Buste a pagamento, perché solo in Italia?

Buste a pagamento, perché solo in Italia?

I sacchetti per frutta verdura si pagano, per il momento, solo in Italia.

Il nostro Paese ha scelto questa strada per adeguarsi ad una direttiva Ue del 2015. Di fatto in Italia a partire dall’1 gennaio si pagano i sacchetti sotto i 15 micron che troviamo in tutti i supermercati per imbustare verdure o frutta da pesare. In questo modo i sacchetti di questo tipo vengono uniformati a quelli da 50 micron, quelli in cui mettiamo materialmente la spesa che acquistiamo e che da tempo si pagano in cassa. Di fatto finora il costo di queste piccole buste veniva scaricato sul prezzo finale per i prodotti.

La decisione dell’esecutivo ha sostanzialmente invertito questa prassi. La novità tra gli scaffali dei supermercati di fatto ha scatenato qualche protesta soprattutto sui social dove qualcuno ha deciso di “ribellarsi” pesando ad esempio le arance una ad una senza usare la busta. La direttiva europea comunque riguarda tutti gli stati membri e probabilmente l’Italia ha semplicemente anticipato ciò che potrebbe accadere altrove nei prossimi anni. In Irlanda, come riporta il Corriere, finora si è deciso di predisporre una tassa sui sacchetti. Un altro modo per affrontare il problema posto dalla direttiva Ue. Bruxelles di fatto ha scelto di dare il via ad una stretta contro quei sacchetti di plastica biodegradabili che vengono usati da milioni di cittadini in tutta l’Ue. In Francia i scacchetti sono stati messi al bando dal 2017. Niente buste di plastica gratuite in Paesi Bassi, Gran Bretagna, Croazia e Svezia. Dovranno ancora allinearsi alla nuova direttiva (i cui termini sono scaduti nel 2016) Danimarca, Grecia, Finlandia, Austria e Germania.