce semplicemente una filiazione avente gli stessi scopi, sia pure con attori protagonisti differenti, ed operante con gli stessi metodi e che ha potuto prosperare – questo è il paradosso – proprio veicolando all’esterno l’immagine di una svolta legalitaria (solo proclamata) che a quel pregresso modello si voleva opporre...».

Dichiarazione del collaboratore di giustizia Salvatore Ferraro al pubblico ministero della Procura della Repubblica di Caltanissetta Stefano Luciani del 18 maggio 2016:

«Ho conosciuto personalmente Antonello Montante intorno al 1984-1985 e mi è stato presentato da Paolino Arnone che “lo aveva nel cuore”..».
Paolino Arnone era il capo della “famiglia” di Cosa Nostra di Serradifalco (paese in provincia di Caltanissetta) e "consigliori” del numero 2 della Cupola Giuseppe “Piddu” Madonia.

Dichiarazione del collaboratore di giustizia Leonardo Messina al pubblico ministero della Procura della Repubblica di Caltanissetta Stefano Luciani del 18 maggio 2016:

«Nulla so di Antonello Montante..La Signoria Vostra mi chiede cosa possa significare la presenza di Paolino e Vincenzo Arnone ad un matrimonio (il riferimento è alle nozze di Antonello Montante, testimoni il capo di Cosa Nostra di Serradifalco e suo figlio, ndr)..per mia esperienza posso testimoniare che i rappresentanti di Cosa Nostra non amano comparire ai matrimoni come testimoni, anche perché si evitano occasioni di apparire in foto..evidentemente lo sposo era “persona che meritava”...».
Fonte #laRepubblica, blog mafie, #AttilioBolzoni #piddumadonia #antonellomontante #confindustria #antimafia #
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Linchiesta giornalistica a nostro avviso più interessante relativa alla falsa antimafia è  quella del SISTEMA MONTANTE. 

Ecco cosa è il “sistema Montante” raccontato e spiegato dal blog #mafie La Repubblica,  Attilio Bolzoni

Dalla richiesta di custodia cautelare della Procura Antimafia di Caltanissetta

Calogero Antonio Montante detto Antonello - Ex vicepresidente nazionale di Confindustria con delega alla Legalità

  «..Si ritiene di dover muovere nella presente esposizione dall’analisi degli elementi – afferenti ai rapporti dell’odierno indagato CALOGERO ANTONIO MONTANTE con esponenti della criminalità organizzata di stampo mafioso – che avevano determinato l’apertura dell’odierno procedimento, sebbene – appare corretto rappresentarlo sin d’ora - il quadro che dagli stessi è emerso non consente, allo stato, di elevare specifici addebiti nei confronti dello stesso Montante.
In ogni caso, le attività d’indagine compiute sul punto ed il coacervo di acquisizioni dalle stesse risultanti serve da cornice per delineare, in primo luogo, quali siano, a parere di questo Ufficio, “le origini” delle fortune del Montante ed a comprendere, in secondo luogo, come la svolta legalitaria di cui questi si è fatto portatore non fosse altro che un mero paravento dietro cui cercare di occultare – forte di quelle relazioni che era riuscito ad instaurare proprio portando il vessillo dell’antimafia  - quei rapporti che aveva certamente intessuto e coltivato con esponenti di spicco della criminalità organizzata.
E, a ben vedere, aiuta anche a capire il reale fine di una strategia messa in campo per addivenire al sistematico screditamento di coloro che, per una ragione o per l’altra, si erano espressi, nel corso del tempo, in maniera critica nei suoi confronti o, più semplicemente, non ne avevano condiviso il percorso tracciato a partire dal 2005 e che sono stati via via tacciati di “mafiosità” o non meglio precisate collusioni con un sistema che, a parole, si voleva definitivamente superato.
E ciò è avvenuto anche laddove alcunché di concreto – da un punto di vista giudiziario – autorizzasse a cucire simili etichette, che sono, però, state spacciate per verità assodate sulla base di una continua e costante campagna realizzata attraverso il sostegno dei più disparati ambienti.
Serviva, cioè, ingenerare la diffusa convizione che esistesse “un vecchio sistema” – verso cui ormai ci si opponeva - caratterizzato da collusioni tra imprenditori, politici ed esponenti mafiosi, al cui interno poter ricomprendere, di volta in volta ed in maniera indiscriminata, tutti coloro che non si adeguavano al “nuovo corso”.
Si è trattato, a ben vedere, della realizzazione di un sottile e ben pianificato disegno volto a ridurre al silenzio coloro che, in astratto, avrebbero potuto riferire circostanze compromettenti sul conto del  Montante e, ancor prima, a prevenire possibili indicazioni sui suoi pregressi rapporti con esponenti mafiosi che, laddove veicolate, si sarebbero ben potute contrastare, come effettivamente avvenuto, tacciandole come il tentativo di reazione di un sistema compromesso e colluso verso coloro che, in maniera autorferenziale, si proponevano come portatori di una rivoluzionaria svolta improntata alla legalità.
In altre parole, proprio l’accurata analisi del complesso degli elementi che sono stati acquisiti sulla base delle indicazioni provenienti dai collaboratori di giustizia (e dalle attività eseguite per riscontrarne le propalazioni) serve a smascherare quell’inganno che è stato sapientemente costruito nel corso degli anni e che è solo servito, da un lato, a nascondere i compromettenti rapporti avuti col passato con esponenti mafiosi della provincia di Caltanissetta e, dall’altro lato, a creare un sistema di relazioni funzionale alla tutela degli interessi del Montante e di coloro che allo stesso sono sempre stati vicini, che, a ben vedere, non ha fatto altro che sostituire un pregresso sistema basato sulle medesime logiche di potere.
Non si vuole, cioè, con questo mettere in discussione gli approdi che, da un punto di vista giudiziario, questo Ufficio ha raggiunto negli anni pregressi e che si ritiene, anzi, assolutamente validi e non suscettibili di essere rivisti – avendo effettivamente scoperchiato un sistema affaristico che involgeva imprenditoria, politica e Cosa Nostra -  ma solo evidenziare che “il sistema Montante” ne costituisce semplicemente una filiazione avente gli stessi scopi, sia pure con attori protagonisti differenti, ed operante con gli stessi metodi e che ha potuto prosperare – questo è il paradosso – proprio veicolando all’esterno l’immagine di una svolta legalitaria (solo proclamata) che a quel pregresso modello si voleva opporre...».

Dichiarazione del collaboratore di giustizia Salvatore Ferraro al pubblico ministero della Procura della Repubblica di Caltanissetta Stefano Luciani del 18 maggio 2016:

«Ho conosciuto personalmente Antonello Montante intorno al 1984-1985 e mi è stato presentato da Paolino Arnone che “lo aveva nel cuore”..».
Paolino Arnone era il capo della “famiglia” di Cosa Nostra di Serradifalco (paese in provincia di Caltanissetta) e consigliori” del numero 2 della Cupola Giuseppe “Piddu” Madonia.

Dichiarazione del collaboratore di giustizia Leonardo Messina al pubblico ministero della Procura della Repubblica di Caltanissetta Stefano Luciani del 18 maggio 2016:

«Nulla so di Antonello Montante..La Signoria Vostra mi chiede cosa possa significare la presenza di Paolino e Vincenzo Arnone ad un matrimonio (il riferimento è alle nozze di Antonello Montante, testimoni il capo di Cosa Nostra di Serradifalco e suo figlio, ndr)..per mia esperienza posso testimoniare che i rappresentanti di Cosa Nostra non amano comparire ai matrimoni come testimoni, anche perché si evitano occasioni di apparire in foto..evidentemente lo sposo era “persona che meritava”...».
Fonte #laRepubblica,  blog mafie, #AttilioBolzoni #piddumadonia #antonellomontante #confindustria #antimafia #

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Lo sposo meritava 🤭

CHISSA' COSA AVREBBE DETTO IMPOSIMATO...ARTICOLO DI QUALCHE GIORNO FA...IN SOLI DUE ANNI SI SONO RUBATI 1.5 MILIARDI DI EURO PUBBLICI DEI FINANZIAMENTI EUROPEI IN AGRICOLTURA.. IL 60% DI QUANTO EROGATO..E QUESTO VERIFICANDO SOLO DUE ANNI...PERÒ STANNO SEMPRE TUTTI...LA..!!..ANZI..ANCORA MEJO GRAZIE AL PARTITO DEGLI ONESTI...MENTRE IL SISTEMA INFORMATICO PER OVVI MOTIVI NON FUNZIONA...E TUTTI ZITTI A COLTIVASSE L'ORTICELLO...PERCHÉ ERA PRESTO E SI DOVEVA FORMA LA NUOVA CLASSE POLITICA... AOO E POI C'ERA IL CONTRATTO. it.businessinsider.com/fondi-europei-per-lagricoltura-in-italia-ce-una-frode-dietro-il-60-delle-a...

3 months ago

Ferdinando Imposimato

Come ben noto le mafie nel corso dei decenni hanno preferito un modus operandi silente e preparato nel tempo la scalata nella cosiddetta "antimafia" di personaggi loro vicini.
È stata appurata la smania di potere di alcuni soggetti che per puri fini personali e, nella ambiziosa ricerca della notorietà, intrisa di megalomania, facevano da interlocutori, fiancheggiatori e tutori degli interessi del crimine organizzato.
La loro "missione" tollerava ogni mezzo, dalle intercettazioni non proprio legali, al dossieraggio, al controspionaggio.
La definizione offerta da un Giudice Graziella Luparello, GIP presso la Procura del Tribunale di Caltanissetta, rispetto il sistema complesso alla base della vicenda Montante , di MAFIA TRASPARENTE, é senz'altro pertinente.
Abbiamo ancora molto da fare è da imparare per contrastare seriamente le mafie.
#graziellaluparellogipcaltanissetta #antoniocalogeromontante #sistemamontante #antimafia

Il dr. Attilio Bolzoni , attraverso il blog #mafie sta dedicando interessanti articoli alla vicenda, ma davvero notevole è stata la sua ultima audizione in Commissione antimafia che vi consigliamo di ascoltare.

《In Italia ci sono organismi criminali che ufficialmente non si possono chiamare mafie ma che mafie sono. Forme di crimine che non hanno addosso ancora il marchio del 416 bis ma che si muovono in tempo di pace proprio come quelle organizzazioni, hanno una loro forza intimidatrice, come obiettivo hanno - proprio come le mafie tradizionali che conosciamo - la conquista del potere, politico ed economico.
Con un po' di fantasia noi le avevamo chiamate mafie “incensurate”, c'è però un giudice siciliano che ha trovato parole più efficaci per descrivere esattamente cosa sono e come si presentano.
Il tema lo abbiamo già affrontato qualche settimana fa sulle pagine di Repubblica ma oggi iniziamo una serie del Blog su quella che la giudice Graziella Luparello definisce la “mafia trasparente”. E pubblichiamo ampi stralci delle motivaziazioni della sentenza che ha condannato in primo grado a 14 anni di reclusione - con rito abbreviato - l'ex vicepresidente nazionale di Confindustria Calogero Antonio Montante detto Antonello per associazione a delinquere semplice e un'altra sfilza di altri reati.

E' una mafia che si vede e non si vede, che è appunto “trasparente”, sintesi estremamente felice per raccontare un sistema delinquenziale che non era “parallelo” al potere ufficiale «ma ad esso perpedincolare, in quanto intersecava le più diverse istituzioni, ai diversi livelli, finendo per controllarle, condizionarle o comunque influenzarle».

Nel documento giudiziario si analizza l'irresistibile scalata di Montante, un uomo che era “nel cuore” di un boss di Cosa Nostra e che comunque è diventato il faro dell'Antimafia in Italia. Grazie a protezioni eccellenti - alti papaveri del Viminale, presidenti di Corte di Appello e procuratori generali, prefetti, questori, direttori centrali della Direzione Investigativa Antimafia, capi dei servizi segreti, presidenti di Confindustria - e alla compiacenza molto interessata di un bel po' di giornalisti.
Cosa è esattamente la “mafia trasparente”? E' una mafia “apparentemente priva di consistenza tattile e visiva e perciò in grado di infiltrarsi eludendo la resistenza delle misure comuni”.
Una mafia che non si limita a gestire il potere ma che a volta il potere lo crea. 》
Di A. Bolzoni e F. Trotta
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Come ben noto le mafie nel corso dei decenni hanno preferito un modus operandi silente e preparato nel tempo la scalata nella cosiddetta antimafia di personaggi loro vicini.
È stata appurata la smania di potere di alcuni soggetti che per puri fini personali e, nella ambiziosa ricerca della notorietà, intrisa di megalomania,  facevano da interlocutori, fiancheggiatori e tutori degli interessi del crimine organizzato.  
La loro missione tollerava ogni mezzo, dalle intercettazioni non proprio legali, al dossieraggio, al controspionaggio.
La definizione offerta da un Giudice Graziella Luparello, GIP presso la Procura del Tribunale di Caltanissetta, rispetto il sistema complesso alla base della vicenda Montante , di MAFIA TRASPARENTE, é  senzaltro pertinente.  
Abbiamo ancora molto da fare è da imparare per contrastare seriamente le mafie. 
#graziellaluparellogipcaltanissetta #antoniocalogeromontante #sistemamontante #antimafia

Il dr. Attilio Bolzoni , attraverso il blog #mafie sta dedicando interessanti articoli alla vicenda, ma davvero notevole è stata la sua ultima audizione in Commissione antimafia che vi consigliamo di ascoltare.

《In Italia ci sono organismi criminali che ufficialmente non si possono chiamare mafie ma che mafie sono. Forme di crimine che non hanno addosso ancora il marchio del 416 bis ma che si muovono in tempo di pace proprio come quelle organizzazioni, hanno una loro forza intimidatrice, come obiettivo hanno - proprio come le mafie tradizionali che conosciamo - la conquista del potere, politico ed economico. 
Con un po di fantasia noi le avevamo chiamate  mafie “incensurate”, cè però un giudice siciliano che ha trovato parole più efficaci per descrivere esattamente cosa sono e come si presentano.
Il tema lo abbiamo già affrontato qualche settimana fa sulle pagine di Repubblica ma oggi iniziamo una serie del Blog su quella che la giudice Graziella Luparello definisce la “mafia trasparente”. E pubblichiamo ampi stralci delle motivaziazioni della sentenza che ha condannato in primo grado a 14 anni di reclusione - con rito abbreviato - lex vicepresidente nazionale di Confindustria Calogero Antonio Montante detto Antonello per associazione a delinquere semplice e unaltra sfilza di altri reati.

E una mafia che si vede e non si vede, che è appunto “trasparente”, sintesi estremamente felice per raccontare un sistema delinquenziale che non era “parallelo” al potere ufficiale «ma ad esso perpedincolare, in quanto intersecava le più diverse istituzioni, ai diversi livelli, finendo per controllarle, condizionarle o comunque influenzarle».

Nel documento giudiziario si analizza lirresistibile scalata di Montante, un uomo che era “nel cuore” di un boss di Cosa Nostra e che comunque è diventato il faro dellAntimafia in Italia. Grazie a protezioni eccellenti -  alti papaveri del Viminale, presidenti di Corte di Appello e procuratori generali, prefetti, questori, direttori centrali della Direzione Investigativa Antimafia, capi dei servizi segreti, presidenti di Confindustria - e alla compiacenza molto interessata di un bel po di giornalisti.
Cosa è esattamente la “mafia trasparente”? E una mafia “apparentemente priva di consistenza tattile e visiva e perciò in grado di infiltrarsi eludendo la resistenza delle misure comuni”.
Una mafia che non si limita a gestire il potere ma che a volta il potere lo crea. 》 
Di A. Bolzoni e F. Trotta

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Il bello verrà quando si inizierà con un po' di coraggio a parlare dei modelli di intimidazione mafiosa apparantemente trasparenti, che configurano quella che può essere definita la "Mafia dalla Lupara Trasparente"

..TRENTA ANNI FA UN GRANDE UOMO DI STATO GIOVANNI FALCONE DICEVA...SEGUI I SOLDI E TROVERAI LA MAFIA....E BENE...È DA TROPPO TEMPO DI DOMINIO PUBBLICO..CHE NON SOLO LA VERA MAFIA SI INGRASSA CON I MILIARDI DEI FINANZIAMENTI EUROPEI IN AGRICOLTURA.. E QUESTI PERSONAGGI NON SONO SOLO CRIMINALI MA ASSASSINI VISTO CHE HANNO FATTO IMPICCARE ESATTO IMPICCARE NON POCHI PADRI DI FAMIGLIA.. E HANNO ROVINATO NON POCHE FAMIGLIE... E MENTRE LA MAGISTRATURA INDAGA INDAGA.. E INDAGA E LA COSÌ DETTA NUOVA CLASSE POLITICA.. RIPORTA MEZZE VERITA' IN QUINTA PAGINA.. E RICORDA LE SCADENZE DEI CONTRATTI...SE DOVESSE STRANI' QUALCUNO..NON A CASO I SOLITI COMPARI CONTINUANO A SVUOTA' LE CASSE E SISTEMANO AMICI COMPARI E SERVI.. O MAGARI ORA FARANNO TUTTI LE VITTIME...UNA COSA È CERTA RESTO SEMPRE PIÙ CONVINTO CHE GLI ITALIANI NON SE LI MERITAVANO E NON SE LI MERITANO TUTTORA GRANDI UOMINI DI STATO COME FALCONE BORSELLINO DALLA CHIESA E MOLTI ALTRI MORTI INUTILMENTE E RICORDATI A PAROLE SOLO NELLE CERIMONIE.. PERCHÉ ERA PRESTO E SI DOVEVA FORMA LA NUOVA CLASSE POLITICA..

<3 <3 <3

C'e' ancora tanto da fare!

❤️❤️❤️❤️

Sarai sempre nel mio cuore♥️❤️♥️❤️

Non riesco ad inviare una foto

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3 months ago

Ferdinando Imposimato

Un'inchiesta archiviata , una vita quella di Aldo Moro che si spezza, lasciando il Paese al suo definitivo oblio. Giovanni Senzani compare sulla scena di questo omicidio ma le indagini non approfondisconono mai taluni elementi.
Pubblichiamo le agenzie di stampa del 1981 conservate nell'archivio del Giudice Ferdinando Imposimato, ricercatore di quella verità storica fondamentale per la memoria del nostro Paese.
#AldoMoro #giovannisenzani #br #strageviafani
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Uninchiesta archiviata , una vita quella di Aldo Moro che si spezza, lasciando il Paese al suo definitivo oblio. Giovanni Senzani compare sulla scena di questo omicidio ma le indagini non approfondisconono mai taluni elementi. 
Pubblichiamo le agenzie di stampa del 1981 conservate nellarchivio del Giudice Ferdinando Imposimato,  ricercatore di quella verità storica fondamentale per la memoria del nostro Paese.
#aldomoro #giovannisenzani #br #strageviafani

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Chissà cosa avrebbe detto Imposimato... MA ORA CHE CANTONE È TORNATO A FARE IL MAGISTRATO SI ACCORGERA' DEGLI IMBARAZZANTI E CRONICI CONFLITTI D'INTERESSE E NON SOLO..CHE CI SONO DA SEMPRE NELLA GESTIONE DEI MILIARDI DEI FINANZIAMENTI EUROPEI IN AGRICOLTURA...??..PERCHÉ COME PRESIDENTE DELL'AGENZIA DI STATO ANTI CORRUZIONE PAREVA BRUTTO..E POI ERA PRESTO.. ..E OVVIAMENTE IL GOVERNO AI RELATIVI DIPENDENTI DELL'ANAC JE RADDOPPIA LO STIPENDIO...PERCHÉ MESA' CHE SO PROPOSITIVI PURE LORO..ALLA FACCIA DELLA CRISI..E DI CHI NON ARRIVA A FINE MESE.. www.lavocedellevoci.it/2018/01/14/anac-regalo-il-governo-raddoppia-gli-stipendi/

3 months ago

Ferdinando Imposimato

Il Magistrato Giovanni Falcone, stimato amico e collega del Giudice Imposimato, diede anch'egli un importante contributo sull'introduzione di norme generali di natura premiale per chi collabora con la giustizia.
Fonte: <Proposte operative per la LOTTA alla CRIMINALITA' ORGANIZZATA DI TIPO MAFIOSO “ del Consiglio Superiore della Magistratura al convegno di Fiuggi del 25 e 26 maggio 1984 >
#GiovanniFalcone :

《 .. E' proprio per rispettare la legalità che noi siamo qui riuniti e sottolineiamo da tempo la esigenza di norme che agevolino un rapporto più corretto con coloro che intendono collaborare con la giustizia.
In realtà le norme premiali servono soprattutto ad eliminare sacche di illegalità strisciante che noi giornalmente siamo costretti a dover constatare. Quante volte abbiamo constatato l'esistenza di un rapporto poco chiaro fra polizia e il confidente, che poi è sempre il rapporto tra il maresciallo Tizio o l'appuntato Caio e quel singolo confidente ? Tante volte ci si dimentica che la facoltà dell'ufficiale di p.g. di non rivelare il nome del confidente non significa affatto copertura del reato dallo stesso commesso che si ha sempre l'obbligo giuridico di perseguire e denunziare.
Quante volte ci siamo trovati sul nostro tavolo un processo per sequestro di eroina o di altro stupefacente senza riuscire a capire da dove è partita l'operazione, come si è sviluppata e chi ha fatto la soffiata?
E chi ha fatto la soffiata non può essere altro che una persona stabilmente inserita nell'organizzazione.
Il confidente, purtroppo, da noi in Italia non è come il confidente negli Stati Uniti il quale si trova schedato, ha un proprio numero di codice, è il confidente del governo americano, ha ben precisi obblighi e ben precisi diritti.
Le norme premiali per chi collabora con la giustizia, dunque, servono per fare chiarezza, per stabilire che il rapporto fra chi collabora e il magistrato deve essere un rapporto regolamentato dalle leggi.
Pensavo che su questi principi fosse anche d'accordo il Ministero dell'Interno ove si consideri che più volte ci siamo incontrati con il Ministro Scalfaro e abbiamo appreso che egli era totalmente d'accordo con le nostre considerazioni, mentre oggi dalla relazione di un qualificato esponente del M. dell'interno – che debbo ritenere che non parli a titolo personale – mi sembra di cogliere delle perplessità, dei ripensamenti. Da parte mia, credevo che ci si fosse riuniti non per discutere ancora sull'opportunità di queste norme premiali, bensì sui mezzi tecnici più adeguati per introdurre norme siffatte nell'ordinamento vigente.
Vorrei accennare, poi, ad alcuni dei tanti e delicati problemi che chiunque svolge indagni istruttorie di respiro internazionale deve affrontare- Giorni addietro, per esempio, nell'interrogare un imputato di traffico degli stupefacenti negli Stati Uniti, abbiamo appreso dai suoi avvocati che desideravano un nostro impegno scritto a non richiedere la estradizione; impegno che ovviamente non potevamo rilasciaare e che in ogni caso non avrebbe avuto alcun valore giuridico.

Altro problema riguarda (e questo lo ha ricordato egregiamente il collega Scotti Vincenzo) la possibilità di concessione della impunità che da noi non esiste; pertanto, accade molto spesso che un soggetto collabori con la giustizia negli U.S.A. e in Italia si guardi bene dal fare qualsiasi ammissione perché ciò significherebbe l'inizio dell'azione penale nei suoi confronti.
Tutto ciò comporta degli attriti fra le polizie e le magistrature dei diversi Paesi; è evidente, infatti, che vi saranno sempre, ad esempio, delle resistenze a comunicare determinati fatti – ammessi da coloro che collaborano, previa concessione della impunità con la giustizia americana – fin quando ciò inevitabilmente produrrà un procedimento penale in Italia contro coloro che hanno collaborato.
Senza dire di tanti altri problemi come, per esempio, la possibilità di fare consegne controllate e di acquistare partite di stupefacenti, di non sequestrare la droga ma di farla proseguire fino all'estero per individuare altri anelli dell'organizzazione.
Nessun Procuratore della Repubblica attualmente si sognerebbe, ad esempio, di autorizzare che un corriere di eroina, anziché essere arrestato in Italia, venga fatto proseguire per l'estero al fin ed i individuare altri trafficanti perché poi gli si addebiterebbe, quanto meno, una omissione di atti di ufficio.
Ebbene, di fronte a problemi tanto complessi di armonizzazione di ordinamenti giuridici ispirati a principi diversi – armonizzazione resa necessarie dalle stesse dimensioni internazionali della criminalità organizzata – io ritengo che una saggia introduzione di norme generali di natura premiale per chi collabora con la giustizia, oltre a non ledere alcun principio costituzionale, consentirebbe , fra l'altro, di fare un notevole passo avanti anche nella collaborazione giudiziaria internazionale e, in definitiva, si risolverebbe in una maggiore incisività globale dell'azione della magistratura per la repressione del fenomeno della criminalità organizzata.
#collaboratoridigiustizianormepremiali
#ferdinandoimposimatomagistrato #falconegiovannimagistrato #CSM #Costituzione
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..resto sempre più convinto che ..alla luce dei Fatti FALCONE Borsellino Dalla Chiesa e molti altri sono morti inutilmente..perché era presto e si doveva forma la nuova classe politica

3 months ago

Ferdinando Imposimato

Riteniamo che in un momento così importante questo testo ed altri che stiamo preparando possano essere di utile supporto sia ai futuri magistrati che agli attuali.
La segreteria del Giudice Imposimato
#stragedicapaci #giovannifalcone #ildaboccassini #processoappellotrattativa

QUADERNI del Consiglio Superiore della Magistratura
Incontri di studio e documentazione per i Magistrati

Corso di Aggiornamento sulle tecniche di indagine “Giovanni Falcone” -
Vol.I – Attività e Organizzazione del Pubblico Ministero

Sezione I – Primi accertamenti Le prime indagini: problemi processuali e metodiche operative proposti da vicende giudiziarie significative di Ilda Boccassini
Settembre 1994 – Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano

In premessa, sarà opportuno accennare brevemente alla problematica della competenza funzionale (art. 11 c.p.p.) che prevede appunto lo spostamento delle indagini nel distretto giudiziario territorialmente più vicino (nel fatto in esame la Procura della Repubblica di Caltanissetta):
Nel caso di specie sono stati anche affrontati i problemi derivati da una eventuale competenza per connessione (art. 12 c.p.p.) di altri reati quali, per esempio, l'art.416/bis c.p.
Il criterio adottato, partendo dal presupposto che fosse stata Cosa Nostra a deliberare e rendere esecutivo l'attentato in danno dal dr. FALCONE, è stato quello di attivare “indagini sul territorio”.
Ciò ha costituito l'asse portante delle investigazioni sviluppatesi, appunto, con servizi di osservazione, attività dinamica sul territorio, intercettazioni telefoniche e ambientali, accertamenti bancari, esame analitico dei reperti rinvenuti, studio della documentazione sequestrata, esame degli esposti anonimi.
In particolare è stata realizzata un'attività di controllo dinamica che ha avuto come principali epicentri il territorio di Palermo e la zona di Capaci. Ogni minimo dettaglio acquisito alle indagini è stato analizzato nell'ipotesi di una sua futura utilizzazione probatoria. Da tale esperienza ne discende una metodologia investigativa che deve avere necessariamente i seguenti punti cardine.

1. Il “potere-dovere” del P.M. di essere presente sin dai primi accertamenti sul luogo del fatto.

2. Una professionalità specifica del P.M. che deve culturalmente “accettarsi” come parte del processo penale e, quindi, come dominus della propulsione investigativa che dovrà essere portata avanti nei singoli casi a lui affidati.

3. Una competenza tecnica che consenta al P.M. di valorizzare al massimo l'impiego della tecnologia come supporto insostituibile nel nuovo processo penale, in special modo, in indagini sul fenomeno mafioso; si tratta quindi di evolvere dottrine di impiego dei materiali tecnici audio-video al fine di impostare attività sul territorio che consenta di documentare situazioni associative di cui all'art. 416-bis; in particolare vi è la necessità di acquisire sistemi integrati che su base informatica consentano di analizzare ed esporre i dati assunti nella prospettiva dibattimentale.
In riferimento alla strage di Capaci, per esempio, si trasporteranno su piattaforma informatica le circostanze documentate con servizi di pedinamento, filmati e intercettazioni ambientali, integrando i dati con la cartografia dei luoghi interessati all'attività.
Ciò consentirà di visualizzare in aula su uno stesso monitor e contestualmente i percorsi tracciati dai soggetti indagati, le immagini filmate sugli obiettivi d'interesse e le conversazioni ambientali svoltesi.
Soltanto così si potrà spezzare la compartimentazione che caratterizza i comportamenti individuali degli appartenenti a Cosa Nostra ed impedire le frammentazioni dell'esposizione probatoria nella specifica materia, garantendo l'esposizione organica e unitaria di tematiche associative articolate e complesse con evidenti benefici per la componente giudicante.

4. La necessità per il P.M. di avvalersi sin dall'immediatezza dei fatti di consulenti tecnici in grado di preservare le tracce del reato prima che queste vengano irrimediabilmente disperse da fattori umani e/o atmosferici.
Nel caso di specie, la mancanza di tale ausilio ha causato una serie di inconvenienti durante la ricognizione sull'area dell'attentato che si possono così sintetizzare:
- la raccolta dei reperti da parte di tutti i presenti (Carabinieri, Polizia ed altri), senza una mappatura dell'area e senza l'individuazione dei punti di prelievo e delle relative circostanze, non ha consentito l'iniziale valorizzazione degli stessi;
- la mancata copertura con teli impermeabili del cratere generato dall'esplosione ha consentito all'abbondante pioggia, caduta subito dopo, di lavare il terreno apsortando buona parte delle specie esplosive residuate dello scoppio;
- la rilevazione del cratere non è stata eseguita in modo dettagliato per cui sono state omesse alcune quote dello stesso;
- non era stato individuato un responsabile dell'area dell'attentato cui i consulenti potessero far riferimento per organizzare razionalmente la ricerca dei reperti;
- troppo presto è stata ripristinata la viabilità della carreggiata demolita;
- l'impiego di acqua da parte dei vigili del fuoco, per esempio, dopo la strage di via d'Amelio, in luogo del CO2, polveri ecc. ha provocato un dilavamento delle strutture con conseguente asportazione di residui esplosivi.

5. Il potere-dovere del P.M. di garantire il coordinamento di tutte le forze investigative interessate alle indagini, coordinamento che potrà essere reso operante e concretamente produttivo soltanto con la partecipazione diretta del P.M. che si incontra periodicamente con i singoli responsabili delle strutture investigative elaborando ed aggiornando con questi le metodologie d'indagine che il fatto richiede.
Nel caso di specie e avuto riguardo alla complessità delle investigazioni, si sono volute coinvolgere tutte le forze di polizia (Direzione Investigativa Antimafia, Carabinieri, Polizia di Stato) avendo costituito l'uccisione del dr. FALCONE , nella sua inaudita gravità un problema di carattere nazionale.

6. L'importanza fondamentale e l'irrinunciabile contributo fornito dai collaboratori di giustizia. In tale ottica non devono mai essere sottovalutate le difficoltà che discendono e i pericoli che possono derivare dall'uso distorto e improprio dei soggetti collaboranti, qualora manche nel P.M. la professionalità necessaria per l'accostamento ad una tematica così delicata.
Nel caso di specie l'apporto indispensabile fornito dall'indagine tecnica c.d. “pura” nel momento in cui ci si è potuti anche avvalere della collaborazione dei pentiti, ha dimostrato ancora una volta che soltanto uno studio mirato dei personaggi sul territorio in cui operavano e l'analisi dei circuiti comportamentali, può costituire un tipo di prova che viene a integrare ed ampliare le dichiarazioni dei soggetti collaboranti e , al tempo stesso, costituire riscontro qualificato circa la loro attendibilità.
A tale proposito si evidenzia che, nel caso in esame, concretezza all'attendibilità dei pentiti è venuta dall'informatizzazione e dalla successiva elaborazione dei traffici telefonici di utenze cellulari e fisse in uso a tutte le persone ritenute “interessanti” per le indagini.
Da questa analisi sono stati estrapolati i collegamenti utili per le investigazioni, che hanno consentito di poter allargare lo spettro dei soggetti attenzionati.
In concreto, la risultanze documentali di tale attività sono state inserite in appositi hardware dotati di idoneo software per la gestione della notevole mole di dati acquisiti nel corso di questi ultimi 15 mesi.
Tali dati consistono nei traffici telefonici (destinati ad aumentare) di nr. 195 utenze per un totale di 154 mila conversazioni relative a circa 17 mila utenze diverse, in riferimento alle quali sono stati svolti, per ognuna, tutti gli accertamenti di rito (anagrafici, precedenti penali e di polizia, automezzi in possesso, eventuali attività commerciali e di lavoro dipendente, partecipazioni in società, accertamenti fiscali, nonché eventuale possesso di titoli di polizia ecc.).
Il predetto software è specificatamente un c.d. data base che viene gestito da una procedura EXE la quale permette di realizzare le seguenti funzioni:
- traffico in entrata di una o più utenze;
- traffico in uscita di una o più utenze;
- traffico cronologico di una o più utenze;
- esito dei confronti dei traffici relativi ad una o più utenze presenti in archivio, al fine di evidenziare numeri chiamati o chiamanti a quelle in comune. Tale tipo di metodologia d'indagine non solo si è rivelata di fondamentale importanza nel procedimento in esame ma verrà a porsi quale patrimonio informativo di eccezionale importanza per tutte le indagini in tema di criminalità organizzata senza la possibilità di dispersione di un ingente attività di elaborazione dati che, sicuramente, potrà costituire la base di ulteriori spunti investigativi in tema di indagini collegate come, per esempio, l'analisi comparata tra questi dati e quelli acquisiti da altre Procure per fatti analoghi (vedi attentati di Roma, Firenze e Milano).

7. La puntuale attenta valutazione nell'ambito di indagini di siffatta complessità, di “depistaggi” o di “prospettazione di falsi obiettivi” che impongono, oggi più che mai,. L'elevata professionalità del P.M. e la necessità, per lo stesso, di valutare il dato non soltanto da un punto di vista tecnico.
A ciò va aggiunta la conseguente imprescindibile specializzazione del P.M. intesa sia come cognizione intrinseca in termini di “famiglie” e “mandamenti” e sia, soprattutto, come studio, analisi e conoscenza da “fenomeno mafioso” nel suo complesso.
Nel caso in esame si illustreranno, sinteticamente, le difficoltà incontrate durante le investigazioni e che, in taluni casi, hanno rallentato e intralciato le stesse:
- la divulgazione di notizie stampa palesemente false o rivelatrici (con notevole danno) di accertamenti in corso;
- la prospettazione da parte di esponenti del mondo politico e/o giornalistico di movimenti del tutto slegati da Cosa Nostra;
- la divulgazione da parte degli organi di informazione delle metodologie adottate da alcune forze investigative;
- il tentativo di discreditare i collaboratori di giustizia;
- il tentativo di delegittimazione, con l'ausilio dei mezzi di informazione, di appartenenti alle forze di polizia che attivamente e a tempo pieno stavano concludendo le indagini.

BUON LAVORO
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3 months ago

Ferdinando Imposimato

<< le menti raffinatissime >>
Una delle piste investigative: Gladio ancora coperta da segreto militare.

A partire dall'autunno del 1989 o subito dopo, il mafioso Francesco Di Carlo , ex capo mafia di Altofonte, detenuto nel carcere di Full Sutton di Londra per traffico di droga - condannato nel 1987 insieme a cinque complici per aver importato in Inghilterra eroina e cannabis per un valore di 78 milioni di sterline pari a 180 miliardi di lire dell'epoca - raccontò ai magistrati palermitani di avere ricevuto diverse visite di agenti dei servizi italiani e stranieri.
La prima visita avvenne dopo l'attentato dell'Addaura del giugno 1989. Raccontò Di Carlo che agenti segreti si erano detti interessati alla eliminazione di Falcone.
Alcuni agenti parlavano in italiano con accento inglese. E chiesero il nome di un esperto in esplosivi da usare contro Falcone. Di Carlo li aveva indirizzati al cugino Nino Gioè, amico di Pietro Rampulla e confidente del generale Giuseppe Santovito, capo del SISMI.
( Fonte: F. Imposimato, La Repubblica delle stragi impunite Ed . Newton Compton ).
Di Carlo fece il nome di Arnaldo la Barbera, uomo dei servizi segreti e capo della Squadra Mobile di Palermo, colui che sarebbe stato l'artefice della falsa pista del pentito Vincenzo Scarantino nelle varie inchieste giudiziarie sviluppate sulla strage di via D'Amelio, per la prima volta nel 2014.
Probabilmente un Fiat Ducato, circondato da sei persone, operai che erano nel luogo esatto che sarebbe diventato terreno di strage, viene notato dall'ingegner Francesco Naselli Flores, cognato di Carlo Alberto Dalla Chiesa, che passa dallo svincolo per Capaci intorno alle ore 12 del 22 maggio. Flores parla di alcune persone che “stendevano cavi”. Le indagini avevano già all’epoca appurato che nessun’azienda aveva ordinato di svolgere lavori nella zona. Eppure quella pista viene abbandonata e il furgone bianco scompare dal luogo della strage: perché? Chi sono quei sei uomini che “stendono cavi”? E cosa facevano veramente?
Tre giorni dopo la strage di Capaci, nel punto in cui erano appostati Giovanni Brusca e i complici, venne trovato un biglietto, << Guasto numero 2 portare assistenza. GUS, via Selci numero 26, via Pacinotti>> sul biglietto era indicato il cellulare 0337/806133. Il numero era in uso a <<Lorenzo Narracci, funzionario del SISDE, servizio segreto democratico>>.
Il GUS era una sigla che significava <<gestione unificata servizi>>. Narracci era vicecapo della struttura informativa di Palermo e lavorava con Bruno Contrada sia a Roma che a Palermo. Il GUS aveva sede in Via in Selci, alle spalle del SID e di fronte al Nucleo Operativo dei carabinieri.
L'ipotesi di una convergenza di interessi di settori deviati dei servizi segreti – scrisse il PM LucaTescaroli nella requisitoria sulla strage di Capaci - viene corroborata dal rinvenimento di questo bigliettino. Quando da chi e per quale motivo è stato fatto trovare in quel sito? >>
Anni dopo , il responsabile del SISDE di Palermo si presentò alla Procura di Caltanissetta. Spiegò che quel biglietto l'aveva dato lui a un collega che l'aveva perso davanti al cratere di Capaci. << Era un appunto sulla riparazione di un cellulare NEC P300 che qualcuno dei miei uomini deve avere perso durante il sopralluogo>>
( Fonte: Biondo e Ranucci, Il Patto, Ed. Chiarelettere p. 273 )

Anni dopo venne rivelato che nel momento dell’esplosione un aereo sorvolava il cielo di Capaci, verosimilmente un Piper : “Si trattava di un aereo di piccole dimensioni, si torna sull’argomento e si citano alcuni fonti secondo le quali il Piper “passava e ripassava continuamente sopra lo svincolo dell’A29".
In seguito si azzardò un’ipotesi: chi premette il telecomando si sarebbe potuto trovare a bordo di quel piccolo aereo. Diversi testimoni lo videro e del Piper si persero le tracce, tutti i piani di volo degli aeroporti siciliani furono controllati, ma non risultò nulla, niente di niente”.
Ma come ricorda Limiti, esisteva uno scalo impossibile da controllare: quello di Kinisia, nei dintorni di Trapani. Il piccolo aeroporto di Kinisia, infatti, non esisteva ufficialmente anche se in realtà si è scoperto fosse stato utilizzato per diverse operazioni di Gladio. (S. Limiti, Doppio livello, Chiarelettere)

LA DOPPIA BOMBA – “A Capaci c’erano due bombe”. E’ ciò che ha dichiarato e sostiene il PM LucaTescaroli. Una collocata dalla mafia. L’altra sistemata per assicurare la grande esplosione che si è poi effettivamente verificata.
“La tesi del rafforzamento della carica con un innesto di esplosivo gelatinato per usi civili si basa sul rinvenimento di tracce di nitroglicerina che non fa parte di nessuna delle due componenti che costituiscono la carica”. Qualcuno, dunque, avrebbe rafforzato l’esplosivo che era già stato predisposto con altre sostanze. La nitroglicerina, infatti, ha una funzione di potenziante: ha un alto contenuto di energia e un’elevata velocità di detonazione. Insomma, da una parte una bomba preparata dalla mafia. Dall’altra un altro esplosivo aggiunto da qualcun altro. l’ipotesi è questa. Ma chi sarebbe questo qualcun altro?

Il Giudice Imposimato riteneva che la base Gladio di Trapani, denominata Centro Scorpione era attiva.
Giovanni Falcone indagava su Gladio in Sicilia sia incontrando il Giudice Garofalo di Trapani, sia attraverso indagini che lui faceva direttamente in Sicilia ed a Roma.
Che Gladio esistesse in Sicilia emerse da una lunga dichiarazione ai Giudici, resa dal Colonnello Paolo Fornaro che ebbe come suo collaboratore il maresciallo Vincenzo Li Causi. Fornaro raccontò che nel corso della ristrutturazione della VII divisione – Gladio SB- il colonnello Piacentini , succeduto nel 1987 alla guida di Gladio, apprese che era <<in corso un potenziamento della strutura SB in Sicilia>>, con una riconversione dei compiti SB in attività informativa a scopo di contrasto del traffico di armi, dell'immigrazione clandestina, e della criminalità organizzata lato sensu>> (Paolo Fornaro 27 maggio 1993 al Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani Luca Pistorelli ). Era prevista la << riconversione dei gladiatori già reclutati e ritenuti idonei per i nuovi compiti, ma anche il potenziamento della struttura non solo con l'ausilio di una rete di esterni, ma con il coinvolgimento di un maggior numero di professionisti.. attraverso colloqui avvenuti nel maggio 1987>>
Di estremo interesse è la partecipazione di Fornaro nel giugno 1986 su ordine del Gen. Paolo Inzerilli, a un programma di addestramento a Furbara tra Roma e Civitavecchia sui velivoli ultraleggeri , anche in forza del fatto che Fornaro era dotato di un brevetto di volo ed aveva una passione per il volo. Venivano usati i deltaplani a motore. I velivoli agivano dietro un aeroclub in Sicilia con qualche base istituita anche a Nepi vicino Viterbo. L'aereo in Trapani era ricoverato presso un garage in via Marino Torre 230.
L'aereo non volò più dopo che in agosto apparvero le notizie di Gladio. L'ultimo volo avvenne nel giugno 1990.

Eppure qualche giorno prima, il 23 maggio 1993, parlando con una giornalista della Stampa, Grignetti, il colonnello Fornaro era stato più temerario e prodigo di notizie Colonnello: <<lo stesso Falcone ha indagato su di noi. L'intera lista dei 622 gladiatori era memorizzata nel suo computer. Ma non appena la nostra organizzazione venne alla luce, il giudice venne a Roma, alla sede del Sismi, e chiese di vedere l'elenco. Non c'era ancora niente di pubblico, in quel momento. Era fine estate 1990, lo scandalo appena esploso, nessuno conosceva le dimensioni della struttura. E così Falcone passò una giornata, con i suoi collaboratori, a spulciare gli elenchi e fare controlli incrociati. Anche lui sospettava. Ma niente. Non c'era niente.»
Fonte: La stampa 23 maggio 1993.
In verità questa notizia non era nota: Falcone era andato a Roma a Forte Braschi. E di fronte alla domanda che Gladio doveva essere usata contro il pericolo di un'invasione da Est, appariva strana la presenza di undici gladiatori in Sicilia, Fornaro ammise «La nostra doveva essere un'organizzazione estesa su tutto il territorio nazionale. E ovviamente il grosso era reclutato a Nord Est, perché lì era il pericolo maggiore. Basta guardare la cartina con la dislocazione dei reparti e quella dei gladiatori. Sennonché questa visione, tutta sbilanciata verso l'Est, è diventata con il tempo superata. Obsoleta. Ci siamo accorti che il Sud era sguarnito.»

Però poi, nel 1987, puntate su Trapani. Quando ormai la minaccia sovietica non esisteva più. O lo Stato maggiore ci credeva ancora?
«Chiaro, Gladio com'era stata inventata non serviva più . A Mosca c'era Gorbaciov. Il pericolo era cessato. Però il Nord Africa ci preoccupava più di prima. E poi qualcuno pensò che una struttura come Gladio potesse essere utile contro la malavita organizzata. Cambiarono le direttive. So che una in particolare, del 1988, ordinava al servizio di collaborare con l'Alto commissariato antimafia di Domenico Sica. Fu scelta Trapani. Ma non solo. Anche a Lecce si doveva riattivare un centro. Si sarebbe chiamato Sagittario.»

Insomma, di fronte alla domanda se laldio << aveva due compiti. Spiare i libici e Cosa Nostra>> la risposta era stata positiva «Esatto. Tra l'altro avevamo il dubbio che le due cose si potessero intersecare. Che Cosa Nostra, come già fa in America, si mettesse ad organizzare l'immigrazione clandestina dai Paesi arabi, la quale magari subisce la spinta dell'integralismo islamico.»

E in pratica che cosa avete fatto?
«Poco o niente. Trovammo un informatore e lo segnalammo per l'eventuale utilizzo di Sica. Intanto avevo preparato una lista di possibili agenti e la diedi a Roma. E' la procedura: prima li si individua e poi si fa un'indagine. Passano sei mesi. Soltanto se l'indagine va bene, vengono contattati>>
«Mai. Non ho rivelato la mia vera attività a nessuno in Sicilia. Tantomeno a Palermo. Io dovevo lavorare a Trapani, dove avevamo visto che c'era una specialissima “pax mafiosa”. In un anno, appena sette scippi. Ma a venti chilometri di distanza era l'inferno. E poi troppe banche, troppe finanziarie. Mi lasci anche dire, troppe logge massoniche sospette con dentro magistrati e investigatori.»

Il 12 dicembre 1991 venne sentito dal sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani dr Franco Messina, il gladiatore, maresciallo Vincenzo Li Causi sul funzionamento della struttura Gladio in Sicilia . Egli disse di essere stato capo centro in un periodo caldo della strategia della tensione. Dal settembre 1987 all'aprile 1990 era stato capo del CAS , centro addestramento speciale, la cui sede in Trapani prendeva il nome di “Scorpione”, ed era in via Virgilio n 123 di Trapani.
Qui aveva un appartamento per uso lavoro. Egli non ebbe difficoltà a dire che il suo compito era di creare << une rete di esterni di CD gladiatori>>
Li Causi disse che la sua guida seguiva a quella del Colonnello Paolo Fornaro.
Li Causi ammise che la sua struttura disponeva di un aereo ultra leggero, un deltaplano a motore, pilotato dal Fornaro che aveva la <<base di decollo e atterraggio in Castelluzzo che era stata appianata a mezzo ruspa>> . Era una base che <<non interferiva per la sua locazione con il traffico aereo nel senso che non veniva captato dai radar in funzione agli aeroporti di Trapani e Palermo>> .
Ma Li Causi disse di non essere <<in grado di riferire lo scopo per cui il centro Scorpione disponesse di detto veivolo ( sic) »
Proseguendo Li Causi aggiunse che la sede di Trapani non era stata voluta da lui ma dal «direttore di Divisione Colonnello Luciano Piacentini».
C'era in programma , secondo le direttive impartite dal Piacentini, la necessità di formare delle reti ciascuna indipendente dall'altra>> Poi Li Causi ammise che << vi sarebbe stato NASCO ( deposito di armi ed esplosivi NATO nda) ovviamente non a conoscenza degli esterni e vi sarebbero state delle esercitazioni in loco, mentre gli addestramenti venivano fatti invece nelle basi di Alghero e a Cerveteri>> ( Li Causi Vincenzo al PM Messina 12 dicembre 1991 presso Procura di Trapani allegata ).
La circostanza rilevante è che l'esplosivo esistente nei NASCO era di tipo militare e di natura particolare; era il famoso T4, non reperibile in commercio, usato nelle stragi di Capaci e via D'Amelio, e, in tutte le altre stragi commesse in precedenza a partire da Piazza Fontana, come da mia (F. Imposimato) interpellanza del 2 maggio 1991 al Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, rimasta senza risposta.

I NASCO conosciuti erano 139 inizialmente dislocati in varie località di Italia. Ma di quelle che erano state indicate ufficialmente non faceva parte il NASCO di Trapani, rimasto occultato , anche se ne aveva parlato Li Causi al magistrato di Trapani.
Molti di essi rimasero ancora attivi dopo la rivelazione di Andreotti al Parlamento dell'agosto 1990 circa la esistenza di Gladio.
Nel gennaio 1992, mentre Cosa Nostra progettava la preparazione delle stragi di Capaci e via D'Amelio, il PM presso la Procura di Trapani, Franco Messina, apprese che il Colonnello Paolo Fornaro, residente a Pantelleria, era divenuto capo del Centro Scorpione di Gladio a Trapani, ove era andato insieme al maresciallo Li Causi , ed insieme fissarono la sede in via Virgilio a Trapani. << Il centro disponeva di due autovetture e di un aereo velivolo ultraleggero>>
Venne creata una associazione di volo che fungeva da copertura. Confermò che avevano trovato il <<terreno per l'atterraggio vicino Castelluzzo, zona che si prestava bene alla bisogna perché era coperta dalle montagne e non intralciava il traffico aereo >> << Tale velivolo - disse Fornaro - consente di volare eludendo il controllo dei radar >> Altra rivelazione fu che era andato ad addestrarsi << Fracasso Maurizio, agente della VII Divisione (Gladio) che per una settimana utilizzò il velivolo >>
Decreto archiviazione Giudice A Gamberoni 1 giugno 2000 in P Mondani e T Sorrentino Chi ha ucciso Pio La Torre Castelvecchi143).

A questo punto il provvedimento di Gamberoni aggiungeva <<L'aeromobile di cui aveva la disponibilità fu acquistato con fondi del Sismi e fu costituito un club di volo come copertura per il centro Scorpione. Successivamente l'ultraleggero fu trasformato in idrovolante ( le spese furono sostenute dal Sismi) e trasferito a Pantelleria, ove il Fornaro possedeva una casetta>>. A questo punto entrò in scena il Mar Vincenzo Li Causi , il quale << ha confermato il basso livello di operatività del Centro Scorpione durante i tre anni in cui fu attivo. La sua attività si concentrò essenzialmente nella selezione di nominativi per il reclutamento nell'organizzazione: in tre anni egli studiò la posizione di quindici soggetti e ne segnalò sette o otto>> ( Decreto archiviazione del Giudice A Gamberoni del 1 giugno 2000 in P Mondani e T Sorrentino Chi ha ucciso Pio La Torre Castelvecchi p.143)

Da segnalare che le cose dette da Li Causi erano particolarmente importanti , riferendosi a una attività apparente , priva di senso e una attività reale che aveva altri scopi inconfessabili. E fu per queste rivelazioni che Li Causi probabilmente venne ucciso. Tanto più che il velivolo ultraleggero sembra adattarsi perfettamente a quel piper apparso sui cieli di Capaci il 23 maggio 1992.
In verità il mar Li Causi fece dichiarazioni di eccezionale interesse il 28 giugno 1993 ai magistrati Luca Pistorelli sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani e Filippo Messana , sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala.

#giovannifalconecapaci
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Una delle piste investigative: Gladio ancora coperta da segreto militare.

A partire dallautunno  del   1989  o subito dopo, il  mafioso Francesco Di Carlo , ex capo mafia di Altofonte, detenuto nel carcere di Full Sutton di Londra per traffico di droga - condannato nel 1987 insieme a cinque complici per aver importato in Inghilterra eroina e cannabis per un valore di 78 milioni di sterline pari a 180 miliardi di lire dellepoca -  raccontò ai magistrati palermitani  di avere ricevuto diverse visite di agenti dei servizi italiani e stranieri.
La prima visita avvenne dopo lattentato dellAddaura del giugno 1989.   Raccontò Di Carlo che agenti segreti  si erano detti  interessati alla  eliminazione di  Falcone. 
Alcuni  agenti parlavano in italiano con accento inglese. E chiesero il nome di un esperto in esplosivi da usare contro Falcone. Di Carlo li aveva indirizzati al cugino Nino Gioè, amico di Pietro Rampulla e confidente  del generale  Giuseppe Santovito, capo del SISMI. 
( Fonte: F. Imposimato, La Repubblica delle stragi impunite Ed . Newton Compton ).
Di Carlo fece il nome di Arnaldo la Barbera, uomo dei servizi segreti e capo della Squadra  Mobile di Palermo, colui che sarebbe stato lartefice della falsa pista del pentito Vincenzo Scarantino nelle varie inchieste giudiziarie sviluppate sulla strage  di via DAmelio, per la prima volta nel 2014.
Probabilmente un Fiat Ducato, circondato da sei persone, operai che erano nel luogo esatto che sarebbe diventato terreno di strage, viene notato dallingegner Francesco Naselli Flores, cognato di Carlo Alberto Dalla Chiesa, che passa dallo svincolo per Capaci intorno alle ore 12 del 22 maggio. Flores parla di alcune persone che “stendevano cavi”. Le indagini avevano già all’epoca appurato che nessun’azienda aveva ordinato di svolgere lavori nella zona. Eppure quella pista viene abbandonata e il furgone bianco scompare dal luogo della strage: perché? Chi sono quei sei uomini che “stendono cavi”? E cosa facevano veramente?
Tre giorni dopo la strage di Capaci, nel punto in cui erano  appostati  Giovanni Brusca e i complici, venne trovato un biglietto, > sul biglietto era indicato il cellulare  0337/806133.  Il numero era  in uso a .
Il GUS  era una sigla che significava . Narracci era  vicecapo  della struttura informativa di Palermo e  lavorava con Bruno Contrada sia a Roma che a Palermo. Il GUS aveva sede in Via in Selci, alle spalle del SID e di fronte al Nucleo Operativo dei carabinieri. 
Lipotesi di una convergenza di interessi di settori deviati dei servizi segreti – scrisse il PM LucaTescaroli nella requisitoria sulla strage di Capaci -  viene corroborata dal rinvenimento di questo bigliettino. Quando da chi e per quale motivo è stato fatto trovare in quel sito? >>
Anni dopo , il responsabile del SISDE di Palermo si presentò alla Procura di Caltanissetta. Spiegò che quel biglietto laveva dato lui a un collega che laveva perso davanti al cratere di Capaci. > 
( Fonte: Biondo e Ranucci, Il Patto, Ed. Chiarelettere p. 273 )

Anni dopo venne rivelato che nel momento dell’esplosione un aereo sorvolava il cielo di Capaci, verosimilmente un Piper : “Si trattava di un aereo di piccole dimensioni, si torna sull’argomento e si citano alcuni fonti secondo le quali il Piper “passava e ripassava continuamente sopra lo svincolo dell’A29. 
In seguito si azzardò un’ipotesi: chi premette il telecomando si sarebbe potuto trovare a bordo di quel piccolo aereo. Diversi testimoni lo videro e del Piper si persero le tracce, tutti i piani di volo degli aeroporti siciliani furono controllati, ma non risultò nulla, niente di niente”.
Ma come ricorda Limiti, esisteva uno scalo impossibile da controllare: quello di Kinisia, nei dintorni di Trapani. Il piccolo aeroporto di Kinisia, infatti, non esisteva ufficialmente anche se in realtà si è scoperto fosse stato utilizzato per diverse operazioni di Gladio. (S. Limiti, Doppio livello, Chiarelettere)

LA DOPPIA BOMBA – “A Capaci c’erano due bombe”. E’ ciò che ha dichiarato e sostiene il PM LucaTescaroli. Una collocata dalla mafia. L’altra sistemata per assicurare la grande esplosione che si è poi effettivamente verificata. 
“La tesi del rafforzamento della carica con un innesto di esplosivo gelatinato per usi civili si basa sul rinvenimento di tracce di nitroglicerina che non fa parte di nessuna delle due componenti che costituiscono la carica”. Qualcuno, dunque, avrebbe rafforzato l’esplosivo che era già stato predisposto con altre sostanze. La nitroglicerina, infatti, ha una funzione di potenziante: ha un alto contenuto di energia e un’elevata velocità di detonazione. Insomma, da una parte una bomba preparata dalla mafia. Dall’altra un altro esplosivo aggiunto da qualcun altro. l’ipotesi è questa. Ma chi sarebbe questo qualcun altro?

Il Giudice Imposimato riteneva che la base Gladio di Trapani, denominata Centro Scorpione era attiva.
Giovanni  Falcone indagava su Gladio in Sicilia sia incontrando il Giudice Garofalo di Trapani, sia attraverso indagini che lui faceva direttamente in Sicilia ed a Roma.   
Che Gladio esistesse in Sicilia emerse da una lunga dichiarazione ai Giudici,  resa dal Colonnello Paolo Fornaro che ebbe come suo collaboratore il maresciallo  Vincenzo Li Causi. Fornaro raccontò che nel corso della ristrutturazione della VII divisione – Gladio SB- il  colonnello Piacentini , succeduto nel 1987 alla guida di Gladio, apprese che era , con una riconversione dei compiti SB in attività informativa a scopo di contrasto del traffico di armi, dellimmigrazione clandestina, e della criminalità organizzata lato sensu>> (Paolo Fornaro 27 maggio 1993 al Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani  Luca Pistorelli  ). Era prevista la >  
Di estremo interesse è la partecipazione di  Fornaro nel giugno 1986 su ordine del Gen. Paolo Inzerilli, a un programma di addestramento a Furbara tra Roma e Civitavecchia sui velivoli ultraleggeri , anche in forza del fatto che Fornaro era dotato di un brevetto di volo ed aveva una passione per il volo. Venivano usati i deltaplani  a motore. I velivoli agivano dietro un aeroclub  in Sicilia con  qualche base istituita anche a Nepi vicino Viterbo. Laereo  in Trapani era ricoverato presso un garage in via Marino Torre 230. 
Laereo non volò  più dopo che in agosto apparvero le notizie di Gladio. Lultimo volo avvenne nel giugno 1990.

Eppure qualche giorno prima, il 23 maggio 1993,  parlando con una giornalista della Stampa, Grignetti,  il colonnello Fornaro era stato più temerario  e  prodigo di notizie Colonnello: >
«Mai. Non ho rivelato la mia vera attività a nessuno in Sicilia. Tantomeno a Palermo. Io dovevo lavorare a Trapani, dove avevamo visto che cera una specialissima “pax mafiosa”. In un anno, appena sette scippi. Ma a venti chilometri di distanza era linferno. E poi troppe banche, troppe finanziarie. Mi lasci anche dire, troppe logge massoniche sospette con dentro magistrati e investigatori.»

Il 12 dicembre 1991 venne sentito dal sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani  dr Franco Messina, il gladiatore, maresciallo Vincenzo Li Causi sul funzionamento della struttura Gladio in Sicilia . Egli disse  di essere stato capo centro in un periodo caldo della strategia della tensione. Dal settembre 1987 allaprile 1990 era stato capo del CAS , centro addestramento speciale, la cui sede in Trapani prendeva il nome di “Scorpione”, ed era in via Virgilio  n 123 di Trapani.
Qui aveva un appartamento per uso lavoro. Egli non ebbe difficoltà a dire che il suo compito era di creare >
Li Causi disse che la sua  guida seguiva a quella  del Colonnello Paolo Fornaro.
Li Causi ammise che la sua struttura disponeva di un aereo ultra leggero, un deltaplano a motore, pilotato dal Fornaro che aveva la  . Era una base che   .
Ma Li Causi disse di non essere  Poi Li Causi ammise  che > ( Li Causi Vincenzo al PM Messina 12 dicembre 1991 presso Procura di  Trapani allegata ).  
La circostanza rilevante è che lesplosivo esistente nei NASCO era di tipo militare  e di  natura particolare; era il famoso T4, non reperibile in commercio, usato  nelle stragi di Capaci e via DAmelio, e, in tutte le altre stragi commesse in precedenza  a partire da Piazza Fontana, come da mia  (F. Imposimato) interpellanza del 2 maggio 1991 al Presidente del Consiglio Giulio Andreotti,  rimasta senza risposta. 

I NASCO conosciuti erano  139 inizialmente dislocati in varie località  di Italia. Ma di quelle che erano state indicate  ufficialmente  non faceva parte il NASCO di Trapani, rimasto occultato  , anche se  ne aveva parlato Li Causi al magistrato di Trapani. 
Molti di essi  rimasero  ancora attivi dopo la rivelazione di Andreotti al Parlamento dellagosto 1990 circa la esistenza di Gladio.
Nel gennaio 1992, mentre Cosa Nostra progettava la preparazione delle stragi di Capaci e via DAmelio,  il PM presso la  Procura di Trapani, Franco Messina,  apprese  che il Colonnello Paolo Fornaro, residente a Pantelleria,  era divenuto capo del Centro Scorpione di Gladio a Trapani, ove era andato  insieme al maresciallo Li Causi , ed insieme fissarono la sede in via Virgilio a Trapani. > 
Venne creata una associazione di volo che fungeva da copertura. Confermò che avevano trovato il   >  Altra rivelazione fu che era andato ad addestrarsi  >
Decreto archiviazione Giudice A Gamberoni 1 giugno  2000 in P Mondani e T Sorrentino Chi ha ucciso Pio La Torre Castelvecchi143).

A questo punto il provvedimento di Gamberoni aggiungeva .  A questo punto entrò in scena il Mar Vincenzo  Li Causi , il quale > ( Decreto archiviazione del Giudice A Gamberoni del 1 giugno  2000 in P Mondani e T Sorrentino Chi ha ucciso Pio La Torre Castelvecchi  p.143)

Da segnalare che le cose dette da Li Causi erano particolarmente importanti , riferendosi a una attività apparente , priva di senso e una attività reale  che aveva altri scopi inconfessabili. E fu per queste rivelazioni che Li Causi probabilmente  venne ucciso. Tanto più che il velivolo ultraleggero sembra adattarsi perfettamente a quel piper apparso sui cieli di Capaci il 23 maggio 1992.
In verità il mar Li Causi fece dichiarazioni di eccezionale interesse il 28 giugno 1993  ai magistrati  Luca Pistorelli  sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani  e Filippo Messana , sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala.

#giovannifalconecapaci

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PURTROPPO CARO GIUDICE SEI STATO PRESO IN GIRO DA COLORO CHE AVEVI TANTO FIDUCIA

I'm startled that NATO is a cover for this kind of activity.

Abbiamo fatto la fine di Falcone e borsellino, TRADITI dagli stessi amici

Informazioni importanti . Grazie

Il 5 STELLE ci ha traditi

Sì chiama " criminalità organizzata" non a caso

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3 months ago

Ferdinando Imposimato

Nell'aprile 1993 , il Giudice Ferdinando Imposimato, intervenne in maniera netta e decisa, in Commissione Parlamentare Antimafia, al fine di scuotere i protagonisti politici, colpevoli, a suo avviso, di esser stati distratti proprio sulle gravi stragi del 1992.
In effetti, l'ex Giudice Istruttore aveva materiale documentato a sufficienza per attivare tale richiesta, ed aveva messo ogni energia professionale al servizio di codesta relazione finale antimafia.
#FerdinandoImposimato #liciogelliandreottimichelesindona #commissioneantimafia1993
#giovannifalcone #PaoloBorsellino
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Nellaprile 1993 , il Giudice Ferdinando Imposimato, intervenne in maniera netta e decisa, in Commissione Parlamentare Antimafia,  al fine di scuotere i protagonisti politici, colpevoli, a suo avviso, di esser stati distratti proprio sulle gravi stragi del 1992.
In effetti, lex Giudice Istruttore aveva materiale documentato a sufficienza per attivare tale richiesta, ed aveva messo ogni energia professionale al servizio di codesta relazione finale antimafia.
#ferdinandoimposimato #liciogelliandreottimichelesindona #commissioneantimafia1993
#giovannifalcone #paoloborsellino

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Magistrato Ferdinando Imposimato, ti parlo, perché so che tu comunichi, per interposta persona,la tua amata moglie Oggi il TG3 ha dato una notizia, che mi ha fatto sobbalzare sul divano Un pentito di mafia, ha testimoniato, che a mettere il titolo, e ad attivarlo,sotto il ponte, e' stato un ex poliziotto Non ci posso credere...

Quanto manca, davvero immensamente, uno di quegli umani che non dovrebbero morire mai

4 months ago

Ferdinando Imposimato

IL CONFLITTO DI INTERESSI
Il #conflittodiinteressi che investe la essenza stessa della #democrazia è quello che è consistito per anni nella presenza in Parlamento di un ex Presidente del Consiglio che deteneva e detiene tre TV private con cui informa a suo modo ogni giorno i cittadini su ogni affare pubblico e privato che lo riguarda, circostanza che gli concede enormi vantaggi nelle competizioni elettorali. Questo scempio è stato possibile grazie all'inerzia dolosa dei governi di centro sinistra . Il permanere del conflitto di interessi viola il principio costituzionale della uguaglianza di tutti i cittadini nell'accesso alle cariche elettive : Camera, Senato, Regioni, provincie e comuni , stabilito dagli artt. 3 e 51 della Costituzione, perché democrazia vuol dire competizione alla pari tra i partecipanti alla contesa elettorale.
Ci sono giovani , donne e lavoratori che, per qualità e ingegno, potrebbero dare in Parlamento e nel Governo, un contributo fondamentale alla soluzione della crisi gravissima in cui versa il Paese, attuando il principio di eguaglianza nella sopportazione dei sacrifici. E, invece, essi sono emarginati perché nessuno conosce le loro capacità.

Il declino della democrazia italiana nel #principiodieguaglianza si verificò nel 1994 con la mancata applicazione della legge sulla ineleggibilità di un soggetto, titolare di più concessioni televisive. L'errore fu di ignorare, a dispetto dei richiami di talune delle coscienze più sensibili - come Paolo Sylos Labini, Giorgio Bocca , Vito Laterza e Giovanni Sartori - l'esistenza del decreto presidenziale 30 marzo 1957 n. 361 che all'articolo 10 contempla il caso di chi è titolare di una o più concessioni: “Non sono eleggibili coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private, risultino vincolati con lo Stato per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica...”.
Il titolare effettivo delle concessioni , per eludere la legge, intestò a prestanomi di comodo le TV di sua proprietà che egli continuò però a gestire in proprio. Senonché quando il titolare di queste reti TV fu eletto in Parlamento, la Giunta delle Elezioni concluse per la sua eleggibilità, e, questo per volontà di Massimo D'Alema, il leader dell'allora Partito Democratico della Sinistra (P.D.S.).
Il professore Giovanni Sartori aveva ammonito, quando la giunta delle elezioni fu chiamata a decidere : << io mi rifiuto di giocare a scacchi contro qualcuno che ha due regine perché così lui vince sempre ed io perdo sempre >>.
E questo per la semplice ragione che il 75 % degli italiani forma il proprio convincimento in base alle notizie spesso distorte della TV e non in base al merito delle persone in competizione. Se questa regola della eguaglianza delle condizioni di partenza tra tutti i cittadini, i più abbienti e i meno abbienti, non è rispettata, c'è una minaccia continua per il sistema democratico. Eppure ci sono ancora coloro che sostengono che il problema del conflitto di interessi non riguarda il nostro Paese.
Ma in realtà il problema intacca la sopravvivenza della democrazia. Con un soggetto che in TV propone se stesso o i suoi sodali politici che condividono la sua strategia, il popolo elegge e premia chi si vede in TV e non le persone che purtroppo hanno minore visibilità.

Si tratta di una questione essenziale, cruciale per la democrazia, per evitare gli errori del passato, che va risolta alla radice, impedendo per il futuro il controllo e la gestione diretta o indiretta delle TV di chi siede in Parlamento, con una auspicata modifica della legge del 1957.
Occorre ribadire per legge che la ineleggibilità, cioè la impossibilità di essere eletti, vige anche nei confronti di coloro che esercitino la concessione delle TV in modo indiretto, cioè attraverso amici e parenti, e che quindi si pone, grazie al controllo dei mass media più potenti, in una posizione di esasperato vantaggio.

Il problema del conflitto di interessi comunque inquina molti altri settori della vita pubblica e privata. Il conflitto di interessi può definirsi come la situazione apparentemente “legale” in cui viene a trovarsi un governante , un amministratore , un banchiere, un politico o un giudice, che anziché salvaguardare l’interesse pubblico nella sua attività istituzionale, cura il suo interesse privato o quello di amici e prestanomi nei vari campi in cui opera. Il vantaggio può essere di natura politica o economica o professionale, in violazione del principio secondo cui ciascuno dovrebbe emergere per i propri meriti, e, non per sponsorizzazioni che esaltino virtù inesistenti. Esso contrasta inoltre con l’articolo 97 della Costituzione che impone alla Pubblica Amministrazione di rispettare i principi del buon andamento e dell’imparzialità nella gestione della cosa pubblica. Il conflitto d'interesse infrange codici deontologici. Ma spesso non comporta la trasgressione del codice penale, per cui riesce a dilagare impunemente.

Oggi il conflitto di interessi è divenuto anche il principale strumento di corruzione.

Il caso più clamoroso di conflitto di interessi conosciuto al pubblico, di natura politica, ha riguardato certamente l'ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Che quale imprenditore e amico di imprenditori, ha promosso o fatto sostenere leggi che favorivano a) i suoi interessi patrimoniali – vedi leggi sul falso in bilancio, sulla esportazione di capitali e sul condono agli evasori; gli interessi giudiziari propri e di amici , come la legge ex Cirielli ; ma, b) anche interessi politici, come le leggi che alterano la par condicio nell’uso dei mezzi di informazione, soprattutto TV pubbliche e private, condizione indispensabile per una corretta informazione.

A ricordare questa grave anomalia, unica nelle democrazie occidentali, fu la stampa europea di ogni colore: dal Times, simbolo dei conservatori inglesi, a Le Monde, l’Herald Tribune, El Pais, Der Spiegel non sospettabili di faziosità.

Il Financial Times parlò delle grandi infrastrutture tra cui la #TAV. A tutto questo occorre aggiungere un dato inquietante che riguarda il record che detiene l’Italia nelle violazioni di direttive europee in materia di appalti per le grandi opere pubbliche, che approfondiremo in seguito anche con lo sviluppo di alcuni rimedi già ritenuti idonei e formulati in questi ultimi anni dal Giudice Ferdinando Imposimato II , che presumibilmente potrebbero essere d'ausilio al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
Anna Maria Giorgione

#ministrogiustiziaalfonsobonafede #ferdinandoimposimato
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IL CONFLITTO DI INTERESSI 
Il #conflittodiinteressi  che investe la essenza stessa della #democrazia è quello che è consistito  per anni nella  presenza in Parlamento di un ex Presidente del Consiglio  che deteneva  e detiene tre TV private con cui informa a suo modo ogni giorno i cittadini su ogni affare pubblico e privato che lo riguarda,  circostanza che gli concede enormi vantaggi  nelle competizioni elettorali. Questo scempio è stato possibile grazie  allinerzia dolosa dei governi di centro sinistra .  Il permanere del conflitto di interessi  viola  il principio costituzionale  della uguaglianza di tutti i cittadini nellaccesso alle cariche elettive : Camera, Senato, Regioni,  provincie e comuni , stabilito dagli artt. 3 e 51  della Costituzione, perché democrazia vuol dire competizione alla pari tra i partecipanti alla contesa elettorale. 
Ci sono giovani , donne e lavoratori che, per qualità e  ingegno,  potrebbero dare in Parlamento e nel Governo,  un contributo fondamentale alla soluzione della crisi gravissima in cui versa il Paese, attuando  il principio di eguaglianza  nella sopportazione dei sacrifici.  E, invece,  essi sono emarginati perché nessuno conosce le loro capacità. 

Il declino della democrazia italiana nel #principiodieguaglianza  si verificò nel 1994 con la mancata applicazione della legge sulla ineleggibilità di  un soggetto, titolare di più concessioni televisive. Lerrore fu  di ignorare, a dispetto dei richiami di talune delle coscienze più sensibili - come Paolo Sylos Labini, Giorgio Bocca , Vito Laterza e Giovanni Sartori - lesistenza del decreto presidenziale 30 marzo 1957 n. 361 che allarticolo 10 contempla  il caso  di chi è titolare di una o più concessioni: “Non sono eleggibili coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private, risultino vincolati con lo Stato per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica...”. 
Il titolare effettivo delle concessioni  , per eludere la legge, intestò a prestanomi di comodo le TV di sua proprietà che egli continuò però a gestire  in proprio.  Senonché quando  il titolare di queste  reti TV fu eletto  in Parlamento, la Giunta delle Elezioni concluse per la sua eleggibilità, e, questo per volontà di Massimo DAlema, il  leader dellallora  Partito Democratico della Sinistra (P.D.S.).
Il professore Giovanni Sartori aveva ammonito, quando la giunta delle elezioni fu chiamata a decidere : >.  
E questo per la semplice ragione che il 75 % degli italiani   forma il proprio convincimento in base alle notizie  spesso  distorte della TV e non in base al merito delle persone in competizione. Se questa regola della eguaglianza delle condizioni di partenza tra tutti i cittadini, i più abbienti e i meno abbienti, non è rispettata,  cè una minaccia continua  per il sistema democratico. Eppure ci sono ancora coloro che sostengono che il problema  del conflitto di interessi non riguarda il nostro Paese. 
Ma in realtà il problema intacca la sopravvivenza della democrazia. Con un soggetto che in TV   propone se stesso o i suoi sodali politici che condividono la sua strategia, il popolo elegge e premia  chi si vede in TV e non le persone che purtroppo hanno minore visibilità.   

Si tratta di una questione essenziale, cruciale per la democrazia, per evitare gli errori del passato, che va risolta alla radice, impedendo per il futuro il controllo e la gestione diretta o indiretta delle TV di chi siede in Parlamento, con una auspicata modifica della legge del 1957. 
Occorre  ribadire per legge che la ineleggibilità, cioè la impossibilità di essere eletti,  vige anche nei confronti di coloro che esercitino la  concessione  delle   TV   in modo indiretto, cioè attraverso amici e parenti, e che quindi si pone, grazie al controllo dei mass media più potenti, in una posizione di esasperato vantaggio. 

Il problema del conflitto di interessi comunque inquina molti altri settori della vita pubblica e privata.  Il conflitto di interessi   può definirsi come   la situazione  apparentemente “legale” in cui viene a trovarsi un governante , un amministratore ,  un banchiere, un politico o un giudice, che anziché salvaguardare l’interesse pubblico nella sua attività istituzionale, cura il suo interesse privato o quello di amici e prestanomi nei vari campi in cui opera. Il vantaggio può essere di natura politica o economica o professionale, in violazione del principio secondo cui ciascuno dovrebbe emergere per i propri meriti, e, non per sponsorizzazioni che esaltino virtù inesistenti. Esso contrasta inoltre con l’articolo 97 della Costituzione che impone alla Pubblica Amministrazione di  rispettare  i principi del buon andamento e  dell’imparzialità nella gestione della cosa pubblica. Il conflitto dinteresse infrange codici deontologici. Ma spesso non comporta la trasgressione del codice penale, per cui riesce a dilagare impunemente.

Oggi il conflitto di interessi  è divenuto anche   il principale  strumento di  corruzione. 

Il caso più clamoroso di conflitto di interessi conosciuto al pubblico, di natura politica, ha riguardato certamente lex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Che  quale imprenditore e amico di imprenditori, ha promosso o fatto sostenere leggi che favorivano a) i suoi interessi patrimoniali  – vedi leggi sul falso in bilancio, sulla esportazione di capitali e sul condono agli evasori;  gli interessi giudiziari   propri  e di amici , come  la legge ex Cirielli ; ma,   b) anche interessi  politici, come le leggi  che alterano la par condicio nell’uso dei mezzi di informazione, soprattutto TV pubbliche e private, condizione indispensabile per una corretta informazione. 

A ricordare questa  grave  anomalia, unica nelle democrazie occidentali,   fu  la stampa europea di ogni colore: dal Times, simbolo dei conservatori inglesi, a  Le Monde, l’Herald Tribune, El Pais,  Der Spiegel non sospettabili di  faziosità.  

Il  Financial Times parlò delle grandi infrastrutture tra cui la #TAV. A tutto questo occorre aggiungere un dato inquietante che riguarda il record che detiene l’Italia nelle violazioni di direttive europee in materia di appalti per le grandi opere pubbliche, che approfondiremo in seguito anche con lo sviluppo di alcuni rimedi già ritenuti idonei e formulati in questi ultimi anni dal Giudice Ferdinando Imposimato II , che presumibilmente potrebbero essere dausilio al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
Anna Maria Giorgione

#ministrogiustiziaalfonsobonafede #ferdinandoimposimato

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Guardare la pagliuzza quando c'e' un travo nell'occhio, il travo e' il conflitto di interessi di Orweelliana memoria della Casaleggio€Associati !!! www.linkiesta.it/it/article/2019/07/03/legge-conflitto-interessi-cinquestelle-casaleggio/42737/amp/

..c'è chi li chiama conflitti d'interesse..e chi li definisce garanzie di qualità..in fondo in questo paese la giustizia è un'opinione come anche l'onestà..e l'unica fortuna che hanno questi politicanti è che di base questo popolo è fatto principalmente da opportunisti e ruffiani..anche perché lo stesso partito degli onesti..quando si tratta di sbattere in faccia i non pochi imbarazzanti conflitti d'interesse che da sempre ci sono nel mondo dei FINANZIAMENTI EUROPEI in AGRICOLTURA... Hanno non solo riportato mezze verità in quinta pagina ma hanno anche ricordato le SCADENZE dei contratti non a caso stanno sempre tutti la..a svuota' le casse e a sistema amici compari e servi..a beneficio chissà di chi..non a caso li hanno sistemati ancora MEJO.....Perché era presto e si doveva forma la nuova classe politica

Ho smesso di leggere le stronzate scritte dopo 5 o 4 righe! Meglio lui che voi

Grandissimo Presidente.

H

Caro Imposimato purtroppo il 5 STELLE SI È DIMENTICATO

Uno dei motivi per cui i PDS-DS-PD il mio voto non lo vedranno mai più

Grazie a Ferdinando Imposimato, noi abbiamo bisogno di essere correttamente informati, questo però è quanto avvenuto 25 anni fa. Quanto sta avvenendo oggi attraverso le prerogative di quanto consentito dalla tecnologia è invece del tutto occultato al popolo ignaro, ed è questa una grave emergenza informativa. Non c'è nei fatti Democrazia se il popolo non è correttamente informato, aggi il popolo attraveso una occulta sanguinaria censura è diviso in fazioni senza capire neiente di quanto viene progettato sulle proprie teste e quelle dei propri figli e nipoti. Per desecretare segreti di Stato francamente Mafiosi che hanno impedito l'accertamento della verità relativa a gravissimi crimini di Stato dobbiamo aspettare 50 anni senza pervenire a verità, ma quanto oggi accade non è meno grave di allora e tuttavia nessuno si accorge di niente, perchè il male si è impossessato dei mezzi tecnici che gli consentono l'invisibilità e tutti quelli che sanno tacciono.

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4 months ago

Ferdinando Imposimato

Avanti con le indagini per Ilaria Alpi volte ad accertare la verità sui moventi

Ci complimentiamo con il G.I.P. di Roma Andrea Fanelli che ha rigettato la richiesta di archiviazione avanzata dal pm della Capitale dell'indagine relativa all'omicidio della giornalista #IlariaAlpi e dell'operatore #MiranHrovatin, avvenuto il 20 marzo del #1994 a #Mogadiscio, in Somalia, disponendo altri sei mesi di indagini.
"In una vicenda segnata da tanti lati oscuri e financo da errori giudiziari - scrive il Gip - l'approfondimento, condotto senza riserve, degli ulteriori temi di indagine appare essenziale al fine di cercare di dare una risposta alla domanda di giustizia attesa ormai da 25 anni dai familiari delle persone offese e da tutti i cittadini interessati a conoscere la verità". #errorigiudiziari

"L'attività di indagine deve essere completa, esauriente ed approfondita tanto più in relazione a vicende come questa, assai complesse costellati di episodi quantomeno singolari se non addirittura dolosi, che hanno reso assai più arduo l'accertamento della verità dei fatti", si legge ancora nel documento. Il giudice, accogliendo in buona parte le istanze presentate dalle parti offese. Si tratta della seconda volta che la richiesta di archiviazione viene respinta dal gip della Capitale che, in questo caso, ha disposto che venga ascoltato il direttore dell'Aisi al fine di verificare la "persistenza del segreto" sull'identità dell'informatore di cui si fa riferimento in una nota del Sisde del 1997.

Il giudice, inoltre, ha chiesto alla procura accertamenti in relazione al ritardo con cui è stata trasmessa, nell'aprile del 2018, da Firenze la trascrizione di una intercettazione tra due cittadini somali in cui i due parlando di quanto avvenuto a Mogadiscio affermano che Ilaria "è stata uccisa dagli italiani". Infine, ha disposto di acquisire atti relativi al fascicolo di indagine sulla morte del giornalista #MauroRostagno, ucciso dalla mafia nel 1988.

Proprio il giornalista Mauro Rostagno il 25 febbraio 1988 rese dichiarazioni su un presunto traffico di armi (verbale s.i.t.), vi offriamo un passo interessante contenuto nella sentenza n.2/2014 di primo grado del Tribunale di Trapani del 2014 : 《 In relazione al tema del traffico di droga e armi come oggetto specifico di attenzione e interessamento da parte del Rostagno in rubriche di approfondimento su RTC, ma anche in vista di inchieste giornalistiche infierì, la Corte, ritenendolo assolutamente necessario ai fini della decisione, disponeva acquisirsi, a cura della cancelleria, la sentenza emessa dal Tribunale di Marsala in relazione al sequestro di un carico di #droga trasportato dal #cargoFidelius, il cui dibattimento è iniziato nel gennaio 1988, come risulta dall’intervista rilasciata a Rostagno dal dott. Paolo Borsellino in data 25.1.1988 (DVD n. 11 produzione delTAvv. Lanfranca); unitamente alla sentenza, veniva altresì disposta l’acquisizione degli atti (irripetibili) relativi al predetto sequestro. La Corte onerava, inoltre il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Trapani di fornire informazioni sulle indagini che portarono al clamoroso sequestro citato nell’intervista predetta e a loro eventuali sviluppi successivi, nonché informazioni sull’armatore e sulle società collegate. Nel quadro delle inchieste giornalistiche condotte dal Rostagno nell’ambito del #trafficodiarmi 》
e dalla fonte giornalistica de la Sicilia.it del 25/09/2018 《 Come i processi hanno stabilito, Rostagno era impegnato in una attività giornalistica che aveva acceso i riflettori sui traffici di Cosa nostra, sui suoi intrecci con i poteri occulti e sulla sua penetrazione nella pubblica amministrazione. Con i suoi interventi dagli schermi di Rtc, il giornalista era diventato una «camurria», un rompiscatole. Questo era stato il giudizio indispettito di Francesco Messina Denaro, il padre del superlatitante Matteo che a quel tempo governava il vertice di Cosa nostra a Trapani.
Con i suoi servizi Rostagno aveva svelato il volto nuovo della mafia in una città avvolta nelle trame di un’ organizzazione diventata moderna e dinamica, collegata con la massoneria deviata e in grado di controllare le grandi scelte amministrative e il giro degli appalti.
#Mafia, dunque, ma #nonsolomafia.》

Contro l'archiviazione si erano espressi i familiari della giornalista oltre Fnsi, Usigrai e Ordine dei giornalisti difesi dall'avvocato, Giulio Vasaturo. "Quello che ci fa piacere è che il grido di Giorgio e Luciana Alpi, il papà e la mamma di Ilaria che purtroppo non ci sono più, sia stato raccolto anche dai magistrati che con senso di responsabilità non hanno archiviato l'inchiesta" hanno commentato all'agenzia Agi Beppe Giulietti, il segretario nazionale di Usigrai, Vittorio di Trapani e il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lo Russo.

Nel ricordo di Ilaria Alpi , giornalista più che coraggiosa, perché pur conoscendo l'altissimo pericolo che correva non ha esitato a curare approfondimenti e raccogliere informazioni, ci auguriamo che finalmente sia messa in risalto la giusta e doverosa acquisizione di tutti quegli atti che possano portare ad una inchiesta risolutiva, dell'omicidio di un altro bravo e coraggioso giornalista come Mauro Rostagno a quello di un militare in servizio proprio a Mogadiscio, Vincenzo Li Causi. Circostanze sospette che devono essere approfondite attraverso la desecretazione dei fascicoli militari.

Ringraziamo tutti coloro si attiveranno poiché il Giudice Ferdinando Imposimato teneva moltissimo a questa inchiesta e a rendere giustizia ad Ilaria Alpi ed il collega Hrovratin, nonché stimava ed apprezzava il grande lavoro di Mauro Rostagno . La segreteria del Giudice F.I.
#errorigiudiziarirostagnoalpi #omicidiorostagnoalpielementicomuni
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Avanti con le indagini per Ilaria Alpi volte ad accertare la verità sui moventi 

Ci complimentiamo con il G.I.P.  di Roma Andrea Fanelli  che ha rigettato la richiesta di archiviazione avanzata dal pm della Capitale dellindagine relativa allomicidio della giornalista #IlariaAlpi e delloperatore #MiranHrovatin, avvenuto il 20 marzo del #1994 a #Mogadiscio, in Somalia, disponendo altri sei mesi di indagini. 
In una vicenda segnata da tanti lati oscuri e financo da errori giudiziari - scrive il Gip - lapprofondimento, condotto senza riserve, degli ulteriori temi di indagine appare essenziale al fine di cercare di dare una risposta alla domanda di giustizia attesa ormai da 25 anni dai familiari delle persone offese e da tutti i cittadini interessati a conoscere la verità.   #errorigiudiziari

Lattività di indagine deve essere completa, esauriente ed approfondita tanto più in relazione a vicende come questa, assai complesse costellati di episodi quantomeno singolari se non addirittura dolosi, che hanno reso assai più arduo laccertamento della verità dei fatti, si legge ancora nel documento. Il giudice, accogliendo in buona parte le istanze presentate dalle parti offese. Si tratta della seconda volta che la richiesta di archiviazione viene respinta dal gip della Capitale che, in questo caso, ha disposto che venga ascoltato il direttore dellAisi al fine di verificare la persistenza del segreto sullidentità dellinformatore di cui si fa riferimento in una nota del Sisde del 1997. 

Il giudice, inoltre, ha chiesto alla procura accertamenti in relazione al ritardo con cui è stata trasmessa, nellaprile del 2018, da Firenze la trascrizione di una intercettazione tra due cittadini somali in cui i due parlando di quanto avvenuto a Mogadiscio affermano che Ilaria è stata uccisa dagli italiani. Infine, ha disposto di acquisire atti relativi al fascicolo di indagine sulla morte del giornalista #MauroRostagno, ucciso dalla mafia nel 1988.

Proprio il giornalista Mauro Rostagno il 25 febbraio 1988 rese dichiarazioni su un presunto traffico di armi (verbale s.i.t.), vi offriamo un passo interessante contenuto nella sentenza n.2/2014 di primo grado del Tribunale di Trapani del 2014 : 《 In relazione al tema del traffico di droga e armi come oggetto specifico di attenzione e interessamento da parte del Rostagno in rubriche di  approfondimento su RTC, ma anche in vista di inchieste giornalistiche infierì, la Corte, ritenendolo assolutamente necessario ai fini della decisione, disponeva  acquisirsi, a cura della cancelleria, la sentenza emessa dal Tribunale di Marsala  in relazione al sequestro di un carico di #droga trasportato dal #cargoFidelius, il  cui dibattimento è iniziato nel gennaio 1988, come risulta dall’intervista  rilasciata a Rostagno dal dott. Paolo Borsellino in data 25.1.1988 (DVD n. 11  produzione delTAvv. Lanfranca); unitamente alla sentenza, veniva altresì  disposta l’acquisizione degli atti (irripetibili) relativi al predetto sequestro. La  Corte onerava, inoltre il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza  di Trapani di fornire informazioni sulle indagini che portarono al clamoroso  sequestro citato nell’intervista predetta e a loro eventuali sviluppi successivi,  nonché informazioni sull’armatore e sulle società collegate. Nel quadro delle  inchieste giornalistiche condotte dal Rostagno nell’ambito del #trafficodiarmi 》 
e dalla fonte giornalistica de la Sicilia.it del 25/09/2018 《 Come i processi hanno stabilito, Rostagno era impegnato in una attività giornalistica che aveva acceso i riflettori sui traffici di Cosa nostra, sui suoi intrecci con i poteri occulti e sulla sua penetrazione nella pubblica amministrazione. Con i suoi interventi dagli schermi di Rtc, il giornalista era diventato una «camurria», un rompiscatole. Questo era stato il giudizio indispettito di Francesco Messina Denaro, il padre del superlatitante Matteo che a quel tempo governava il vertice di Cosa nostra a Trapani. 
Con i suoi servizi Rostagno aveva svelato il volto nuovo della mafia in una città avvolta nelle trame di un’ organizzazione diventata moderna e dinamica, collegata con la massoneria deviata e in grado di controllare le grandi scelte amministrative e il giro degli appalti. 
#Mafia, dunque, ma #nonsolomafia.》 

Contro larchiviazione si erano espressi i familiari della giornalista oltre Fnsi, Usigrai e Ordine dei giornalisti difesi dallavvocato, Giulio Vasaturo. Quello che ci fa piacere è che il grido di Giorgio e Luciana Alpi, il papà e la mamma di Ilaria che purtroppo non ci sono più, sia stato raccolto anche dai magistrati che con senso di responsabilità non hanno archiviato linchiesta hanno commentato allagenzia Agi Beppe Giulietti, il segretario nazionale di Usigrai, Vittorio di Trapani e il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lo Russo. 

Nel ricordo di Ilaria Alpi , giornalista più che coraggiosa, perché pur conoscendo laltissimo pericolo che correva non ha esitato a curare approfondimenti e raccogliere informazioni, ci auguriamo che finalmente sia messa in risalto la giusta e doverosa acquisizione di tutti quegli atti che possano portare ad una inchiesta risolutiva, dellomicidio di un  altro bravo e coraggioso giornalista come Mauro Rostagno a quello di un militare in servizio proprio a Mogadiscio, Vincenzo Li Causi.  Circostanze sospette che devono essere approfondite attraverso la desecretazione dei fascicoli militari. 

Ringraziamo tutti coloro si attiveranno poiché il Giudice Ferdinando Imposimato teneva moltissimo a questa inchiesta e a rendere giustizia ad Ilaria Alpi ed il collega Hrovratin, nonché stimava ed apprezzava il grande lavoro di Mauro Rostagno .  La segreteria del Giudice F.I.
#errorigiudiziarirostagnoalpi   #omicidiorostagnoalpielementicomuni

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Caro giudice Lodevoli sono sempre i duoi post ma è tutto perduto la nostra italia se mai lo è stata nostra é morta e non c é speranza e non sono pessimista La ringrazio comunque della sua onestà

Troppi "segreti"....

4 months ago

Ferdinando Imposimato

Tratto da una testimonianza diretta del Giudice Imposimato:

<< Di Moro, dopo la sua morte si è dato un'immagine spregevole; "Moro pensa solo a sé stesso e dimenticò la sua scorta coraggiosa". Falso.
Eppure i brigatisti rossi e i suoi avversari politici riuscirono a farlo apparire come un vile cinico ed egoista, pensoso solo della sua sopravvivenza e non dei destini della Patria. Ma questa immagine con corrispondeva a quella che io fin da ragazzo avevo dopo averlo conosciuto a Maddaloni, mio paese natio.
Vidi per la prima volta Aldo Moro nella mia città nel 1947. Appena trentenne, agli inizi della sua vita politica, tenne un comizio elettorale in piazza Nino Bixio, la stessa nella quale Garibaldi aveva tenuto un comizio per festeggiare la vittoria dopo la battaglia dei Ponti della Valle, a due chilometri da Maddaloni. Moro era stato invitato dall'onorevole Elio Rosati, anche lui democristiano. Che lo considerava suo maestro in politica e suo amico fraterno.

Moro ebbe una folgorante carriera politica: nel 1946, a trenta anni, Moro era già stato eletto vicepresidente della Democrazia Cristiana e membro all'Assemblea Costituente. Qui entrò a far parte di una delle due Commissioni che prepararono il testo della Costituzione, dando un contributo essenziale alla prima parte, quella dei principi e dei diritti e doveri.
Divenuto deputato al parlamento nelle elezioni del 1948, fu sottosegretario agli esteri nel gabinetto di Alcide De Gasperi, suo maestro. Io ero poco più che decenne quando Moro venne a Maddaloni su invito di Rosati, un politico della mia città a lui molto legato.

Mi colpì la capacità oratoria, l'abilità dialettica e la profondità del pensiero di Moro. Moro non sacrificò mai la sua fede di cattolico osservante alle trame della politica. In una lettera scritta il 5 maggio 1940, quando ormai la guerra era iniziata da sette mesi (1º settembre 1939) con l'invasione tedesca della Polonia e le popolazioni civili si erano trovate direttamente coinvolte nel conflitto a causa dell'utilizzo di armi sempre più potenti e distruttive, spesso intenzionalmente indirizzate contro obiettivi non militari. Moro, raccolse l'invito del Papa a pregare per la pace nel mondo.

Egli scrisse una lettera coraggiosa e lungimirante, <<il richiamo del Papa alla preghiera, in questo tragico momento di storia che si sviluppa tutto in una vigorosa affermazione di potenza di eserciti in lotta. cosa significa questo tenue, semplice e apparentemente inoperante fatto di anime che pregano, di fronte ad una affermazione così sensibile di potenza? Quale influenza potrà avere questa, che è pura situazione spirituale, di fronte all'incalzare degli avvenimenti? Eppure non è così. Non è tanto una fiducia nella efficacia che questa preghiera può avere nell'arrestare o deviare il corso degli eventi, quel che fa accettare con adesione profonda l'appello accorato del Padre. Sentiamo bene, pur nella cieca, filiale fiducia in quello che il Signore può operare sui cuori degli uomini, che molto difficilmente gli uomini ascolteranno la parola di pace e di fraternità. Crediamo tuttavia che sia bello e necessario pregare. Crediamo tuttavia che sia bello e necessario pregare. Per significare al Signore la coscienza del nostro male che causa ancora il male. La preghiera nostra per la pace sarà pertanto fondamentalmente una preghiera di espiazione, umile e sommessa , come voce di figlio colpevole e cosciente della sua colpa, ma tutta piena di fiducia come quella che si rivolge a un padre che ripone la sua compiacenza nel perdonare e nell'amare>>. <<Così tra gli eventi materialmente sensibili e poderosi di questo anno, si inseriscono apparentemente irrilevanti queste affermazioni di valori e questi contatti con il Signore. Malgrado questo scarso rilievo esterno, noi sentiamo che essi operano con la forza immensa delle realtà spirituali, in questa storia che stiamo facendo noi>> (Fonte: Aldo Moro 5 maggio 1940 scritti e discorsi edizione 5 lune)

La profonda fede cristiana di Moro si manifestò durante tutta la sua vita politica nella quale egli riuscì a raggiungere le più alte cariche istituzionali, fino a giungere alle soglie del Quirinale. Nella DC mostrò subito la sua tendenza democratico-sociale di matrice cattolica, aderendo alla componente di Giuseppe Dossetti, che riuscì a tessere le fila di un movimento politico di ispirazione cristiana, la Democrazia Cristiana, e fu con Moro uno dei maggiori artefici della Costituzione.
Memorabili furono gli interventi di Moro in assemblea costituente su temi cruciali, come la scuola, la famiglia, il matrimonio, la pace, la libertà e la giustizia. Spiegò che la <<famiglia rappresenta una delle basi fondamentali della democrazia; che lo Stato, come organismo politico e sociale, nasce dall'uomo, considerato non isolatamente, ma come centrato in tutta la sfera sociale in cui si espande, e che la famiglia è la cerchia sociale nella quale l'uomo si esprime più naturalmente>> (30 ottobre 1946 scritti disc Moro ed 5 lune). Al termine della discussione, formulò questo articolo <<Lo Stato riconosce i diritti inalienabili della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio>>. La famiglia era per Moro il pilastro dello Stato: Moro si ispirava alla concezione aristotelica della famiglia, come autonoma entità, come componente essenziale della comunità e corollario del matrimonio.>>
Continua ..
Autore : Ferdinando Imposimato II
#AldoMoro #FerdinandoImposimato #Costituzione
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Tratto da una testimonianza diretta del Giudice Imposimato:

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Continua ..
Autore : Ferdinando Imposimato II 
#AldoMoro #FerdinandoImposimato #Costituzione

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Moro teneva tantissimo alle persone ad egli vicine, e, se ne preoccupava anche verso i familiari, oltre che durante la sua prigionia ove scrisse che voleva sapere assolutamente che sorte avesse avuto la sua scorta: << Ben diversa la situazione di pericolo percepita da Moro nel racconto dei familiari dello statista. Agnese Moro dichiarerà che il maresciallo Leonardi, “uno o due mesi prima dell'episodio di via Fani, le aveva chiesto di riferirgli se avesse qualche preoccupazione o se vi fosse comunque qualcosa che la colpiva ( relazione di maggioranza CM).L’altra figlia di Moro, Anna Maria, sosterrà che il padre avvertiva il pericolo, “teneva alla scorta e non usciva senza di essa (ibidem).Anche Maria Fida Moro riferirà che Leonardi moltissime volte aveva manifestato preoccupazioni. Del resto loro, come familiari, sapevano cheAnche il professor Tritto, assistente universitario di Moro, dirà alla Commissione Moro che “abbastanza preoccupato appariva il maresciallo Leonardi, che negli ultimi tempi era molto più severo nella vigilanza ( Commissione Moro ) Gli avvertimenti non solo erano pesanti ma erano noti a chi aveva il dovere di vigilare sulla sicurezza di Aldo Moro. Continuando nella inchiesta mi convinsi che il sequestro Moro non era avvenuto all'improvviso.>>

Fu capace di comprendere e valutare la ‘capacità oratoria, l’abilità dialettica e la profondità di pensiero di Moro’ quando era ‘poco più che decenne’? Un vero ragazzo prodigio 🙄

Mi convinco dell'ipotesi che e' stato prelevato in Chiesa, in Via Fani il capolavoro, senza Moro, l' unica spiegazione al fatto che non ha mai menzionato la scorta nelle sue lettere della prigionia. E' logica non complottismo

"... la scuola, la famiglia, il matrimonio, la pace, la libertà e la giustizia" sono esattamente gli ambiti in cui la politica cattolico-democratica italiana ha mostrato l'anacronismo beffardo di uno Stato Occidentale ancora di stampo confessionale.

..una cosa è certa questa non è una classe politica ma una massa di criminali ben vestiti pronti a vendersi di tutto pur di mantenersi l'orticello..e la loro unica fortuna è che di base questo popolo è fatto da opportunisti e ruffiani.. Perché era presto e si doveva forma la nuova classe politica

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